Home » Recensioni » Chi non salta bianco è (1992): a che ora te la riporto a casa tua mamma?

Chi non salta bianco è (1992): a che ora te la riporto a casa tua mamma?

Venice beach, California. Un posto ideale se amate la tintarella, i bagni nell’oceano e il basket dei playground. A meno che non siate bianchi e con il cappello girato dal lato sbagliato. Perché qui la frase più in voga è “White men can’t jump”, chi non salta bianco è. Cassidy Tranquillo, Giocher Buffa, il più elettrizzante film sulla pallacanestro da strada di sempre, se non vi piace questo, non vi conosco, e non vi voglio conoscere!

Ottantafarenait è quello che ci si può aspettare tutto l’anno qui in giro. Il giro giusto, quello persino di Shakespeare, se frequentate la cinematografia di un altro matto per il gioco più bello del mondo: LeoDicaprio. Da queste parti l’unico bianco che è riuscito a saltare si chiamava King JimìMorrison Lizard. Ma l’ha fatto attraverso delle porte. “Chi non salta bianco è” e un duo come noi da buddymovie on the cemento. BENVENUTI ai leggispettatori: siamo qui per divertirci.

Venezia, l’altra. Quella con i campi da basket al posto delle gondole.

Quello che arriva adesso però, non somiglia molto a Jim Morrison, nemmeno a Val Kilmer, somiglia più a Woody Harrelson, anche se qui si chiama Billy Hoyle. Lo abbiamo visto servire al bancone di “Cheers”, lavorare per Oliver Stone e Terrence Malick, e arriverà persino ad insegnare ad Han Solo a sparare per primo! Non proprio gli ultimi della pista. Ma la domanda è: saprà giocare anche a Basket? Perché vestito in quel modo, come direbbero gli americani, “He don’t look like a basketball player” non sembra proprio un giocatore di basket.

L’abito non fa il monaco giocatore.

Il Texano dalla faccia da schiaffi che parcheggia la macchina che guiderà da Assassino Nato tra qualche anno, ma solo dopo averla fatta riverniciare! Ma cosa diamine sarà più sfrontatamente anni Novanta (- la paura), Il font dei titoli di testa o i toni del suo cappellino? Almeno l’orecchio da diversamente bianco sembra averlo, visti i gusti musicali… Primo indizio?


Beh la cassetta di Jimi Hendrix in auto è un bell’indizio, ma su questo punto la giuria deve ancora esprimersi, ed è necessario fare dei distinguo, Jimi lui lo ascolta o lo sente? Di sicuro Sidney Deane ha la sua opinione in merito ed è pronto a condividerla con il mondo, mentre intanto si iscrive alla partita anche Wesley Snipes, anche lui con discreto look anni ’90, ciao Wesley benvenuto.

Radio Sidney sempre accesa, ventiquattr’ore su ventiquattro.

Arriva prima la chiacchera, del faccino di Wesley; allora giovincello ma che già aveva fatto a sguardi brutti con un certo imberbe ex membro dei Jackson Five, quello diciamo così più “famosino”, per Martin Scorsese. Arriva su questi schermi proveniente dal caldo abbraccio di Spike Lee, proprio come aveva fatto dopo l’esilio Newyorchese: torna a casa, torna sulla West Coast… Dovrebbe anche tornare negli spogliatoi, che conciato così vien solo da trattarlo come fa Blade con i succhiasangue… MADDAIH. quello è il cappello di ‘mbare Alfio il lattonista! E quelli sono un paio di ciclisti fluo!!! Roba illegale in 50 stati. Vabbè i ciclisti fluo non li ha addosso lui… Ehi, quella sono abbastanza sicuro sia una STUPPA che Nonno Dikembe approverebbe con tanto di ditone.

