Home » Recensioni » Blob – Il fluido che uccide (1988): il terrore non ha forma

Blob – Il fluido che uccide (1988): il terrore non ha forma

Non ho assolutamente dimenticato l’iniziativa Cassidy cover your favorites, mai nella vita, ma come avrete notato è stato un inizio d’anno turbolento per questa Bara, ma ora che siamo nuovamente in volo possiamo tornare alle buone e sane abitudini. Per il 2024 ho scelto un film che ormai da due anni di fila, mi viene richiesto, tanta fedele attesa va premiata!

Perché ci ho messo così tanto a decidermi a scrivere della versione del 1988 della marmellata spaziale? Semplice, non si può trattare questo rifacimento senza prima passare dal classico, uscito esattamente trent’anni prima, un B-Movie diventato di culto come il film di Irvin S. Yeaworth Jr. con Steve McQueen, sbrigata questa doverosa pratica, possiamo passare al titolo a richiesta per il 2024.

Lo sapete perché ne abbiamo parlato diffusamente qui sulla Bara, uno dei film più amati di Freddy Krueger, ovvero Nightmare 3 – I guerrieri del sogno, è figlio di parecchie riscritture e di molte mani che si sono alternate a picchiare sui tasti, ma generalmente lo si ricorda come un prodotto figlio del suo regista Chuck Russell e di una penna di livello come quella di Frank Darabont, la stessa coppia responsabile del ritorno della gelatina rosa dallo spazio profondo nel 1988.

«Oh no, altra marmellata spaziale da tocchicciare!»

“Blob – Il fluido che uccide” è costato la bellezza di diciannove milioni di fogli verdi con sopra facce di ex presidenti inglobati defunti, se chiedete a me, soldi spesi benissimo fino all’ultimo centesimo, purtroppo mai recuperati ai botteghini dell’epoca, visto che ancora oggi molti sono convinti che rifare il classico del 1958, a trent’anni esatti dalla sua uscita, fosse una mossa azzardata. Di sicuro l’incasso non ha premiato, ma il risultato finale? Mi mette in una difficile situazione: ho messo nero su Bara il fatto che il film di Irvin S. Yeaworth Jr non fosse qualitativamente ineccepibile (anzi!) ma questo non gli ha impedito di diventare lo stesso un Classido anche su queste pagine. Considerato che la versione di Chuck Russell è migliore sotto tutti i punti di vista, diciamo che siamo di fronte ad un caso di Classido-a-pari-merito!

Perché tanto blasone per un film che ha raccolto risate al botteghino? Perché “Blob – Il fluido che uccide” è prima di tutto un film scritto alla grande, un esempio virtuoso di come si dovrebbero sempre realizzare i remake, tenendo conto del film originale, ma senza conservarlo sotto vuoto in una teca di vetro. Un esempio di amore e rispetto per i classici, ma con dentro una vena smaccatamente Punk, se non proprio anarchica.

Se non fosse per pochi dettagli, “The Blob” sembrerebbe a sua volta quasi ambientato negli anni ’50 come il film originale, nella cittadina statunitense di Arborville, quando gioca la squadra di Football locale le strade si svuotano, sembra quasi che la marmellatona abbia già inglobato tutti, in realtà è una finta di corpo fatta da Russell e Darabont per fregarci tutti. Arborville sembra una versione idealizzata degli anni ’50 precipitata nel finale degli anni ’80, un posto dove la proprietaria della tavola calda ti allunga l’ultima fetta di torta, perché gettarla nella spazzatura è peccato, ma allo stesso tempo, dagli sguardi che si lanciano, si vede che ha una mezza storia con lo sceriffo locale, interpretato dalle sopracciglia di Jeffrey DeMunn, non a caso attore feticcio di Frank Darabont.

Prima di finire a fare la spalla dello sceriffo dei Camminamorti, lo sceriffo era lui!

