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Cabal (1990): loving the monsters

I diversi, gli ultimi degli ultimi, mostri, devianti, questa Bara va pazza per i devianti e se c’è qualcuno che ha sempre dimostrato un amore per i mostri, quello è Clive Barker, il suo “Cabal” compie trent’anni ed è doveroso rendere omaggio a questo oscuro e tormentato gioiellino.

L’esordio al cinema dello scrittore Clive Barker è stato fulminante, un piccolo film pieno di malsano dolore come Hellraiser è ancora oggi un capolavoro, il passo successivo per Barker era, ovviamente, puntare al bersaglio grosso, qualcosa di decisamente più ambizioso come adattare per il grande schermo il suo romanzo “Cabal” (1988).

La storia è quella di una comunità di mostri che vivono nella misteriosa città di Midian, un romanzo di grande respiro, con il tema universale della diversità a garantire l’attrattiva per il pubblico e una fama notevole a precederlo, ad un certo punto “Cabal” si è beccato l’etichetta di “Guerre Stellari dell’Horror”, insomma un progetto che richiedeva un budget ben maggiore di quello di Hellraiser.
Genitore 1 e Genitore 2 (per i fan del cinema horror questi due lo sono per davvero!)

La Morgan Creek Productions arriva con la classica valigetta piena di undici milioni di fogli verdi con sopra stampate le facce di alcuni ex presidenti defunti, denaro che basta per garantirsi un po’ di nomi giusti, come Danny Elfman (che per me sarà sempre il compositore del fantastico al cinema) e giusto per rispettare quell’etichetta appioppata al suo romanzo, anche l’artista Ralph McQuarrie che è ricordato solo per il suo lavoro su Guerre Stellari, ma ha sfornato tantissima grande arte, ad esempio, per “Cabal” ha creato il dettagliatissimo murale che racconta tutta la mitologia oscura delle creature di Barker e che si vede frettolosamente sui titoli di testa del film.

Clive Barker gira gli interni del film in Inghilterra e buona parte del resto in Canada, motivo per cui ha potuto garantirsi i servigi del mio secondo Canadese preferito, David Cronenberg. Ho sempre considerato una geniale intuizione quella di affidare allo sguardo da patologo del regista, il ruolo dello psichiatra, il dottor Philip K. Decker (nome che omaggia palesemente lo scrittore Philip K. Dick). Cronenberg ha passato il tempo libero sul set a sistemare la sceneggiatura di quella cosetta Burroughsiana che di lì a poco avrebbe diretto, ma di tutte le prove da questa parte della macchina da presa, quella offerta in “Cabal” è sicuramente la miglior prova d’attore di Cronenberg, uno a cui piace concedersi piccolo ruoli da attore, intervistato in merito ha dichiarato che per recitare basta arrivare sul set conoscendo le proprie battute, rispetto alla responsabilità che il ruolo di regista comporta, in pratica una vacanza pagata.
Il mio secondo attore Canadese preferito.

Per il ruolo del protagonista Aaron Boone, sono stati presi in considerazione Rutger Hauer e Christopher Lambert, un abisso di talento tra i due, però forse avrebbero garantito alla pellicola più visibilità della scelta finale per il ruolo, Craig Sheffer che è un Boone davvero azzeccato. Ma i danni veri alla visibilità del film li ha fatti tutti la 20th Century Fox con una distribuzione semplicemente disastrosa.

Quando alla gita delle media, sei quello che si addormenta per primo ma i tuoi compagni di classe hanno portato i pennarelli.

La prima frase promozionale del film ruotava tutta attorno a Lori (Anne Bobby) la fidanzata dal protagonista, ma le locandine del film si alternavano, su alcune capeggiava in bella mostra il mostro (ah- ah) Peloquin che sarà anche una delle creature più affascinanti del film e anche il motivo che mi spinse a noleggiare il film la prima volta, in una vecchissima Il talento di Sam Raimi è la vera forza propulsiva di “Darkman”, malgrado le riscritture e i tagli al montaggio, il regista di Evil Dead si conferma il genietto visivo capace di imprimere il suo tocco anche alle pellicole su commissione, figuriamoci una che sentiva così tanto sua a livello di spunti narrativi. nella mia ormai perduta videoteca di fiducia, ma non è certo il protagonista. Altre locandine sfoggiavano il mascherato serial killer, generando una confusione totale nel pubblico, “Cabal” è un film sui mostri? E’ la storia delle pericolose attività del fidanzato di Lori? Oppure è uno slasher con un assassino mascherato sulla falsariga di Halloween oppure Non aprite quella porta? Non si sa e per di più l’ultimo smacco della Fox prevede anche il titolo del film che è rimasto “Cabal” solo per i mercati europei, mentre in America è diventato “Nightbreed”, perché secondo i capoccia della Fox “Cabal” non voleva dire niente e poi si correva il rischio di farlo sembrare un film dalla parte dei mostri. Ma dai? Oh, lo avevano davvero capito in pieno il messaggio del film i vertici della Fox, eh? Ho capito perché si chiama così, sono delle belle volpi.

