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Bullet Train (2022): guardo il mondo dallo Shinkansen (mi annoio un po’)

Venghino signore e signori venghino a vedere il film G-G-Giovane! Quello che piace ai G-G-Giovani, interpretato da un G-G-Giovane come Brad Pitt con il cappello da pescatore stile J-J-Jovanotti, anche lui uno che piace ai G-G-Giovani! Fine della parte dove fingo entusiasmo per “Bullet Train”, parliamo di cose serie.

Quanta importanza avreste dato alle coreografie e alle scene di lotta di “Bullet Train” se il film non fosse stato diretto da David Leitch, o da che so, un Antoine Fuqua qualunque, il primo incaricato della regia rimasto a bordo del treno proiettile solo come produttore? Azzardo una risposta: avreste dato importanza a questi due elementi, nella misura in cui coreografie e scene di lotta vi interessano all’interno di un film. Facciamo un passo indietro, torniamo alla stazione precedente.

Io capisco che nel corso della sua carriera, David Leitch come cantavano gli Elii, sia diventato “amico di tutti”, parliamo di quello che ha fatto la controfigura per tanti a partire proprio da Brad Pitt e che più recentemente ha trasformato due non atleti in divi d’azione, prima Keanu Reeves, contribuendo alla saga di John Wick e poi Charlize Theron con Atomica Bionda, che ancora è il suo film migliore da regista dopodiché? Regie per restare nel giro che conta, il divertente Deadpool 2 e il tedioso Fast & Furious – Hobbs & Shaw, in cui il suo stile è andato man mano diluendosi, per sottostare alle gerarchie dello “Star power” di Hollywood.

Guardate quanta è G-G-Giovane questo film pieno di neon (anche loro G-G-Giovani!)

“Bullet Train” è l’adattamento Yankee del romanzo “I sette killer dello Shinkansen” scritto da Kōtarō Isaka nel 2010 che sto leggendo (grazie Lucius!), sono più o meno ad un terzo e posso dire che per essere una cosina venduta come Agatha Christie incontra Tarantino, risulta piuttosto divertente, nella misura in cui riuscirete a calarvi nella mentalità orientale. Infatti lo stile di Isaka procede bello spedito, il suo è un classico delitto della camera chiusa, in cui la camera è un treno proiettile che corre spiiiiiidito (cit.) lungo i binari della Shinkansen, la rete ferroviaria giapponese.

A bordo salgono uno alla volta gli assassini del titolo, ognuno con un nomignolo ironico, tutti letali, pronti a lanciarsi in dialoghi sui massimi sistemi della cultura pop (va fortissimo il trenino Thomas) per personaggi che si ammazzano con gran leggerezza e litrate di sangue. Nella mia testa di lettore mi immagino un po’ tutti i personaggi in stile Manga, quindi devo dire che mi sto godendo il viaggio, cosa che purtroppo non posso dire di aver fatto con il film, avrei voluto divertirmi di più, ma per molto tempo ho passato il tempo guardando l’orologio, non ne faccio nemmeno una questione di aspettative (non ne avevo alcuna) o di paragone diretto con il libro (sono solo ad un terzo della lettura), semplicemente non capisco perché David Leitch perda tempo con roba del genere.

Menarsi si, ma per poco, per l’ultima fetta di dolce nel vagone ristorante.

Cioè lo capisco, è un film che si vende da solo, ci sta Brad Pitt che Brad Pitta no? Quindi il film ha già il suo pubblico, inoltre è la classica commedia con dell’azione, una faccia nota ogni dieci secondi (molte delle quali anche non accreditate per aumentare l’effetto sorpresa) ma di fatto un film che David Leitch ha diretto proprio perché “amico di tutti” ad Hollywood, con questo stile un po’ Tarantino e un po’ Guy Ritchie, sono sicuro che questo trenino conquisterà cuori, anche se tra un paio di settimane credo che sarà difficile distinguerlo da quasi qualunque dei film di Guy Tarantino Quentin Ritchie o di uno qualsiasi dei loro imitatori, oh! Meglio essere confuso con uno bravo eh? Però David Leitch oggi come oggi dovrebbe dettare il passo, non inseguire lo stile altrui.

Se lo valuto di “testa” questo film è pieno di elementi, nomi e ammazzamenti che mi piacciono, di “pancia” invece mi è sembrato tutto così già visto anche nella sua volontà di esagerate, da avermi più annoiato che coinvolto, anche se sono certo piacerà a molto pubblico perché è il tipo di formula che conquista, da tanto è collaudata.

«No niente, Cassidy che si lamenta, sai lui non è G-G-Giovane come noi»

Storm Shadow è un padre incupito per il figlio in fin di vita in ospedale, il nonno uscito da Mortal Kombat lo spinge a fare qualcosa visto che è figlio di cotanto padre assassino, il tutto mentre Brad Pitt impegnatissimo a Brad Pittare nei panni di Brad Pitt, qui risponde al nome di “Coccinella” anche se è un assassino afflitto da sfiga cronica che però non se ne cura, visto che ad ogni inquadratura Brad Pitt è impegnato ad ammicare al pubblico ricordandogli che lui comunque è Brad Pitt, quindi andrà tutto bene.

Il compito di “Ladybug” è quello di recuperare una valigia e bordo del treno proiettile e di scendere alla prima fermata, questo il lavoro di tutto riposo (seee, credici!) che gli viene affidato da “Cortana”, la voce nei suoi auricolari che – doppiaggio permettendo – non è impossibile da riconoscere appartenere ad un’attrice amatissima dal pubblico che comparirà per due secondi solo nel finale.

