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Cattivissimo me 3 (2017): Un film per famiglie (in tutti i sensi)

I tipi della Illumination
Entertainment hanno davvero vinto la lotteria di Capodanno quando nel 2010 hanno
azzeccato il primo “Cattivissimo Me”, il film con cui si sono messi sulla mappa
geografica, tra le maggiori case di produzione di film d’animazione in
circolazione, così ho fatto anche la rima.

Sostenuto
specialmente dagli azzeccatissimi Minion (potete amarli, potete odiarli, ma
ignorarli è impossibile!) la casa di produzione torna alla ribalta, forse del
successo commerciale del film dedicati ai quei bastardi gialli (per dirla alla
Frank Miller) che ha garantito un sacco di ex presidenti spirati stampati su
carta verde, pompati nelle casse della Illumination, anche se il film non era proprio tutto pesche e crema,
un piano criminale degno di Gru.

Giunti al terzo
capitolo, non è nemmeno facile rinnovare la formula, infatti i registi Pierre
Coffin e Kyle Balda, forse anche giustamente, non ci provano nemmeno, il
risultato finale è un film il cui target di riferimento sono chiaramente i più
piccoli (e magari i genitori costretti ad accompagnarli al cinema, lasciatemi l’icona
aperta che ripasso…), ma che tutto sommato ho trovato più gradevole dei due
precedenti, di cui a distanza di anni ricordo davvero pochi dettagli, se non la
maledetta “Happy” di Pharrell Williams, quella me la ricordo bene! Anche perché
ci ha allietati sfrangiato i maroni tutti per una vita!


La mia risposta quando qualcuno prova a metter su “Happy” di Pharrell Williams.

Gru e Lucy (Steve
Carell e Kristen Wiig, in italiano non voglio nemmeno ricordare chi li doppia,
tanto li trovo odiosi entrambi… Sono più cattivissimo di Gru!) sono sempre più
calati nel ruolo di agenti speciali della lega anti cattivi, finché non si
lasciano scappare per un pelo il tamarrissimo Balthazar Bratt (il mitico Trey
Parker, uno dei due creatori di “South Park” sempre sia lodato!). Complice una
nuova “Capa” in cerca di risultati immediati alla direzione della lega, i due
restano senza lavoro, motivo in più per concentrarsi sulla famiglia.

Lucy ha ancora
qualche difficoltà a calarsi nel ruolo di mamma adottiva delle tre bambine di
Gru e siccome i membri della famiglia non puoi sceglierteli, perché non
aggiungere anche il gemello di Gru, il biondo Dru (mi pare ovvio, no?), se a ben
guardarlo sembra lo zio Fester di Christopher Lloyd, quando nel secondo film
della famiglia Addams, quando la sua nuova moglie Debbie lo costringeva a
vestirsi di bianco e a mettersi il parrucchino.
Pierre Coffin e
Kyle Balda cavalcano tutti i punti di forza di questa serie, non manca l’ossessione
per gli unicorni di Agnes sempre più invasata, ma nemmeno i Minion, per fortuna
non invasivi, qui centellinati con dovizia e utilizzati in un paio di numeri
quasi tutti a sfondo musicale, una specie di parodia in versione Minion di
X-Factor (M-Factor?) e una parte carceraria, in versione Jailhouse Rock davvero
niente male.


Everybody in the whole cell block, was dancin’ to the Jailhouse Rock.

L’elemento
musicale non è da sottovalutare, fatemi riprendere l’icona lasciata aperta lì
sopra: il cattivo Balthazar Bratt è davvero azzeccato, di fatto è una specie di
ex bambino prodigio di una serie tv anni ’80 in cui interpretava un super
monello (Bratt appunto) che al sopraggiungere della pubertà, ha visto la sua
faccia fiorire di brufoli e la sua carriera sfumare, in pratica una versione
con spalline, Mullet e tuta in acetato di Shia LaBeouf (parlare male almeno una
volta a settimana di LeBluff, fatto!).

Molte delle gag
legate al personaggio sono in equilibrio tra la malinconia per gli anni ’80 (un
tema che vende e va sempre forte) e
la musica di quel periodo, infatti ad ogni piè sospinto parte un pezzo famoso
da “Bad” di Michael Jackson ad “Into the groove” di Madonna utilizzano in
maniera spassosa nel finale. In pratica, una “Trappola per genitori” (per
restare in tema anni ’80) perché se gli adulti saranno pure finiti in sala per
accompagnare i più piccoli, ma per loro sarà difficile non farsi “comprare” dai
pezzi musicali scelti in maniera così scientifica.


Non si esce vivi dagli anni ’80.

Personalmente fin
dal 2010, ho sempre pensato che il concetto alla base di “Cattivissimo Me”
fosse debitore della vecchia serie televisiva “Spy vs. Spy” e questo terzo
film ancora non mi ha fatto cambiare idea, specialmente nello scontro fraterno
tra Gru e Dru.

“Ah ah fratellino sei proprio identico!”.

I colori opposti
ci sono e anche gli intenti, perché se Gru vuole rigare dritto, Dru vorrebbe
seguire le orme paterne, quella di fatto del Michael Jordan dei super cattivi. Sul
loro rapporto si basa quasi tutto il film che, per fortuna, non lancia messaggi
bacchettoni, ma anzi lascia intendere chiaramente che una famiglia può
tranquillamente essere allargata, l’importante è che ci si voglia tutti bene,
insomma, non aspettatevi chissà che messaggi rivoluzionari, è sempre un film
per famiglie dai!

I bambini, perché nessuno pensa ai bambini! (Cit.)

Malgrado un certo
calo di ritmo verso la metà del primo tempo, il film fila via liscio,
divertente la scena di Dru e Gru che utilizzano i loro super costumi pieni di
gadget (si vede che quest’anno vanno di moda) ereditati dal padre, ma soprattutto divertitevi a cogliere le strizzatine
d’occhio, il Minion malinconico che omaggia un classico di Spielberg,
modellando la purea a forma di Gru, ma anche due Minion con sottomarino che
facendosi beffe di due pesci pagliaccio, troncano ad uno dei due una pinna, in
una frecciatina lanciata verso la concorrenza della Pixar.

Probabilmente tra
un paio di giorni inizierò già a dimenticarmi della trama, ma per ora devo dire
che dei tre film (quattro contando quello solista dei Minion) questo è quello
che ho trovato più riuscito, e giunti al terzi capitolo, non è affatto un’ovvietà che una saga riesca ancora ad intrattenere.
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