Home » Recensioni » Captain America: Civil War (2016): What we’ve got here is failure to communicate

Captain America: Civil War (2016): What we’ve got here is failure to communicate

Ultimamente i
supereroi al cinema sono nervosetti, non fanno altro che litigare tra di loro, lo dico sempre che i vestiti stretti non
fanno bene all’umore e con quelle loro tutine attillate, ci credo che sono
così nervosi!

Quando si
parla di “Civil War” riferito ai fumetti (e non ad un pezzo dei Guns N’ Roses),
mi viene l’orticaria come se indossassi anche io una tutina troppo aderente, la
maxi-saga originale della Marvel scritta da Mark Millar, è stata una delle cose
più irritanti che abbia mai letto sulle pagine di un fumetto della Casa delle
idee.

Al centro
della trama, l’atto di registrazione dei super eroi, lo stesso decreto legge
alla base di altre super storie, viene citato in “Watchmen” di Alan Moore, ma
anche ne “Il ritorno del cavaliere oscuro” di Frank Miller, ma se vogliamo
dirla tutta, era anche il motivo per cui la famiglia Parr doveva rinunciare ai
costumini in favore di una vita normale ne “Gli Incredibili” della Pixar.

Non mi ci fate pensare, ancora mi girano le spider-palle…
Un’idea molto
interessante, che solleva anche dilemmi etici quindi, peccato che nella maxi-saga
(ho detto saga) della Marvel sia stata gestita alla pene di segugio, snaturando
personaggi e costringendoli a gesti tanto eclatanti quanto inutili, giusto per
vendere qualche copia in più. La cosa positiva di “Captain America: Civil War”
(quanto mi urta quel caPTAin… Io ancora lo chiamo CAPITAN America) è che gli
sceneggiatori e i fratelli Russo alla regia, sono riusciti ad adattare un
odioso ciclo di storie, sfruttandolo al meglio e adattandolo molto bene al
cinema, il risultato è uno dei migliori film dell’universo cinematografico
della Marvel. Potete amare oppure odiare i cinecomics, ma non si può negare che
al momento quando si parla di Blockbuster, solo i prodotti Marvel garantiscono
sempre un livello medio/alto… Olè!
Dopo gli
aventi di New York (Avengers) e di Sokovia (Avengers: Age of  Ultron), il mondo inizia a temere la distruzione
collaterale causata dai “Super”, mentre sono intenti a salvare il mondo, le
conseguenze iniziano a farsi sentire, sia per Tony Stark (un Robert Downey Jr.
guascone e intenso come al solito) in fase intimista, che per Steve Rogers (Chris
Evans anche lui ormai calatissimo nel ruolo) ancora alla ricerca del suo amico
Bucky (Sebastian Stan), il Soldato d’inverno ancora latitante.
Durante una
missione nel Lagos, la giovanotta del gruppo Scarlett (Elizabeth Olsen) causa
un incidente per colpa dei suoi poteri ancora da capire… Anche perché nemmeno
qui dopo Age of Ultron, nessuno perde
tempo a spiegare allo spettatore che non ha mai letto un fumetto, la natura dei
poteri della streghetta, ma vabbè andiamo avanti.

Ho capito! Ha il potere di accendere il terzo stop posteriore… Credo.
Le Nazioni Unite in tutta risposta sanciscono “Gli accordi di Sokovia”, decreto legge che
rende i Vendicatori (scusate, ancora li chiama con il loro vecchio nome) una
forza di intervento sotto il controllo delle Nazioni Unite, un atto che ogni
eroe dovrà firmare per non ritrovarsi bollato come criminale, i dilemmi etici
dividono il gruppo in due, perché il Capitano, toccato dalla morte di Peggy Carter e dal ritorno del Soldato
di inverno, decide di dire di no. Seguono mazzate e intrighi vari.
Siccome il
film s’intitola “Captain America: Civil War”, le motivazioni di Cap sono più
centrali nella storia, probabilmente se il titolo fosse stato “Iron Man: Civil
War” avremmo visto un film diverso, ma prima di sperare in un’operazione di
controcampo cinematografico sulla falsa riga di Flags of our fathers / Letters
from Iwo Jima di Clint Eastwood, bisogna dire che il film gestisce talmente
bene lo sconfinato cast, che a tratti sembra di stare guardando “Avengers 3”.



