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Casper (1995): il fantasmino dei mercoledì passati

Se abitualmente volate a bordo di questa Bara, sapete che il mercoledì qui ci si saluta a colpi di: buon Christina Ricci! (storia vera). Per questo tra i compleanni dell’anno, mi scelgo un mercoledì per festeggiare i primi trent’anni di “Casper”.

Un film dalla storia molto interessante, per una manciata di anni ha saputo battere sul tempo anche George Lucas nell’aver portato in scena per la prima volta nella storia del cinema, il primo personaggio interamente in CGI, anche se qui ne abbiamo più d’uno per la precisione. Il film, prodotto dalla Universal Pictures e dalla Amblin nasceva con ambizioni e un budget (cinquantacinque milioni di fogli verdi con sopra facce di ex presidenti non rianimati dalla macchina Lazzaro) ampiamente ripagato, visto il risultato finale al botteghino, un bell’ottavo posto tra gli incassi del 1995.

L’idea era cavalcare ancora un po’ l’enorme onda generata dai Ghostbusters, per altro giocando a carte scoperte, visto che per anni, l’unica occasione ufficiale per rivedere Dan Aykroyd con lo zaino protonico è stata proprio in questo film, in una divertente apparizione del tutto canonica e migliore di tanti seguiti brutti. Infatti proprio il buon vecchio Dan fa la sua apparizione tra gli esperti coinvolti dalla malefica Cathy Moriarty e dal suo compare Eric Idle, chiamati a provare a liberare la vecchia villa nel Maine dai suoi spettrali inquilini.

Who ya gonna call?

“Casper” è un film cartina al tornasole, in base alle reazioni delle persone puoi capire molto di loro quando gli nomini questo film, ad esempio per il pubblico europeo Casper è essenzialmente questo film, ne più ne meno, abbastanza popolare nel ricordo e per altro, riscoperto grazie alle piattaforme di streaming. Notizia datata un paio d’anni, una nuova generazione (Z) di pubblico è incappata in questo film grazie a Netflix, sparandolo dritto tra i titoli più cliccati della piattaforma (storia vera).

Per il pubblico americano invece, Casper è una specie di istituzione, un personaggio popolarissimo della loro cultura popolare, la sua prima apparizione risale addirittura al 1939 e da allora, tra fumetti e cartoni animati è sempre stato presente nella vita degli americani, insomma ha avuto più vita da fantasma che da morto.

Quella fronte alta e gli occhi giganti adorabili… L’altro invece è solo Casper.

Quindi “Casper”, per gli americani è stato il film ad alto budget, sfornato su un personaggio popolarissimo, se ci pensate nemmeno niente di particolarmente originale come trovata, perché per certi versi questo film è la versione riuscita, e diventata a suo modo di culto, di titoli come “I Flintstones” (1994) che invece ancora oggi molti preferirebbero dimenticare.

“Casper” inizia come molti Horror o la maggior parte dei film per ragazzi: trasloco di una famiglia, o di quello che ne resta, visto che Kathleen “Kat” Harvey (Christina Ricci… Buon Mercoledì!) e suo padre James (un ottimo Bill Pullman) vanno a vivere nella Whipstaff Manor nel Maine, ereditata da un ricco defunto, su cui molti hanno messo gli occhi sopra, non tanto per il valore dell’immobile, ma per il presunto tesoro che la casa dovrebbe nascondere. Anche se gli Harvey hanno ben altri pensieri per la testa, il lutto per la perdita di, rispettivamente, madre e moglie, è ancora troppo vivo, ideale trovarsi in una casa infestata, no?

I trasparenti e trapassati abitanti sono quattro, i tre pestiferi Molla, Ciccia e Puzza, fastidiosi zii del giovane e cordiale fantasmino Casper, tutti realizzati in ottima CGI, invecchiata molto bene per un film che anche a trent’anni di distanza, oh! Funziona.

«Vuoi avere tre fantasmi come amici di baldoria?», «Beh una volta avevo un canuomo»

Tutti gli elementi sono canonici, per non dire già visti, Kat e Casper sono due sfavoriti totali, mi chiedo come si possa prendere di mira una come Christina Ricci, quando sei un ragazzino e te le vedi arrivare come ultima arrivata nella tua nuova scuola, diciamo che io avrei reagito più che altro come fa Casper quando se la ritrova seduta sul letto ecco, e lo dico perché sono cresciuto (invecchiato? Naaa!) in parallelo alla signora Ricci, mia cotta fin dai tempi della Mercoledì giusta, siamo quasi coscritti quindi mi posso permettere tali esternazioni, ho fatto la gavetta!