Si oscura la vallata! Ma mentre noi stiamo parlando, Billy qui è garrulo, magari non salta, ma sa tirare, e battere gli avversari per soldi, come sta scoprendo a sue spese Sidney. Billy segna, subisce il fallo dello sfottò e va in lunetta, con il tiro libero supplementare con cui far perdere la faccia a Syd. Qui inizia a vedersi tutta la filosofia di Coach Ron Sheldon…Qualcuno ha detto, tanto tempo fa, un grande giornalista, che la pallacanestro è l’arte delle deception, ovverosia di far sembrare una cosa e farne un’altra, che è proprio quello che fa Billy qui, guardate, sfrutta il doppio blocco del pregiudizio razziale sui bianchi, per battere la difesa di Sidney e portargli via un po’ di “banane verdi”, come le chiamano da queste parti. Il passo successivo è breve: Coach Shelton utilizza principi tratti dal playbook dei buddy movies e un ritmo da commedia, il risultato è che la sua pallacanestro è divertente, ma anche metafora della vita. I punti deboli di Billy, in campo e fuori, sono il suo orgoglio, mentre la sua forza ha un nome e un cognome, Gloria Clemente.

«Zitti sto studiando: Bara. cassa, sepolcro, feretro, urna…»

Pick’n Roll BASSO per me! (OUCH! – Body Checking o Body Shaming?? Fischio difficile – ma non cat calling) Rosie Perez sarà forse sempre l’ultima a scoprire che sta piovendo, in compenso la sua Chica Tosta é il playmaker che potresti schierare in campo tranquillamente oggidí, unica da un roster di situazioni, battute e stereotipi che erano scritti già allora per essere vagamente satirici, ma che in un ipotetico film sportivo di primo quarto del terzo millennio dell’Era Cristiana, sarebbe come far giocare Shaquille O’Neal e Dennis Rodman nelle zone verniciate dell’NBA attuale: spassoso ma non esattamente legale, diciamo cosí.


Per altro ci tengo a precisarlo, ma la… Vogliamo chiamare “colorita canzoncina” che Billy canta sotto la doccia? Diciamo così, ancora oggi, a tre decadi dall’uscita del film, resta il mio pezzo da doccia del cuore (storia vera). Anche perché Billy avrà anche le mani buone per la palla a spicchi, ma un po’ meno per tenersi i soldi. In fuga dagli Stuchi per un debito legato ad una vecchia scommessa, i due fidanzatini cercando di mettere fieno in cascina: Gloria, studia come una matta perché sogna di sbancare il quiz “Jeopardy!”, mentre Billy insieme a Sidney, rievoca un classico di McCartney e Stefano Meraviglia, Ebony and Ivory. Che sui ventotto metri di un campo da basket è lo schema di gioco spenna polli noto come “La stangata”, reso celebre da Coach George Roy Hill. A proposito di polli, eccone uno bello grosso, Marques Johnson si unisce alla partita nei panni di Raymond.

Sempre pronto sotto canestro o a recitare una parte, l’altro MJ si unisce alla partitella.

Ludopatia, xenofobia, misoginia, ma soprattutto Spacconeria alla Paul Newman, in questa pellicola resa mitica, incredibile dixi, proprio dalle tematiche di problematica sociale che cercava di illustrare sulla lavagnetta, mentre sul cemento del playground gente come Gary Payton ed altri pro non accreditati mettevano in scena il basket più bello che c’é: quello giocato in una sola metà campo con i bastanti appena per un pokerino. Curioso che a dare forma al tentativo di impegno(-aka StreetCreds) fossero proprio le due quote rosa, oltre ai giocatori veri. Le fidanzate dei protagonisti, effettivi centri di statura & peso nella trama, avevano l’indiscutibile vantaggio di provenire dritte da un paio di filmetti con un certo Sig. Lee. Un famoso appassionato di storie del ghetto e, mi pare, grande fanatico di corse Nascar…

L’altra metà del cielo (o del campo da basket) in ogni caso migliori in campo.

