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Burying the Ex (2015): Hey Joe, where you goin with that screenplay in your hand…

Preparate la
corda insaponata, le pietre più pesanti e i forconi più appuntiti. Accumulate
la legna migliore per il rogo più grande che si sia mai visto, vi devo parlare
del nuovo film di Joe Dante e c’è qualcosa che vi dovrò dire che molto
probabilmente non vi piacerà…

Cosa faccio?
Inizio una lunga premessa in cui vi spiego perché voglio bene a Joe Dante? Uno
di quei filmaker che abbraccerei fortissimo come se fosse il Pisolone, solo per
il fatto di esistere e fare film su questo gnocco minerale che ruota intorno al
sole. Cresciuto alla scuola di Corman ed esploso in quella di Spielberg, gli
anni ’80 e parte dei ’90 sono stati suoi, grazie al suo Cinema fantastico,
Horror, per ragazzi, ma soprattutto divertente, perché la leggerezza e la
capacità di divertire sono solo alcuni dei multipli talenti di Dante, oltre al
nome più figo della storia, ovvio.
Non ho voglia
di ripercorrere qui le tappe della carriera di Joe Dante, solo perché vorrei
farlo in maniera più approfondita in altra sede, ci tengo comunque a
sottolineare l’assurdità legata la fatto che un talento del genere, venga
relegato a rare apparizioni tv (due episodi per la serie Masters of Horror, ma
anche regie disparate per le cose più disparate, da “CSI: NY” ad
“Hawaii Five-0”, passando per “Salem”), quando solo nel 2009
ha sfornato uno dei pochi titoli in 3D veramente degni di questa troppo
pubblicizzata (e ruba soldi) abitudine cinematografica, quel “The Hole” che
ancora oggi considero bello bello in modo assurdo, magari solo io, ma chissene…
Joe Dante non
perde l’ironia e la leggerezza nemmeno per “Burying the Ex”, ma da come avrete
intuito dalla mia lunga premessa (e dai forconi nelle vostre mani) non è da
considerarsi proprio tutto pesche e crema…



“Io prendo un cono due gusti, pesche e crema, tu cosa vuoi invece?” , “Direi un cono pizza e fichi, grazie”.
Ora, al costo
di passare per il fanboy che si rifiuta di parlare male di uno dei suoi
beniamini, dirò che secondo me tutti i difetti del film sono nella
sceneggiatura di Alan Trezza, quindi se volete linciare lui al posto mio, fate
pure, ma permettete che sia io a tirargli il primo sassone sul grugno…
Max (Anton
Yelchin) ed Evelyn (Ashley Greene, bisogna essere bravissimi per farsi odiare
dal pubblico e lei lo è) sono una strana coppia che ha in comune solo tanto
ottimo sesso scambiato per affiatamento. Lui ama i film Horror classici e
colleziona poster (italiani) dei capolavori degli anni ’50 e ’60. Lei è una
fondamentalista vegana, fissata con il riciclaggio, che lo costringe a girare
in monopattino per non aumentare il livello di Co2 nell’aria. Lui vuole vedere
per la milionesima volta Cat People e I walked with a zombie, lei gli butta via
i poster per rendere l’appartamento eco-sostenibile. Avete capito le premesse,
no? Ok, ora la situazione peggiora…



Referto No. 1 LUI: L’Odioso protagonista e i suoi bellissimi poster.
Max ha un
fratell(astro) sesso-maniaco che sembra finito in questo film dopo essere
rimasto chiuso fuori da una commedia di Judd Apatow, o di Kevin Smith. Se ad
interpretarlo ci fosse stato Jonah Hill o Seth Rogen nessuno si sarebbe
stupito. Il fratello è talmente, odioso/laido/schifoso che per contrasto Max
dovrebbe (condizionale obbligatorio) starci simpatico da subito… Ma
personalmente quando vedo Anton Yelchin mi gratto, perché il suo nome è sempre
associato a film che mi hanno quasi sempre fatto storcere il naso.
Inoltre, Max è
uno stronzetto senza palle, per quanto stia male con Evelyn non ci pensa
nemmeno a mollarla, anzi, ci pensa, ma non ha il fegato per farlo e, non pago, le giura amore eterno sul mamozzo di un diavoletto che garantirà la sua
diabolica influenza sulla coppia. Cosa ci insegnano i film americani? Che se ci
metti più di tre secondi ad attraversare la strada, sicuramente un grosso Bus
metallizzato ti farà fare la fine della rana di “Frogger” ed è proprio quello
che succede ad Evelyn, sollevando Max dall’onere di doverla scaricare.



