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Cannonball (1976): Una buona ragione per voler bene a zio Roger Corman

Avevo sempre
sentito parlare di “Cannonball” ma non avevo mai avuto l’occasione di vederlo,
per fortuna posso contare sugli assist del Zinefilo
che mi ha proposto questo rombante titolo, impossibile dire di no! Non perdetevi nemmeno la Locandina d’annata di IPMP!

“Cannonball” è il
tipico prodotto del fighissimo modo di pensare e produrre cinema di Zio Roger Corman, uscito
solamente un anno dopo lo storico Anno 2000 – La corsa della morte, questo sgommante titolo ricicla concetti,
buona parte del cast e persino il regista Paul Bartel, che qui compare in una
piccola particina, con tanto di esibizione al pianoforte. Ma prima di
incominciare… Trama!
Il giornale
locale annuncia l’inizio della più celebre corsa d’auto illegale lungo le
strade d’America, una gara senza limiti di regole o tempo, gli unici dettagli
chiari sono la costa di partenza (quella Ovest) e il punto di arrivo a New
York, il primo che taglia il traguardo porta a casa 100.000 bigliettoni verdi con
sopra stampati tanti ex presidenti morti, serve sapere altro? Corman può fare
film anche con molta meno trama di così.



In realtà a Zio Ruggero basta avere Dick Miller per fare un film.

I concorrenti che
si presentano alla linea di partenza sono più variegati del gelato all’amarena, abbiamo la
coppietta di giovanotti che hanno ehm, preso in prestito, l’auto del paparino,
ma anche il parcheggiatore di colore, che una volta agguantate le chiavi della
macchina di un’anziana coppia, pensa bene di parcheggiare l’auto sì, però a New
York!

Ma l’uomo da
battere è sicuramente Coy “Cannonball” Buckman (la faccia da schiaffi di David
Carradine), che sulla sua Trans Am rossa fiammante è già il vincitore
annunciato. Tanto che suo fratello maggiore Bennie (il mitologico Dick Miller,
applausi grazie!) scommette forte sulla vittoria del fratello, indebitandosi
con i peggiori strozzini e mettendo in pista ogni porcheria possibile pur di
semplificare la vittoria del fratellino.


David “Cannonball” Carradine, impegnato a fare il figo.

Sulle piste di
Cannonball, anche il cattivissimo Cade Redman (Bill McKinney) che pur di
partecipare alla gara, decide di caricarsi in auto l’aspirante stella del
Country con chitarra, cappello e odiosa manager (la mamma!) che gli strimpella
ballate languide nelle orecchie per tutto il tempo, una gioia non vi dico.

Ci sarebbe anche
l’odioso TeTesco di Cermania (stando al doppiaggi Italiano alla Sturmtruppen
del film) e un trio di signorine che utilizzano il loro fascino femminile per
guadagnare posizioni, ma trovo più interessante parlarvi di… Zeppa? Teppa?
Ieppa? Non ho ben capito il nome del personaggio. Si tratta del meccanico,
miglior amico e sosia di Coy “Cannonball” Buckman, che lo segue in gara con una
seconda Trans Am rossa. Tanto per garantire la somiglianza tra i due, nel
film viene interpretato da Robert Carradine, al suo secondo film con il fratello
David, dopo “California 436” (1974) che era una specie di ritrovo di fratelli
Carradine messo su pellicola.



La felpa rosa con cappuccio, non sei nessuno se non ne hai una.

“Cannonball” ha
lo spirito di tutta quella tipologia di film con personaggi in corsa contro il
tempo lungo le strade d’America, un filone che va giù fino a titoli naif
come Mister Miliardo con Terence
Hill, ma che qui sfoggia un gruppo di coloriti personaggi come protagonisti, come succedeva anche in “La corsa più pazza d’America” (1981) che è quasi una parodia di
questa pellicola, anche il titolo originale “The Cannonball Run” lo ricorda in
qualche modo.

