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Bubba Ho-Tep (2002): Retirement house Rock

Abbiamo promesso
un sacco di mummie, quindi oggi insieme gli altri “Bubba” il Zinefilo e il Cumbrugliume, rispettiamo la parola data, con una delle mummie più folli mai
viste al cinema!

“Ho tep”
1. Antenato o
discendente dalle diciassettesima dinastia egiziana, 3100-1550 a. C.
2. Nome
famigliare di un faraone (Re) egiziano”
“Bubba”
1. Uomo del sud
degli Stati Uniti.
2. Bravo ragazzo.
3. Uomo bianco
povero, redneck, abitante di un campo di roulotte.
Ci pensano le
definizioni da dizionario a spiegarci l’anomalo titolo, una deriva texana del celeberrimo Imhotep, se vi sembra che il
titolo sia strambo, aspettate di conoscere la trama!


Avete presente
quelli che dicono di aver visto Elvis Presley vivo e vegeto da qualche parte
nel mondo? Hanno ragione, o almeno in parte, il Re è vivo (infatti lo
interpreta un Bruce “The King” Campbell da applausi spella mani per quanto è
bravo!), anche se non se la passa poi tanto bene, all’apice della sua fama,
per sfuggire alla gabbia dorata della celebrità, fatta di droga ed eccessi, Elvis
si è fatto sostituire dal suo più credibile imitatore, Sebastian Haff che
proprio per effetto della vita “Sesso, Droga e Rock n Roll” è morto lasciando
il vero Re intrappolato all’interno di una storia a cui nessuno crederà mai
davvero, sembra la storiella di Elvis, che arriva secondo ad una gara di
imitatori di Elvis.

Il Re ci saluta con il secondo saluto ufficiale della Bara Volante.

Per il mondo il
Re del Rock è morto, in realtà è solo invecchiato malamente e con il nome di
Sebastian Haff vive nel tedio di una casa di riposo nel Texas meridionale, il
suo massimo impegno è sopravvivere al vuoto delle giornate, contemplando un’enorme pustola purulenta, ironicamente battezzata Priscilla, sulla punta del suo… Vabbè, diciamo scettro del Re che, però, da un paio di elezioni a questa parte ha
perso il suo vigore. Può esserci qualcosa di peggio? Forse solo i ricordi e i
rimpianti per gli errori di una vita in cui ha avuto e perso tutto quanto.

Un vuoto così
assoluto che a confronto le visite notturne di un’antica mummia egizia,
sembrano quasi una benedizione, qualcosa che rompe la monotonia, difficile, però,
che qualcuno ti creda se dici in giro che una mummia, per di più vestita come
John Wayne (un vero e proprio Bubba), va in giro per l’ospizio a risucchiare le
anime degli anziani direttamente dal loro buc… Beh, voi ci credereste? Oppure,
pensereste che si tratta solo di un’altra delirio di un vecchio rincoglionito
che crede di essere Elvis Presley?



Mummie, presidenti e Re, ben affollata questa casa di riposo.

Per fortuna
qualcuno crede alla storia del vecchio Elvis, questo qualcuno è John Fitzgerald
Kennedy (Ossie Davis), che non è affatto morto! Vive anche lui nell’ospizio
Texano, la CIA gli ha sostituito il cervello con un sacchetto pieno di sabbia
(ecco la risposta alla vecchia domanda di un pezzo dei Pearl Jam) e per essere sicuri che nessuno gli creda, gli hanno
anche cambiato il colore della pelle, insomma: nessuno crede che tu sia Elvis,
né tantomeno che tu abbia visto una mummia succhia anime, l’unico che ti crede
è un nero le cui uniche rotelle che funzionano sono quelle della sua sedia. Tra
disgusto, umorismo da barzelletta e un’amarezza di fondo che sgomita sotto la
superficie, secondo voi chi può essere il genio che ha saputo azzeccare questa
brillante e malinconica metafora sulla vecchiaia? Solo lui, quel fenomeno di Joe R. Lansdale!

Adesso voi lo vedete così, ma questo si spupazzava la Monroe un tempo.

Mi sono sempre
lanciato in odi sperticate per il talento di Champion Joe, “Bubba Ho-Tep” è
stato il primo e almeno fino a Freddo a Luglio e la serie tv su Hap e Leonard,
l’unico adattamento cinematografico di una delle sue (tante) storie, per
riuscire ad adattare l’irripetibile prova e le scoppiettanti idee dello
scrittore Texano, ci vogliono artisti capaci di entrare in connessione con quel
gusto per cultura alta (letteratura della tradizione americana) fatta
sfruttando le caratteristiche della cultura bassa (film horror, B-Movie, storie
Pulp ed ogni genere di fumetti e fumettacci), Don Coscarelli il papà della
mitica saga di Phantasm ci è sicuramente riuscito!