Non vorrei lanciarmi in paragoni arditi, ma Arborville per personaggi che la popolano, abitudini e collocazione in un generico non tempo, che sembrano un po’ degli anni ’50 idealizzati (quindi quello che gli americani fanno sempre con quel decennio) ricorda un po’ Twin Peaks, allo stesso modo, quando l’elemento di rottura, la marmellatona, arriverà a scuotere l’albero, inizieranno a cadere un bel po’ di mele marce: alcuni eroi della squadra di Football si riveleranno essere propensi allo stupro, in una cittadina dove se non hai l’assicurazione sanitaria, ti lasciano a morire in una stanzetta dell’ospedale, anche se sul corpo porti una potenziale minaccia globale dallo spazio profondo, insomma regista e sceneggiatore combinano per un film che picchia duro e non le manda a dire, anzi!

«Giurami che questa volta non finirò sciolto»

La leggenda vuole che Chuck Russell – che poi è proprio colui che questa informazione l’ha riportata spesso nelle sue interviste – appena sbarcato in California il futuro regista di Nightmare 3, si sia appiccicato ai cancelli della Universal, dove il suo eroe cinematografico, Sir Alfred Hitchcock aveva i suoi uffici. Dopo aver incassato diversi «NO!» dalla sicurezza, un giorno Chuck è riuscito nell’impresa di entrare e conoscere Hitch, impegnato nella realizzazione di uno storyboard di uno dei suoi lavori (storia vera). Tutta questa premessa per mettere in chiaro come mai, in “The Blob”, Russell abbia strappato letteralmente una pagina dal manuale Hitch della paura, per applicarla parola per parola nel suo film.

Succedeva nel 1958, ma anche rivedendo l’originale successivamente, diventa automatico come spettatori, aggrapparsi alla figura dell’eroe, il ragazzo che urla al lupo al lupo (o al Blob, al Blob) interpretato da Steve McQueen. Nell sua versione uscita trent’anni dopo, l’inizio è placido e quasi identico, il film si prende il tempo di scherzare su chi esce con la figlia del pastore locale, mentre il solito anziano “toccone” allunga il dito verso il contenuto rosa della meteora e si lascia inglobare.

La gavetta prima di diventare la socia di Jigsaw.

Ad aiutarlo ci pensano il bravo ragazzo con la camicia stirata Paul (Donovan Leitch) e la sua ragazza Meg (la mitica Shawnee Smith), tutto sembra procedere sui binari del già visto, della copia carbone del film del 1958, ed è qui che Russell piazza la zampata, una morte alla Hitchcock, per spiazzare il pubblico uccidendo, per altro con una notevole crudeltà, il personaggio che sembrava essere il protagonista. Da qui “Blob – Il fluido che uccide” si gioca tutte le sue carte migliori.

«ALFREEEEEEEEEED!»

Gli effetti speciali, così gelatinosi e “fisici” sono meravigliosi e invecchiati benissimo, Darabont e Russell non hanno definito le regole del loro mostro, ma avevano chiaro in testa che volessero una sorta di stomaco, un apparato digerente rovesciato come un calzino, che scioglie come acido al contatto e poi ingloba, per digerire con comodo, togliendo l’aria alle vittime. Questo si traduce in un paio di morti ansiogene, spaventose, come quella della cabina del telefono (ancora Hitch) che è assolutamente terrificante per resa finale.

«Quanto vorrei che avessero già inventato gli smartphone!»

Venendo a mancare, malamente e molto presto, l’ideale protagonista, tutto resta nelle mani del bulletto anti-sociale, capellone e motociclista della città e della biondina di turno, che si rivela essere molto più della fidanzatina d’America, Meg è una tosta su cui sono traslate tutte le caratteristiche dello Steve McQueen dell’originale. Due protagonisti per cui si fa il tifo, anche se improbabili, perché in “The Blob”, tutti i riferimenti vengono a mancare, questa versione firmata da Darabont e Russell se la prende con il governo e nell’epilogo, che lascia aperta la porta ad un seguito che purtroppo, causa scarsi incassi, non è mai arrivato, si gioca anche un po’ di “Cloro al clero!”, insomma schiaffoni per tutti e anarchia diffusa.

