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BoJack Horseman – Stagione 1 & 2: Non si uccidono così anche i cavalli?

A caval donato non si guarda in bocca. Se per questo nemmeno alle serie che compaiono fuori sul tabellone di Netflix: si prende un po’ quello che si trova e qualche volta ciccia fuori qualche perla, proprio come questa.
BoJack
Horseman negli anni ’90 era famoso per una sit-com televisiva su tre orfani e
un (cavallo) single intitolata “Horsin’ Around”, ma gli anni sono passati e il
nostro BoJack non è certo rimasto né sulla cresta dell’onda nè nei cuori degli
spettatori, anche perché è cinico, disilluso, egoista e non riesce a dire di no
ad alcool, droga e zucchero filato (storia vera). Ah sì, quasi dimenticavo, come
potreste aver intuito dal cognome, BoJack è un cavallo.


Regola numero uno: Non dare lo zucchero filato al cavallo!
La sua agente,
nonché fidanzata (tra un tira e molla e l’altro) Princess Carolyn, una gatta
rosa, riesce a convincerlo a scrivere un’autobiografia, ma siccome BoJack è
quasi sempre sbronzo sul divano a guardare repliche di “Horsin’ Around”, lo fa
affiancare dalla ghostwriter Diane Nguyen, Bostoniana di origini Vietnamite,
che costringe il nostro uomo, pardon, cavallo, a ripercorrere il suo passato,
dalla complicata infanzia, arrivando fino al successo degli anni ’90, passando
per il sogno d’impersonare il suo mito dell’infanzia, il cavallo da corsa Secretariat.
A questa
mistura esplosiva aggiungete Todd, uno spiantato ragazzo che vive sul divano di
BoJack da quella volta che si è imbucato ad una delle sue feste e l’odiato Mr.
Peanutbutter un labrador sempre allegro e gioviale che non solo sembra la copia
riuscita di BoJack (negli anni ’90 era celebre per la sit-com rivale di “Horsin’
Around”, ovvero “Mr. Peanutbutter’s House”), ma è anche il fidanzato… Di Diane.


Foto di famiglia, BoJack! Fai un sorriso, cos’è quel muso lungo?
“BoJack
Horseman” è nata da un’idea del comico e produttore Raphael Bob-Waksberg,
mentre i disegni, volutamente semplici e stilizzati, sono della fumettista Lisa
Hanawalt. Il risultato è veramente esplosivo, grazie ad un riuscito miscuglio
di personaggi umani e di animali antropomorfi, gli autori hanno saputo mettere
alla berlina tutti i tick e le idiosincrasie di Hollywood (o forse dovrei dire
Hollywoo, senza la “D” quando vedrete la serie capirete il perché…), in una
specie di “Fattoria degli animali” dove i famosi, sono più uguali degli
altri.
Questa serie
non solo sfoggia momenti comici demenziali e a tratti geniali, sfruttando tutte
le possibili gag che una selva di animali antropomorfi possano offrire, ma
prende di mira tutte le luci e le ombre dello star system americano, facendo
ironia su tutti: vecchie glorie, nuovi soubrette, giornalisti, paparazzi, agenti,
produttori e registi. Non c’è scampo per nessuno!

Una grande verità BoJack, davvero una grande verità…
Ma la vera
marcia in più di questa serie non è l’ironia facile e caustica, ma il
retrogusto dolceamaro che si nasconde (in bella vista) dietro alle vicende di
questi simpatici animaletti. Ci sono momenti in cui guardando “BoJack Horseman”
sembra di stare guardando una serie tv drammatica e per alcuni momenti quasi
ci si dimentica che sullo schermo magari ci sono un cavallo e un gatto persiano
rosa.
Bojack con
tutta la sua testardaggine e il suo rifiuto di accettare la sua condizione di
ex-famoso, diventa un personaggio drammatico, non starei a scomodare la Gloria
Swanson di “Viale del tramonto”, ma in alcuni momenti, l’egoismo di BoJack lo
rende una maschera tragica. Qui ci starebbe una battuta sul suo muso lungo?
Avete
capito? Muso lungo, perchè è un cavallo? Capito? Muso lungo… Ok, si vede che ho visto troppi episodi
di questa serie.


“Lascia pure la bottiglia…”.
Ogni volta che
ha l’occasione di fare qualcosa di buono, BoJack finisce per lasciarsi guidare
dal suo egoismo, come quando si lascia ingelosire dal rapporto tra Diane e Mr.
Peanutbutter nel bellissimo episodio “Our A-Story Is a ‘D’ Story” (1×06),
oppure quando attraverso una serie di flashback, ripercorriamo la sua scalata
al successo e del suo rapporto con l’amico e collega Herb Kazzaz, in quello
che è forse l’episodio più bello di tutta la prima stagione (The Telescope, 1×08).
Non mancano
nemmeno i momenti di puro delirio, come quando BoJack si convince di poter
riscrivere la sua biografia da solo in un weekend, che diventerà in puro stile
“Paura e Delirio a Las Vegas”, tra droghe e rivelazioni da fattoni che
sarebbero piaciute ad Hunter S. Thompson.


Prima o poi tutti rendono omaggio a Charles M. Schulz!
Proprio la
prima stagione di questa serie è un piccolo capolavoro di umorismo amarissimo, non
voglio rivelarvi troppo, anzi, non mi va proprio di dirvi nulla, in pochi sono
riusciti a mettere alla berlina Hollywood in maniera così lucida e amara. Una
cosa posso dirvela: per tutto l’episodio che conclude la prima stagione, il
nostro protagonista tiene in mano una cosa, all’inizio sembra quasi solo una
gag messa lì per far ridere, con il passare dei minuti, quella trovata diventa
amara e tristissima, niente male per un cartone animato con un cavallo…
La seconda
stagione forse perde qualcosina in termini di efficacia, concentrandosi sui
personaggi che ruotano attorno a BoJack, certo non mancano episodi comicissimi,
come il fulminato “Let’s Find Out” (2×08) che ripesca addirittura lo scrittore J.D.
Salinger (Storia vera!). Oppure, episodi amari come l’ottimo “Escape from L.A.”
(2×11), bello non solo perché sembra una citazione Carpenteriana


Tipo uno Scott Baio, ma con più criniera.
In originale la serie è doppiata da una serie di personaggi noti: il comico Canadese Will
Arnett finalmente manda a segno un personaggio per cui forse qualcuno si
ricorderà di lui, mentre Todd è doppiato da Aaron Paul, il Jesse
Pinkman di “Breaking Bad”.
Stanley Tucci
presta la sua voce ad Herb Kazzaz, ma non manca Olivia Wilde (la cerva Charlotte
Moore), oppure il grande J. K. Simmons che doppia uno dei personaggi più
satirici di tutta la serie: il produttore Lenny Turteltaub… Se volete vederci
qualcosa di metaforico nella scelta dell’animale, siete liberi di farlo.
“BoJack
Horseman” è un gioiellino capace di mandare a segno picconate alla gabbia dorata
di Hollywood come in pochi hanno saputo fare, riuscendo anche a far ridere, ora
ho un solo problema… Quando inizia la stagione numero tre? Veloce Netflix! Veloce…
Galoppare!
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