Tuttavia
“Cannoball” sembra più un Anno 2000 – La corsa della morte, con spirito meno caustico e sovversivo, malgrado la
frettolosa ribellione finale di Buckman. Per nostra fortuna poi, qui vengono utilizzate 
delle automobili
vere, al posto della macchinette in stile Wacky Races di “Death Race”. Macchine vere e pure fighissime!

Salve sono il rumore di sgommata sull’asfalto che riecheggia nella vostra testa.

La DeTomaso gialla del
tedesco, la Pontiac Firebird Trans Am di Cannonball, la Dodge Charger del 1968 di Redman,
questo film è uno di quei gloriosi titoli in cui le “Muscle cars” ancora venivano
utilizzare (e distrutte) per davvero! Il film non ha tantissimi stunt (me lo vedo Corman su set che sbraita per tenere basti i costi di produzione), ma tutti guidano forte, e i momenti d’azione che ci sono funzionano alla grande, come il duello finale tra Cannonball e
Redman, che si svolge in una porzione di cavalcavia in costruzione, con
tanto di spettacolare salto da affrontare! Come quando si giocava con le macchinine da bambini, ma stando comodamente seduti.

Chiocchi fortissimi! Esplosioni! Devastazione! Insomma un film impegnato…

L’intreccio per quanto banale funziona, così come i dialoghi, alcuni sono anche
spassosi, non manca qualche battutaccia ignorante e alcune strizzatine
d’occhio, ad esempio in uno dei suoi cambi d’auto, David Carradine giudica il ferrovecchio
ritrovato in un garage dicendo: “Questa non è una macchina è un Frankenstein”,
in pratica un Frankenstein che ne
giudica un altro!

Per il resto poi,
il film è come detto un purissimo prodotto della “Factory” di Roger Corman,
torna la bionda popputa e svampita Louisa Moritz
 vista
anche in Anno 2000, e insieme a lei
ovviamente Carradine, ma anche i vari “protetti” di Don Corman (che fa un cameo
nei panni del procuratore distrettuale), ben nascosto e difficile da scovare
compare il grande Joe Dante, ma il doppio cameo più prestigioso vede in scena
assieme al regista Paul Bartel, Sylvester Stallone e Martin Scorsese nei panni
di due mafiosi, vabbè adesso, solo perché sono Italoamericani! Tzè.



“Mi sembra di avervi già visti da qualche parte voi due”.

Sly era uno dei
piloti di Death Race, vi ricordo il
nome del suo personaggio, Machine Joe “Rombo di Tuono” Viterbo, perché resta
spettacolare! Qui torna per una piccola apparizione perchè nel 1976, era prossimo a diventare famoso per un film di cui potreste aver sentito parlare. Mentre per quei due che non lo sapessero, Zio Martin è cresciuto
anche lui alla scuola di Corman, basta dire che il suo “Boxcar Bertha” (“America
1929 – Sterminateli senza pietà”, 1979) era prodotto da Ruggero e interpretato
dal solito David Carradine, una grande famiglia insomma!

Di suo David
Carradine ci mette la solita faccia da schiaffi e la presenza scenica, per
altro sul set ha fatto di persona tutte le sue scene di combattimento, forte
della sua esperienza nelle tre stagioni della serie tv “Kung Fu”. In 63 episodi
però non è che abbia poi imparato molto, nei movimenti risulta talmente legnoso,
che sembra sia stato prodotto dalla Foppapedretti! Più che capacità marziali, nel suo caso bisognerebbe parlare di INcapacità marziali.

Però che ci
volete fare, ci sono stati pochi attori che hanno interpretato meglio di lui il
concetto di divo del cinema negli anni ’70, tu mettilo dietro ad un volante e
Carradine sapeva come farti decollare un film vedere per credere.


“Nemmeno la targa potete prendermi, vado troppo forte”.
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