Sig. Lee che per altro, potrebbe ottenere più soddisfazioni dalle gare d’auto che dai suoi New York Knicks, spernacchiati anche dalla Pixar. Mentre il primo quarto di gioco si chiude con Marques Johnson che rifà il verso alle brutte abitudini di Reggie Harding, ad inizio secondo quarto, sono proprio le donne dei protagonisti le più immarcabili in campo: non solo riescono a riportare pace dopo il tentativo di contro-truffa di Sidney, che fa danni per 1700 fogli verdi con sopra altrettante facce di ex presidenti spirati, ma poi costringono i due a partecipare insieme al torneo due contro due. Ecco, poi ci sarebbe quel discorsetto su come vita a basket possano intrecciarsi, quel “a volte quando vinci perdi, e quando perdi vinci” che per Gloria e un mantra, ma non penetra le difese neuronali di Billy.

Oh, due cose sul vincere o perdere: la prima sarebbe la dichiarazione fede degna dell’actin coach assoldato dalla produzione per le sequenze di gioco delle due Star, un NBA All Off Famer…Orbene, pare che dei due Doppiavvú d’Iniziale nel nome, il migliore con gli spicchi tra le dita fosse proprio quello molto pallido e mascellone. La seconda, se vogliamo precognizzata dalla precedente, riguarda le future carriere professionali di entrambi. Sarebbe molto facile alludere alla “pausa forzata in panca” per infortunio fiscale di Snipes, ma qui giova ricordare che il collegio difensivo che lo ebbe come cliente, in seguito alla revisione si prese PIÚ ANNI di gabbio del proprio assistito, per l’alta professionalità espressa nell’esercizio delle proprie funzioni. È questa, come direbbe Flavio/Cassidy qui in fianco a me, é Storia Vera, Folks!

Anche perché quella posizione difensiva farebbe venire una sincope a qualunque allenatore.

Storiaccia, va detto che tornando a questioni strettamente sportive, Snipes ha sempre voluto essere un po’ “Mr. Sport”: arti marziali, pugilato, pallacanestro, mettiamoci anche ciclismo a giudicare dalla scritta sul berretto e calcio, pare che il Wesley sia stato avvistato più volte a tifare per una certa squadra molto popolare di Manchester. Quello con invece è passato da fase “divo del muto” a “Radio libera” entrando in fase magica durante il torneo, sarà anche texano di nascita ma “Hoosiers” di adozione. Harrelson ha studiato recitazione al college nell’Indiana, posto dove in linea di massima, la pallacanestro ha lo stesso peso della religione. Forse un po’ di Larry “The Legend” Bird deve essergli rimasto incollato addosso, almeno a giudicare dal rilascio della palla, intanto game, set and match, soldi e torneo portato a casa dai nostri. Però Giocher, nessuna schiacciata da parte di Billy, che il titolo del film scherzando, stia dicendo la verità?

Allora… se lo chiedi a me, proprio direttamente come persona e appassionato, da testimone privilegiato di un Carlton Myers ai giardini Margherita di Bologna su mio assist, ti direi subito ma certo che assolutamente NO. Ma volendo evitare di fare quello che sbirrettava ogni tanto con Sasha Danilovìc, basterebbe esporre un’istantanea di certo nativo di Seattle, prodotto dell’Università di Washington, che possiede la tessera di un Club Esclusivo come ce ne sono pochi: “Il Circolo di quelli che han vinto DUE gare delle schiacciate NBA in carriera”. Il suo nome? Zach LaVine. Se non vi dice nulla vi spoilero due cosette: é eburneo come una nevicata in una mattina nebbiosa nelle campagne di Helsinki e il ferro del canestro lo guarda dall’alto in basso. Il succo del discorso risiede nel fatto che non é essere BIANCO ad impedire l’elevazione a Billy, ma quello di essere fisiognomicamente gnappo e soprattutto UN POVERO CIALTRONE. Ecco appunto il buon Sidney darcene una dimostrazione lampante.

Quasi. Peccato che non esista il quasi canestro o la quasi schiacciata a Basket.