Un Playboy, una rossa, due neri e un Sintezoide, Team Iron Man è multietnica.
Il film dei
fratelli Russo riesce a descrivere bene le motivazioni del Capitano, ma anche ad
approfondire il personaggio di Tony Stark, che anche lontano dalla serie di
film di cui è titolare, comunque evolve in un modo credibile e… Serio. Anche se di fatto poi in squadra schiera due super con poca esperienza, ma vabbè, è anche un pò tipico del personaggio.

Sì, perché “Siiiiiiiviiiiiiil
Uor” sfoggia molte meno gag e battutine, quelle per capirci che ormai sono un po’
il marchio di fabbrica dei film Marvel, ci sono dei momenti simpatici, ma si
contano sulle dita di una mano, anzi, se devo dirla tutta, gli sceneggiatori
perdono anche l’occasione di una battuta clamorosa, durante il battibecco tra
Falcon e Pantera Nera. Se proprio siete masochisti posso dirmi a che
battuta(ccia) ho pensato io.



Soldati, spiee, una strega e un sabotatore di Picnic, Team Cap invece è paramilitare.
Ma vista la
trama e le tematiche che solleva, ci sta anche che questa volta si sghignazzi
un po’ meno, i drammi personali ed etici, le azioni e le loro dirette
conseguenze tengono banco per la prima parte del film, costellata da un paio di
scene d’azione non male, malgrado il solito problema del PG-13.
Lo scontro tra
gli “Avengi” e il terrorista Crossbone (almeno, nel fumetto si chiama così) è
ben coreografato, ma molto preoccupato di sottolineare come i super NON
uccidano i loro aggressori, che sono sì dotati di vistosi anti proiettili, ma
comunque umani. Anthony e Joe Russo, invece, già come nel precedente “Winter
soldier”, si impegnano tantissimo a tenere la MDP traballante quel tanto che
basta da non incappare il visto censura, mostrare un pugno che viene mandato a
segno in maniera chiara e visibile? Giammai!! Ecco, secondo me il PG-13 è il
vero “accordo di Sokovia”, quello che tarpa le ali ai supereroi e li limita.
L’inseguimento
tra le strade della Romania non è affatto male, anche se ho preferito il blitz
della polizia tedesca per arrestare Buck, dove almeno si vede qualcosa che in
un normale film d’azione non possiamo vedere per sopraggiunti limiti di logica,
tipo il Sodato d’inverno che scardina il corrimano di ferro e lo utilizza come
“liana” per atterrare al piano di sotto.



“Il primo che si ferma è un personaggio della DC Comics!”.
Per nostra
fortuna, quando il film finalmente si mette nelle condizioni di schivare il
visto della censura, inizia il divertimento vero. Vi ricordate la famosa “rissa
nel parcheggio” tanto sbeffeggiata su Internet prima dell’uscita di “Civil War”?
Bene, nel film, grazie a regia, montaggio e coreografia risulta una delle parti
più riuscite. Certo, prima il film sottolinea dieci volte che l’aeroporto
che fa da ring allo scontro è stato evacuato dai civili, ma finalmente quando
questa guerra civile diventa una rissa reale tra personaggi dotati di super
poteri, beh, allora: mettetevi comodi e godetevi lo spettacolo!
Senza rovinare
la visione a nessuno, vi dirò solo che qui sia Spider-Man che Ant-Man la fanno
da padroni, i due uomini insetto (anche se tecnicamente il ragni sono degli
aracn… Ok, ok la smetto!) tengono banco per ragioni differenti, l’utilizzo di
Ant-Man in questo film mi ha sorpreso, mi aspettavo una particina minore,
magari per qualche operazione da spia, in realtà l’ultimo arrivato si conferma dopo il suo buon esordio solista, anzi,
butta un quintale di guacamole sulla mega rissa, grazie ad un colpo di scena
che per i lettori dei fumetti, sarà una piacevolissima conferma.



