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Black Sea (2014): …tu eri chiaro e trasparente come me

Io ho dei
problemi con Macdonald, a parte il fatto che non condivido molto la sua
politica colonialista di esportare un franchising in tutti i Paesi del mondo,
inoltre senza fare il purista del cibo, gli Hamburger per cui sono così famosi
proprio non mi piacciono, lì guardi in fot… Cosa? Mi avete chiesto di parlare
di Macdonald, sto parland… Ah KEVIN Macdonald, ditelo subito no!

Beh, comunque
io ho dei problemi anche con Kevin Macdonald, non ho visto “Touching the Void”,
mi è piaciuto abbastanza “L’ultimo re di Scozia”, invece non mi sono piaciuti
per niente “State of Play” e il pessimo “The Eagle” una cosa tragicomica ad
altissimo livello di Broomance, ma di quello della peggior specie…
La cosa che mi
ha attirato del suo nuovo film, “Black Sea” (detto Mare Nero), è stata la
presenza del buon Giuda Legge, uno che tutto sommato mi è simpatico, ma
soprattutto l’ambientazione “sotto sotto il mare”. Anche perché ho una specie
di fissazione per le pellicole con i sottomarini, che mi deriva dal classico
della mia infanzia “Caccia ad Ottobre Rosso” (una volta di queste dovrei
decidermi a commentarlo come si deve…), passando per tanti altri titoli validi:
“U-571”, il mitico “Allarme Rosso”, “K19” della mia Katrina Bigelow, ma anche
“Operazione sottoveste” dai, l’abbiamo visto tutti 400 volte quel film.
  
Il Capitano Findus
Robinson (Giuda Legge) dopo undici anni di servizio e trenta passati in mare,
viene licenziato dalla sua compagnia di recupero relitti Agora. Avendo dedicato
la vita al lavoro, Robinson ha divorziato e non vede più il figlio da tempo, se
non nei vari flashback disseminati lungo il film, lasciatemi l’icona aperta che
su questo punto ritorno più avanti…
Un amico lo
tira dentro ad un’operazione segreta: sul fondo del Mar Nero, si trova un
vecchio U-boot del Terzo Reich, carico di oro Nazista. Con l’aiuto di un
finanziatore, Robinson raduna un equipaggio per metà Inglese e metà Russo, formato da quasi tutti veterani rimasti senza lavoro, la ciurma utilizzando uno
scassatissimo sommergibile sovietico parte per la difficile missione di
recupero.



In the navy! Yes, you can sail the seven seas, In the navy!
Una volta
messo in chiaro che esclusa una percentuale, l’oro recuperato sarà diviso in
parti uguali tra tutti i marinai, abbiamo già le premesse per un Thriller
avventuroso intriso di cinismo. Ovviamente, la ciurma non ci metterà molto a
fare due più due, realizzando che meno persone dovranno dividere il bottino,
più soldi saranno a disposizione dei sopravvissuti. Certo, prima di recuperare
l’oro, bisogna trovate l’U-Boot e portare a casa la pelle…
Il soggetto di
base è così valido da poter spaziare tra critiche sociali (la disoccupazione e
lo sfruttamento dei lavoratori) e i difficili rapporti umani (i nostri sono
attaccati alla “roba” come i Mazzarò della novella di Giovanni Verga). Il
problema del film è come combina tutti questi elementi nel tentativo di
sfruttarli.

“Il mio…. Tesssssoro!”.
Le divisioni
sociali tra i marinai sono riassunte nella loro Nazione di
appartenenza: da una parte gli Inglesi, dall’altra i Russi. Il separatismo
sociale è riassunto anche dalle differenze linguistiche, risolte grazie ad un
paio di Russi bilingui. Ma in generale sono i personaggi ad essere piuttosto
schematici.
La
sceneggiatura di Dennis Kelly è fin troppo didascalica, considerando che Kelly
è autore della bella serie tv “Utopia” ci sono rimasto abbastanza male a
trovarmi di fronte dei personaggi che sono solo un pretesto per
giustificare le svolte della trama.
Il giovane
Tobin, il 18enne, prossimo papà che diventa il protetto di Robinson, non è
altro che la classica rappresentazione delle ambizioni paterne del personaggio
di Giuda Legge. Robinson vorrebbe fare bene con il ragazzo, garantendogli un
futuro, per poter espiare il fatto di essere stato un padre assente per suo
figlio. Siccome ho lasciato un’icona aperta sulla questione flashback, la
riapro adesso.
Kevin
Macdonald, sottolinea tutto il tormento del personaggio utilizzando tanti
(troppi) stucchevoli flashback, disseminati lungo tutta la pellicola. Un mezzo che
già di suo risulta fin troppo espositivo per far arrivare un concetto al
pubblico, se poi continui ad utilizzarlo fino alla noia per tutta la durata del
film, le cose di certo non migliorano…



“Esattamente in questo punto del film, inseriremo un bel Flashback!”.