Questo losco figuro mi fissava sempre dalle mensole delle mia vecchia videoteca di fiducia (storia vera)

L’ultima “libra di carne” richiesta dalla Fox riguarda il minutaggio del film, fatto salvo che il divieto ai minori di Hellraiser Cliver Barker poteva anche scordarselo, nel mirino c’era la durata del film. Barker era convinto di poter raccontare tutto decentemente in 120 minuti (durata della “director’s cut”), mentre la Fox ha preteso tagli netti che hanno ridotto il film ai 102 minuti della versione cinematografica, con enormi sacrifici logici e passaggi a vuoto che urlano ancora vendetta. Quindi il consiglio è quello di recuperare la “director’s cut” oppure, se volete sbizzarrirvi, la “Cabal cut” da 145 minuti che ha fatto il giro di alcuni festival ed è più che altro un tentativo di dimostrare che esiste ancora un mercato per il film di Barker nella sua versione non tagliuzzata.

“Stavate parlando di tagli? Io sono un professionista, so tutto dell’argomento”

Dopo una cattiva pubblicità come questa e dei tagli fatti con l’accetta arrugginita, “Cabal” “Nightbreed” ha portato a casa poco meno di nove milioni di dollari, ma questo non gli ha impedito di conquistarsi il suo stato di film di culto, proprio per quel suo fascino maligno che ancora oggi lo rende una delle più memorabili parate di freaks che si sia mai vista al cinema, per questa Bara che ama i devianti, un film così non può che essere un Classido!

Le interferenze esterne e il budget risicato non hanno permesso a Clive Barker di creare al cinema quell’epica ad alta possibilità di seguiti che avrebbe desiderato, ma il fascino della mitologia oscura di “Cabal” è ancora fortissimo e palpabile anche a trent’anni dalla sua uscita, perché prima di essere un horror con una parata di mostri realizzati con effetti speciali orgogliosamente vecchia scuola, questo film riesce a parlare del vero orrore, l’odio nei confronti delle minoranze oppresse, dei reietti e di tutta quella paura nei confronti di tutto ciò che è considerato diverso. Sono passati trent’anni dall’uscita del film e su questo fronte siamo decisamente peggiorati, per non dire proprio caduti in basso.

La storia è raccontata tutta dal punto di vista del protagonista, Aaron Boone non è totalmente un reietto, ma gli incubi che lo perseguitano lo rendono qualcuno sempre più distante e disallineato agli standard richiesti dalla società. Nei suoi incubi Boone vede Midian, la città dei mostri di cui ormai è ossessionato e le cure del dottor Philip K. Decker (David Cronenberg) anzichè aiutarlo lo incasinano ancora di più, sì, perché in giro c’è un assassino che ha già massacrato sei famiglie in dieci mesi, un tizio loschissimo con una maschera inquietante a cui Barker dedica una delle prima scene del film, quella in cui lo vediamo all’opera armato di lame e coltelli.
Il kit del piccolo maniaco omicida: Maschera spaventosa e coltello affilato.

Per continuare la grande tradizione degli psicologi stronzi al cinema (si può dire stronzi? L’ordine degli psicologi si offenderà? Vabbè, chissene dovrebbero licenziare chi si occupa di gestire la loro immagine pubblica) il dottor Decker fa ricadere la colpa di tutti gli omicidi su Boone a cui non resta altro che scappare, la sua fuga lo porterà a Midian, ma solo dopo l’incontro con lo scuoiato Narcisse (Hugh Ross). Sull’identità dell’assassino mascherato, invece, non aggiungo altro nel caso non aveste mai visto questo film, ma diciamo che Barker capisce perfettamente che non è il caso di portare avanti quello che è a tutti gli effetti un segreto di Pulcinella, scelta brillante visto che l’assassino diventa il perfetto contro altare morale di Boone, la nemesi per eccellenza.

