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Capricorn One (1978): L’astronauta si è arrampicato sul tetto…

La Luna è sempre stata una costante per la razza umana, da
sempre con il naso puntato verso l’alto, l’uomo ha cercato risposte e
ispirazione nel satellite del nostro pianeta, finché cinquant’anni fa non è
arrivato lassù, indipendentemente da quello che crede mio padre. Oggi
celebriamo lo sbarco sulla Luna con questa iniziativa a blog condivisi, di cui trovate
tutti i dettagli al fondo del post.

Facciamo subito un po’ di chiarezza, già di mio sono un tipo
abbastanza strambo, ma arrivo da una famiglia che in tal senso levati, ma
levati proprio. Mio padre il signor Cassidy Senior è un altro soggettone ragguardevole,
se chiedete a lui sulla Luna non ci siamo mai andati, tutto un piano degli
Yankee per battere i russi sul tempo e vincere la guerra fredda.

Ora, questo non fa di lui uno di quelli convinti che la
terra sia piatta oppure che l’Australia non esista, più che altro
immaginatevelo un po’ tipo il padre di Jeff Goldblum In Independence day, per darvi un’idea, uno convinto che a pensar male
si fa peccato, ma raramente si sbaglia. Da questo capirete che a casa Cassidy, “Capricorn
One” è uno di quei titoli di culto, soggetto a citazione costante, la barzelletta
che uno dei protagonisti racconta in questo film? Noi l’abbiamo adattata a stile
di vita (storia vera).
Quando ho letto dell’idea di questo “Day” a tema lunare ho
avuto pochi dubbi, anche perché mai come ora viviamo in tempi in cui il
complotto è ovunque, si spinge verso assurdità come la già citata terra piatta, e si arriva fino a quelli che credono che i porti sono stati chiusi da un tale che si fa chiamare
Capitano, oppure che un giorno riceveranno il reddito di cittadinanza. Nel 1978,
quando il regista Peter Hyams ha scritto e diretto “Capricorn One” le cose non
dovevano essere poi così diverse, tranne per la faccenda dei porti, quella è
una vaccata quasi a chilometro zero.

La faccia di chi vorrebbe andare per primo su Marte, ma finirà superato dai protagonisti di un film di Corrado Guzzanti.

Nella seconda metà degli anni ’70 le persone avevano perso
interesse per il programma spaziale, non era più l’epoca d’oro fotografata da Philip
Kaufman in quel capolavoro di Uomini Veri. L’ultimo volo della missione Apollo era avvenuto in collaborazione con l’Unione
Sovietica sfiorando il disastro in fase di rientro. A questo aggiungiamo anche il
fattaccio della sonda Viking 1 la prima ad atterrare su suolo Marziano trasmettendo
le prime immagini a colori del Pianeta Rosso. Ecco rosso, al governo quel
colore forse non piaceva molto, e per non sconvolgere troppo l’opinione
pubblica, quelle foto vennero ritoccate inserendo un bel cielo azzurro, risultato?
Tutti pensarono ad un falso creato ad hoc (Storia vera), in un periodo in cui l’America
si leccava ancora le ferite per la guerra in Vietnam e il governo era visto di
cattivo occhio dopo lo scandalo Watergate, forse è anche più facile capire il
perché.

Peter Hyams è sempre stato uno che i generi cinematografici sapeva
usarli per intrattenere il pubblico, parliamo di un regista che in carriera ha
diretto alcuni altri film di culto molto quotati a casa Cassidy come “Timecop”
(1994) oppure il western nello spazio profondo di cui una volta di queste,
dovrei decidermi a scrivere “Atmosfera zero” (1981). Parliamo dello stesso che
ha osato firmare il seguito ufficiale di “2001: Odissea nello spazio” (1968) di
Stanley Kubrick, con un bel film che da bambino mi piaceva molto, “2010 –
L’anno del contatto” (1984). Mi auguro non vi sfugga l’ironia, i complottisti
estremi (molto peggio di mio padre) credono che l’allunaggio del 1969 sia stato
diretto da Stanley Kubrick, Peter Hyams prima dirige un film puramente complottista
come “Capricorn One” e poi un seguito del capolavoro di Kubrick. Un caso? No
aspettate! La smetto subito prima di cominciare a sembrare quel tizio mascherato
che presenta “Mistero” su Italia 1.

“No eh Cassidy! Abbiamo già le teorie complottiste, ci manca solo questo!”