Gli altri
personaggi non sono scritti tanto meglio, ad esempio Fraser, il personaggio
interpretato da Ben Mendelsohn, ci viene presentato come un
pericoloso sociopatico che fa dentro e fuori le patrie galere. Per essere
proprio sicuri che anche l’ultimo degli spettatori, quello che dorme in ultima
fila, capisca che Fraser è fuori di melone, Macdonald lo fa giocherellare con
un coltello o, il alternativa, con le sue stesse dita delle mani. Sulle spalle
del personaggio, il compito di essere protagonista in tutti gli incidenti
(diciamo pure omicidi) che servono a far cambiare direzione alla storia e al
destino dei protagonisti.

Un personaggio
in particolare mi ha fatto risuonare in testa, per tutto il tempo della
visione, un campanellino che mi diceva “Già visto, già visto in un altro
film…”, solo che proprio non ricordavo quale film. Daniles, il funzionario
incaricato di rappresentare il finanziatore interpretato da Scott McNairy. Il
personaggio è legato ad un grosso colpo di scena (che non rivelerò), ma appena
ho visto quella scena il campanello nel mio cranio (vuoto) ha smesso di suonare…
Burke! Il dirigente della multinazionale di “Aliens – Scontro finale” di James
Cameron. Non solo si tratta dello stesso tipo di personaggio, il politicante
viscido messo in contrapposizione ai protagonisti, ma di fatto anche il colpo
di scena non è tanto differente.



“Non ci posso credere, sembra di guardarsi allo specchio…”.

Ora, se
proprio devo dirla tutta, ‘sto colpo di scena non è che mi suoni poi così tanto
regolamentare, dovrei ripensare un attimo ad alcuni passaggi della storia, ma
diciamo che corriamo sul filo sottile del MACCOSA.

Lo cito perché
l’ho visto di recente, ma Black Sea / Mare Nero, aveva la possibilità di essere
una specie di Vite Vendute ambientato dentro un sottomarino. Professionisti
costretti a fare il loro lavoro, per mancanza di vere alternative, dei “volontari”
in una missione con pochissime possibilità di riuscita. Ho apprezzato molto il
dialogo in cui i personaggi si paragonano ai pinguini, agilissimi sott’acqua e
goffi in superfice, ho pensato, dai! Dai Dennis! Dai che hai trovato la chiave
di interpretazione giusta… Invece niente.



“Se proprio devo essere un pinguino, io voglio fare Kowalski”.

Il film
dovrebbe creare empatia verso i personaggi, come spettatori dovremmo essere
così coinvolti dalla storia, da fare il tifo perché i personaggi riescano a
salvarsi, a trovare l’oro e a costruirsi una vita migliore lontano dal mare.
In realtà, la pellicola azzecca anche delle scene Thriller, ma di fatto ottiene
l’effetto contrario, personalmente non facevo altro che pensare: “Vediamo chi
muore (male) in questa scena”, in compenso il rumoreggiare in sala degli altri spettatori,
conferma il fatto che “Black Sea” venga percepito dal pubblico come una
mattanza, ne resterà soltanto uno…

Sorvolo sul
METAFORONE del mare nero come rappresentazione del cinismo umano, passo
direttamente a segnalare che malgrado tutto, Macdonald qualche scena la manda a
segno. Ad esempio, l’unica escursione fuori dal sommergibile, in cui i tre
palombari lottano con il fondale marino e i lingotti da trasportare funziona.
Il che mi fa ancora più girare i maroni, perché in alcuni momenti il film riesce
anche a farci fare il tifo per i protagonisti, in questa scena il regista ha
azzeccato un approccio coinvolgente e realistico, che purtroppo non è riuscito
ad applicare a tutta la pellicola…



“Heilà! C’è nessuno?” , “NO!”

Anche perché,
secondo me, Kevin Macdonald ha lasciato un po’troppo liberi di gigioneggiare
gli attori, lo stesso Giuda Legge, enfatizza un po’troppo le emozioni del suo
personaggio, non fa un brutto lavoro, però mi ha dato la sensazione di un attore
che ha ricevuto come ordine di scuderia: “Fai quello che vuoi che tanto sei
bravo”, se Law non è scaduto nell’overacting è solo perché sa essere misurato
di suo.

Il finale non mi ha convinto, anche qui non scendo in dettagli per non rovinare
la visione a nessuno (ma anche qui, un minimo di MACCOSA è tornato a trovarmi),
però l’ho trovato eccessivamente buonista, fa proprio a cazzottoni
in faccia, con il cinismo messo in scena durante tutta la visione del film.
Insomma, Mare
Nero non mi ha convinto, ha dei meriti e delle trovate azzeccate che sono tutte
lì da vedere, ma in generale mi è sembrato veramente un’occasione sprecata, continuo
a mantenere le mie riserve con il buon Kevin Macdonald, mi sa che il ragazzo ha
qualche problema a scegliersi le sceneggiature giuste.
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