Con un budget
ridicolo, mezzo milione di ex presidenti defunti (nessuno di questo Kennedy)
stampati su carta verde, ha davvero saputo cogliere in pieno l’atmosfera della
novella originale di Big Joe, uno schiaffo in faccia a tutti quelli che pensano
che la povertà di mezzi sia un limite, se hai un’idea, il talento, gli attori
giusti e sai il fatto tuo, può essere uno stimolo e il risultato molto
migliore di cento film costato dieci volte tanto, un esempio? La colonna
sonora, senza nemmeno un pezzo di Elvis (i diritti di sfruttamento sarebbero
costati più del film, storia vera), ma perfetta, quasi epica come un western a
tratti e malinconica, ma a testa alta, come questa storia richiede.

Tipo Hap & Leonard ma molto in là con gli anni.

Il grande Don
Coscarelli abbandona presto l’idea di una seconda voce narrante, presente nella
prima bozza del film, potete sentirla in alcune scene tagliate, tra i contenuti
extra del DVD uscito qui da noi in colpevole ritardo, forse per compensare il
fatto che questo gran film non sia MAI uscito nelle sale di uno strambo Paese a
forma di scarpa. Si è concentrato soltanto sul flusso di pensieri del vecchio
Elvis e per risparmiare elimina anche qualche personaggio colorito presente
nel libro, tipo la vecchia signora che crede di essere un John Dillinger che ha cambiato sesso per non farsi beccare da
Melvin Purvis.

Gli effetti
speciali sono davvero poca roba, lo scarafaggio gigante (anzi scarabeo) che fa
da araldo alla mummia è un tripudio di zampette meccaniche che Bruce Campbell
rende credibile come vera minaccia, solo perché è lo stesso che una volta
combatteva con la sua stessa mano, persino la mummia non è tutta questa gran
roba, ma criticare gli effetti speciali di questo film, vuol dire non averlo
capito, perché anche grazie a questi, l’atmosfera grottesca della storia
originale di Lansdale, viene riprodotta alla perfezione.



Ecco giusto per stare in tema di mani e grottesco.

Don Coscarelli fa
un lavoro magnifico perché ha un grande occhio, è bravissimo a distillare il
fulmine nella bottiglia, trovando il perfetto equilibrio, di sceneggiatura e di
regia, tra momenti da barzelletta sconcia, situazioni disgustose che non
possono non far ridere e quella malinconia di fondo che ti avvolge lasciandoti
leggermente commosso, non tanto, ma è una presenza concreta almeno quanto la
mummia che si aggira per l’ospizio.

Il cast è davvero
impeccabile, Ossie Davis è bravissimo nei panni di JFK, attraverso la sua prova
da spettatori è impossibile non provare tenerezza per lui e per questa
amicizia virile nata molto, ma molto in là lungo il viale del tramonto.
Bravissima anche nei tempi comici Ella Joyce nei panni dell’infermiera, mentre
la bionda Heidi Marnhout ha il compito di introdurre l’argomento sessualità
nella terza età, che insieme alle padelle usate per catturare gli scarafaggioni
e le anime risucchiate dal buco del culo, è uno di quegli argomenti sporchi e
zozzi, tabù sì, ma che fanno ridere con un pelo di disgusto.
Ma staremmo qui a
parlare della fuffa se non fosse per la prova di Bruce Campbell, ogni settimana
mi lancio in lodi sperticate per il suo carisma e il suo umorismo in Ash vs Evil Dead, ma proprio in “Bubba
Ho-Tep” il re dei B-Movies ha dimostrato di essere qualcosa di più di un mento
vistoso e un talento per la comicità splastick che sembra arrivare da un’altra
era, qui Campbell è Elvis Presley, in tanti al cinema hanno impersonato il Re
del Rock nelle varie fasi della sua vita, Kurt Russell, ad esempio, è stato un
efficacissimo giovane Elvis Aaron Presley nel film di John Carpenter, mentre Michael Shannon ha fatto scintille
nell’impersonare la fase più eccentrica (per non dire maniacale) del Re, ma
Bruce Campbell per quanto mi riguarda ha fatto qualcosa di più.



La dinamica coppia che ha riportato in vita il Re.

Campbell qui ha
la responsabilità di interpretare Elvis al massimo della sua fama, di
inventarsi un perfetto e adorante sosia, a livello di linguaggio del corpo, Sebastian
Haff è simile ad Elvis, ma diverso, proprio come un imitatore dovrebbe
essere. Pensare che il grande Bruce ha rischiato di non interpretare mai il
personaggio, dopo aver letto la sceneggiatura aveva una sola preoccupazione,
che fu anche la prima domanda che fece a Don Coscarelli: “Hai intenzione di
mostrarlo il pene?”