Porticina aperta per un seguito ok, ma soprattutto critica alla chiesa (due piccioni con un Blob)

Sceneggiatore e regista non trattano il materiale originale come intoccabile, ma lo rimodellano a loro piacimento, sono gli anni ’80, nessuno si fida davvero più del governo e infatti la minaccia, ad una prima occhiata aliena, si rivelerà essere figlia di una teoria complottistica divenuta gelatinosa realtà. Chi è il vero cattivo in “Blob – Il fluido che uccide”? La marmellatona rosa di sicuro non è amichevole ma è un mezzo, forse il vero cattivo sono gli uomini in tuta, vestiti di Domopack come dice Brian (Kevin Dillon), venuti a “salvare” Arborville, in questo cinismo diffuso, Darabont e Russell ci sguazzano e ammazzano più gente loro del Blob.

«Tranquillo, andrà tutto bene» (frase ufficiale di quando tutto va in merda)

Se il film del 1958 si giocava una scena ambientata in un cinema, i due combinano per una scena equivalente, dove viene proiettato uno Slasher immaginario (ma con assassino con maschera da Hockey) al posto di un film con Bela Lugosi, il risultato? Come passare dal Dracula del divo ungherese a Giasone da Crystal Lake: un massacro!

Durante il film si fa silenzio, altrimenti…

Non viene risparmiato nessuno, nemmeno i bambini, allegramente inglobati in favore di macchina da presa, con tocchi caustici più dell’essere sfiorati dalla marmellatona. Un passaggio che mi fa sempre ridere per via del mio umorismo nero (leggete lassù il nome di questa pagina per conferma) è il tipo, il classico rompicoglioni da sala cinematografica, quello che non riesce a stare zitto durante la proiezione, che infatti è il primo a venire punito dal Blob, evidentemente una creatura cinefila e con una certa propensione a punire tutti, solo che Darabont e Russell si divertono a scatenarla contro chi più se lo merita. Nulla mi toglie dalla testa poi, che per Frankuzzo nostro, tutto questo sia stata palestra per il suo bellissimo The Mist, che ha molti punti in comune con “The Blob” e non solo l’articolo iniziale nel titolo.

“Blob – Il fluido che uccide” conserva intatta la sua natura di B-Movie, ma aggiorna tutto il resto, portando a undici il livello di anarchia, come gli Spinal Tap facevano con il loro amplificatore, la qualità degli effetti speciali fa il resto, ancora oggi, la morte nel tritarifiuti e una delle più spaventose e dolorose (da guardare) mai viste nel cinema horror, che in linea di massima, con questo elettrodomestico tutto Yankee, si è scatenata offrendo varie interpretazioni.

Il tritarifiuti, secondo me gli americani lo hanno inventato solo per dare materiale al cinema horror.

Insomma è un vero peccato che all’epoca “The Blob” sia andato male al botteghino, per me resta un esempio virtuoso di remake ma anche una piccola gemma del decennio d’oro del cinema horror americano, da allora nessuno è mai stato più così pazzo da provare ad andare a giocare nello stesso campo da gioco del classico B-Movie del 1958, per un po’ sembrava che Rob Zombie fosse interessato a dirigere un rifacimento di Blob, ma è l’ennesimo progetto annunciato e mai realizzato dal Roberto Non-Morto, quindi teniamoci stretta questa versione, da anni avrei dovuto portarla sulla Bara, ci voleva Cassidy cover your favorites per farlo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  1. Dopo LA COSA e LA MOSCA gli anni ’80 ci regalano un altro remake di un cult dei ’50 che non solo supera l’originale (senza tuttavia sminuirlo minimamente) ma che dopo molti anni risulta invecchiato benissimo sotto tutti i punti di vista.
    Un dettaglio particolare, una sorta di beffarda metafora, che ho sempre apprezzato é quando Dillon si allena a saltare sulla moto e mentre si prepara a partire si alternano le immagini del pubblico alla partita di football che sembrano fare il tifo per lui. Sequenza che si ripete brillantemente verso il finale. Piccole trovate che, secondo me, fanno la differenza.

    • Questo film è pieno di piccole chicche così, flop immeritato per un titolo ancora oggi troppo poco ricordato. Cheers!

