
Io sono cresciuto amando Cattivik, una vita a leggere frasi tronche per la gioia della mia maestra preoccupata a scuola, eppure sono venuto su sano e forte lo stesso, vedete? Quando ho scoperto dell’esistenza di questo volume, mi ci sono fiondato.
«Cattivik nasce come una macchia d’inchiostro. Non importa quali siano le forme di una macchia, l’importante è che sporchi.» Con queste parole Bonvi descriveva la sua creatura fumettistica nata nel 1965 e poi passata di mano a Silver, negli anni il personaggio è stato curato da un gruppo di autori di tutto rispetto tra cui Massimo Bonfatti, solo per fare un nome a cui sono legato da lettore, costruendo un immaginario unico, sbilenco, marcio e irresistibile.

In occasione dei sessant’anni anni del personaggio, Gigaciao pubblica “Cattivik – La novell’ grafik’”, la prima avventura lunga del ladro più grottesco d’Italia, scritta da Lorenzo La Neve e disegnata da Spugna, la storia parte con un sogno: Cattivik desidera riuscire una volta sola a portare a termine un colpo perfetto, senza esplosioni, cadute o contrattempi cosmici. Un’idea semplice ma molto azzeccata per il nero genio del crimine, lui, che fallisce sempre, riuscire una sola volta significherebbe cambiare tutto, insomma un inno alla resistenza umana. O delle macchie, fate voi.
Nei primi capitoli Spugna — unico autore che fa ancora fumetti underground alla vecchia maniera — dà vita a Cattivik con il suo stile sporco, deformante, grottesco, pieno di denti storti, tanti denti, occhi schizzati, linee nervose e ambientazioni folli. Le tavole urlano caos e vitalità, rispettando il DNA del personaggio ma imprimendogli la personalità inconfondibile di Spugna, la metropoli dove si muove il ladro, Milano 12, è una versione deformata della Modena di Bonvi, perfetta per ospitare il furto del Diamantino e le maldestre avventure del nostro nero (anti)eroe.

A metà albo lo stile di Spugna lascia il passo a un omaggio alle origini di Cattivik, nato sessant’anni fa, perché in una sequenza onirica entra in scena un bellissimo pupazzo di plastilina, fotografato e modellato per rendere tridimensionale l’essenza del personaggio omaggiandone il mito e le origini. Quas’ quas’ mi commuov’!
Il resto dell’albo continua con la follia classica: piani che falliscono, mazzate, dolore, dialoghi tronchi e situazioni assurde quando i personaggi che popolano la nuova banda di Cattivik, tra cui un suo ammiratore che va detto, somiglia a noi vecchi lettori. Ma il libro non è solo spasso, la storia racconta il desiderio di un personaggio fallimentare che, nonostante tutto, non smette di provarci mai, creando un legame fortissimo con chi lo legge, come sottolinea La Neve nella nutrita sezione aggiuntiva alla fine del volume. Cattivik ha sempre avuto riferimenti all’attualità italiana e alla vita reale, pur senza essere ambientato in nessun luogo specifico, e questo lo rende unico e irresistibile, non solo la parodia dei personaggi “neri” italiani come Diabolik e Satanik.

“Cattivik – La novell’ grafik’” è una storia lunga, grottesca, sporca, piena di cuore e follia, un gran tributo al passato ma anche una conferma che certe macchie non vogliono sparire, vogliono continuare a sporcare, a sorprendere e a divertirci, e il nostro nero genio del male, dopo sessant’anni, macchia ancora… Uaz Uaz!


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