Per il resto abbiamo la Principessa rosa vestita (ma letale) e un’altra coppia di assassini che si chiamano Limone (Brian Tyree Henry) e mandarino (Aaron Taylor-Johnson), impegnati ad allungare il brodo dei dialoghi (però tutti molto G-G-Giovani!) facendo la conta dei morti ammazzati nei loro precedenti incarichi, oppure etichettando – letteralmente – tutti quelli a bordo con i personaggi pescati dal cartone animato del trenino Thomas. Non la sentite tutta questa gioventù nell’aria! Ah quasi mi viene la sciatica da tanto che mi fa sentire G-G-Gioovane ‘sta roba.

L’immagine con libro è tutta per Lucius.

Bello eh? Non voglio passare per più critico del solito, tra soldi del riscatto, serpenti velenosi e facce note ad ogni piè sospinto, il treno procede spiiiiiiiiidito (la smetto di insistere su questa citazione, ma mi viene automatica vista l’identità della voce al telefono), il risultato è uno di quei film dove ogni personaggio è presentato con l’ormai rituale fermo immagine e nome a colori sgargianti sullo schermo, in cui il Giappone è rappresentato con un trionfo di luci al neon e se vi mancano i film alla Guy Ritchie prima maniera, potreste divertirvi un sacco. Tutto sommato io l’ho trovato un Deadpool 2 senza maschera (ma comunque con “Doppia R” che compare in un momento chiave, rovinando l’effetto sorpresa, vabbè), con tanta voglia di piacere a tutti. Ci riuscirà benissimo non ho dubbi.

La quota orientale che avrei voluto veder abbondare nel film.

Perché non mi ha convinto? Perché un film avrebbe potuto dirigerlo chiunque, anche Antoine Fuqua e sarebbe stato più o meno identico, David Leitch di suo cerca di imprimere il suo marchio sul film ma il risultato è timido. Certo è ovvio che senza di lui alcuni nomi (a partire proprio da Brad Pitt), forse non sarebbero stati così sicuri nel cast, ma è comunque poco per uno specializzato come lui, forse l’unico occidentale a tener viva la tradizione di certi film marziali di stampo orientale (anche solo nello stile di lotta) qui da noi, ridotto a cosa? Dover dirigere un film che per tre quarti è una commedia, con personaggi seduti sulle poltrone di un treno impegnati a snocciolare dialoghi proto-Tarantiniani e il resto? Un paio di coreografie di lotta eseguite da attori che non sono atleti, quindi in automatico per quanto ben fatte, non possono che risultare meno riuscite, anche se ormai Zazie Beetz è esperta nel comparire nei film di Leitch.

Zazie non nel metro ma sul treno questa volta.

Quando poi la trama decide di alzare il livello della caciara, l’abbondante CGI non tiene il passo, con scene d’azione spaccatutto che ti tirano proprio fuori da una storia che lo ammetto, a conquistarmi non ci è riuscita davvero mai, per una ragione principale: io ero qui per vedere Michael Shannon, mi hanno fatto sudare la sua entrata in scena, ma è anche vero che il buon “capoccione” vale spesso da solo il prezzo del biglietto.

Non solo perché il suo personaggio qui è ammantato da un aurea di leggenda che si traduce nella sequenza migliore del film (il flashback di Morte Bianca che fa piazza pulita dei suoi nemici), ma poi Shannon, qui circondato da sgherri mascherati, un po’ in stile 88 folli un po’ i soldati di Mister Negativo (chi legge ancora L’uomo Ragno, capirà) è quello che secondo me ha interpretato meglio il materiale di partenza, anche meglio di David Leitch.

Invece di essere tutti molto impegnati ad apparire stilosi, fighi e sempre in posa anche se sporchi di sangue, i personaggi di “I sette killer dello Shinkansen” sono dei folli che sembrano usciti dalle pagine di un Manga, proprio per questo Shannon sfatto, con accento tedesco ma abiti orientali è l’unico a bordo di questo treno che garantisce quel grado di follia che la storia richiede.

You’re simply the best (better than all the rest)

Posso dirla fuori dai denti? Anche senza aver letto il romanzo (non l’ho fatto, sono ad un terzo!) è chiaro che una storia così avrebbe dovuto essere messa in mano ad un regista meno interessato a rendere credibile l’assurdo (tipo il legnoso Keanu che diventa l’assassino più letale del mondo), ci sarebbe voluto un approccio orientale alla storia, ovvero incurante di risultare realistico a tutti i costi. Prendi “Bullet Train”, mettilo in mano a Takashi Miike e inizia a fregarti le manine per l’entusiasmo, dallo ad Antoine Fuqua o David Leitch e il risultato sarà un proto- Ritchie che sicuramente troverà il suo pubblico, ma che dimenticheremo anche abbastanza presto passati gli entusiasmi della prima visione.

Sarà che mi è sembrato tutto molto derivativo, sarà che da David Leitch mi aspetto altro che vederlo perdere tempo con film in cui il suo vero talento non può emergere, o forse che non sono più così G-G-Giovane per questo film G-G-Giovani, però questo treno lo lascio prendere a chi potrà apprezzare di più, intanto torno a leggere, mi mancano due terzi di romanzo da finire.

Sepolto in precedenza martedì 6 settembre 2022

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