Tra Danilovìc e Myers, non ho le statistiche sotto mano, ma tra slam dunks, punti segnati in carriera e birre svuotare, siamo attorno alla tripla tripla. Si, il ferro è sicuramente posto ad altezza regolamentare, il salto di Sidney lo conferma, ma Billy per puro orgoglio non va su come Brent Barry nel 1996 pur avendo la sovra maglia, in compenso più in alto di tutti saranno arrivate le urla di Gloria per i soldi persi dal suo uomo. Per riconquistarla questa volta bisognerà usare di nuovo la pallacanestro: quello che oggi chiamerebbero “logo shot”, da centro campo, “tiro ad uncino” stando al curioso doppiaggio italian… Billy lo segna! BILLY! BIIIILLY! Billy “Woody Harrelson” Hoyle! Allo scadere, sulla sirena di fine primo tempo del film. ME-RA-VI-GLIO-SO! Datemi un replay grazie, o al massimo la nuova puntata di “Jeopardy!”

Loro lo chiamano “Swish”, qui da noi è più noto
come “Ciuff”, cambia l’onomatopea ma non il risultato.

NOVABBÈ IO VADO.
Basta: tutti a casa.
Avete appena assistito, in un film del 1992, alla sintesi tecnica dell’evoluzione del basket di 30 anni dopo: ma quali preziosismi ed atleticismi, blocchi e finte! Una bomba da metà campo cosí DEBBOTTO, e ti risparmi tutta la fatica e gli sbatti. A proposito di sudate e gente negli spogliatoi, approfitto dell’occasione concessami dall’intervallo, che fa cosí Ancìent Régime, per parlavi di Tempo e farvi rifiatare da questa telecronaca.

Chiudete gli occhi.
Fate passare un anno abbondante e, in macrosequenza in esterno, viaggiate con me dall’assolata L.A., dove questa storia é ambientata, al Lato Poco Esposto al Sole del nostro strambo suolo patrio rinomato per la sua guisa di calzatura da ippica. Son tre anni che c’é stata Italia 90, a ginnastica con una maglia dei Celtics possono allegramente alludere alle tue perversioni sessuali contronatura e la multiculturalità resa necessaria dal terziario avanzato é solo un problema di ordine pubblico da reprimere. Volendo cercare di farvi ascoltare quel periodo, costringerei i vostri encefali ad un olocausto di iperstimoli che vanno dalle Colonne Portanti dell’Hip Hop, alle Fondamenta Stesse della Techno, passando dall’ultimo vero Pop, fino al Grunge, il Metal Gore piú disperato e probabilmente il funerale del Rock in pompa magna.

Alzate le casse (non da morto)

In tutto questo mettete la ressa di cinematografia qualitativamente pazzesca con cui ci si confrontava in sala allora, pagando in lirette l’equivalente di 3 giorni su Netflix. Chi c’era in Italia, avesse o no l’età che ha oggi la Mia progenie, potrà confermarvi che la situazione socioculturale nel 1993 fosse addirittura peggiore della recitazione nella serie omonima. E diversi gradi di magnitudine superiore in pesantezza rispetto al revivalone del periodo che ci sta investendo tutti.
Adesso seguitemi mentre vi presento colui che aprí le Acque del Mar Mediterraneo per permettere a Willy il Principe di Bell Air, e poi Space Jam e le Reebok Pump e tanto tanto altro, di giungere sulle nostre sponde ad impadronirsi del futuro. Le facce abbastanza conosciute di Will Smith e Michael Jordan avranno entrambi molto a che fare con il regista di “White men can’t jump”, in quel futuro, non solo italiano. E che ci crediate o meno c’entrano il baseball, il golf, il trash talking e le scommesse, ma neanche l’ombra d’un canestro o una retina.
In tutto questo ne approfitto per mettere i miei 5 dolla su quanto avrebbe incassato world wide Cina compresa, se si fosse riusciti ad infilare Denzel Washington e Charlie Sheen (ma anche David Duchovny o Keanu Reeves) nei calzoncini baggy dei protagonisti, come ad un certo punto della storia si arrivò a valutare.

