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Carol (2015): BOOM! Bang! BAM!

Mi trovo in
una condizione preoccupante, devo scrivere di un film che ha tutto quello che
mal sopporto in una pellicola, ma anche il numero sufficiente di cose giuste
che mi bloccano dal parlarne male a tutti i costi, ma perché non mi limito a
guardare quei bei film dove la gente si mena e le cose esplodono?

Diamo le
coordinate: “Carol”, tratto dal romanzo “Il prezzo del sale” di Patricia
Highsmith (che non ho letto, quindi non potrò fare paragoni con il film), è
l’ultima fatica di Todd Haynes, uno che in passato ho apprezzato per la (non)
Biopic su Bob Dylan “Io non sono qui” (I’m Not There, 2007). A ben pensarci Todd
Haynes era proprio l’uomo giusto per portare al cinema questa storia che è
ambientata negli anni ’50 come “Lontano dal paradiso” (Far from Heaven, 2002) e
parla anche di omosessualità come “Velvet Goldmine” (1998), film che avevo
apprezzato molto soprattutto per i vari omaggi musicali a David Bowie ed Iggy
Pop, trama e poi cerco di affrontare il mio dilemma.
Nel 1952 Therese
Belivet (Rooney Mara) è una commessa in un negozio di giocattoli e aspirante
fotografa, per finire gli ultimi acquisti natalizi nel negozio arriva Carol
Aird (Cate Blanchett) affascinante signora bene, con qualche problemuccio
famigliare: suo marito Harge Aird (quel faccione di Kyle Chandler) le sta
tentando tutte per tenersi sua moglie e salvare le apparenze, l’uomo sa che sua
moglie è “Una di quelle”, ma in soldoni, solo l’amore per la figlia Rindy che
tiene ancora insieme la coppia. Therese e Carol inizieranno un’intensa quando
osteggiata relazione, rigorosamente da mantenere sotto silenzio…
Come avete
intuito, nel film non esplode nulla (non fisicamente intendo), non ci sono
calci volanti, ad un certo punto ciccia fuori un revolver, ma è scarico ed esce
quasi subito dal film. “Carol” è la storia di due donne che scoprono l’amore
della loro vita, ma devono viverselo di nascosto perché negli anni ’50 era un
argomento tabù e sconveniente. 118 minuti di “faccio cose vedo gente”, dove la
passione non è propriamente manifesta, il ritmo si adatta di conseguenza e la
sensazione generale a fine film è quella di pensare: “Ok, stringi-stringi, di
che parla questo film? Dopo che conosco il soggetto, cosa aggiunge la storia?”.



“Sei proprio sicura che non ci sia nemmeno un esplosione?”
Formalmente è
un film molto ben fatto, non posso criticare davvero nulla allo sceneggiatore Phyllis
Nagy, alla regia di Todd Haynes o alla coppia di bravissime protagoniste, quindi
dove sono i pro e i contro di questa pellicola? Fino a questo punto ho
camminato sulle uova, ora faccio una sparata estrema delle mie, che
probabilmente servirà ad attirarmi l’odio di chi ha amato questo film, ma
abbiate pazienza un minuto, non trovo un modo stringato e diretto per dirlo.
I film come
“Carol” mi hanno stufato (sento gli sguardi di odio da qui…), perché nel 2016
ancora si consuma tempo, soldi e pellicola, per produrre, dirigere e
distribuire film che parlano di quanto l’omosessualità sia un tabù e le
persone negli anni ’50 non erano libere di essere felici senza doversi
nascondere. Siccome non mi sono ancora fatto odiare abbastanza adesso butto il
carico…
Mi sono
stufato, “è ora di finiamola” di robe come “Carol”, è tutto un gran spreco di
pellicola che potrebbe essere utilizzata per fare dei gran film di menare,
tutta roba dove la gente si spara, esplode, esplode mentre spara, oppure mentre
sgomma in auto inseguendo degli Zombie, a loro sgommanti in auto (che esplodono), basta! Voglio
le mie esplosioni grosse, non ne posso più di questo tipo di storie. Ah, ma io
lo so di chi è la colpa per cui questo tipo di film vengono ancora prodotti, è
colpa di quelli là, quelle persone degenerate e senza morale, sto parlando… Sì, loro: gli Omofobici.



“Non so cosa darei in questo momento in cambio di una bella esplosione”.
Guardi “Carol” e pensi che le due protagoniste sono costrette a nascondere quella che è l’emozione
più potente che una persona possa provare nella sua vita, ovvero: l’amore. Ma se
era assurdo dover celare al mondo qualcosa che ti rende felice e ti fa stare
bene negli anni ’50, figuriamoci quanto possa essere scandaloso per molte
persone doverlo fare ancora oggi nel 2016. Non vi serve andare al cinema a
vedere “Carol” per sapere che il tema dei diritti degli omosessuali è ancora
caldissimo anche oggi, ma mi sono stufato di vedere ancora storie che parlano
di questo argomento, cari i miei omofobici, basta, è colpa vostra se non posso
vedere i miei film con le esplosioni, perché voi continuate ad avere paura (e
disprezzare) qualcosa che esiste, che non è contro natura e che non mette a
repentaglio la vita sul pianeta o la sicurezza dei vostri matrimoni e delle
vostre famiglie tradizionali, famiglie regolari, famiglie standard, o qualsiasi
altro concetto senza senso vi siate inventati questa settimana per
discriminare. Arriva il finale con francesismo… Avete rotto la minchia!
Il giorno in
cui non farà più scalpore parlare di omosessualità avremo più esplosioni al
cinema e meno drammoni, d’altra parte nessuno fa film con protagonisti che
respirano, o che sbattono le palpebre, no? Quando una cosa è naturale e scontata
non è più materiale da cinema…
A questo punto ho esaurito i “Contro” del
film, che poi forse non erano del film, ma vabbè ci siamo capiti. Iniziamo con
le cose buone delle pellicola: personalmente l’ho trovato un film molto etico,
sono sicuro che là fuori ci siano un sacco di persone che non vedono nulla di
etico in una coppia omosessuale, ma “Carol” ribadisce l’importanza di essere se
stessi, senza doversi nascondere o vergognare, per questo è tutto molto etico.



