Home » Recensioni » Cavaliere Oscuro III – Razza suprema di Frank Miller (2015-2017): grandi premesse (infrante)

Cavaliere Oscuro III – Razza suprema di Frank Miller (2015-2017): grandi premesse (infrante)

Una delle immagini più rappresentative del cavaliere oscuro di Frank Miller è
l’uomo pipistrello in volo, davanti ad un cielo pieno di fulmini. Infatti come
un fulmine a ciel sereno, nel 2015 arrivò la notizia: Frank Miller è pronto a
scrivere il terzo capitolo delle avventure dell’anziano crociato di Gotham.

Forse non lo aspettava più nessuno questo volume, non
dopo l’opera quasi Dadaista Il cavaliere oscuro colpisce ancora, che alla sua uscita aveva fatto storcere più di un nasino.
Ma anche per “Dark Knight III – The Master Race” (da noi in uno strambo Paese a
forma di scarpa “Cavaliere Oscuro III – Razza suprema”) la genesi non è stata
certo tutta pesche e crema.
La Distinta Concorrenza ha puntato molto su questo
“DKIII”, basta dire che dopo mesi di monopolio, il primo (dei nove) albi di
questo terzo ritorno del cavaliere oscuro Milleriano, è riuscito a scalzare i
titoli Marvel, dal podio dei più venduti con la bellezza di quaranta mila copie
vendute, forse grazie anche alla strategia degna del Ragno di Leo Ortolani, di
far uscire il numero uno di “Razza suprema” con la bellezza di cinquantacinque copertine
alternative (!), lo ripeto, cinquantacinque, cinque, cinque. Follia.

Batman, presidente onorario del ministero delle camminate strambe.

A causa si dice, di qualche problema di salute – Frank
Miller è apparso in pubblico emaciato anche nella sua ultima apparizione a
Lucca Comics -, il vecchio Miller è stato affiancato ai testi da Brian
Azzarello, autore che il più delle volte apprezzo molto, come per il suo ciclo
di storie di Hellblazer in stile Oz,
che da diverso tempo ha prestato il suo talento al personaggio di Batman. Alle
matite invece, forse per non terrorizzare troppo i lettori ancora scottati da Il cavaliere oscuro colpisce ancora, è
stato scelto Andy Kubert, che da papà Joe ha ereditato il dinamismo delle
tavole e per questo lavoro in particolare, ha dichiarato di voler provare ad
allontanarsi dallo stile Milleriano, anche se la Distinta Concorrenza lo ha
voluto al tavolo da disegno, proprio perché considerato il più adatto a
ricordare i disegni di Miller. Insomma tante idee e anche abbastanza confuse.

“Razza suprema” comincia tre anni dopo gli eventi di Il cavaliere oscuro colpisce ancora, il
commissario di polizia di Gotham è ancora Ellen Yndel (creata proprio da Miller nel 1986) e Batman viene
avvisato in un vicolo, pronto ad intervenire per salvare un afroamericano da un
pestaggio, anche se è chiaro che sotto il costume, ci sia qualcun altro. Dopo
una spettacolare lotta con il G.C.P.D. scopriamo essere l’unica sospettata,
ovvero Carrie Kelley prima Robin e
poi Catgirl, e qui ufficialmente
promossa a nuovo Batman sul campo.

Essere Batman non è certo pesche e crema.

Se già “Il cavaliere
oscuro colpisce ancora”, espandeva il numero di personaggi portando in scena
le versioni futuristiche (e Milleriane) di storici eroi della DC, “Razza
suprema” porta avanti le trame di questi vecchi eroi: Wonder Woman è tornata
tra le amazzoni a combattere minotauri e mostri vari, mentre Superman è ancora
surgelato, sul trono della sua Fortezza della solitudine, una statua di
ghiaccio che nemmeno sua figlia Lara sembra poter scongelare. Ma a proposito di
figli, chi è il frugolo che Wonder Woman si porta sulle spalle? Di sicuro è una
citazione nemmeno velata a Lone Wolf e Cub, di cui Miller ha curato le
copertine per l’edizione americana del manga, giova ricordarlo.

La posa ricorda “Lone Wolf e Cub”, la rotazione della testa di Wonder Woman invece è una promessa di cervicale.

Direttamente dalle pagine di “DKII”, torna anche Atom, lo
scienziato Ray Palmer capace di rimpicciolirsi a livello sub atomico e la città
sotto vetro di Kandor, dove miniaturizzati vivono ancora tutti i Krptoniani
superstiti. Proprio loro sono la “razza suprema” del titolo, infatti tornati
con l’inganno alle loro dimensioni naturali, come i tre Kryptoniani di Superman II muovono immediatamente guerra al pianeta Terra, e ve lo dico subito, non
sarà la prima né l’ultima volta in cui leggendo “DKIII”, capiterà di avere dei
grossi dejà vu cinematografici, tenetemi l’icona aperta, più avanti ci
torneremo.