Confortato sul
fatto che “Priscilla” non si sarebbe mai vista, Campbell ha davvero messo tutto
se stesso nella parte, mi potrei lanciare in analisi sull’andamento della
carriera del mitico Bruce, ma sarebbe gossip, lo lascio ad altri, io preferisco
far notare che Bruce è stato un grande Elvis, perché ha saputo inventarsi un
personaggio che non è mai esistito, l’anziano Elvis Presley.



When you don’t believe a word I say? We can’t go on together, with suspicious minds (Cit.).

Il suo Elvis è un
cortocircuito di emozioni, un’operazione di mimetismo, in cui l’uomo con la
faccia di gomma (e il vistoso mento) scompare nei panni del Re che le donne desideravano
e che gli uomini sognavano di essere, ma anche un personaggio che si vergogna
dei musicarelli che ha interpretato per soldi e fiducia mal risposta, un uomo
che aveva tutto e che ora nel pieno declino fisico, artistico e umano, non
rimpiange la fama, ma la vita semplice, magari proprio come quella di Sebastian Haff, un
uomo che scambierebbe volentieri ogni minuto passato a farsi idolatrare sul
palco, in cambio di tempo da passare con la moglie e con la figlia.

Giù alla fine della via della solitudine, nell’Hotel dei cuori infranti.

Un Re decaduto,
lontano dai lustrini, l’inutile sottotitolo italiano aggiunto all’uscita in DVD
strilla “Il re è qui”, no, il Re non è qui manco per il cazzo, “Elvis has left
the building” come nella frase finale di tutti i suoi concerti, resta un uomo
alla ricerca di un altro tipo di regalità, quella umana, perché una mummia con
un cappello da Cowboy in un ospizio texano in mani meno capaci, si sarebbe
trasformato in un unico lungo spiegone in grado di ammazzare il film, mentre
grazie a Don Coscarelli è solamente la morte, vestita in modo eccentrico ok, ma
che arriva a raccogliere anziani arrivati alla fine della corsa.

Perché possiamo
emozionarci se King ci fa affezionare ad un gruppo di bambini che affrontano il
male, con le sembianze di un clown, allora perché non possiamo rialzare la
testa e anche un po’ commuoverci quando Lansdale ci parla di anziani che
affrontano la morte, anche aggrappandosi a oggetti che diventano simboli importanti,
il club dei perdenti aveva la fionda con gli orecchini, il vecchio e
rincoglionito Kemosabe, convinto di essere Lone Ranger, invece di morire
in un letto se ne fa con i suoi revolver che fanno fuoco, o almeno provandoci.



Hi yo silver! Beh una cosa del genere almeno…

Per assurdo,
Sebastian Haff potrebbe non essere il vero Elvis, in fondo la storia ci viene
raccontata tutta dal suo punto di vista, che potrebbe comunque essere quello di
un vecchio rincoglionito convinto di essere il Re del Rock, da spettatori
possiamo affezionarci ad un vecchio nero che dice di essere JFK, ma di fatto non
gli crediamo mai davvero, per quanto riguarda il protagonista non abbiamo mai
un dubbio, quello è Elvis e se non lo è poco importa, perché deambulatore alla
mano quell’uomo è un Re che affronta un Faraone, uno scontro tra teste coronate
non per la gloria, ma per un ospizio decadente che è comunque la tua casa, per
il diritto di morire con dignità, quella che vecchiaia e malattia spesso
cercano di negarci, con la schiena dritta e spalla a spalla con un amico,
potremmo aver sbagliato tutto in vita, ma si è sempre in tempo per fare la cosa
giusta.



Se questo finale non vi emoziona, forse dormite in un sarcofago.

La mummia, le
battute che fanno ridere anche nel disgusto, sono solo l’elemento della
cultura bassa, quella di genere più “de panza”, la verità è che “Bubba Ho Tep”
è una riflessione dolce amara sul declino, sull’ultimo bis suonato prima di
scendere dal palco e su un uomo che è stato Re, o forse non lo è stato mai, uno
che avrebbe solo voluto essere un uomo, ma che sicuramente se ne va
concludendo il suo spettacolo come un Re, il Re del Rock, in fondo, lo abbiamo
sempre saputo a suo modo lui è sempre stato un Re, all hail to the King!

Il Re è morto, lunga vita al Re!

Vi concedo
l’ultimo Bis anche io prima di andare: la frase finale che conclude il film, in
pieno clima di exploitation promette dal 2002 un nuovo capitolo “Bubba
Nosferatu: Curse of the She-Vampires”. Don Coscarelli sta ancora cercando di
realizzarlo, Bruce Campbell si è già tirato indietro, ogni tanto si parla di
Paul Giamatti o di Ron Perlman come sostituti, ma con tutta la stima che ho per
tutti, sto ancora una volta con King Campbell, questo è un film grandioso, non
serve davvero aggiungere altro.

The Mummy has left the building!
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