Sareste davvero riusciti a stare senza queste due adorabili canaglie? (il migliore degli universi possibili)


Non che così com’é, comunque, non abbia staccato biglietti per un controvalore del 150 percentile rispetto a quanto sborsato per far divertire una posse di sballoni per qualche settimana su di un playground con quattro macchine da presa e tanta voglia di denuncia sociale, precisiamo. Le sequenze di gioco che l’hanno reso leggendario furono praticamente improvvisate, gli insulti arabescati e scompiscianti alla base della fama delle scene piú riprodotte e ricordate, frutto della creatività e della spontaneità di tutti i coinvolti. (O sarebbe meglio dire dei COLLUSI, in un giro di scommesse VERE su partitelle VERE che furono il vero motore del set.) Il risultato che si aveva di fronte qui da noi era l’equivalente di una mattonata dai 4 metri e mezzo sul tabellone di una certa subcultura che sobbolliva ribelle. Fresco, sfrontato, dirompente, interracial, sbroccato, sbocciato, sboccato, quello che per i tempi poteva essere onestamente considerato un filmetto fu invece un immenso spartiacque per il mainstream televisivo e non solo. Il mondo della palla a spicchi, cosí come lo si guardava qui da noi, non sarebbe stato piú lo stesso.


Anche perché Giocher, Denzel sul campetto ci sarebbe arrivato poco dopo e in linea di massima benino, grazie al già citato Mr. Lee, sembra a bordo campo per questo tipo di operazioni. Va detto che Coach Ron Shelton ha provato a rimettere in campo lo stesso schema e il suo go-to-guy Woody, ma “Incontriamoci a Las Vegas” (1999) non gli è venuto fuori altrettanto bene. Citando Sidney, potremmo dire che a volte il sole batte anche sul culo di un cane, però non è questo il caso, perché “Chi non salta bianco è” non è solo un giro di giostra e di macchina del tempo, ma un titolo fondamentale. Per il basket di strada non è prevista cerimonia di iniziazione alla Naismith Memorial Basketball Hall of Fame, quel monumento di arte moderna, ovviamente a forma di sfera che sta dalle parti di Springfield, Massachusetts, però possiamo tranquillamente assegnare a Coach Shelton il titolo di Classido, questo sì del tutto meritato.
 

Intanto bentornati leggispettatori della Bara Volante, alla ripresa del terzo quarto di gioco, quella con la mano calda, non tanto a segnare ma a schiacciare il pulsante è di sicuro Gloria. Sta illuminando il tabellone segna punti di “Jeopardy!” come se fosse un albero di Natale a dicembre. Avevi idea che al mondo ci fossero così tanti cibi che iniziano con la lettera “Q” Giocher?

…Qualsivoglia quisquilla quantificabile in qualità, quadruplicherebbe qui la querela questuanza di questo quesito. Quindi quello che qui qualificherei é quantunque questionabile…

Come si dice in questi casi: on fire!

Parafrasando le immortali parole di John McClane: «Bravo, fa rima.», anche se sarebbe basato rispondere “Quiche” come ha fatto Gloria, che con una prova monumentale sbanca il banco. Ma il tassametro corre, ci sono ancora parecchi minuto di gioco sul tabellone e ancora una volta Coach Shelton schiera in campo il “deus ex basketball”: quando l’appartamento di Sidney viene ripulito, come da usanza quando si vive nella giungla di cemento, l’unica è riunire la strana coppia per mettere in discussione il ritorno dei Re di Venice Beach, “King” e “Duck” sono di nuovo in città come in un pezzo dei Thin Lizzy e accettano sfide. Ora qui la questione si fa parecchio complicata, perché con l’inizio del quarto campo prima di sfidare King & Duck, bisognerebbe liberarsi dalla marcatura sul suo uomo di Gloria, non basta nemmeno che Billy si giochi quella che dalle parti di Detroit un tempo avrebbero chiamato #garansheed: a volte quando vinci perdi altre volte invece, la miglior partita è quella che scegli di non giocare, ma ormai è chiaro che Billy abbia poca dimestichezza con i precetti del Maestro Bruce Lee e sia anche un po’ duro di comprendonio. A scuola avrebbero detto bravo ma non si applica.