Non conta quanto è grosso il tuo super eroe, l’importante è come lo usi…
Nel confronto
diretto con l’altro film con le tutine strette che litigano, la Marvel vive di
prepotenze, davvero, il paragone tra “Civil War” a Batman vs Superman: Dawn of Justice è impietoso, la Distinta Concorrenza
ne esce con le ossa rotte e la ricetta del medico per gli anti dolorifici. I fratelli
Russo hanno saputo gestire alla grande un cast vastissimo e da bravi direttori
d’orchestra, hanno saputo lasciare il giusto spazio a tutti.
Come detto
Tony Stark in evoluzione, così come il rapporto tra Cap e Bucky, che assume un
minimo di spessore, visto che per ora il meglio della loro amicizia era rimasta
quasi tutta tra le pagine dei fumetti, bisogna dire che il Soldato d’inverno
sembra ancora un po’ troppo un bambolottone che serve soltanto a dare una
spinta alla trama nelle direzione giusta, ma do anche un po’ la colpa a Sebastian
Stan, robotico come la parte richiede, ecco… Forse, anche un po’ troppo.



“Hey! Ho solo detto che sei robotico non ti arrabbiare!”.
La Vedova Nera
di Rossella Di Giovanni è un buon collante per i personaggi, quando poi la
Marvel si deciderà a dedicarle un film solista, sarà sempre troppo tardi… Non
hanno ancora capito che ci sono anche le spettatrici? Strano, nei fumetti
stanno facendo di tutto per accaparrarsi il pubblico femminile e ditemi cosa
volete, ma l’assenza di Joss Whedon, uno che con i personaggi femminili dà il
meglio, un po’ si stente.
Ho apprezzato
molto i vari duetti tra Visione e Scarlett, entrambi i personaggi fanno piccoli
ma convincenti passettini avanti nella loro evoluzione, chi legge i fumetti
sa che questi due singolarmente possono fare grandi cose e che insieme, beh,
diciamo che hanno dei trascorsi. In ogni caso Paul Bettany sa il fatto suo:
rendere credibile un super computer con golfino e camicia non è una cosa che
tutti possono permettersi, bravo Paolo!



Visione si esibisce nella scivolata di potenza dei Tenacious D!
Occhio di
Falco ci mette un po’ ad entrare in scena, Jeremy Renner dopo Age of Ultron (dove era assoluto protagonista)
qui ha un po’ meno spazio, ma per la prima volta vediamo la vera caratteristica
principale di Clint Barton, la mira infallibile? No! La faccia da schiaffi! Ma perché
non fanno una bella serie Netflix anche su di lui? Renner si è dichiarato
disponibile e poi il materiale da cui pescare è già pronto.



Clint tiene sotto tiro gli uffici dei dirigenti di Netflix.
Oltre alle
vecchie glorie, “Siiiiiviiiil uor” si gioca molto bene la carte dei nuovi
arrivati, ero molto preoccupato per Pantera Nera, il re del Wakanda è il super
eroe più tosto e cazzuto di casa Marvel (Devil e il Punitore non contano, giocano in un’altra categoria…), era difficile
renderlo bene al cinema, direi che ci sono riusciti in parte, dimostrando che
ormai la Marvel è sempre meno interessata alle “Origins story”, a cui dedica
sempre meno tempo, il personaggio di T’Challa nasce ed evolve nel giro di un
paio di scene, ma lascia davvero intravedere il potenziale e la cazzutaggine
del personaggio.
Per esigenze
di copione, Chadwick Boseman deve recitare con la valvola del “registro
drammatico” puntata su 11, solo in pochi momenti s’intravede quanto Pantera
Nera sia tosto, quando ho visto una delle Dora Milaje mi sono gasato! Quindi, lo
considero un antipasto al personaggio che promette bene, ora sarà
responsabilità del suo film solista (già annunciato nella “Fase 3” della
Marvel), far capire al mondo perché Pantera Nera è più figo anche di Batman!



