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Chi perde paga di Stephen King: I predatori del manoscritto perduto

Lo aveva
promesso, lo Zio Stevie, di dare un seguito a Mr. Mercedes, il romanzo del 2014 con protagonista il detective in
pensione Bill Hodges, ma come sempre con King è la sua prosa a sorprenderti e
il seguito di un libro che parlava di un pazzo assassino su una berlina tedesca, diventa un libro… Sui libri! E quando Stephen King parla di libro,
tutti dovrebbero sedersi composti e stare ad ascoltare.

Mi sarei
aspettato di ritrovare Hodges già da pagina, invece, per
rivedere il vecchio Bill con la sua dieta ferrea e il suo sacchetto pieno di
biglie di ferro (il castigamatti) tocca aspettare metà libro, ma l’attesa vale
perché l’inizio messo su da Zio Stevie è micidiale.
Lo scrittore
eremita John Rothstein (vagamente ispirato a J. D. Salinger) si ritrova in
casa tre rapinatori che cercano di convincerlo ad aprire la cassaforte, ma non
si tratta di una semplice rapina, il capoccia del trio, Morris Bellamy è
“L’ammiratore numero uno” (come avrebbe detto l’infermiera di “Misery non deve
morire”) dello scrittore ed è anche bello incazzato.
Bellamy non ha
semplicemente letto e amato la trilogia di Rothstein “Il fuggiasco”, “Il
fuggiasco entra in azione” e “Il fuggiasco tira il fiato”, anzi il terzo libro
non lo ha amato per niente, secondo il focoso lettore lo scrittore è colpevole
di aver trasformato il suo personaggio più famoso in un damerino schiavo del
sistema che prima contrastava. Lo scontro verbale tra i due è gestito da King,
come sempre alla grande, ma la cassaforte di Rothstein oltre ai soldi, contiene
qualcosa di ancora più prezioso: una sfilza di taccuini pieni di appunti per il
nuovo libro della serie “Il fuggiasco”, un’infinità di Moleskine scritte a mano
negli anni di esilio volontario dello scrittore.


Il grande Jae Lee presta la sua arte ad una scena del libro.
La fuga per
Bellamy non finisce benissimo, ospite delle patrie galere per un lungo, anzi un
lunghissimo periodo (fate quasi tutta la sua vita adulta), con un’unica speranza
a farlo resistere dietro le sbarre: la possibilità di rimettere le mani sui
preziosi taccuini. Peccato che il destino ci metta lo zampino e “Chi perde
paga” (“Finders Keepers” nel suo ben più azzeccato titolo originale) fa una
sgommata e s’incastra alla perfezione con il precedente Mr. Mercedes, perché a trovare le Moleskine perdute è Peter Saubers,
un ragazzino appassionato di letteratura e di Rothstein, la cui famiglia è in
brutti guai economici da quando papà Saubers Senior è stato ferito da un pazzo
su una Mercedes al City Center qualche anno prima. E bravo Zio Stevie! Questo sì
che è un modo di iniziare in sequel!
“Chi perde
paga” appassiona non solo perché pone di fronte ai problemi pratici di ricavare
qualcosa dai manoscritti di uno scrittore defunto, ma anche perché manda in
scena una lunga vendetta spalmata su periodo di tempo molto lungo, Stephen King
è bravissimo a gestire le differenze, ma anche i punti in comune tra Peter
Saubers e l’iracondo Morris Bellamy, impegnati in un lungo duello a distanze
sempre più ravvicinate.


Stevie sei proprio sicuro di volerti sedere vicino a quello?
In tutto
questo, s’incastra alla perfezione il ritorno di Bill Hodges e i suoi coloriti
aiutanti, l’ossessiva Holly Gibney e Jerome Robinson con le sue imitazioni
sempre fuori luogo. Devo dire che ho apprezzato “Chi perde paga” molto di più
del precedente Mr. Mercedes, che
aveva il difetto di diventare un po’ verboso verso metà e di essere più interessante
nei capitoli dedicati al cattivo che in quelli dedicati al protagonista. Incredibile, ma vero!
“Finders
Keepers”, invece, risulta molto più riuscito non solo per le parti più legate all’investigazione
e allo scontro diretto tra Detective e cattivo di turno, ma anche per tutto il
fascino intorno ai libri di John Rothstein, che diventano l’occasione per lo
Zio Stevie di parlarci ancora un po’ della cosa che ama di più al mondo: romanzi, libri e l’antica arte della scrittura.


Come riassumere una filosofia di vita con una maglietta.
Come sempre, la
caratterizzazione dei personaggi è ai massimi livelli, Stephen King da questo
punto di vista è una sicurezza, questa trama permette proprio allo Zio di sbizzarrissi
e dire la sua non solo sul rapporto tra libri e lettori, ma anche tra opere
letterarie e i propri creatori.
Insomma, in
attesa di recuperare “Revival” che non ho ancora avuto modo di leggere, il mio
appuntamento fisso con lo Zio non me lo nego mai ed ora aspetto anche l’ultimo
capitolo della trilogia su Bill Hodges. Avrà anche un nome questa trilogia un
giorno, no? Spero solo non scelgano “Trilogia del pensionato”.
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