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Christine – La macchina infernale (1983): bad to the bone

Da piccoletto, fine anni ’80 primi anni ’90, ricordo una martellante pubblicità televisiva, credo di una raccolta in VHS di classici dell’horror, un minuto scarso di montaggio farcito di un ghignante Pennywise, del testone borchiato di Pinhead, del guanto artigliato di Freddy Kruger e delle portiere rosso fiammanti di Christine … Ah, quasi dimenticavo: benvenuti ad una nuova puntata di John Carpenter’s The Maestro!
Me la ricordo bene quella pubblicità perché mi incollava allo schermo ad ogni passaggio, Christine faceva bella mostra di sé, la scena era quella in cui Moochie cercava di sfuggirle nascondendosi nel vicolo cieco e Christine incurante delle dimensioni dello stretto corridoio, sacrificava le sue lamiera pur di raggiungere l’aggressore e spiaccicarlo contro il muro di mattoni, un cofano lungo due metri che sembrava la bocca dello squalo di Spielberg.
Ricordo anche una discreta polemica: la classica associazione genitori che si lamentava del proprio figlio rimasto traumatizzato dallo spot mandato in onda a tutte le ore (I bambinI! Perché nessuno pensa ai bambini! Cit.), bah, non so, per me quella pubblicità era uno spasso, ma mi rendo conto di essere sempre stato uno “strano gatto” fin da bambino e crescendo non sono migliorato.

Fotogrammi gentilmente estrapolati dai miei ricordi d’infanzia.
Direte voi: ma questa piccola storiella di strambezza infantile a cosa serve? A non molto veramente, forse solo a ribadire che Christine, la Plymouth Fury rossa come le fiamme dell’inferno è sempre stata un’icona del cinema Horror, che ha sempre potuto sedersi alla stessa tavola dei soliti nomi che si fanno sempre (Mike, Freddy e Jason) senza affatto sfigurare, anche perché questa signorina, per la gioia di Adinolfi ha due papà di tutto rispetto: Zio Stephen King e il Maestro John Carpenter.
Inutile girarci attorno: questi due hanno spaventato più persone loro, della frase «Abbiamo perso anche l’altro motore» pronunciata in volo sopra l’Atlantico. Voglio bene ad entrambi e là fuori ci sono mille mila persone come me che si sono formati alla scuola dello spavento di questi due miti, tutti i maggiori registi di film dell’orrore si sono cimentati in un adattamento di un romanzo di King, “Christine” è il titolo che ha unito il re e il maestro.

Usato sicuro, garantisce lo zio Stevie!
Quando si pensa ai lavori sfornati da queste due icone negli anni, “Christine” non è mai il primo titolo che viene in mente e forse nemmeno il quarto, a dirla tutta, personalmente per quanto mi sia divertito a leggere il romanzo di Zio Stevie, ha sempre preferito un po’ di più la versione cinematografica, anche se ha delle differenze rispetto al libro, cosa che di solito fa schiumare di rabbia i Kinghiani, dei “Fedeli lettori” molto conservatori da questo punto di vista e lo posso dire perché anche io faccio parte della cerchia, ma possiamo stare tranquilli: Hollywood ci ha sempre trattato bene negli anni, basta guardare che meraviglia
 stanno facendo con il casting de “La torre nera”… Se sentite un rumore di fondo tipo trapano del dentista, sono i Kinghiani affetti da bruxismo, tranquilli.
Stephen King e John Carpenter sono due agli antipodi, affetto da ottimismo congenito il primo, cinico e pessimista il secondo, uno è straripante dello scrivere, l’altro essenziale nel dirigere, le uniche cose che li accomunano sono lo stesso tipo di umorismo nero e la passione per le auto d’epoca. Il gruppo musicale di John Carpenter (insieme a Nick Castle e Tommy Lee Wallace) si chiama Coupe de Ville come la Cadillac, mentre King tra Christine e “Buick 6”, ha sempre detto la sua in merito, anche quella volta che si è messo in testa di fare il regista, con risultati, beh, diciamo rivedibili.

«Ma che dici Cassidy? Brivido era un gran film»
Nel 1983 la popolarità di Stephen King era tale che i diritti cinematografici del romanzo “Christine” furono venduti prima della pubblicazione del libro e questo spiega come mai il finale del film è differente rispetto a quello pensato da Zio Stevie, trama e poi parliamo del film!