  2. Oh, eccola qui recensita sulla Bara una marmellata “spaziale” di quelle buone! E scrivo spaziale fra virgolette visto che, per l’appunto, a differenza del “The Blob” del 1958 qui lo spazio fa la sua parte solo in parte, nei panni di quei raggi cosmici che danno il loro contributo nel mutare una creaturina INIZIO SPOILER frutto esclusivo dell’umana stronzaggine bellicista FINE SPOILER (con tutte le funeste conseguenze del caso, mostrate con dovizia di ottimi e ripugnanti effetti speciali)… Ed è un gran peccato non aver potuto realizzarne il seguito, essendo di fronte a uno di quei remake migliori dello stesso originale, il che con tutta probabilità avrebbe spianto la strada a un capitolo secondo assai migliore del tentativo fatto nel ’72 😉

    • Lo penso anche io, uno di quei remake validi di cui non si parla mai abbastanza 😉 Cheers!

  3. So di averlo visto, e probabilmente ho visto prima questo e poi l’originale, motivo per cui ricordo l’originale molto peggio di quello che magari è effettivamente.
    Dovrei però rivederlo perché ricordo poco, anche se la tua recensione ha fatto riaffiorare qualcosa… il tritarifiuti (che razza di invenzione!), la natura acida della marmellatona…

    • Doppio spettacolo serale! Doppio spettacolo serale! Ehm scusa, mi è partito il tifo, in ogni caso, ti aspetta la serata con il doppio strato di marmellatona dallo spazio profondo. Cheers!

  4. Io li ho visti tutti e due, questo ha una forza straniante che sorprende però, Chuck Russell però è uno che di cinema ne sa a pacchi, e ci offre un remake bomba che a me personalmente è anche piaciuto 🙂

    • Il remake giusti, quelli che vengono citato poco o nulla. Cheers!