“Un uomo che va in giro vestito da pipistrello? Che idiozia…”.
Il lavoro di
introdurre l’Uomo Ragno era decisamente più facile, due scene secche, una delle
due dove quello stracciamutande di Tony Stark non perde occasione per
sottolineare quanto sia gnocca (parola sue) la Zia di Peter, cose che capitano
se la fai interpretare a Marisa Tomei. Dopo “Il cavaliere oscuro” abbiamo il
primo cinefumetto che non perde tempo a spiegare un personaggio che
il pubblico ormai già conosce, il Joker di Heath Ledger era una metaforona con
il trucco, Spidey qui è un personaggio quasi completo, anche perché dopo
cinque film, una decina di serie a cartoni animati, la presenza costante
sugli astucci, le cartelle, gli zaini e le magliette di tutti i bambini del
mondo, dài davvero c’è ancora bisogno di spiegare chi è Spider-Man? Siamo seri…
Stiamo parlando di fumetti qui!



“Facciamo braccio di ferr… Ok , fai finta che non abbia detto niente”.
Il rapporto
tra Peter e Tony e il contributo dello Steve Jobs di casa Marvel all’UPGRADE
(parola mantenuta tale nel doppiaggio italiano del film che mi ha fatto
sanguinare le orecchie…) del suo costume, sono tutte cose che arrivano
direttamente dalla saga fumettistica omonima, per fortuna il costume di Spidey
è più figo di quello (inguardabile rosso e oro) dei fumetti. Si è parlato tanto
degli occhi del personaggio, che cambiano forma con un lieve rumore di
sottofondo, tipo obbiettivo di una macchina fotografica (cosa sensata visto che
Peter fa il fotografo nella vita), non ci vengono spiegati, ma sullo schermo
rendono molto bene, donando una certa espressività al personaggio… D’altra
parte funzionavano per Deadpool, perché
non anche per il ragnetto?



Il nostro (nuovo) amichevole Uomo Ragno di quartiere.
Se siete tra
quelli che ancora si alzano e lasciano la sala quando iniziano i titoli di coda
(vi meritate un… BUUUUUUUUUU!!!) sappiate che in “Civil War” ci sono DUE scene
post credits, entrambe dedicate ai nuovi arrivati, una più interessante dell’altra,
anche se di fatto sono solo due gustosi “Prossimamente su questi schermi”.
Tutto pesche e
crema? Beh, no dai! Il cattivo è di nuovo mellifluo e poco incisivo, certamente
non per colpa di Daniel Brühl, non ho visto tutti i film dell’attore tedesco,
ma ogni volta sa essere intenso, anche qui il suo Barone Zemo (scusate, nei
fumetti si chiama così… Le vecchie abitudini sono dure da uccidere) funziona
grazie a lui, peccato che per esigenze di trama debba restare sempre sullo
sfondo, le sue motivazioni sono decenti, ma per ora lo scettro di miglior
cattivo Marvel di sempre è ancora nelle manone di Wilson Fisk.
Capisco che un
film che promette botte tra super tipi, il cattivo rappresenti l’insalata
servita insieme alla bistecca, bisogna anche dire, però, che se il colpo di scena
(un po’ melodrammatico) funziona, in sala mi è venuto da pensare… Ragazzi?
Potreste smetterla di menarvi tra di voi, no perché il cattivone sta scappando,
qualcuno potrebbe fermarlo, grazie?



“Che fai non lo insegui?” , “Ma non dovevi catturarlo tu?”. 
Ci sono anche
un paio di passaggi che procedono con l’avanti veloce (perché Falcon si fida
subito di Tony? Vabbè, non è un grosso difetto), ma in generale la trama è
equilibrata, funziona, personalmente mi sono divertito a tratti anche
parecchio, se valutassi il film solo come quello che sono, ovvero (un
pirla) appassionato di fumetti Marvel che va al cinema, allora sarei
legittimato a fare le capriole sulle mani e a sparare le ragnatele… Non vi dico
da dove, vi lascio in sospeso, così, con un po’ di ambiguità (!).



