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Bone – La principessa Rose: A volte anche un prequel può essere una buona storia

Una delle
tante cose che mi ha colpito del bellissimo Bone
di Jeff Smith, è stato sicuramente il dettagliato passato di molti personaggi
protagonisti della saga, specialmente gli umani. La sensazione durante la
lettura è che Smith avesse ben chiaro in testa il lungo percorso di tutti
questi personaggi e le storia delle loro vite.

Sembrava un po’
come se Fone Bone e i suoi compari, fossero piombati nel bel mezzo di una
storia più grande di loro, iniziata parecchie tempo prima che poi, in effetti, è
quello che i nasuti abitanti di Boneville hanno fatto davvero. Una parte di
quei trascorsi non raccontati si trovano in questo volume “Bone – La
principessa Rose” che, di fatto, è un prequel di Bone, ma potrebbe essere letto singolarmente senza conoscere
l’ultra premiata saga creata da Smith, anche se vi consiglio di buttarvi prima
sul volumone principale e poi, al massimo, approfondire con questo volume edito
in Italia dalla Bao Publishing.
Com’è facile
intuire dal titolo, qui troviamo la storia della principessa Rose (ma dai?),
colei che un giorno conosceremo solo come Nonna Ben, ma per ora è solo la
giocane Rose Harvestar, la figlia prediletta del Re. Ai testi il solito Jeff
Smith, mentre alle matite un disegnatore ospite d’eccezione, il grande Charles
Vess.



Le sorelle Harvestar, e il resto della famiglia reale al gran completo.

Ho avuto la
fortuna d’incontrare Vess ad un Lucca Comics di qualche anno fa, quando apre
bocca trasmette serenità, te lo immagini nel suo studio davanti al camino a
disegnare le sue bellissime tavole, una nonna papera del tavolo da disegno (nel
senso migliore del termine eh?), arci noto per i suoi lavori insieme a Neil Gaiman,
anche sulla pagine di Sandman, Charles
Vess con il suo tratto classico adatto alle favole, potrebbe essere l’ultimo al
mondo adatto a disegnare una storia di Bone, ma siccome l’avventura di Rose ha
alcuni tratti tipici della favola e che Vess è un talento straordinario, il
risultato finale merita una lettura anche solo per il modo in cui Vess ha
saputo adattare il suo tratto ad alcuni personaggi (come il celebra drago di
Bone), che Smith disegnava in maniera molto più cartoonesca, il tutto senza mai
snaturarsi, insomma: un grande.

Charles Vess ci regala la sua interpretazione del mondo creato da Jeff Smith.

La principessa
Rose si ritrova ad affrontare un viaggio che sembra la più classica delle “Quest”
eroiche, che prevede sforzo fisico, paure da affrontare ed una maturazione
fondamentale per la successiva saga di “Bone”. Tutti i personaggi sono ben caratterizzati,
specialmente il non semplice rapporto tra Rose e sua sorella Briar, entrambe a
contendersi le attenzioni del capo della guardie Lucius.

Smith è
bravissimo a creare l’epica da saga fantasy necessaria, s’inizia con il più
classico mito della creazione del mondo, dove i sogni hanno un ruolo
fondamentale e tra le allusioni a Calderòn e i disegni di Vess, sembra davvero
che Smith si sia riletto Sandman prima di mettersi al lavoro per i testi di
questo volume. Rispetto al suo solito, Jeff Smith stempera l’ironia che era una
delle principali caratteristiche della saga che lo ha reso celebre, man mano
che la storia procede, si fanno largo elementi spaventosi (al limite dell’orrifico)
e un finale amaro e tostissimo. Era da parecchio tempo che non m’imbattevo in
un finale che per quanto positivo nei risultati, è allo stesso tempo così tremendamente
amaro e doloroso per i protagonisti, roba da groppo in gola.



Who let the dogs out?

Più di Bone – racconti intorno al fuoco, questo “Bone – La principessa Rose” resta imperdibile per tutti gli
appassionati della saga creata da Jeff Smith, ma allo stesso tempo godibile da tutti gli altri, anche grazie alla bella edizione messa su dalla Bao,
casa editrice che da questo punto di vista è una sicurezza.

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