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Brood – La covata malefica (1979): Tenere lontano da donne in gravidanza

Superata in curva
la parentesi motoristica di Veloci di Mestiere, David Cronenberg torna con un
film dai contenuti, le tematiche e i litri di sangue decisamente più vicino ai
suoni soliti lavoro, ah! Quasi dimenticavo: bentornati al nuovo capitolo della
rubrica… Il mio secondo Canadese preferito!

Il 1979 dev’essere stato un anno interessante per il nostro David Cronenberg, in virtù
dell’attenzione di critica e pubblico (la prima più dei secondi), le case di
produzione iniziano a fidarsi di più del talento dell’allora 36enne, motivo per
cui il suo nuovo lavoro “Brood” (da noi con l’aggiunta del sottotitolo “La
covata malefica” che ribadisce il concetto) può contare su una maggiore
diffusione sul mercato e anche un paio di attori importanti nel cast come Oliver
Reed e Samantha Eggar.

Ma se sul fronte lavorativo, il 1979 di Davide Birra andava come una lippa, su quello privato non era tutto pesche e crema, proprio quell’anno il mio secondo Canadese preferito divorziò dall’allora moglie Margaret Hindson, separazione problematica che con i suoi travagliati strascichi di burocrazia e affidamento dei figli gettò un’aurea di pessimismo su Cronenberg. Non che di solito sia un raggio di sole, eh?

“Chi ha ordinato una pizza?” (umorismo da cinefilo).

A questo punto
dovrebbe essere chiaro a tutti che David Cronenberg fa le cose, qualunque esse
siano, a modo suo e da grande uomo di cinema qual’è elabora il divorzio su
pellicola, il risultato è “Brood” un film che lo stesso Cronenberg è arrivato a
definire la sua versione di “Kramer contro Kramer” (uscito lo stesso anno), una
definizione che mi sembra molto azzeccata, aggiungo solo che invece di Dustin
Hoffman e Meryl Streep, qui ci trovate molto più sangue, mutazioni e bambini
orribili celati sono cappucci colorati… Ve l’ho detto che Cronenberg fa le cose
a modo suo, no?



“Così brava, fai un bello zoom su tutto quel sangue”.

La maggiore
disponibilità economica del budget, permette al regista di avere per il suo
film le musiche di Howard Shore, al suo esordio come compositore per il cinema
con un tema musicale incredibilmente azzeccato (ed inquietante) che in certi
passaggi evoca l’Hermann di “Psycho”. I due devono essersi trovati piuttosto
bene a lavorare insieme, visto che Shore ad esclusione di un titolo (“La Zona
Morta” 1983) ha composto le musiche per TUTTI i film di Cronenberg da “Brood”
in poi. Sì, dai, diciamo che si sono piaciucchiati.

Cronenberg gira
il film in pochissimo tempo, pare che Samantha Eggar sia rimasta sul set
solo quattro giorni e la realizzazione si completa senza
particolari intoppi, dando ulteriore credito al talento di Davide Birra. Beh, un
problemino c’è stato, in effetti: un giorno sono dovuti andare a pagare la cauzione
ad Oliver Reed, arrestato dalla polizia canadese, mentre ehm… Camminava nudo a
bordo strada. La sua spiegazione ufficiale? Stava cercando di vincere la
classica scommessa da ubriachi di raggiungere il bar più vicino camminando nudo
nell’inverno canadese (storia vera). A parte questo, una favola tutto sotto
controllo. 
Trama e poi parliamo del film!

“Mi mancava poco, avrei vinto un sacco di birra, una cassa!”.

Nola (Samantha
Eggar) è ricoverata nella clinica del Dr. Raglan (Oliver Reed, con i vestiti
addosso) geniale inventore di una nuova tecnica psichiatrica chiamata
“psicoplasmia”. Le sedute sono così segrete che il dottore costringe
la sua paziente ad una rigida reclusione.

Tanto che non può
ricevere visite nemmeno dal marito Frank (Art Hindle), ma solo qualche
sporadica visita dalla loro figlia, la piccola bionda e frangettatissima
Candice (Cindy Hinds) che, però, dopo ogni visita si ritrova con segni e lividi
sul corpo che insospettiscono il padre che inizia così ad indagare sulle
pratiche del Dr. Raglan raccogliendo le testimonianze di alcuni suoi ex
pazienti.
Le cose si
complicano quando le persone nelle immediate vicinanze di Candice (nonna, nonno
e maestra dell’asilo) iniziano a morire, uccise malamente da alcuni esserini
che ad una prima occhiata sembrano bambini in tutta da sci colorata, ma che in
realtà sono molto, ma molto peggio… Mettiamola così: sono adorabili come i figli
dei miei vicini di casa e fanno pure altrettanto senso.



Come quando incontro i figli dei miei vicini per le scale, uguale, stessa scena!

“Brood” è il film
perfetto per farti passare la voglia di procreare, sulla copertina del DVD
dovrebbero scriverci sopra “Da non utilizzare in caso di gravidanza”, come
fanno per alcool e sigarette, perché l’antica mossa segreta di Cronenberg, il
famigerato “Colpo segreto del malessere”, potrebbe colpire più duramente che
mai.

Sì, perché “Brood”
analizza la fobia della riproduzione, espande all’inverosimile il fascino, ma
anche il dolore e i traumi che il corpo femminile subisce prima durante e dopo
il parto. Cronenberg con il suo solito occhio da anatomopatologo, è più
interessato alle mutazioni del corpo che la procreazione comporta, ma tutto
questo deve sottostare al vero tema strisciante del film: la rabbia.



Ah quasi dimenticavo! I titoli di testa del film, come da tradizione.