  5. Almeno da noi, c’e’ forse un unico rimprovero che muovo nei confronti di questo film.
    E cioe’ l’essere uscito quasi in contemporanea a “Il signore del male” del Maestro John (i trailer li davano assieme,i ricordo), cosa che ha finito per rompergli un poco le uova nel paniere.
    Tanto per cambiare.
    Sapete com’e’, due film a base di gelatine assassine in una volta sola per il pubblico e’ troppo.
    Fa niente se poi il Maestro va in tutt’altra direzione.
    Su tutto il resto, amore sconfinato e senza riserve.
    Per il regista. Il suo Nightmare resta tra i miei preferiti di sempre. Molto meglio del secondo, che snaturava tutto e sin troppo, e quasi bello come il primo.
    Tra l’altro pare che a Settembre tornera’ al cinema. E mi sono gia’ prenotato.
    Non ci sono santi.
    Massima stima anche per Darabont. Che ancora adesso resta uno dei pochi capaci di tirar fuori qualcosa di buono da King.
    E infatti ritengo che a Re Stephen questo sia piaciuto. E parecchio, anche.
    Cosa caratterizza un ottimo remake?
    Il fatto che potresti partire direttamente da lui, tanto per cominciare.
    Poi, intendiamoci, l’originale va sempre recuperato. Fosse anche solo per dare piu’ valore al remake, mostrando la reinterpretazione e il processo evolutivo tramite confronto diretto.
    Penso al rifacimento de “La notte dei morti viventi” di Romero.
    Quello e’ un classico esempio.
    L’originale va visto. Assolutamente.
    Perché QUEL FINALE LI’, nel remake, non c’e’. E ormai roba simile non era piu’ possibile farla.
    Anche il finale del remake e’ in salsa parecchio caustica, ma per tutt’altri motivi.
    Ma tolto il finale e il primo pasto zombesco, che era davvero roba mai vista prima, per il resto pare di vedere un film della Hammer.
    Una tipica produzione anni 60.
    Il rifacimento e’ un horror moderno, invece.
    Idem per questo
    L’originale e’ roba anni 50, questo invece e’ un bell’horror anni 80 fatto con tutti i crismi.
    Con delle belle scene splatter, e con la tipica atmosfera di quel periodo.
    Una cittadina sonnolenta di provincia, si’.
    Che pare congelata nel tempo. Ma che pero’ sembra quella dei Gremlins, o di qualche altro film di Dante. O dello zio Wes.
    Ottimismo posticcio e di facciata, e d’istinto sai che sta per accadere qualcosa di orribile.
    Perche’ da ridere non c’e’ piu’ niente.
    C’e’ stata la crisi. Tutto merito della Reaganomics e del suo degno successore.
    Un’America impoverita materialmente ma soprattutto culturalmente e moralmente.
    Manca il lavoro, mancano i soldi, mancano le prospettive. Al punto che da una nevicata dipende l’intera stagione turistica e la sopravvivenza degli abitanti.
    E persino fare il deficiente in motoretta a rischio di rompersi l’osso del collo e’ un’alternativa a pomeriggi infiniti e sempre uguali.
    Ritirando in ballo Nightmare…alla fine il Glenn di turno finisce fuori gioco ben presto, e la palla passa alla Nancy di turno.
    E al Rod. Balordo, inaffidabile e dal coltello facile pure questo. Ma che sotto sotto ha un cuore d’oro.
    I due sembrano sempre a un passo da far partire il limone, e invece…
    E poi dicono “Non c’era spazio per le donne!!”
    Ma guardate qui, guardate.
    La protagonista, da vittima urlante e in stato catatonico dopo aver visto il suo ganzo digerito per cena dal blobbone (bello corrosivo, tra l’altro. E stavolta non si limita a inglobare e assimilare ma scioglie, liquefa con effettacci splendidi) a un certo punto tira fuori quelle che non ha e diventa una Ramba (non la diva a luci rosse, eh) pronta a vendere cara la pelle.
    Menzione per il sacerdote. Che non e’ affatto un personaggio positivo.
    Li’ non se lo fila piu’ nessuno, ne’ lui ne’ i suoi ammorbanti e desueti sermoni.
    E in tutto il casino vede l’opportunita’ di fare scatenare la sua apocalisse personale, per ripulire un mondo ormai marcio e corrotto (a detta sua) dove i giovinastri pensano solo a ubriacarsi, divertirsi e fornicare.
    Alla scena finale (epilogo aperto, in pura tradizione Carpenter. Oh, in questi giorni si vede che sto in fissa) sembra quasi di assistere alla nascita di un nuovo culto.
    Bello, bello, bello.
    Da vedere. E poi si’, magari vedetevi anche quello vecchio, mi raccomando.

    • Per un caso del destino, ho rimetto online da poco proprio il film del Maestro questo è quello che Lucius definirebbe il MACC in azione 😉 Cheers!

  6. Pensa che ho il ricordo di averlo visto al pomeriggio, c’è stato un periodo in cui andavano in onda film horror un po’ matti come questo, credo su Italia Uno. Ricordo anche Ammazzavampiri e altri titoli del genere. O è un falso ricordo?

    • Probabile, vediamo se altri Bariste e Baristi hanno lo stesso ricordo 😉 Cheers

  7. Ricordo che mi è piaciuto davvero molto quando l’ho visto, divertente ma fatto molto molto bene. Gusto mio forse, ma lo ho apprezzato più dell’originale. Non avevo pensato alle similitudini con The Mist, ma ora che me le fai notare ci sono eccome!

    • Ok sono di parte, amo “The Mist” però due indizi fanno una melma, ehm no, una prova 😉 Cheers

Film del Giorno

Doctor Who – 1×04 – 73 Yards (2024): distanziamento sociale interdimensionale

Altro giro, altro episodio di Doctor Who che conferma che il nostro Dottore, forse a causa della fresca rigenerazione, o si ritrova con dei piedi fuori taglia, oppure ancora non [...]
Vai al Migliore del Giorno
Categorie
Recensioni Film Horror I Classidy Monografie Recensioni di Serie Recensioni di Fumetti Recensioni di Libri
Chi Scrive sulla Bara?
@2024 La Bara Volante

Creato con orrore 💀 da contentI Marketing