Referto No. 2 LEI: Prima di finire come la ranocchia di “Frogger”.
Seguendo il
vecchio adagio, “Chi muore giace, e chi vive si dà pace” Max fa la conoscenza
di Olivia, una ragazza impacciata con le ciocche viola, che ama gli stessi film
di Max, ma proprio gli stessi uguali identici, praticamente la sua versione al
femminile… Solo che come bonus extra, è anche fatta a forma di Alexandra
Daddario (cereali sputazzati dal naso).



Referto No. 3 L’ALTRA: Visto di peggio in vita mia…
Ma l’ombra
della Ex questa volta è un po’ più influente del solito, perché Evelyn torna
in versione Zombie, decisa a tenersi Max per sempre e se prima non riusciva a
scaricarla, figuriamoci se può farlo ora che è tornata dal regno dei morti solo
per stare con lui.
Iniziamo
subito con i PRO: il cast scelto da Joe Dante funziona, Max è il classico
protagonista a cui viene voglia di gridare “Ma che cazzo fai idiota!” ogni
volta che fa una scelta (sbagliata), è un personaggio che ho trovato petulante
e fastidioso, Anton Yelchin lo interpreta bene, il fatto che non abbia un buon
feeling con questo attore per una volta aiuta.
Ashley Greene,
come detto, è molto brava a fare la parte di un personaggio odioso (in vita) e
insopportabile da non-morta, per essere convincente e non scadere nel
macchiettistico con un personaggio del genere, devi essere brava, lei per
fortuna lo è.



Ed è anche bella…. Anche se vedendola così uno non lo direbbe…
Alexandra
Daddario si spoglia (sì, si spoglia) del ruolo di bellona e risulta
convincente nella parte delle tenera affetta da goffaggine, in ogni caso le
scene in favore di decoltè (alla voce si spoglia, di cui sopra) non mancano, giusto
perché Joe Dante è un regista Horror, quindi vuole vedere i vostri nasi
esplodere in un geyser di sangue zampillante su queste scene.
Si ride, più
che altro si sorride, perché comunque il film mantiene la sua leggerezza, anche
se le svolte della trama sono tutte facilmente intuibili con svariati minuti di
anticipo, quello che ho trovato insopportabile (oltre a Max) è il contenuto
dello script.
Alan Trezza
adatta per il grande schermo un cortometraggio da lui stesso scritto e prodotto
in precedenza, si vede perché il film ha una durata di 1h e 29 minuti canonici
e contiene molte scene che servono solo a stiracchiare la storia quel tanto
che basta per raggiungere il minutaggio standard. Ne volete una superflua? Max
che balbetta una spiegazione alla polizia, è inutile ai fini della trama, ma me
la sono goduta lo stesso solo per la presenza del mitico Dick Miller, ditemi
cosa volete, ma ancora oggi quando vedo quell’uomo mi ritrovo a sorridere come
uno scemone puntando il dito verso lo schermo…
Quello che mi
urta più di tutto nello script di Trezza è la banalità del soggetto, la figura
dello Zombie si è sempre prestata a fare da metafora, il Maestro (Zio) George
A. Romero (omaggiatissimo in questo film, i protagonisti vanno ad una
proiezione notturna de “La notte dei morti viventi” in un cimitero… Barbaraaaaa
i morti ti prenderanno!
) ha elevato questa specialità a forma d’arte. Trezza deve
aver pensato che utilizzare lo zombie come metafora di un rapporto amoroso che
non vuole morire, doveva essere la cosa migliore capitata agli Zombie dai tempi
delle vittime lente che fuggono con i pesi alle caviglie.



