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BoJack Horseman – Stagione 5: Il cavallo che sussurrava agli uomini

Ed io che ero arrivato alla fine della quarta stagione del cavallo (umanoide) più famoso del piccolo
schermo con il muso lungo. Per fortuna dopo essermi divorato con una velocità
irrisoria la quinta stagione, posso dire che ho rischiato di fare la figura
dell’asino, perché la quinta di Beethoven BoJack rischia di essere una
delle migliori stagioni dell’intera serie. Da qui in poi vaghi e moderati
SPOILER!


Per essere una serie che fa della commedia, ma soprattutto
dell’introspezione il suo ehm, cavallo di battaglia, questa nuova stagione di “BoJack
Horseman” manda a segno davvero tutti i colpi. Tanto di cappello al suo
creatore, Raphael Bob-Waksberg, non è facile per una serie tv dopo cinque anni,
essere ancora così piena di ottime idee e spunti di riflessione, restando
comunque fedele allo spirito degli esordi, di fatto la stagione numero cinque
aggiunge altre dieci episodi, dieci occasioni per sdraiarsi idealmente sul
lettino dell’analista affrontando le idiosincrasie nostre, di BoJack e del
vorace mondo di Hollywoo(d).

Se BoJack avrà sempre una stupida sit-com idealizzata negli
anni come Horsin’ Around, da utilizzare come metro di paragone per la vita, l’universo
e tutto quanto, per un po’ di tempo il progetto del cuore, la biografia su Secretariat,
è stata l’occasione per cercare di essere un uomo-cavallo migliore. Superata la
sbornia (in tutti i sensi) del progetto della vita, BoJack ora ha un nuovo
ruolo da affrontare, una nuova occasione per fare i conti con sé stesso, perché
in fondo lo sbirro protagonista della contorta serie poliziesca Philbert, non è
altro che il lato oscuro di BoJack.

Era dai tempi dell’attentato al signor Burns che non vedevo tanta tensione nei cartoni animati.

Flip McVicker, il creatore dello show-dentro-lo-show “Philbert”
è la parodia di tutti i moderni showrunner delle serie tv, nel suo spettacolo
che di base sembra un dramma poliziesco ma si gioca, strangolamenti, missili
nucleari e sommergibili, potete vederci chi volete voi, ma la ricerca di qualcosa
o qualcuno che definisca la propria identità, è il sottile tema con cui tutti i
personaggi devono fare i conti.

Princess Carolyn si divide tra il lavoro e il North Dakota
(come dice Bojack, il peggiore dei Dakota) nella speranza di poter adottare
quel bambino che manca nella sua vita, e l’episodio 5×05 (The Amelia Earhart
Story) è tutto dedicato a lei. Così come l’episodio 5×02 (dal significativo
titoli di “The dog days are over”) in cui Diane tira le fila della sua vita
post Mr. Peanutbutter facendo un viaggio in Vietnam alla ricerca delle sue
origini.
Ma in questa stagione, nemmeno quel muro di gomma di Peanutbutter
sembra immune al tempo che passa e agli sbagli del passato, persino questo
vecchio cane inizia ad imparare un gioco nuovo, e nell’episodio 5×08 (“Mr.
Peanutbutter’s Boos”) grazie ad un ottimo montaggio sovrapposto riviviamo
quattro delle più significative feste di Halloween (organizzate tutte a
tradimento a casa di BoJack) degli ultimi 25 anni. Un’occasione per farsi
quattro risate, ad esempio con lo scontro tra Jessica Biel e la Mummia, ma
anche per pensare che il tempo passa per tutti, ed ogni anno canino vale sette
umani caro Peanutbutter.

Se ti trovi loro sulla soglia di casa, vuol dire che è di nuovo Halloween (o che hai bevuto troppo).

Ma il tema principale della stagione è proprio la nuova
serie “Philbert”, personaggio con la quale BoJack si conquista nuova notorietà
ma si spacca anche la schiena sul set, vincendo così una nuova fissazione per
gli anti dolorifici, che non va proprio d’accordo con la sua storica capacità
di sviluppare una dipendenza per qualunque cosa, anche lo zucchero filato.

BoJack e il suo alter ego oscuro e contorto quasi quanto lui
Philbert, diventano due facce della stessa medaglia, proprio grazie a questa
nuova esperienza introspettiva per il nostro cavallo preferito del piccolo
schermo (Furia, mi dispiace. Stacce!) la quinta stagione di “BoJack Horseman”
ci regala due episodi che sembrano già destinati ad entrare a far parte dei
migliori mai sfornati da questa serie.
Il primo è l’episodio 5×06 (Free Churro) un lungo soliloquio
di venti minuti, in cui un elogio funebre diventa l’ennesima occasione per
BoJack di mettersi in ridicolo da solo, ma anche per riflettere su una buona
fetta della sua vita, e noi con lui, perché per tutta la durata di questa
puntata da spettatori si ride delle trovate fuori luogo di BoJack, in altri
momenti si ridacchia, specialmente quando qualcuna delle frase del cavallo ci
tocca nel vivo e in altri, non si ride proprio per niente, anzi la mente inizia
a galoppare lungo il percorso che il lungo monologo di BoJack ci sta idealmente
chiedendo di percorrere, cacchio però! Devo smetterla di usare metafore a
sfondo equino!

