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Chi più spende… più guadagna! (1985): fogli verdi con su facce di ex presidenti spirati

I soldi non fanno la felicità, però asciugarsi le lacrime
con le banconote di grosso taglio è meglio no? Di questo tratta il nuovo
capitolo di… King of the hill!

Walter Hill con ogni suo film, ha saputo creare il modello
nobile e autoriale, di tantissimo cinema di genere: L’eroe della strada è il padre di tutti i film con Pit Fighters, Driver l’imprendibile ha reso l’autista il vero protagonista delle
rapine, sull’impatto culturale di I Guerrieri della notte penso non ci sia nulla da aggiungere, mentre con 48 Ore ha creato il modello su cui sono
forgiati tutti i film con strambe coppie di sbirri.

Gualtiero Collina è un pioniere in grado di mostrare per
primo a tutti la strada da seguire, è così che si diventa il re della collina, si
resta regali anche quando si cade. Lo abbiamo già visto succedere tante volte
nelle carriera dei registi famosi, è un argomento che torna spesso anche qui sulla
Bara, prendendo in analisi intere filmografie è quasi una regola. Il film della
vita, quello estremamente voluto e sentito dal suo autore, molte volte è un
tonfo incredibile al botteghino, che fa prendere alla carriera del regista
direzioni impreviste. Il più delle volte questa curiosa deviazione balza agli
occhi, è il titolo che non ti aspetti di trovare all’interno di una filmografia.
Dopo l’ingiusto flop del suo film più sentito, quella bomba
di Strade di fuoco, Gualtiero sceglie
qualcosa di completamente diverso, e anche in questo determina il modello da
seguire per tutti i registi, perché non credo ci sia un caso più clamoroso di “Chi
più spende… più guadagna!”, quando si parla di film che balzano agli occhi
all’interno di una filmografia, per il loro risultare fuori posto.

“Hai idea del perché siamo vestiti così?”, “Ma che ne so, dice che il regista è fanatico di Baseball, vai a capire”

Dopo qualche capitolo di questa rubrica a lui dedicata,
ormai dovrebbe essere chiaro a tutti che Walter Hill è una specie di divo del muto, parla
meno dei personaggi che scrive ma è lapidario allo stesso modo, quelle poche
volte che qualcuno lo intervista. Per lui “Chi più spende… più guadagna!” era
un modo per dare una sistemata al conto in banca, e mandare a segno un successo
commerciale, perché nell’industria del cinema, restare bollato a vita da un
flop è come cadere in una pozza di catrame, rischi di non uscirne mai più,
citofonare Terry Gilliam per
conferma.
Per dirla in termini sportivi – visto che il film in parte
anche di questo tratta – bisogna rientrare in campo e portare un contributo non
negativo alla propria squadra, senza bisogno di strafare, per far dimenticare
subito l’errore. Walter Hill che di sport è grande appassionato – di baseball
in particolare – evidentemente lo sapeva bene, e per non sbagliare sceglie di
rifare la sua versione di quello che potrebbe essere la pellicola con a carico più
remake della storia del cinema.

Il libro originale è proprio quello che si intendo con “far piovere soldi”.

Tratto dal romanzo “Brewster’s Millions”, scritto da George
Barr McCutcheon nel 1902, la storia dell’aspirante milionario con le mani
bucate è arrivata al cinema in tantissime versioni, la prima nel 1914 diretta
addirittura da Cecil B. DeMille, seguita a ruota nel 1921 da “Fatty e i suoi
milioni”, da una versione femminile “Miss Brewster’s Millions” (1926), da un
altro remake nel 1935 (“Brewster’s Millions” di Thornton Freeland), fino ad
arrivare a “Milioni in pericolo” (1941) e “Nato con la camicia” (1961) diretto
dal regista di Superman IV, Sidney J.
Furie.
Vi prego, fatevi bastare queste versioni e non chiedetemi di
elencarvi le versioni Indiane, perché laggiù a Bollywood per la storia di George
Barr McCutcheon sono andati via di testa, penso che esistano dieci versioni
danzerecce e colorate, non fatemi aprire il vaso di Pandora!
Eppure ancora una volta, Walter Hill si dimostra il re della
collina perché sono piuttosto certo che tutti nella vita, anche chi non ha mai visto
il film, ha sentito parlare della sua versione di “Brewster’s Millions” anche
per via di un titolo italiano che non passa inosservato: “Chi più spende… più
guadagna!”.