“Cabal” diventa presto una favola oscura con moltissimi riferimenti biblici, a partite dal nome Midian che ricorda volutamente il luogo dove si diresse Mosè in fuga dal faraone. A Boone (e a noi spettatori insieme a lui) viene concesso l’accesso a Midian e alla sua mitologia, in cui Baphomet è una divinità al contrario, quasi un Anti-Cristo e Cabal, il messia della profezia che salverà i mostri, un Gesù dei reietti destinato a guidarli. A volerla dire proprio tutta, l’arrivo di Lori nella città è una discesa all’inferno in cui tutto è stato rigirato, i veri mostri di cui avere paura non sono le creature (una migliore e più fantasiosa dell’altra) che la ragazza si troverà davanti, ma i rappresentanti delle istituzioni umane, i guardiani dello status quo. Non il gruppo rock, eh?
«Niente luna piena nemmeno stanotte eh?», «Ah-ah simpatico, sarai bello tu, sembri il Predator del discount»

La critica di Clive Barker è urlata, ma netta, il dottor Decker è un viscido e freddo calcolatore affidato allo sguardo da anatomopatologo di Cronenberg e i poliziotti anziché garantire la giustizia per tutti, sono dei reazionari fanatici della armi che non aspettano altro che poter sparare a qualcuno dei loro luridi mostri. Barker mette in chiaro il messaggio, ridicolizzando le autorità che entrano in azione sulle note di un marcetta paramilitare, mentre sono impegnati ad arraparsi con i loro grossi fucili. Sigmund Freud analyse this!

Quando il Bulldog Francese era ancora un cane strambo e ben poco diffuso.

Se George A. Romero grazie al personaggio di Bub, opposto agli schifosi militari del suo film, riusciva a farti rinnegare l’umanità abbracciando i ben più umani non morti, Clive Barker ottiene lo stesso risultato inclinando il piano sotto i piedi degli spettatori, portandoci tutti in un mondo alla rovescia dove le istituzioni sono marce, la religione è rovesciata e il messia è un mostro con più cuore e buone motivazioni di quelli che in teoria, sarebbero umani per davvero, ma si comportano come i mostri peggiori.

Un processo lento quello di Barker con cui, però, riesce ad ottenere lo stesso risultato che Tod Browning portava a casa con “Freaks” (1932), ovvero di quello di farci patteggiare completamente per i diversi e i reietti, gli stessi personaggi che all’inizio del film risultavano spaventosi e pericolosi, qualcuno da cui fuggire, proprio come fa Boone la prima volta che si ritrova davanti i canini di Peloquin (Oliver Parker).
Se questo vi ricorda la storica sigla di Notte Horror vi meritate un Bro-Fist.

Tra le creature compare anche Doug Bradley (il Pinhead di Hellraiser), ma ad inizio film il Narcisse di Hugh Ross sembra un pazzo visionario, uno di quei senzatetto che delirano parlando da soli dai quali forse è meglio stare lontani, ma nel corso del film diventerà una faccia (spellata) amica, qualcuno a cui si vuole bene e questo accade per tutte le bizzarre creature che popolano la pellicola. Una scena, in particolare, riassume alla perfezione il cambio di punto di vista dei personaggi e di noi spettatori insieme a loro, quando Lori vede il piccolo mostriciattolo (un animatronico invecchiato così così ma adorabile quasi quanto Baby Yoda, guarda caso un’altra creatura animatronica) che sta morendo sotto i letali raggi solari, senza che la madre possa fare nulla per aiutarlo.

Quanto è carino! Possiamo teneeeeeeeerlo?

Lori deve battere l’istinto di fuggire lontano, di voltare lo sguardo prendendo in braccio una creatura, ammettiamolo, innocua, ma abbastanza repellente che attira e disgusta in parti uguali, portandola al sicuro dal sole il mostrino diventerà una bella bimba e direi che il corso di metafore raccontate bene al cinema, Clive Barker lo ha passato a pieni voti.

Ecco perché la “discesa all’inferno” di Lori, inizia come una parata di mostri assurdi, ma diventa presto uno spettacolo di bellezza altra, alternativa, diversa, realizzato appunto con quella che ancora oggi è il più variegato sfoggio di effetti speciali vecchia scuola, se siete cresciuti come me con il cinema di genere e avete visto per la prima volta “Cabal” attratti da quella strana creatura ruggente sulla locandina, il vostro cuore si scalderà ancora davanti a questi “Beautiful Freak” per citare una canzone degli Eels.
“Gli Eels? Ma che razza di musica ascolta questo. Sei strambo lo sai?”

Il messaggio di “Cabal” oggi, trent’anni dopo la sua uscita, è più forte ed efficace che mai: ci sarà sempre qualcuno pronto a dirvi di chi avere paura, che non perderà tempo a puntare il dito contro chi è diverso per tornaconto personale, i veri mostri non sono quelli che troverete a Midian, perciò tenete la guardia alta, David Bowie cantava di “Loving the Alien”, Clive Barker ci ha messi in guardia con questa sua affascinante e oscura dichiarazione d’amore nei confronti dei mostri.

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