Quello che forse non si nota subito in un film come “Casper”, o per lo meno guardandolo da bambini/ragazzini, nel mio caso distratto dalla – allora – coetanea ‘Tina Ricci, è che nella sua pancia il film ha una storia tristissima, a parte la sotto trama portata bene in superficie del lutto della madre o della moglie da affrontare. Tutta la storia del tenero fantasmino ha una tristezza di fondo, tipica delle storie di fantasmi, che vi ricordo, sono sempre storia spezzate, perché parlano di vite terminate troppo presto, certo, tutto è calato nell’atmosfera del film per ragazzi, ma cambia molto poco.

Sei un ragazzino delle medie, ti arriva questa come la nuova arrivata nella tua scuola e tu la bullizzi, chiedetevi poi perché hanno un pirla come presidente.

Tutta la storia della slitta, del freddo e della polmonite ci viene raccontata così, in scioltezza, ma è qualcosa di tragicissimo, in cui si incastra benissimo la trovata del padre inventore di Casper, la macchina Lazzaro che anche qui, è la versione per ragazzi di quella di Sbirri oltre la vita, ma è anche il motore di una storia che vive di tutte le gag possibili che si possono tirare fuori dalla convivenza tra vivi e fantasmi, oltre agli effetti speciali, a fare la parte del leone (fantasma).

“Casper” è uno di quei film che si potrebbe guardare tutto nell’ottica del: chissà come lo hanno realizzato? Ok, in CGI certo, ma il livello di interazione, gli oggetti che attori in carne ed ossa e generati al computer si passano, denotano un notevole lavoro dietro, vi basterà immergervi in un dietro le quinte del film, per capire che c’è stato più lavoro da parte degli animatori qui che in tutto Jurassic Park, che però utilizzava più tecniche mescolate insieme.

MI trovi BOOffo? In che senso BOOffo? Ti faccio ridere? (quasi-cit.)

La regia di Brad Silberling è, quella che ti aspetti da uno che si chiama Brad Silberling, mestierante al suo esordio che sembra scelto perché leggendo velocemente il cognome, potreste correre il rischio di scambiarlo per Spielberg se non fosse per quel Brad. All’ombra della Amblin, “Casper” è una cosina che con tutte le facce giuste, porta in scena in maniera competente, forse senza guizzi, un film che non è Spielberg ma nemmeno Tim Burton, diciamo una comoda via di mezzo, decisamente più economica, che fa un lavoro onesto, diventato di culto negli anni.

Di questo film, ho una storiella, visto nel mio cinemino di provincia, poco più giovane di come ricordate la signora ‘Tina Ricci qui, per tutto il tempo ho avuto gli occhi a forma di cuore per lei, alle prese con l’ennesima outsider della sua filmografia, anche se gli urletti ormonali sono arrivati lo stesso, non da parte mia per Christina, ma da parte di un paio di ragazzine all’apparizione umana di Casper nel finale, un giovanissimo Devon Sawa, scelta perfetta, perché anche lui come il fantasmino a cui presta la voce, ha sempre bazzicato la morte. Ah dimenticavo, storia vera!

Qui nel 1955 i dialoghi sono stati surclassati da urletti femminili, maleducate, solo perché io ho urlato per Christina per 93 minuti, tzè!

L’ultima connessione con gli altri film, ennesima prova di quanto Casper negli Stati Uniti sia un personaggio popolarissimo, consiste nella seconda volta in cui il fantasmino ha lavorato con Clint Eastwood, che qui compare in una delle gustose apparizioni allo specchio insieme al comico statunitense Rodney Dangerfield, Mel Gibson e al guardiano della cripta. Dove si erano già incontrati Eastwood e Casper? Non è difficile, ma se volete la risposta, eccola.

Camei fighi e dove trovarli.

Insomma in trent’anni “Casper” è diventato due volte un film di culto per almeno un paio di generazioni, io sono abbastanza, diciamo maturo da essere cresciuto in parallelo alla signora Ricci, quindi questo mercoledì andava dedicato a questo compleanno e come tutti i mercoledì sulla Bara… Buon Christina Ricci a tutti!

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