“Chi più spende più guad… ok dove sta la fregatura?”

A ben guardarla questa commedia, è la classica caduta di
stile, fatta però con incredibile stile, uno di quei titoli che riesce a farsi voler
bene da così tante persone, anche da chi magari Walter Hill nemmeno lo conosce,
un risultato che giustifica il fatto di essere la mosca bianca nella
filmografia di Gualtiero, che prende un classico come “Brewster’s Millions” e fa
di tutto per renderlo suo.
Ecco perché il protagonista è un giocatore di Baseball, lo
sport del cuore di Hill, che il regista cerca sempre di infilare nei suoi film, si lo so che state pensando alle Baseball Furies di I Guerrieri della notte. Ma questo non è il solo modo con cui Hill
trasforma la storia scritta da George Barr McCutcheon nel suo divano comodo sui
cui appoggiare le chiappe, le musiche ad esempio sono curate
dal sodale Ry Cooder, alla quarta collaborazione con Hill, e il tassametro
corre.
Monty Brewster è un giocatore di baseball degli Hackensack
Bulls, squadra di seconda categoria delle leghe minori, per altro del New
Jersey, lo stato più dileggiato degli Stati Uniti, in pratica il Molise d’America.
Monty è in là con gli anni, anche per la media delle longeve carriera dei
giocatori di Baseball, il suo migliore amico è il compagno di squadra e gran
chiacchierone Spike Nolan, i due non finiranno mai a giocare nella Major League, possono giusto arrangiarsi su campi di provincia, quelli dove ogni tanto, la partita viene interrotta per concedere al treno, i cui binari tagliano il campo a metà, di passare.

Intervallo dedicato al passaggio del treno e ai titoli di testa del film.

Se va bene, due così possono provare a rimorchiarsi delle signorine al Torchy’s (sì, proprio il locale che torna in molti film di Gualtiero Collina) e finire arrestati per
rissa, quando una delle due si rivela fidanzata con un tipo poco raccomandabile
e dalle mani parecchio pesanti.
Dopo un’imbarazzante auto difesa davanti ad un giudice («quest’uomo
non mi rappresenta!») i due vengono portato da un loschissimo fotografo a bordo
di una Cadillac blue decapottabile (sì, proprio la macchina preferita di Gualtiero) presso
lo studio legale “Granville & Baxter” a Manhattan, dove Monty
assisterà alla particolare lettura del testamento del suo vecchio prozio appena
defunto, Rupert Horn interpretato dal caratterista Hume Cronyn.
Tipo bizzarro lo zietto, uno cresciuto con metodi non
proprio Montessoriani, vuoi qualcosa? Prima devi arrivare ad odiarla per
dimostrare di meritartela. Lezione che con malcelato sadismo impartisce anche al nipote: Monty
viene sfidato a spendere 30 milioni di fogli verdi con sopra le facce di
altrettanti ex presidenti defunti in trenta giorni, se ci riuscirà otterrà l’eredità
completa, 300 milioni della stessa tipologia di biglietti verdi già descritti.

“Fate mettere tutto in conto, pago io!”

Facile direte voi! Posso farlo anche io in metà del tempo, no
no! Perché allo scadere dei trenta giorni Monty dovrà portare tutte le ricevute
delle spese, ma di fatto non dovrà possedere nulla se non i vestiti che indossa.
Non vale regalare soldi, darli in beneficenza oppure comprare opere costose
per poi distruggerle, ma soprattutto, non dovrà dire nulla all’amico Spike, e
nemmeno alla bella assistente legale dello studio Angela Drake (Lonette McKee),
che ha il compito di vegliare sulla bontà delle azioni di Monty.
Walter Hill per mettersi dalla parte della ragione, completa
il film con un’altra sua caratteristica, una coppia di protagonisti opposti nei
modi, per di più uno nero e l’altro bianco, proprio come in 48 Ore. Se Hill è l’uomo che ha
lanciato la carriera di Eddie Murphy, qui punta ancora più in alto e fa venire
giù direttamente il mitico Richard Pryor, fresco fresco dall’aver appena finito
di monopolizzare con la sua presenza Superman III.