A mani (e zampe) basse, tra i migliori episodi di sempre di questa serie.

Si perché con le dovute differenze e i distingue del caso, “BoJack
Horseman” sarà pure una serie d’animazione con animali antropomorfi, capace di
sfornare tutte le gag che questa situazione può generare (tipo l’aeroporto
intitolato ad “Air Bud” grande giocatore di pallacanestro), ma è per prima cosa
una di quelle opere capace di costringerti a fare un lavoro anche su te stesso,
mentre stai seduto comodo e al sicuro sul tuo divano. “BoJack Horseman” è
destinato a fare la storia del piccolo schermo, perché al suo interno ha la
stessa forza di storie come “The Breakfast Club” (1985) o “Il grande freddo”
(1983) racconti, in cui è facilissimo identificarsi con gli scombinati
protagonisti, e che rivisti nel corso del tempo, in varie fasi della vita,
diventano sempre più facili da comprendere. Perché Indy ci ha insegato che nella vita a contare non sono gli anni, ma
i chilometri percorsi, mentre BoJack meno eroicamente ci ricorda che anche gli
errori hanno il loro bel peso, specialmente quando devi portarteli dietro.

L’altro episodio che alza il livello della quinta stagione è
senza ombra di dubbio il 5×11 (The Showstopper) in cui con soluzioni visive
degne dei mescolamenti tra realtà e finzione Gilliameschi, BoJack e Philbert sembrano diventare la stessa
persona, fino al drammatico finale che non vi rivelo, ma mi serve per
introdurvi all’altro grosso tema della stagione. Può una serie ambientata ad
Hollywoo, non fare i conti con quello che succede nella sua controparte reale
(e dotata di “D” finale) ovvero Hollywood? Direi proprio di no.

Quanti cavalli nudi servono per avvitare una lampadina?

Sottilmente all’inizio, e poi in maniera bella diretta, la
quinta stagione di BoJack mette alla berlina con grande intelligenza e tutta la
satira tipica di questa serie, tutta questa simpatica aurea di perbenismo che è
calata su Hollywood negli ultimi anni, tirando in mezzo scandali sessuali e
movimento #MeToo. Non è affatto importante quale sia la vostra posizione in
merito a questo argomento, perché il compito della satira è quella di portare a
galla l’ipocrisia, compito che questa stagione di BoJack svolge alla grande.

L’episodio 5×04 (BoJack the Feminist) inizia con il divo Vance
Wagoner che ubriaco e molesto lancia affermazioni antisemite, se non fosse per
i baffi, potrebbe tranquillamente essere un Mel Gibson qualunque. Anche se poi è
ovviamente il più puro di cuore di tutti, Todd, a portare in scena il miglior
personaggio di questa stagione (Spin-off, SUBITO!) ovvero il robot Henry Fondle
(in italiano l’azzeccato e ben più diretto Henry Affonda) che permette di affrontare
tutta la faccenda spinosa delle molestie sessuali, con l’ironia irriverente a
cui questa serie ormai ci ha abituati.

“Non odio i cavalli, solo non sopporto lui” , “Anche antiequino oltre che antisemita”.

Divi che si schierano come femministi (anche se dotati di
dondolino) per guadagnare popolarità, attori condotti alla cinta daziaria per
le loro scelte di vita, ma anche ex peccatori redenti e riportati sotto i
riflettori, impossibile non guardare BoJack e non ritrovarci dentro un po’ di
Kevin Spacey, di Asia Argento e del caso Weinstein, perché “Henry Affonda” farò
pure il vuoto (anche se visto il personaggio forse non è la scelta di parole
adatta) ogni volta che entra in scena facendoci morire dal ridere, ma tutti i
paradossi di Hollywood (con la “D” finale) vengono smontati con il cacciavite
in questa stagione.

Una grande passione americana: La confessione in diretta.

Il personaggio di Gina Cazador, la 39enne destinata ad una
carriera da caratterista a vita, arriva ad accettare un compromesso grosso come
BoJack pur di restare sotto i riflettori a cui forse, si era già rassegnata a
rinunciare per sempre, un altro (grosso) errore con cui Bojack dovrà fare i
conti.

Perché alla fine il bello di questa serie e di questa
stagione è proprio qui, BoJack Horseman è tutto tranne che perfetto, da
spettatori a volte riusciamo a comprenderlo ma quasi mai a compartilo, gli
enormi casini che combina nel suo passare come un rullo compressore sulle vite
degli altri, in nome del suo egoismo più sfrontato, non sono giustificabili ma
sempre facili da campire, perché ci ricordano i nostri errori e i nostri drami,
se Philbert è il lato oscuro di BoJack, allora BoJack potrebbe tranquillamente
essere la nostra immagine riflessa. Siete contenti? Siamo tutti un cavallo
alcolizzato. Yuppi.

The BoJack Truman Show.

Insomma, appena penso di disdire l’abbonamento a Netflix, “BoJack
Horseman” mi ricorda che almeno per questa serie il celebre canale di streaming
quando vuole, ha anche delle serie di valore da presentare, voi non perdetevela
per niente al mondo!

Se vi foste per caso persi qualcosa, qui sotto trovate tutte
le altre stagioni della serie commentate:
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