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Chi è sepolto in quella casa? (1986): quando l’horror è di casa

Chi è sepolto in quella casa? Non lo so. No, dico: chi è sepolto in quella casa? Non lo so. No, dico: chi è sepolto in quella casa? Non lo so. Oh, insomma!! Non lo so chi è sepolto in quella casa, ma “Chi è sepolto in quella casa?” quest’anno compie trent’anni!

Se le cose fossero andate in maniera differente, probabilmente in questo strambo Paese a forma di scarpa tutti ricorderemmo questo film con il titolo di “La Casa”, invece siccome Sam Raimi aveva già diretto quel capolavoro di Evil Dead, la distribuzione italiana ha pensato di trasformare il titolo originale “House” in “Chi è sepolto in quella casa?”, anche se i punti di contatto con la serie di film creata da Sam Raimi non sono finiti qui.

Prima di parlare del film però, ecco il resto del Blogtour dedicato ad “House” con tanto di bannerone pubblicitario creato dal grande Lucius!

Il Zinefilo dice la sua sul film.
Movies Tavern ci presenta la sua analisi.
IPMP con la locandina italiana dell’epoca.

La leggenda vuole che quattro amici (non al bar) si siano ritrovati una sera per guardare insieme il film tratto dalla serie tv “Ai confini della realtà”, quello del 1983 con quattro episodi diretti rispettivamente da Spielberg, Landis, George Miller e Joe Dante. A fine visione la reazione è stata: “Anche noi film ad episodi anche noi!” cosa che normalmente si ridurrebbe ad un semplice: “Sì, ok ragà, ora raccogliamo le bottiglie vuote e tutti a casa”, ma se i tuoi amici si chiamano Steve Miner, Ethan Wiley, Shane Black e tu sei quel drittone di Fred Dekker, hai qualche possibilità in più che la cosa diventi realtà.

Rimpiangerete di colpo i testimoni di Geova alla vostra porta.

Ho detto qualche possibilità, perché l’affare non va in porto e dell’idea originale del film ad episodi, resta solo il soggetto di Fred Dekker, tradotto in sceneggiatura da Ethan Wiley e diretto da Steve Miner intitolato “House”, aggiungete nelle vesti di produttore, Sean Cunningham, responsabile insieme a Miner dei primi tre capitoli della saga di Venerdì 13 ed il gioco è fatto!

Il lavoro di Fred Dekker si nota subito, perché “Chi è sepolto in quella casa?” ha solide basi, personaggi con dinamiche e un passato ben definito, con lo sfondo di una casa stregata riesce a mandare a segno un horror che contiene momenti onirici e trovate grottesche volutamente comiche, non tutto funziona alla grande, alcuni passaggi sono ancora azzeccati, altri dimostrano tutti (se non qualcuno di più) i trent’anni della pellicola. Il risultato è un horror particolarmente bizzarro, non perfettamente riuscito in tutte le sue parti, ma sicuramente divertente ed efficace.

Roger Cobb (William Katt, il ricciolone della mitica “Ralph Supermaxieroe”, ma anche uno dei surfisti di Un Mercoledì da leoni) è uno scrittore horror che campa ancora del successo del suo libro precedente, il suo manager lo pressa per convincerlo a sfornare un altro romanzo pieno di sangue e morti ammazzati, ma Roger ha altre idee, vorrebbe scrivere qualcosa di più personale sulla sua esperienza in Vietnam.

Believe it or not it’s just me (Cit.)

Le cose non gli vanno molto bene, Roger ancora soffre il divorzio dalla bella moglie attrice, non che i due ancora non si cerchino, ma la coppia è definitivamente scoppiata dopo la scomparsa del loro figlioletto, avvenuta nella piscina della casa della zia di Roger in circostanze misteriose.

Ancora più misterioso è il suicidio della zia, una toccata signora che ha sempre sostenuto che la sua casa fosse infestata, per gestire il passaggio di proprietà Roger si reca nella casa maledetta e decide di restarci sperando di trovare la quiete necessaria a terminare il suo romanzo, presto, però, scoprirà che la zia sarà pure stata mezza matta, ma tutti i torti non li aveva.

Il ricciolone scopre che la casa mal sopporta la sua presenza, facendoglielo capire in tutti i modi, bestiacce schifose che escono dall’armadio delle camera, strambe apparizioni, un enorme pesce spada appeso alla parete che ancora sbatte la coda, ogni volta che viene inquadrato, mi fa pensare ad una specie di versione gigante del pesce “Put me in the water” che ossessionava Tony nella serie I Soprano.

Roger hai preso troppo sul serio il concetto di “non aprite quella porta”.

Le cose peggiorano quando gli attrezzi del capanno iniziano a svolazzare cercando di ammazzarlo, senza fermarsi nemmeno davanti alle porte chiuse, avete presente Paolo Villaggio alle prese con il lancio del boomerang in “Scuola di ladri”? Ecco una roba del genere, ma con accette, coltelli, falcetti e altri oggetti taglienti.