“Superman vieni a salvarmi! Non posso sconfiggere il capitalismo da solo!”

Per la parte del corpulento Spike invece, Walter Hill
sceglie un comico che nel 1985 aveva solo quattro film in uscita, il grande
John Candy, che qui si mette al servizio del film, lui che di solito al cinema (e
nella vita!) era quello eccentrico, qui funziona ancora meglio, perché spiazzato
dallo strano comportamento dell’amico Monty.
Inutile girarci attorno, “Chi più spende… più guadagna!” è
divertente, la corsa contro il tempo di uno spiantato con nulla da perdere e
tantissimo da guadagnare, funziona sempre, era alla base anche di film come “Mister
Miliardo” (1977), ed è uno spasso vedere Richard Pryor prendere a noleggio limousine
e taxi peggio di come faceva il geometra Calboni, offrire pranzi, colazioni e
cene a chiunque, oppure mettersi in testa di fare quello che farei io se avessi
soldi da buttare. Io comprerei una squadra di basket e mi metterei a produrre
fumetti e film horror, Monty non potendo possedere nulla alla fine dei trenta
giorni, pensa invece di organizzare una partita tra i suoi Hackensack Bulls, e
gli odiatissimi New York Yankee, una delle squadre da sempre più ricche e
vincenti della Major League, quasi una presa di posizione di chi non ha nulla,
contro chi ha tutto.

Monty con la maglia dei Cubs, non a caso la squadra che non ha vinto per 108 anni di fila (storia vera).

In tal senso la scelta di Walter Hill di avere uno come Richard
Pryor come protagonista è ancora più sensata, non voglio cercare significati
dove non ci sono, questa è solo una commedia ben fatta, però Pryor per anni,
con i suoi spettacoli di stand up comedy, trattava temi scottanti quasi tutti
incentrati sulle tematiche calde, tipo la disparità di trattamento tra bianchi e neri. Pur essendo il “Picasso della
comicità” il ragazzo non le mandava a dire, quindi ha molto senso vederlo
interpretare un poveraccio nero, che per la prima volta si ritrova con il
potere dell’unico colore che conta davvero: il verde dei dollari.
Proprio con questo spirito Monty si lancia nella sfida, non
ha nulla, per male che vada a quel nulla è destinato a tornare, quindi da vero
sportivo si gioca il tutto per tutto puntando al bersaglio grosso, il bello è vederlo
disperarsi quando si ritrova involontariamente a guadagnare denaro, e a gioire
quando invece riesce a sperperarlo, la negazione del capitalismo. Infatti il
passo successivo in questa corsa alla rovescia, per Monty non può che essere la scelta di entrare in politica e concorrere per la carica di sindaco di New York, ma
bisogna dirlo, forse a candidati con frasi elettorali ad effetto assurde, siamo
più abituati noi, in uno strambo Paese a forma di scarpa che gli yankee nell’anno 1985, purtroppo per noi aggiungo anche.

Un comico in politica che vince le elezioni, ma dove si è mai vis… Oops!

Walter Hill è il regista dei duri che si trovato a cercare
di dover sopravvivere in situazioni incredibilmente pericolose, il Monty
Brewster di Richard Pryor non è certo un duro, ma con una corsa contro l’orologio
finale, diventa anche difficile non appassionarsi al suo particolare modo di tirarsi
fuori dai guai.
Allo stesso modo Walter Hill con “Brewster’s Millions” si
tira fuori dai casini, perché per un film che parla così tanto di soldi, al
botteghino ne ha portati a casa più di quaranta milioni (storia vera). Non è
difficile trovarci dentro qualcosa dello stile di Gualtiero, ma allo stesso tempo è il suo
film più anomalo, una scommessa vinta perché beh, anche a rivederlo oggi è
ancora parecchio divertente.
Ma se pensate che a Hill manchi il fegato, vi sbagliate di
grosso, il film della prossima settimana per certi versi, potrebbe essere ancora
più anomalo di questo, l’appuntamento è tra sette giorni, ci vediamo tutti ad
un crocicchio, portate la chitarra. Vi servirà. Intanto beccatevi la locandina d’epoca di questo film direttamente dalle pagine di IPMP!
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