Non facciamo nemmeno più la fatica di voltare le pagine ormai.
Ma dentro di
me si agita anche un appassionato di cinema che gratta la porta per uscire,
ecco, quello che devo sottolineare è un po’ lo stesso dubbio che avevo alla
fine della visione di Age of Ultron.
A proposito di
visione, è proprio Visione che snocciola numeri e con un riferimento quasi
meta-cinematografico, spiega come negli ultimi otto anni (il primo “Iron man” è
proprio del 2008), il numero di supereroi in circolazione sia aumentato drasticamente.
Il piano a lungo termine della Marvel, iniziato facendo comparire Samuel L.
Jackson con la benda nei titoli di coda del film di Jon Favreau è in pieno
svolgimento.



“Nel 2008 le cose non erano così complicate…”.
Ormai la Marvel
ha replicato se stessa sul grande schermo, anche se non amate i cinecomics, è
comunque ammirevole come una tipologia di fumetti, quelli di supereroi,
estremamente di nicchia (malgrado le vendite e la diffusione),
sia stata venduta al grande pubblico così bene, ormai, però, mi sento di
impersonare io stesso Visione… Due minuti che mi dipingo la faccia di rosso. Ok,
ci sono!
I fumetti
Marvel sono un’infinita soap opera fatta di lotte e pugni, di pianeti salvati
all’ultimo secondo e drammi personali affrontanti con costumi sgargianti,
guardando il finale di “Civil war” (NO SPOILER tranquilli…) un lettore può riconoscere echi di cose che rispondono al nome di “Nomad” o “Vendicatori Segreti”, piccole
citazioni che solo noi quattro nerd possiamo cogliere, intorno una pianeta
pieno di spettatori che ormai hanno assimilato una tipologia di storia in cui è
normale che un personaggio esordisca qui, per poi continuare la sua storia nel
suo fumetto/film personale, oppure che il finale sia rappresentativo e
conclusivo sì, ma anche totalmente aperto, perché la cosa importante è convincere
il lettore/spettatore ad attendere il prossimo numero della serie, o il
prossimo film in programma…



Date da segnare o date da evitare, voi da che parte state?
Spielberg
tempo fa a dichiarato che l’era del cinecomics tramonterà come quella dei
Western. Ha ragione, anche se ora come ora, questo film, Deadpool e i Guardiani della galassia, dimostrano che la qualità è ancora alta, quindi se tramonto dovrà
essere, per ora, non sarà per tracollo qualitativo, ma per sopraggiunto limite
strutturale del genere stesso.
Oppure no, in
fondo ci sono soap opera che vanno avanti da decenni senza intoppi, ma
aspettatevi film sempre più affollati di personaggi e di tematiche, “Sapevatelo”
(cit.), da questo non si scappa… Se la qualità resterà sempre medio alta,
dipenderà solo più dagli spettatori su quale lato del fronte schierarsi, la
vera guerra civile dei film di Supereroi inizia adesso.
I don’t need your
civil war             
It feeds the rich
while it buries the poor
Your power hungry
sellin’ soldiers   
In a human grocery
store
Ain’t that
fresh  
I don’t need your
civil war              

Ow, oh no, no, no, no, no

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    Film del Giorno

    Scuola di polizia (1984): la rivincita degli sfigati, ma in divisa blu

    Questa Bara ha da sempre una predilezione per gli anni ’80, normale considerando la mia età anagrafica e il quantitativo di horror trattati qui sopra, molti provenienti proprio da quel [...]
    Vai al Migliore del Giorno
    Categorie
    Recensioni Film Horror I Classidy Monografie Recensioni di Serie Recensioni di Fumetti Recensioni di Libri
    Chi Scrive sulla Bara?
    @2024 La Bara Volante

    Creato con orrore 💀 da contentI Marketing