Volete sapere la mia? Secondo me sulla Luna ci siamo andati
(scusa Pa!) perché sarebbe più complicato credere il contrario, e perché solo
gli americani potevano fare una cosa tanta aggraziata come tornarci nel 1971 con
l’Apollo 14, solo per permettere all’astronauta Alan Shepard di giocarci un po’
a golf. Americani, sono gli unici che abbiamo, tocca tenerceli così come sono.

Però gli americani sanno anche fare i film piuttosto bene, e
l’idea di una menzogna su scala intergalattica è affascinante, ecco perché mi
sono sempre goduto “Capricorn One”, che ha un gran ritmo da film d’avventura,
dei dialoghi che filano via come musica, e anche se utilizza Marte come oggetto della
missione, resta chiaro che è dei viaggi sulla Luna che vuole parlare.

“Benvenuti sul volo diretto su Marte della Bara Volante Airlines, il decollo avverrà tra pochi minuti”

Si comincia alla grande con le musiche tonanti di Jerry
Goldsmith, che ci portano a bordo della missione “Capricorn One” pronta a
decollare alla volta di Marte da Cape Canaveral, anche se bisogna ammetterlo,
gli ascolti televisivi per il lancio non sono più quelli di una volta e persino
il presidente degli Stati Uniti manda il suo vice, preferendo spendere il tempo
in faccende più importanti per il Paese.

I tre astronauti che arriveranno sul Pianeta Rosso non
passano inosservati: il primo è Charles Brubaker e ha il faccione di James Brolin, il papà di Thanos Josh. Il
secondo è il mio preferito, Peter Willis (Sam Waterston caratterista che avete
visto in tutti i film) è quello simpatico del gruppo, simpatico all’limite dell’irritante
con le sue battutacce sempre pronte, ma lasciatemi l’icona aperta su di lui che
più avanti ci torniamo. L’ultimo è John Walker che ha il volto e il corpaccione
di O.J. Simpson, che magari oggi come oggi è ricordato più che altro per un
tremendo fatto di cronaca e un lungo processo, ma ai tempi era un giocatore di Football popolarissimo con il
pallino per il cinema, in pratica un LeBron James Ante litteram, che per altro
era ancora nella fase “seria” della sua carriera di attore, “Una pallottola
spuntata” sarebbe arrivato solo nel 1988. Anche qui, spero non vi sfugga l’ironia,
in un film profondamente complottista, ci recita uno che è stato scagionato
dopo un processo molto travagliato. Questa è una storia strana, una storia che
fa pau… No, niente adesso sto iniziando ad imitare Lucarelli, meglio andare
avanti con il post.

“Giuro che se imita ancora una volta Lucarelli, dico a mio figlio di cancellarlo con uno schiocco di dita”

A pochi secondi dalla partenza i tre astronauti vengono
condotti fuori dal razzo, che lascia la terra senza equipaggio a bordo.
Condotti in un luogo segreto, allibiti si ritrovano davanti il capo della
missione spaziale James Kelloway, interpretato dal grande Hal Holbrook, che voi
siete abituati e vedere tenero vecchino in Into the Wild, ma è un attore che ha dato filo da torcere anche all’ispettore Callaghan, e qui è
semplicemente perfetto.

Holbrook qui da tutta una nuova dimensione al “monologo del
cattivo” quello con cui si spiega tutto il piano criminale, si perché Kelloway
inizia a spiegarci che ci sono persone che iniziano a pensare che venti milioni
di dollari per mandare qualcuno su Marte siano troppi, che ci sono tanti
problemi anche sulla terra da risolvere, e il PD!? E i Marò!?! Ecco quelle cose
lì. Solo che Holbrook è davvero bravissimo a tratteggiare un personaggio che
crede davvero in quello che fa, ed è pronto a mentire (o peggio) per mantenere
in vita il programma spaziale e con lui, il sogno di arrivare su Marte dell’umanità.
La scena in se è piuttosto lunga, per tutto il tempo Peter Hyams non fa altro
che chiudere con la macchina da presa sul primo piano di un sempre più
infervorato Holbrook, che prima si gioca la carte della pietà («Mi dispiace
ragazzi, mi dispiace davvero molto, ma non so cos’altro fare. Anch’io cammino
sul filo di un coltello proprio come chiunque altro») e poi passa la ricatto,
prima morale («Avanti, vorreste essere quelli che daranno al mondo un altro
motivo per non credere più in niente?») e poi decisamente fisico: se non state
al gioco fingendo di essere atterrati su Marte, le vostre famiglie faranno una
brutta fine. Oh, io ve lo avevo detto che questo aveva fatto impensierire anche
Callaghan!