L’attacco dei Kryptoniani trova il pianeta (quasi) sguarnito, perché oltre ai capitoli ufficiali disegnati da Andy Kubert, Miller
si è occupato di disegnare alcune storielle aggiuntive, dei “tie-in” come si
dice in gergo, dedicati ai vari protagonisti, come ad esempio Lanterna Verde, ancora
esule spaziale a cui Miller riserva un destino degno dei personaggi di Sin
City. Non vi rivelerò altro per non rovinarvi la lettura, ma sappiate che
queste brevi storie, disegnate di pugno da Miller, hanno scatenato un mezzo
putiferio.
Se già le tavole di Il cavaliere oscuro colpisce ancora, avevano stordito molti lettori, queste
brevi storie hanno valso molte critiche a Miller, accusato di non saper più
disegnare o di farlo decisamente a tirar via. Considerando i tempi di
lavorazione soliti di Miller, qui accorciati nel tentativo di mantenere una
scadenza quasi stabile per la serie (obbiettivo comunque mancato, perché i nove
capitoli sono usciti sparsi e spalmati sull’arco di due anni) e le condizioni
di salute di Miller, non si può certo dire che queste tavole siano le sue
matite migliori, quello proprio no, anche se qualche collega si è prodigato a
difenderle, come beh, ehm… Rob Liefeld, uno che da tutta la vita viene accusato
di disegnare anatomie impossibili, chiedete tranquillamente ai pettorali di Capitan America per
conferma. Anche se devo essere onesto, alcune delle copertine alternative (alcune
delle 55!) disegnate da Miller sono veramente spettacolari, non è che uno
“dimentica” come disegnare, non dopo averlo fatto per una vita intera.

Frank Miller quando ancora s’impegna.

Se Wonder Woman e Superman schivano le loro responsabilità,
l’unica con il potere per fermare i Kryptoniani sembra essere Lara, la figlia
dei due eroi che però, continua la sua ribellione giovanile con il padre, già
iniziata in “DKII”, attraverso questo personaggio alcune delle stilettate che
solitamente Miller utilizza come dialoghi, tornano a fare capolino, ma la
ragazza si lascia tentare dal potere dei suoi simili e complice una cotta con
uno dei Kryptoniani di Kandor, Lara, uno dei personaggi più interessanti nato durante
la gestione Miller, viene momentaneamente messo da parte nella storia. Pessima scelta.

Secondo voi chi può essere davvero l’ultima linea di
difesa dell’umanità contro questi megalomani spaziali? Lo avete già capito:
Batman risponde alla sua maniera alla richiesta dei Kryptoniani di consegnare
il pianeta, una frase maschia in puro stile Frank Miller.

Breve. Diretto. Inequivocabile.

“Razza suprema” porta così in scena un grande assedio, però su
scala planetaria, in cui prima dell’ultima battaglia, Miller e Azzarello
trovano il tempo di approfondire il rapporto tra Bruce e la giovane Carrie
Kelley. Basta una “Splash page”, con la manona piena di cicatrici del vecchio e
ormai stanco cavaliere di Gotham, ad accarezzare il volto della ragazzina
dormiente, per delineare un rapporto tra padre e figlia. Ora però da qui
in poi, cominciano i casini veri per questa miniserie, io vi avviso.

Buona notte e Bat-sogni d’oro.

Ogni sfumatura di grigio viene gettata alle ortiche, i
buoni sono buonissimi e i cattivi totalmente malvagi, intervistati gli autori
hanno dichiarato che Azzarello si è trovato spesso solo, a portare avanti le
trame, infatti la storia procede su binari piuttosto convenzionali, da una
parte il rapporto padre/figlia di Bruce e Carrie dall’altro, quello tra il
redivivo (e scongelato) Superman e sua figlia Lara. Ma Miller è riuscito
comunque a piazzare una tematica che gli sta particolarmente a cuore…
purtroppo! Fino a qui sono rimasto sul vago sulla trama, ma ora che dovrò per
forza entrare nel dettaglio vi avviso: SPOILER!

 
Attenzione! Da qui in poi anticipazioni come se piovesse!

I Kryptoniani non sono rappresentati come una società
militarizzata, come accade ad esempio in Man of Steel (uscito nelle sale mentre “Razza suprema” era ancora in corso di
pubblicazione), ma sono guidati da una casta religiosa che agisce, e
soprattutto comunica in maniera fin troppo simile a qualunque gruppo estremista
religioso, anzi non qualunque, uno in particolare. Insomma quando i Kryptoniani
parlano di distruggere gli infedeli, il Miller peggiore, quello del ridicolo (e
reazionario) “Holy Terror” (2011) torna a grattare alla porta, rendendo gli
avversari monodimensionali e provocando il mio urlo belluino, in pieno stile capitano
Kirk che maledice Khan («Milleeeeeeeer!»), perché quando il vecchio Frank
comincia a scrivere usando solo la mano destra, faccio fatica ad apprezzarlo,
ma io avevo anche un’icona da chiudere, quindi lo faccio subito.

