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Capitani oltraggiosi di Joe R. Lansdale: Due Uomini in Barca (e svariate altre cosette)

Giunti alla
sesta avventura della coppia più bella (e male assortita) del mondo, verrebbe quasi
da parlare di un Lansdale minore e se non fosse per i personaggi, i dialoghi e
il brio con cui Big Joe porta avanti la trama potrebbe essere anche vero.

Dietro al
favoloso titolo di “Capitani Oltraggiosi” (ogni riferimento con un certo libro
di Kipling è puramente voluto) si cela un romanzo che risulta un po’ troppo
spezzettato, provo a spiegarmi:
il grande Joe
R. Lansdale ha fatto una crociera, non si è divertito, anzi, diciamo pure che
gli è piaciuta così poco che è arrivato a definirla “di inferno”.
Evidentemente,
nelle notti movimentate passate in mare, si sarà ritrovato a pensare che i
due personaggi più personali della sua bibliografia, la pensassero come lui in
merito di viaggi via mare. Quindi, “Capitani Oltraggiosi” è una specie di “due
uomini in barca”, solo che quei due uomini sono Hap e Leonard.
Nelle note del
romanzo, Big Joe scrive che la scena di apertura, quella in cui Hap salva la
ragazza, è liberamente ispirata da un evento reale accaduto ad un suo amico
poliziotto, a mio avviso, proprio quell’inizio, è anche la parte migliore di tutto
il romanzo. Mettete insieme questo e il viaggio in barca e Lansdale si è
ritrovato con tre quarti del romanzo tra le mani.



“Due settimane in crociera, una noia mortale, non avevano nemmeno le Dr. Pepper”.
Quello che si
nota durante la lettura, è che il personaggio di Beatrice, con le sue mezze
verità mai raccontate per intero, l’ambientazione messicana della trama,
esauriscono piano piano il suo fascino, infatti, ad un certo punto del libro,
Lansdale riporta tutta la sua banda di personaggi in Texas, fa tornare in pista
Brett, che sembrava dovesse essere la grande assente di questo libro, ma alla
fine non è stato così, aggiungerei anche: per fortuna!
Così facendo
il romanzo torna alle “solite” dinamiche da libro di Lansdale, l’ultimo colpo
di coda è il Boss nudista e il suo enorme sicario testa di incudine, che
sembra uscito di peso da un fumetto di Garth Ennis, che sono sicuro Lansdale conosca bene.
La trama
generale è abbastanza coerente, ma non siamo di sicuro dalle parti di uno degli
intrecci più solidi mai visti per la saga di Hap e Leonard, l’idea di
introdurre in corda un boss criminale, ma soprattutto quel finale, efficace anche se
un po’ frettoloso che ricorda molte delle dinamiche dove spesso Lansdale si
rifugia. Basta dire che i protagonisti studiano un sacco di piani e poi Hap
prende, parte e decide di agire da solo, ma in soldoni, perché tutte quelle
premesse sulla pericolosità di Testa di incudine, per poi utilizzarlo così
poco? Bah…



El Burro de las copertinas… Oh insomma! La copertina originale del libro!
Il lato
positivo di “Capitani Oltraggiosi” è rappresentato proprio i personaggi, ormai Big Joe li
conosce così bene, che pare che si scrivano i propri dialoghi da soli, il loro
battibeccare è magnifico e quando i personaggi storici come Veil, Jim Bob Luke
ed Hanson tornano in soccorso dei protagonisti, sembra di assistere ad una
riunione di famiglia, gli sfottò e le battute fanno spanciare dal ridere,
il tormentone su John che prepara il thè quando è nervoso è una bomba!
L’idea di
uccidere un comprimario storico della serie sembra un modo per smuovere
una trama che a metà libro, rischiava di stagnare troppo. Sarà anche un modo
per far cominciare la seconda metà del romanzo, ma il lutto in questione è
davvero un colpo al cuore… Auch!



Aragosta con sigaro… Cosa aveva fumato il copertinista?
Malgrado il
lutto, “Capitani oltraggiosi” è il primo romanzo della serie che
si conclude in maniera abbastanza positiva per i protagonisti, una cosa molto
anomala per le abitudini malinconiche di Lansdale e della sua controparte
cartacea Hap Collins.

Non sarà il
miglior romanzo della serie e non è tra i miei preferiti di Lansdale, ma pure
questo libro si fa leggere di gusto, dove ti porta Big Joe non lo fa nessuno,
compresa la crociera!
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