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Buddy (2026): ti voglio bene, adesso obbedisci

Da bambino ho avuto la possibilità di vivere per un po’ in Canada, e come ogni buon bimbo teledipendente nato negli ’80 e cresciuto nei ’90, mi sono ammazzato di TV anche senza capire una parola della lingua. Uno degli spettacoli più coloriti (e colorati) era Barney, popolarissimo dinosauro viola delle TV Yankee, in realtà un tizio, immagino sudatissimo, dentro un costume da tenero T-Rex viola. Tipo il Gabibbo, ma senza l’accento ligure.

Ora, credo che chiunque abbia avuto a che fare con Barney da bambino abbia avuto almeno due reazioni possibili: amarlo alla follia oppure trovarlo vagamente inquietante. Non parlo delle intenzioni del programma, che erano le migliori del mondo, ma proprio di quella felicità programmatica, di quei sorrisi permanenti e di quelle canzoncine educative che sembravano uscite da una setta particolarmente allegra.

Non lo so, mi sembra tutto lievemente sinistro, almeno per i miei gusti.

Evidentemente non sono stato l’unico a pensarla così, perché Casper Kelly ha deciso di costruirci sopra un intero Horror. Il nome di Kelly dovrebbe già accendere qualche lampadina, stiamo parlando dell’uomo dietro Too Many Cooks, la serie di Adult Swim che prendeva la sigla di una sitcom americana e la trasformava lentamente in un incubo surreale, la cosa bella è che “Buddy” sembra essere la naturale prosecuzione di quel lavoro.

Se “Too Many Cooks” partiva da qualcosa di rassicurante e familiare per trasformarlo gradualmente in un incubo, qui Kelly utilizza lo stesso procedimento con i programmi per bambini anni ‘80 e ‘90. Prende canzoncine educative, pupazzi parlanti (qualcuno anche doppiato da Michael “Capoccione” Shannon), postini sorridenti, zainetti antropomorfi e mascotte pelose e li trasforma nel materiale ideale per una Horror-Comedy completamente fuori di testa, a ben guardare più Horror che Comedy.

Buddy è un gigantesco unicorno arancione, doppiato da Keegan-Michael Key e portato fisicamente sullo schermo dal performer Sergey Zhuravsky. La stella indiscussa di “It’s Buddy”, un programma per bambini dove tutto è colorato, allegro e rassicurante. I piccoli protagonisti imparano lezioni di vita attraverso canzoni e attività educative, finché uno dei bambini non decide banalmente di non partecipare più ai giochi di Buddy. A quel punto qualcosa si rompe nel meccanismo e diventa sempre più evidente che il grosso unicorno nasconde una natura decisamente meno amichevole di quanto voglia far credere. Esattamente come in “Too Many Cooks” (ma in formato 4:3) assistiamo alla struttura, sigla, puntata, titoli di coda, solo che ogni nuovo episodio di “It’s Buddy” diventa sempre più sinistro, come il comportamento del sempre meno amichevole unicorno.

Ogni occasione è buona per tormentarvi con questa.

Da quel momento il film si trasforma in una fuga disperata attraverso un mondo che sembra costruito con gli scarti di Barney, Sesame Street, Thomas il trenino e perfino un po’ del Mago di Oz. Tutto viene filtrato attraverso una sensibilità Horror che non si limita a mettere sangue dove prima c’erano sorrisi, ma utilizza quella grammatica televisiva nota. So cosa state pensando, dopo un milione (percepiti) di film con i personaggi delle fiabe resi malvagi, siamo di fronte alla stessa minestra… No no, perché Barney è un mostro diverso, sarebbe carino capire se il colore arancione sia stato scelto per una resa estatica, ma considerando il tema strisciante del film, credo che Casper Kelly lo abbia scelta volutamente. Con la differenze che negli Stati Uniti, molti genitori dopo aver portato i figli a vedere questo film, hanno chiesto il rimborso, una volta compreso che si trattava di un Horror (storia vera), ma d’altra parte, se sono messi come sono gli Yankee, un motivo ci sarà no?

Buddy non è soltanto un mostro, ma una figura che pretende amore incondizionato, vuole essere adorato, ascoltato e seguito. Quando qualcuno smette di recitare la parte assegnata, reagisce nel peggiore dei modi possibili, dà di matto e diventa pericoloso e squilibrato, un manipolatore fatto e finito con poche rotelle funzionanti… E per di più arancione. Tirate voi le vostre conclusioni.

Arancione, mi piace ogni giorno sempre meno.

Detta così sembra una lettura fin troppo sofisticata per un film su un unicorno assassino, ma è proprio questo il punto, Casper Kelly non rinuncia mai alla componente grottesca e splatter, un netto contrasto tra l’estetica ultra-zuccherosa del programma e la violenza assolutamente sopra le righe che si scatena quando Buddy perde la pazienza.

La parte che fa fare un salto di qualità al film è quella che non ti aspetti, quando ormai ti sei abituato (o rassegnato) alla struttura ripetitiva in 4:3, superata la sorpresa iniziale di vedere Buddy prendersela con un collega trenino della TV, Kelly piazza la zampata, riporta il formato a quello più in linea con il 2026 e introduce la coppia composta da Cristin Milioti (ancora una volta mamma, non si esce mai da “How I met your mother”) e Topher Grace nei ruoli dei genitori coinvolti nella vicenda dal mondo reale, in qualche modo anche loro, specialmente Milioti, finiranno tirati dentro a “It’s Buddy”.

How I met your Buddy.

Vanno sottolineate le ottime prove dei giovani Delaney Quinn, Caleb Williams, Luke Speakman, Madison Skyy Polan e Tristan Borders, chiamati a fare una cosa tutt’altro che semplice, interpretare bambini intrappolati contemporaneamente dentro un programma educativo e dentro un film Horror, m sulle loro spalle sta tutta la credibilità di un film che ricordiamolo, ha come minaccia un unicorno arancione.

La sensazione è che “Buddy” faccia con la televisione per ragazzi quello che The Banana Splits Movie provava a fare con le mascotte televisive, ma allargando moltissimo il bersaglio, non un singolo programma trasformato in Slasher, ma un’intera era della TV infantile che diventa sotto i nostri occhi una trappola per bimbi sperduti. Io ve lo dico, forse dura un po’ troppo in termini di minutaggio, ma l’apparizione del mitico Clint Howard qui è una delle cose più lisergiche che vedrete quest’anno, avete presente il momento musicale da Cowboy del piccolo schermo? Provate ad immaginarlo con il secondo Clint più famoso di Hollywood e forse avrete un’idea.

In glorioso e sinistro 4:3

La parte riuscita di “Buddy” è proprio questa, il suo spaziare all’interno del tema del controllo, e sugli effetti che questo ha sui personaggi dentro e fuori (letteralmente!) dallo schermo, ormai è chiaro che questa formula Casper Kelly sappia utilizzarla, era giusto in qualche modo ufficializzarla anche in un film (uscito da qualche giorno su Shudder), ora vedremo cosa riuscirà a fare in futuro, se si accanirà su altri programmi del piccolo schermo a provare a fare un salto, con “Buddy” ha avuto anche il tempismo dalla sua parte, sfruttando bene quel lieve senso di ansia che i programma, stile Barney e suoi derivati suscitavano, ma io non sopporto nemmeno le mascotte delle squadra di pallacanestro, sono patologico.

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