Lo stile è molto anni ’80, anzi a guardarlo il film sembra anche più vecchio, Steve Miner è sempre stato un onesto mestierante del genere, che oltre ad avere il merito di aver messo la celebre maschera da Hockey sul volto di Jason nel terzo capitolo di Venerdì 13, ha diretto anche “Halloween – 20 anni dopo” o “Lake Placid”, nella prima parte del film usa tutto il suo mestiere per creare un minimo di tensione, spostando l’attenzione dall’armadio della camera (e il suo contenuto) allo specchio del bagno, che diventerà fondamentale nella seconda parte del film.

La guerra del Viet-posticcio-nam!

Le visioni di Roger si mescolano ai suoi ricordi traumatici del Vietnam, rievocati durante la scrittura del libro, i suoi tentativi di catturare di “pescare” il mostrone nel suo armadio funzionano, a questo punto del film non è ancora chiaro se Roger soffra solo di disturbo post traumatico, o se la casa sia davvero infestata, la parata di macchine fotografiche e telecamere sui cavalletti utilizzate per immortalare la bestiaccia dentro l’armadio restano una delle trovate più memorabili del film.

Con il passare dei minuti il film diventa volutamente più leggero, grazie ad alcuni momenti comici infilati dentro alla trama, forse anche per allungare il minutaggio, ad esempio, tutti i siparietti con l’invadente vicino, o l’entrata in scena della bonissima vicina di casa interpretata da Mary Stavin, già vista in “Octopussy – Operazione piovra” e “007 – Bersaglio mobile”, che qui fa il suo ingresso in costume da bagno (bene) e poi con una scusa gli appioppa il pupo per uscire, espediente per alcune scenette improbabili in cui il tato improvvisato, deve prendersi cura del piccoletto, ma allo stesso tempo deve combattere con alcuni pezzi rianimati di uno dei mostri della casa.

Dettagli che fanno salire il valore di un immobile: il buon vicinato.

Per altro, il mostro in abito da sera e unghie laccate (!) è fortemente debitore delle creature di Evil Dead, l’ex moglie trasformata in mostro ricorda volutamente la terrificante zia Henrietta del film di Sam Raimi, mentre la successiva lotta ci Roger con la mano mozzata del mostro, è la versione in piccolo (e con effetti speciali molto, ma molto artigianali!) di Ash contro Federica (la mano nemica) de La Casa 2.

«Quando ti dico qua la zampa, non intendo in questo modo biondone»

Per fortuna, l’ironia evidente aiuta a digerire la scena e gli effetti speciali (100% gomma piuma) ed avere uno come William Katt aiuta, ogni volta che lo guardi pensi a “Ralph Supermaxieroe”, quindi ti viene da sorridere e tifare per lui.

Una cosa davvero spaventosa del film: i maglioni del protagonista!

Ma le parti migliori di “Chi è sepolto in quella casa?” sono quelle in cui la storia smette volutamente di essere cartesiana nello sviluppo e abbraccia le scene oniriche, ad esempio, la mia scena preferita è il pre finale in cui Roger per salvare suo figlio si cala con una corda nel vuoto cosmico dietro lo specchio rotto del bagno.

Specchi e film horror sono un connubio che ci ha regalato parecchie gioie (e parecchi brividi), questa scena al limite del lisergico mescola demoni alati in stile “Evil Dead” a momenti onirici che in qualche modo ricordano il miglior Wes Craven di “Nightmare”, quando Roger affronta l’abisso appeso ad una cordicella, è davvero impossibile non restare incollati allo schermo a tifare per lui.

Non mi lamenterò mai più del disordine nell’armadietto del mio bagno.

Nel finale l’esperienza nel Viet “Fottuto” nam di Roger torna a fare capolino e a tentare di dare una conclusione logica alla storia. L’ex commilitone di Roger, Big Ben entra in scena, immaginatevi pure una versione zombie dell’Animal di “Full Metal Jacket” solo molto più morto. Gli ultimi minuti di “Chi è sepolto in quella casa?” diventano una versione in piccolo di “Venerdì 13”, ma con l’assassino particolarmente ciarliero (a differenza di Jason), quindi Steve Miner riporta il film in un territorio che conosce bene e Roger si ritrova ad affrontare una specie di versione di Eddie degli Iron Maiden in versione militaresca. Certo, il finale è abbastanza frettoloso e farcito di MACCOSA (per dirla alla Leo Ortolani), ma ribadisco: se volete un film dalla sceneggiatura impeccabile dovete andare a bussare ad altre porte.

You’ll take my life but I’ll take yours too.

“Chi è sepolto in quella casa?” non è invecchiato troppo bene, ma resta una visione spassosa in grado di coinvolgere ogni volta, l’idea di un reduce del Vietnam in preda a visioni orrifiche è un’intuizione brillante di quel drittone di Fred Dekker, tanto azzeccata che solo quattro anni dopo nel 1990, verrà sfruttata con ottimi risultati nel sottovalutato “Jaccob’s ladder” (Allucinazione perversa), film di cui potrei anche decidermi a parlare una volta di queste.

“House” è un’adorabile follia che solo gli anni ’80 potevano partorire, guardandolo viene più volte da pensare che avrebbe bisogno di un remake in grado di sfruttarle gli evidenti meriti, ma considerando come fanno i remake nel 2016, meglio tenerci “Chi è sepolto in quella casa?” così com’è, difetti compresi, anche dopo trent’anni alla fine riesce ancora ad intrattenere, questo è poco, ma è sicuro.

Sepolto in precedenza martedì 23 agosto 2016

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