Ci voleva Joe a mostrarci una scena di resurrezione classica fatta alla vecchia maniera…
Il risultato,
però, è scandalosamente sessista, il personaggio di Evelyn è un’enorme
forzatura, perché qualcuno che ricicla dovrebbe essere visto come una persona
orribile? E allo stesso tempo, perché un ragazzino senza il fegato di parlare
onestamente alla sua fidanzata dovrebbe essere da considerarsi un virtuoso? Per
tutta la pellicola Evelyn non ha una singola sfaccettatura positiva, incarna
quella forza castrante che ti costringe a mangiare le verdure quando vorresti
sfondarti di pizza sul divano davanti alla tv. Max, invece, è per metà un ragazzino
immaturo che non vuole crescere e per l’altra metà un paraculo che, tutto
sommato, si gode i vantaggi di avere una fidanzata (aprire il libro al
capitolo: Sesso).
Il terzo
vertice del triangolo è Olivia, ora, ditemi pure che esagero e cerco messaggi
dove non ci sono, ma trovo assurdo lanciare il messaggio “Hey ragazzi di tutto
il mondo, la vostra fidanzata/moglie è un’odiosa stronza che non vi permette di
fare quello che volete, ma là fuori sappiate che esiste una ragazza uguale
identica a voi che non aspetta altro che conoscervi”.
Mandare il
messaggio che là fuori nel mondo, ci sia la Daddario, pronta a Daddarvela, solo
perché siete dei nerds con il poster originale di “Il pozzo e il pendolo” in
casa, mi sembra una fantasia adolescenziale ridicola su cui basare un film, se
sto esagerando decidete voi, sasso sul mio naso o su quello di Alan Trezza, la
scelta è vostra.

Il romanticismo secondo Alan Trezza, anni 14 e tanta voglia di trovare una fidanzata prima o poi…
Come mai Joe
Dante abbia scelto proprio questa sceneggiatura, io proprio non lo so, forse in
virtù della leggerezza più che del fastidioso sessismo con sui sono
tratteggiati i personaggi, lo dico ancora una volta e poi giuro che non tornerò
più su questo argomento, farsi distrarre dalla presenza della Daddario e dalle
numerose citazioni cinematografiche, ha solo l’effetto negativo di legittimare
il (a mio avviso brutto) lavoro di Trezza, uno che più che scrivere film per
Joe Dante, dovrebbe affrontare i suoi problemi irrisolti con le donne.
Avendo
accettato il film, Joe Dante da parte sua lavoro (bene) con il cast, gestisce
al meglio il risicato budget, usando pochi, ma funzionali effetti di make-up (e
qualche moscone digitale attorno alla testa di Evelyn). Per il resto coglie
l’occasione per rendere omaggio a tutta quel Cinema che ha formato lui e,
diciamolo anche noi, attraverso le citazioni di cui vi parlavo poco fa.
In casa del protagonista ci
sono i poster in versione originale italiana de “Il pozzo e il pendolo”,
“Zombie in soffitta” e “Terrore dallo spazio profondo”. In Tv si vedono
spezzoni di film come “Il bacio della Pantera” e “La Frusta e il Corpo” di
Mario Bava, ma si va anche alla caccia del DVD di “Gore Gore Girls” e Dante
omaggia anche il suo maestro Roger Corman con “Attack of the Crab Monster”.
Una delle
scene più importanti del film ha come location il Forever Cemetery che ospita
le spoglie e la statua di Johnny Ramone, un altro che era un grande
appassionato di fumetti e film dell’orrore.



Hey! Oh! Let’s GO!!!!!! (Ciao Johnny, ci manchi un casino…)
Perché Joe
Dante lo fa? Perché lui è così, un affettuoso omaggio ad un’epoca d’oro che
ancora oggi trova appassionati e che Dante non ha mai smesso di omaggiare dai
tempi di “Matinee” che se ci penso mi viene da piangere per quanto è bello “Matinee”.
Ora se vale la
pena giudicare “Burying the Ex” migliore dei suoi effettivi meriti, per via di
tutti questi omaggi io non lo so, sono sicuro che anche se questo script non è
il massimo, a Joe Dante io gli voglio bene comunque, se smette di frequentare
Alan Trezza è meglio, però gli voglio tanto bene e prima di accendere il fuoco
sotto la mia pira, almeno fatevi vedere “Matinee” un’ultima volta!
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