Andy Kubert in una tavola ad effetto niente male.

Nel 2016, sempre mentre “Razza suprema” era ancora in
corso di pubblicazione, è uscito nelle sale di tutto il mondo anche il
discutibile Batman v Superman: Dawn of Justice, infatti il quinto capitolo di “Dark Knight III – The Master Race”
si gioca in copertina uno scontro tra i due eroi, che poi nella storia non
avviene, un modo becero per sfruttare il film del momento, ma a voler essere
proprio onesti, tutta la parte finale di “DKIII” sembra scimmiottare il film di
Zack Snyder, il che è assurdo visto che proprio quella pellicola era già una
brutta imitazione di Il ritorno del cavaliere oscuro di Miller!

Quando sei Frank Miller, ma sembri comunque Zack Snyder.

Ecco perché in “Razza suprema” vediamo tornare l’armatura
anti-superman usata da Batman nel fumetto del 1986, ma anche un trucco alla
Kryptonite per avere la meglio in una situazione che vedeva gli umani
svantaggiati. Sul perché invece Carrie sfoggi un discutibile costume da
Batwoman di colore verde acido e viola, io proprio non lo so, bisogna dire che
la ragazza è sempre stata piuttosto estrosa nel vestire – anche per la media
dei super eroi, che con le loro calzamaglie girano acconciati spesso in modo
imbarazzante -, forse dopo la tutina leopardata da Catgirl di DKII, Carrie può
permettersi davvero di tutto.

“Bello il costume, ma proprio i colori del Joker dovevi scegliere?”

La mossa che invece ho trovato forzata (anche perché è
diventata un classico nella “Batman family”) è stata quella di curare il
morente Batman, massacrato di botte dopo la lotta con i Kryptoniani,
immergendolo nel pozzo di Lazzaro di Ra’a al Ghul, risultato finale? Ora il
cavaliere oscuro di Miller è di nuovo giovane, magia!

“Urca Batman! Meglio del botox ti hanno rifatto nuovo”

No dai, sul serio? La bellezza di questa incarnazione del
personaggio era proprio il modo in cui Miller riusciva a descrivere la sua
forza di volontà, tale da andare anche oltre gli acciacchi dell’età, ma essendo
ormai Batman, una pedina in un “universo” di personaggi un po’ più espanso, Miller e
Azzarello hanno deciso di giocarsi questo colpo gobbo questa carta “Esci
di prigione” per garantirsi future storie, posso essere onesto? Ho un blog
intero per farlo, non ho apprezzato il trucchetto da poco.

Anzi a proposito di trucchetti, anche l’identità del
frugoletto sulle spalle di Wonder Woman è il più classico dei segreti di
Pulcinella, visto che è chiaro fin dalla sua prima apparizione che si tratta
del secondo figlio dell’Amazzone e di “Azzurrone”, sai che sorpresa!

Nostalgia, portami via.

“Razza suprema” inizia con il botto e durante la lettura
si perde, diventa sempre più evidente che le mani sul timone, siano passate in
corsa da quelle di Miller a quelle di Azzarello, che si è ritrovato con il peso
sulle spalle di portare avanti la storia del celeberrimo collega. L’unico a
tenere botta alla fine è davvero solo Andy Kubert, che ha mantenuto fede alla
sua promessa, ad esclusione del ritorno in scena di Wonder Woman (un chiaro
omaggio al 300 di Miller), per tutta
la saga ha mantenuto il suo stile di disegno, che risulta migliore della trama
via via sempre più esile.

Insomma “Razza suprema” doveva essere un grande evento, ma
anche per numero di copie vendute (sempre meno ad ogni nuova uscita) non ha
spaccato in due l’immaginario collettivo, di sicuro non come fece il capolavoro
del 1986, però non è stata l’ultima sortita di Frank Miller sulle pagine del
crociato di Gotham, anzi di questo ne parleremo molto presto su queste Bare,
intanto vi ricordo lo speciale dedicato all’uomo pipistrello!
Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    Film del Giorno

    Twisters (2024): bentornati (e ben tornadi) nella succhiozona

    Tra i titoli in uscita nel corso di questo malinconico 2024, per riempire l’estate arriva anche un seguito dopo ben ventotto anni di Twister e anche se i film escono [...]
    Vai al Migliore del Giorno
    Categorie
    Recensioni Film Horror I Classidy Monografie Recensioni di Serie Recensioni di Fumetti Recensioni di Libri
    Chi Scrive sulla Bara?
    @2024 La Bara Volante

    Creato con orrore 💀 da contentI Marketing