«Amico il problema non è di che colore sei, il problema è che sei scemo»

Se conoscete un pochino come vanno di solito gli schemi d’attacco nel finale di partita in un film con le stelle e le strisce, potete rilassarvi ed aprire l’ultima lattina del six-pack.Tempo di riscatto, certamente. Di redenzione, forse… L’affermazione invece, nella cultura popolare questa pellicola arriverà ad averla anche attraverso omaggi della Nike, un assurdo tentativo di remake (pare ancora in corso) ed una categoria del Vero Quizzone Maculato istituita in suo onore.

Gli occhi sono quelli della tigre, quelli con cui si arriva fino in fondo (and one!)
Coach Shelton pesca a piene mani dal playbook di “Momenti di Gloria”, “Quella
sporca ultima meta” (1974) e Fuga per la vittoria, la moviola serve a sottolineare il gesto tecnico e l’epica
del momento. Basta uno sguardo tra i due della nostra strana coppia
: taglio backdoor di Billy, Sidney lo vede e la dà via in salto, come il vostro allenatore di mini-basket NON vi ha mai insegnato a fare… va su, oh se va su! Billy Hoyle con la bimane! Con tanto di urlo liberatorio. Schiaccione alla faccia del titolo del film, e su questo gran salto possiamo dirlo: game, set and match!
 
Eccolo qua il nostro white chocolate!
 
Lì da loro lo chiamano “The Disease”: andarci sotto proprio tanto quando si tratta dello sport inventato e codificato da un benemerito canadese per una classe di concittadini dei Simpson. Come avrete notato se ci avete seguito fin qui, tra Billy, Sidney e noi due qui in cabina di commento, é un disturbo pandemico; e questo film il suo Agente Patogeno Globale.
 
Disturbo pandemico per cui non esiste vaccino o cura aggiungo, tanto che pare ne fosse stato infettato anche un improbabile fanatico, tale Kubrick Stanley, che in linea di massima due cosine in quanto a cinematografia le sapeva anche fare. Chiamato alla linea della carità per il tiro libero su-su-supplementare, il regista ha infilato “Chi non salta bianco è” nella lista dei suoi film preferiti accanto a cosine come Incontri ravvicinati del terzo tipo, “Metropolis”, I Vitelloni e “I sette samurai”. Oltre al solito “storia vera”, non mi sento nemmeno di smentirlo o di aggiungere altro.
Arancia meccanica (a spicchi)
IO come mio solito un paio di ulteriori notarelle le metto da bordo campo. Il cosiddetto “Alley Oop” che chiude liberatoriamente l’epica sportiva qui narrata, una delle azioni piú spettacolari e caratteristiche del basket moderno, ha origini circensi, entrò nella parlata comune grazie ad una comix strip della Golden Age e fu poi adottata dal FOOTBALL AMERICANO. Come sia passato da definire il fortunoso lancio completato di una palla a mandorla in mezzo a 30 erculoidi strafatti che si massacrano in severissimo ordine militare, a quello che oggi tutto il mondo conosce é l’ennesimo dono fattoci da tal Russell, Bill.
In due non fanno un cappello giusto, ma un gran film quello si.

A distanza di trent’anni dall’uscita del film, il gioco creato dal dottor James Naismith si sarà anche evoluto, di sicuro lo ha fatto lo stile nel vestire in campo dei giocatori, ma Billy e Sidney e il film diretto da Coach Shelton rappresentano ancora al meglio la mistica di quella forma d’arte che per convenzione chiamiamo basket da playground.

È tutto per questo appuntamento, anche da parte di Giocher Buffa, con un saluto e un ringraziamento da Cassidy Tranquillo!
Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    Film del Giorno

    Twisters (2024): bentornati (e ben tornadi) nella succhiozona

    Tra i titoli in uscita nel corso di questo malinconico 2024, per riempire l’estate arriva anche un seguito dopo ben ventotto anni di Twister e anche se i film escono [...]
    Vai al Migliore del Giorno
    Categorie
    Recensioni Film Horror I Classidy Monografie Recensioni di Serie Recensioni di Fumetti Recensioni di Libri
    Chi Scrive sulla Bara?
    @2024 La Bara Volante

    Creato con orrore 💀 da contentI Marketing