Nella remota possibilità che qualcosa esploda, sono pronta a fotografarla”.
Inoltre, devo
cercare di avere un minimo di coerenza (o di provarci almeno): sarebbe stupido
da parte mia parlare bene di tutti quei film che mostrano invece di spiegare,
che usano il cinema più che le parole per far arrivare il concetto allo
spettatore e poi non parlare bene di “Carol”. Ho letto pareri in giro, il modo
in cui la passione e i sentimenti di questo film arrivano al pubblico può
risultare molto soggettivo, una gran fetta di pubblico lo ha trovato un film
freddo e distaccato.
Uno dei
registi che sa mostrare meglio le passioni, i turbamenti e le emozioni dei
personaggi, usando le immagini e non i dialoghi, secondo me è Michael Mann. Nei
suoi film i sentimenti dei personaggi non sono mai manifesti ed espliciti, è
fuoco che brucia sotto la cenere, non parlano, ma agiscono dimostrando quello
che provano, azioni (e azione cinematografica) che hanno la meglio sui
dialoghi, se parlo bene di Blackhat,
non sarebbe logico non farlo anche per “Carol” solo perché qui non esplode
nulla e non si sparano.
L’amore tra Therese
e Carol non è quasi mai fisico, è sempre mascherato per non turbare quelli che
ben pensano (come cantava Frankie Hi NRG), è un amore fatto di “Mi manchi”
pronunciati al telefono DOPO che l’altra persona ha già messo giù la cornetta.
Un amore dimostrato con un gesto (il sorriso che chiude il film) e non con le
parole, gesti e azioni che Todd Haynes ci mostra e che arrivano senza bisogno
di parlare.



“Capito Cate? Un colpo secco di Kung fu sul collo, e poi ci mettiamo una bella esplosione”.
Anche l’ottimo
“La vita di Adele” trattava un tema molto simile, ma il film di Abdellatif
Kechiche mostrava molto e si parlava parecchio, le scene di sesso di “Adele” erano
più che esplicite, quella (l’unica) di “Carol” è pudica, anche se Rooney Mara
esce le sise, mentre (secondo me) Cate Blanchett si è giocata una controfigura
per girarla, ma poco importa, in ogni caso è una scena quasi di troppo nell’economia
di un film come questo. Guardandola viene quasi voglia di alzarsi in piedi in
sala e gridare: “Ok gente, adesso per cinque minuti guardiamo tutti la punta
delle nostre scarpe ok?”, solo per lasciare quelle due da sole e libere di
esprimere il loro amore fisicamente, invece che doverlo sempre nascondere.
Il
film più sembrare freddo, e magari lo è davvero, ma in quei gesti ci ho visto tutto l’amore dei
personaggi, sempre osteggiato e sempre da tenere nascosto come il più lurido
dei segreti, quando invece è il sentimento forse più bello di cui uomini e
donne sono capaci. Da questo punto di vista ho trovato brillante il fatto che Todd
Haynes 
ci mostri la
scena del “Ti amo” due volte, all’inizio e verso la fine del film, in una
specie di campo e controcampo, la prima volta inquadrando le protagoniste da
lontano, perché ancora non le conosciamo e poi da vicino, a
fine film, quando ormai sono diventate familiari.

“Bah io me ne accendo una, tanto qui non siamo a rischio esplosioni”.
Ancora più
brillante (e tostissimo) è il fatto che quel primo “Ti amo”, che in una storia
d’amore è sempre una pietra miliare, venga interrotto dal classico
rompicoglioni che arriva a parlare di cose del tutto inutili e costringe di
nuovo le due protagoniste a nascondere loro stesse, nel momento in cui si
stanno mostrando più vere che mai.
“Carol” non è
il film che farà cambiare idea agli omofobici e per 118 minuti ad un’occhiata
distratta e non coinvolta (e qui la soggettività regna sovrana) può sembrare
uno di quei drammi da pomeriggio di Canale 5, inoltre non ha esplosioni o
sparatorie, ma favorisce i gesti e le azioni alle parole, usando il Cinema per mostrare il fuoco nascosto (per tabù in questo caso) sotto la cenere come nei migliori film (Manniani) dove sparatorie, bombe e inseguimenti non mancano,
per questo motivo non potevo parlarne male, ecco il perchè del mio turbamento di inizio commento.
Quando l’omosessualità smetterà finalmente di essere un argomento così scandaloso e sconvolgente,
e diventerà finalmente la normalità, avremo più film d’azione e meno drammoni…
Omofobici in fila al botteghino, siete nel mio mirino. Ho fatto pure la rima!
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