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BraindDead – Stagione 1: “Siamo governati da teste di morto”

Avevo messo
gli occhi su questa serie fin dal suo annuncio, un po’ per il titolo che
ricorda un film di Peter Jackson, un po’ per la trama che sembra la parodia di
Essi Vivono. Giunto all’ultimo
episodio non ho dubbi: per me “BrainDead” è la serie dell’estate, rischia di
essere la rivelazione dell’anno, più della celebrata Strager Things.

Quando ho
iniziato a seguirla mi sono detto che, se mai si fosse rivelata una porcheria, sarebbero stati
comunque 45 minuti settimanali di Mary Elizabeth Winstead, quindi direi che
avrebbe potuto andarci decisamente peggio!



Mi sa che vi ho appena convinti tutti a guardare questa serie tv.

La bravissima
Maria Elisabetta (tra i pregi del recente 10 Cloverfield lane) interpreta la
documentarista Laurel, il suo sogno è quello di dirigere un documentario sulle
isole Salomone, dove il surriscaldamento globale sta mettendo a rischio la vita
e le tradizioni locali. Su invito (fai pure imposizione) paterna, però, è
costretta a passare due anni a Washington DC, come parte dello staff di suo
fratello, il senatore democratico Luke (Danny Pino, molto azzeccato per la
parte).

“Tu devi essere Pino” , “No, si pronuncia PAIno”.

Controvoglia
la ragazza accetta, qui dovrà scontrarsi con le manovre di palazzo della
politica americana, ma soprattutto con una clamorosa svolta, un meteorite
misterioso precipita nella capitale, dalla roccia spaziale ciccia fuori una
colonia di formiche aliene, che intrufolandosi nell’orecchio dei politici, li fa diventare Repubblicani. Riuscite a penare ad una svolta più
Horror di questa?

In realtà, la
faccenda è un pelo più complicata, le formiche aliene divorano una parte del
cervello umano, il risultato è che i corpi ospiti hanno grossi problemi di
equilibro, il loro fanatismo (già presente) viene enfatizzato e diventano una
coscienza comune, operando insieme e insieme ascoltano a ripetizione “You
may think” il martellante pezzo dei The Cars, che diventerà un tormentone
entro la fine dell’episodio. Se volete sapere perché ascoltano proprio quel
pezzo, di certo non lo saprete da me, vi lascio la gioia di scoprire una delle
cento trovate brillanti di questa serie.



Formiche marziane, dallo spazio profondo.

Creata da Robert
e Michelle King (i creatori di “The good wife”) e prodotta da Ridley Scott, “BrainDead”
è un riuscitissimo mix di commedia, satira politica, momenti splatter, sottotrame
romantiche ben scritte e buona recitazione, un esercizio di equilibrismo
invidiabile che tratta la politica in maniera realistica e i politici a pesci
in faccia.

Sì, perché le
svolte e gli ingorghi burocratici che il senatore (e di conseguenza Laurel) si
ritrovano ad affrontare non sono panzane inventate per la serie, ma veri
cavilli del sistema, in alcuni momenti sembra di guardare House of Cards, soltanto molto più satirico e intinto in una
gustosa salsa da B Movie, una specie d’invasione degli ultracorpi che avrebbe
fatto la gioia di Fox Mulder.
La serie ci ha
messo relativamente pochi episodi a trovare il suo equilibrio, i personaggi
sono tutti ben scritti e le gag non mancano, per farvi capire l’andazzo,
leggetevi i chilometrici titoli dei singoli episodi (qualche esempio? ” Goring
Oxes: How You Can Survive the War on Government Through Five Easy Steps” oppure
“The Power of Euphemism: How Torture Became a Matter of Debate in American
Politics” in totale sono 13, tutti di questa lunghezza), oppure godetevi i
riassunti delle puntate precedenti, i vari “Prevoiusly on BrainDead” qui
diventano degli stornelletti voce e chitarra che cambiano ad ogni episodio,
in trenta secondi riassumono la serie in rima e con un ritmo dannatamente
orecchiabile. Già da soli, meritano la visione della serie, garantito al
limone!



Volendo potete fare anche il Karaoke.

Tra i
personaggi riusciti bisogna citare il capo gabinetto Gareth (Aaron Tveit) che
intreccia un complicato tira e molla con Laurel, innamorati uno dell’altra, ma
divisi dallo schieramento politico, che per loro resta ben distinto. Sì, ma
forse solo per loro, perché in “BrainDead” i politici di entrambi le parti
vengono caratterizzati sottolineando tick e manie.

Il democratico
Luke, che in mezzo al circo dei politicanti, risulta il meno peggio di tutti,
di certo non è uno stinco di santo (anzi!), ma quello che fa il vuoto assoluto
è il senatore Red, passato improvvisamente ai Repubblicani, è il portatore sano
della regina delle formiche aliene, Tony Shalhoub che lo interpreta (Red, non
la sua formica) è magnifico, un adorabile bastardo capace di mosse a
contromosse degne di Frank Underwood,
un cattivo che amerete odiare, capace di ogni mossa pur di portare l’opinione
pubblica dalla sua parte, persino il nome Red se ci pensate è un mezzo colpo di
genio, in fondo gli stati rossi (Red state) sono quelli storicamente
Repubblicani.



“Hanno voluto candidare Trump, altrimenti sarei già il 45esimo presidente”.

A questo
aggiungete le ricerche scientifiche del Dottor Bob Bob (si, si chiama davvero
così) e di Rochelle, che fanno da riuscite spalle ai protagonisti, e il mix di “BrainDead”
è pronto, il risultato è una B Movie che piazza stoccate bipartisan a tutta la
politica, dalla passione per la guerra Repubblicana, passando per un cameo di un certo documentarista famoso, impegnato a citare “Eyes wide shut” di Stanley Kubrick
(storia vera!), insomma non manca davvero niente in questa serie.

“Non sarà mica il documentar… No eh? Non scherziamo”.

Mary Elizabeth
Winstead poi funziona alla grande, cambia più abiti lei in questa serie che
Michelle Obama in un mese, è perfetta quando si tratta di fare la scema (non vi
anticipo nulla, vedere per credere), sa gestire la parte romantica, ed è
bravissima nei panni della professionista che deve districarsi nei corridoi
della politica, un’altra ottima prova per una che ha sbagliato solo il remake
de “La Cosa” in carriera, e nemmeno per colpa sua.



…Areare il locale prima di soggiornarvi.

Difetti? Forse
il finale, non tanto per la risoluzione in se, quanto più che altro perché la
serie sembra quasi auto conclusiva, il che non è un male, specialmente per
quella porzione di pubblico che non ama seguire serie che proseguono per anni
ed anni, il problema è che se non dovesse arrivare una conferma, questa
stagione rischierebbe di restare figlia unica, il che sarebbe un gran peccato,
visto che serie di minor valore, proseguono indomite da anni, giusto per dire
qualcuno mi spiega perché [CENSURA] è arrivata a quattro stagioni come la
pizza? Oppure quella porcheria di [CENSURA] che continuano a trasmettere sempre
uguale a se stessa, ma lasciatemi citare anc… GNAM! GNAM! GNAM!

Lunga vita
alle serie tv che polano i nostri palinsesti, che possano durare in eterno! Ed
ora scusate vado a fare jogging ascoltando i Cars.
You might think I’m
crazy
To hang around with
you
Maybe you think I’m
lucky
To have something
to do…
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