Proprio con
“Brood” Cronenberg fa dell’autoanalisi per la rabbia che la fine di un
matrimonio si porta dietro, non è un caso che l’ipnotica e spiazzante scena di
apertura sia proprio una delle teatrali sedute terapeutiche del Dr. Raglan,
un riferimento alla finzione (del cinema) all’interno della finzione (del
film) e anche il finale (che non vi rivelerò, tranquilli!) è uno dei più neri e
pessimisti mai firmati da Cronenberg.

“Dimmi fai ancora quei sogni la notte” , “No ho smesso… di dormire”.

L’umore del
nostro Davide Birra nel 1979 era questo, infatti non ho mai trovato molto
sensate le accuse di misoginia al film (Raglan è un uomo ed è pure stronzo,
fine dei giochi), ma per sua stessa ammissione alcuni tratti caratteriali di
Nola, sono ispirati all’ex moglie di Cronenberg.

Il regista canadese cerca di dare una forma a quella rabbia, proprio come fa Nola
nel film, il corpo che muta cercando di stare al passo dei desideri e delle
pulsioni delle mente, un tema, forse IL tema Cronenberghiano per eccellenza,
che da qui in poi diventerà centrale in tutti i suoi film (tipo “Scanners”, per
non fare nomi).
“Brood” procede
in un crescendo orrifico gestito alla perfezione del regista, una delle scene
che mi fanno sempre friggere sulla poltrona, è quella in cui il protagonista
incontra uno degli ex pazienti di Raglan, interpretato da Robert Silverman, l’uomo
odia il dottore e vorrebbe smascherare la farsa della sua “psicoplasmia”
(solo Cronenberg può inventarsi tecniche mediche che non esistono!), la sua
rabbia ha la forma di un sarcoma, un cancro del sistema linfatico che da solo è
in grado di incasinare la mente degli spettatori più ipocondriaci. Mi sa che non
solo le donne gravide debbano tenersi a distanza da questo film.



“Ehm piacere di conoscermi. Posso correre a lavarmi le mani ora?”.

Nola, definita
dal personaggio di Robert Silverman un“Ape regina” dà letteralmente corpo alla
sua rabbia, le creaturine assassine, che sembrano un omaggio di Cronenberg alla
scena finale di “A Venezia un Dicembre rosso shocking” (1973) di
Nicolas Roeg (a proposito di film che fanno strizza sul serio), sono
l’estensione della mente e delle pulsioni rabbiose di Nola, il tutto in un
crescendo horror che raggiunge il suo apice nella scoperta del marito, una
scena di puro e stomachevole body horror, di cui non dirò nulla, sappiate solo
che l’idea del sangue leccato, è stata un’iniziativa di Samantha Eggar ben
accettata dal regista, sarà stata sul set solo quattro giorni, ma l’attrice ha
capito bene la potenza della scena in questione.

Vi mostro solo questo fotogramma, andate e vedervi il film e angosciatevi da soli.

Il Dr. Hal Raglan
di Oliver Reed è la terza declinazione del concetto di “Mad Doctor” fornita da
Cronenberg dopo Il demone sotto la pelle
e Rabid, ma il nostro ossessivo
preferito continuerà a dissezionare questo archetipo narrativo ancora ed ancora
nei suoi film, un po’ come fanno qui con il corpo delle creaturine.

Proprio i
mostrini in tuta colorata, garantiscono alcuni riusciti brividi, dimostrazione
che Cronenberg a questo punto della sua carriera padroneggia il genere Horror
alla grande, tra omicidi, manine che lasciano strisciate di sangue e batticarne
utilizzati in maniera impropria, o forse no, stando al nome dell’attrezzo da cucina.
Inoltre, non
riesco a non pensare che nei rigidi inverni canadesi, di bambini coperti da
sciarpe, cappucci e guanti, devono essercene parecchi, quasi me lo vedo
Cronenberg che va a scuola a prendere i figli e trova ispirazione per questo
film!



“Manca un verde e un rosa poi sembriano i Power Ranger”.

Sarà per
l’ambientazione nevosa canadese, sarà perché anche qui, è Candice, la più
giovane del film, a percepire per prima il pericolo, ma “Brood” ha dei punti di
contatto anche con “Shining” di Stanley Kubrick che, però, è uscito solo nel
1980, non una novità per Cronenberg, visto che anche Il demone sotto la pelle, era stato additato di aver anticipato
alcune tematiche rese celebri da Alien.

In fondo, entrambe
le storie sono frutto di ansia genitoriale, quella di Stephen King che temeva
di far del male alla sua famiglia, per colpa del suo problema con l’alcool e
dall’altra l’ansia e il livore del divorzio di Cronenberg, anche qui Nola
preferirebbe uccidere i suoi figli piuttosto che lasciarli all’ex compagno, un
po’ come il Jack Torrance del film di Kubrick e seppur con differente qualità
nella messa in scena, entrambi i film si giocano un protagonista terrorizzato,
dietro ad una porta in legno che viene distrutta pezzo dopo pezzo.



“Shelley Duvall aiutami!! Solo tu mi puoi capire!!”.

David Cronenberg
migliora di film in film, i primi titoli della sua filmografia vanno in
costante e bellissimo crescendo qualitativo (e sanguinoso), come un virus
maligno si evolve e dopo “Brood” è ormai definitivamente uscito dal bozzolo, un’infezione pronta a diventare su larga scala difficile da arginare, nel corso di
una carriera durata quasi quarant’anni (e non ancora terminata!) Hollywood, ad esempio,
non ci è mai riuscita davvero a controllarlo.

Tra sette giorni,
il virus esplode in tutta la sua potenza, il prossimo film della rubrica s’intitola, concentratevi, ve lo dico con la forza del pensiero…
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