Hal Holbrook impegnato a dare una nuova dimensione al classico “monologo del cattivo”.

Il suolo Marziano è stato perfettamente ricostruito in un set
cinematografico, e i tre astronauti non possono fare altri che diventare i
protagonisti della più grande beffa mai raccontata all’umanità, l’unico che
sembra prenderla alla sua solita maniera è Peter Willis («Noi siamo qui, a
milioni di miglia dalla Terra… e possiamo farci portare una pizza»).

Il piano di Kelloway sembra perfetto, anche i tecnici della
NASA più zelanti, quelli che mettono in dubbio la provenienza dei segnali video
degli astronauti, vengono prima fatti girare a vuoto nel turbine della burocrazia
poi semplicemente fatti sparire. Mentre grazie ad un abile utilizzo del rallenty,
la camminata Marziana dei protagonisti, sembra avvenire a gravità zero. La
magia del cinema applicata ad un inganno su scala planetaria.

Non più posticcio del fondale Marziano di Atto di forza (porta le chiappe su Marte. Cit.)

Le cose però cominciano ad andare male quando al suo rientro
sulla terra, il Capricorn One esplode e si disintegra a contatto con l’atmosfera,
i tre astronauti subito dichiarati eroi nazionali vengono celebrati anche dal
Presidente in persona, con tanto di discorsi a reti unificate, ma sapete qual è la principale caratteristica dei martiri
per la patria no? Prima di tutto, devono essere morti.

“Capricorn One” costruisce una lunga e dettagliata vicenda in
grado di fare la gioia del più convinto dei complottisti, in cui il governo è le autorità sono corrotte e coinvolte, ma spesso anche senza volto, come gli inseguitori in
elicottero che danno la caccia ai tre astronauti fuggiaschi. Verso metà pellicola “Capricorn
One” diventa un riuscitissimo film d’avventura in cui è impossibile non
patteggiare per i protagonisti, che sono con le spalle al muro e hanno circa
mille occasioni di morire nel silenzio, ma più o meno solamente una, per
salvarsi la pelle tornando dalle loro famiglie e svelando l’inganno.
“Ok lo ammetto, sono l’attore più riccioluto di Hollywood, colpevole!”

L’unico a mangiare la foglia, è il più improbabile degli
alleati, il giornalista Robert Caulfield, interpretato dai riccioli più
riccioli di Hollywood, quelli di Elliott Gould. Ecco, non immaginatevi proprio la solida credibilità di Walter Cronkite,
il nostro Robert è uno che corre dietro alle notizie sensazionali, beccandosi
dei sonori cazziatoni dal suo capo, ed è anche uno a cui piace correre dietro
ad un’altra cosa, ben rappresentata nella fattispecie dalla mitica e bellissima Karen
Black. Infatti quando entra in scena Robert, diciamo che è molto impegnato ad
utilizzare tutta la sua favella per broccolarsi la collega. Eppure il
giornalista intercettando i sospetti di un suo amico che lavora alla Nasa, non
molla l’osso diventando l’unica speranza per gli astronauti.

Difetti del film? Beh chiaramente il modo in cui abbraccia
il filone complottista in tutto per tutto, per usarlo come spunto di partenza
per dare inizio alla parte avventurosa della trama, e forse con la stessa “faciloneria”
il finale risolve tutto un po’ frettolosamente, ma anche nel modo giusto,
perché “Capricorn One” ti conquista grazie al coinvolgimento: impossibile non
restare incollati allo schermo a seguire la fuga dei tre astronauti.

Fuga dal pianeta Marte Terra.

Parliamoci chiaro, cos’è il cinema? Ci sono mille risposte
giuste a questa domanda, come Hal Holbrook vi piloto verso quella a cui voglio
portarvi, il cinema è una gran bella balla. Sono immagini immobili, immortalate
il più delle volte su pellicola, che danno un’illusione di movimento. Sono
attori che fingono di essere qualcun altro, è una mistificazione a cui tutti ci
sottoponiamo volontariamente per farci raccontare una bella storia, ecco perché
i complottisti credono che l’allunaggio del 1969 lo abbia diretto un regista,
ed ecco perché “Capricorn One” resta un bellissimo film. Perché lo sai che il
complotto dietro al finto sbarco sulla luna è una balla e questo film, resta il
lato migliore di quella fandonia, quello più cinematografico.

Film di formazione per bambini a casa Cassidy: la scena del serpente.

Questo spiega perché i dialoghi di “Capricorn One” siano una
serie di capolavori incastonati uno dietro all’altro, provate ad ascoltarli, in
originale oppure doppiati non cambiano di molto – a parte un riferimento a “Specchio
segreto” invece dell’originale “Candid Camera” che nel 1978 in uno strambo
Paese a forma di scarpa non era così famoso, sono praticamente identici –
nessuno nella realtà parla come i personaggi di questo film, solo al cinema le
persone hanno sempre la battuta pronta, come Peter Willis, così posso chiudere
quell’icona lasciata aperta lassù.

«Marte è quello rosso o quello verde? Non ricordo mai», «Venti
milioni di dollari per lanciare un imbecille nello spazio, io li avrei spesi
meglio». Questa è la prima battuta del personaggio all’inizio del film, da lì
in poi “Capricorn One” non si volta più a guardare in faccia nessuno e procede
spedito, con Willis che stempera ogni momento di tensione. Qualcuno annuncia ai protagonisti la
loro “morte”? Lui risponde: «Peccato, ero un ragazzo così simpatico», nel mezzo
del deserto in fuga si trova davanti un’impervia parete di roccia da scalare? «Non
c’è neanche l’ascensore…». Solo quando ho letto il romanzo originale da cui è
stato tratto The Martian mi sono
trovato davanti un altro astronauta con lo stesso senso dell’umorismo di Peter
Willis, che però è entrato nella storia (sicuramente di casa Cassidy) per la
barzelletta che si racconta da solo mentre è impegnato a scalare quella parete
di roccia. Da che io ricordi «Il gatto si è arrampicato sul tetto…» (spesso nella
versione «la nonna è salita sul tetto…» della nostra parlate padre e figlo casalinga) è diventato il sinonimo di dare le brutte notizie con un minimo di
tatto, vero o presunto che sia (Storia vera).

“Tutta questa fatica, per essere ricordato solo dai Cassidy”

Ma tutti i dialoghi di “Capricorn One” filano via come
musica, anche quando entra in scena Telly Savalas nei panni di un pilota di
aerei per la disinfestazione agricola, tutti i suoi battibecchi con Elliott
Gould sono magnifici, esattamente come la scena di inseguimento aereo girata da
Peter Hyams, definita dai piloti coinvolti, come la più pericolosa mai girata
nella loro carriera (Storia vera).

“Ehi Kojak! Questo trabiccolo è
sicuro?”, “Certo, lo chiamano la bara volante!”

“Capricorn One” fa ridere ed incanta grazie a grandi
dialoghi, e t’incolla allo schermo facendoti salire il patema d’animo per le
sorti dei protagonisti, gli elicotteri sopra le loro teste sono una costante
minaccia, quasi quando i serpenti del deserto con cui fare i conti, il caldo
mortale e il fatto che l’unica alternativa che hanno a diventare dei
martiri per la razza umana, resta quella di stringere i denti e cercare di portare a casa la
pelle.

Insomma, ancora oggi “Capricorn One” ha tutto per mandare
giù di testa un complottista, per tutti gli altri invece, se avete una certa
propensione a credere a quella bellissima balla chiamata cinema, questo è un
gioiellino che non dovreste perdervi, anche perché all’ultimo che ho conosciuto
che si ostinava a non volerlo vedere è successa usa cosa buffa, si è
arrampicato sul tetto, è scivolato…
Qui sotto trovate il resto del “Blogtour” dedicato a questa giornata lunare! Buona lettura.

Stories: Uomini veri
Delicatamente Perfido: Moon
La Bara Volante: Capricorn One
La fabbrica dei sogni: Mission to Mars
Il Bollalmanacco di Cinema: Europa Report
The Obsidian Mirror: Preludio allo spazio
Non c’è paragone: Sunshine
Il Zinefilo: Stazione Luna
Director’s Cult: Moon
SOLARIS: Contact
Non quel Marlowe – Il finto sbarco lunare
Fumetti Etruschi – Comunisti sulla Luna
Gli Archivi di Uruk – Primi sulla Luna!
30 anni di Aliens – La Luna nell’universo alieno
Il CitaScacchi – Scacchi verso la Luna
IPMP: Locandine italiane d’annata – Stazione Luna
Myniature – 5 euro per 50 anni sulla Luna

Non perdetevi la locandina d’epoca dalle pagine di IPMP!

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