California, 1978, lo sfigatissimo Arnold “Arnie” Cunningham (Keith Gordon) sta andando a scuola con l’amico Dennis Guilder (John Stockwell), passando davanti casa di un inquietante vecchiardo, vede il rottame di una Plymouth Fury di nome Christine, dopo una vita di “Signor sì” ai pressanti genitori e di maltrattamenti da parte dei bulli scolastici (capitanati dal tamarrissimo Buddy Repperton, una specie di comparsa di “Grease” con la fissa per l’ultraviolenza), Arnie vuole la sua rivincita contro il mondo e acquista la ferraglia, riportandola agli antichi splendori di un tempo nell’officina di Will Darnell (il grande Robert Prosky). Più Christine torna al suo rosso fiammante originale, più Arnie diventa sicuro di se, tanto da conquistare il cuore della bella Leigh Cabot (Alexandra Paul), i guai grossi cominciano quando la ragazza inizia a diventare gelosa… No, non Leigh, sto parlando di Christine!
Carpenter per riprendersi dalla mazzata (al botteghino e morale) de La Cosa, sceglie di lavorare ad un film su commissione, un soggetto popolare per il pubblico che cavalca l’onda del nome Stephen King, ma il Maestro non è un impiegato che timbra e passa le carte e anche se i temi classici del cinema di Carpenter sono centellinati (l’orrore che si nasconde dietro ad una normalità di facciata, il finale aperto e pessimista), Giovanni ci mette davvero del suo, il risultato è Christine un’icona horror, ma soprattutto, l’auto più sexy della storia del cinema.
Esatto, sexy, perché “Christine – La macchina infernale” è un film che trasuda sesso ad ogni fotogramma, nella sua rivoltante intelligenza, Carpenter annusa l’aria e capisce subito cosa serve a questo soggetto: protagonisti adolescenti con gli ormoni che fanno le sgommate, alle prese con la prima auto? Qui ci vuol il sesso, palate di sesso!

«Stai per caso parlando della parola con tre S carino?»
Non che il sesso sia mai mostrato in maniera esplicita, così come la violenza, che nel film è tutto sommato davvero poca, tanto che per raggiungere il Rating “R” (vietato ai minori), il produttore Richard Kobritz chiese di aggiungere quante più volte possibili la parola “Fuck” nei dialoghi del film, pensate, una volta cercavano di fare gli Horror vietati ai minori! Mamma mia che fessi! Ma si può? Mica come quelli belli che escono ora tipo Ouija che sono tutti rigorosamente PG-13.
La prima auto è sempre un momento importante nella vita di chiunque, rappresenta l’indipendenza, i primi voli lontani dal nido e, ovviamente, le pomiciate sui sedili posteriori. La storia originale di Stephen King è carica di tutti questi elementi, compresa l’abitudine immotivata, ma molto diffusa, di considerare le automobili di sesso femminile, lo so che non ha alcun senso, ma se la vostra auto fatica ad affrontare una salita ripida voi non le dite: vai bella? Invece, quando il computer non carica non gli date dello stronzo? Ecco, Carpenter spinge a tavoletta questo concetto, Christine è una fidanzata possessiva, gelosa e vendicativa, ma è anche la star indiscussa di tutto il film.

«Bravissima Christine, facciamo ancora due primi piani e abbiamo finito»
Il film è diviso in tre atti distinti, nel primo facciamo la conoscenza dello sfigatissimo Archie, pressato dai genitori e incapace di relazionarsi con i suoi coetanei, la distanza tra Archie e il resto del mondo è sottolineata dal suo migliore amico Dennis, belloccio, campione di Football e pieno di ragazze pronte a zompargli addosso ad un solo cenno, tipo Roseanne interpretata da una giovanissima Kelly Preston. In tutta questa prima parte del film, vige un clima da “Porky’s” con tanto di battutacce di basso livello, come a sottolineare che in questa porzione di pellicola, le donne possono essere al massimo oggetti da sfoggiare o da conquistare, che siano a due gambe o a quattro ruote. 
Ma nel cinema di Carpenter i personaggi femminili sono fondamentali, quindi la svolta coincide con l’arrivo di Christine e di Leigh Cabot, ora ditemi cosa volete, ma non che Giovanni non abbia mai avuto l’occhio lungo per le belle signorine, dopo aver lanciato Jamie Lee Curtis, qui è la volta della guardabile Alexandra Paul, che quelli della mia leva forse ricorderanno in “Baywatch”… Sì sì, guardavo Baywatch e allora? Tanto lo guardavate pure voi non fate i santarellini con me, cocchi! Alexandra Paul è tanto guardabile che nemmeno gli orrendi calzettini che indossa nella sua entrata in scena riescono a scalfirne la bellezza, ribadisco: il Maestro è un dritto, poco ma sicuro.

«Eccone un altro che è cresciuto negli anni ’90, su forza, poteva andarti peggio»
Carpenter ha sempre dichiarato che l’attore Keith Gordon era molto concentrato nei panni di Arnie Cunningham, pare che fu proprio Gordon a suggerire il pezzo di George Thorogood “Bad to the bone” per il film, anche se fu Carpenter a voler girare a tutti i costi la scena iniziale del film, ambientata nel 1957, sulla linea di produzione di Detroit dove assistiamo alla “nascita” di Christine, che fin dal suo primo vagito si dimostra malefica cioncando una mano ad uno degli operai.
La scena venne girata in una fabbrica dismessa, Carpenter oltre ad essere il primo al cinema ad usare il celebre pezzo di Thorogood (ben prima di James Cameron in Terminator 2) optò per dei film luce, in modo da dare un look retrò a tutta la sequenza di apertura.

Bad to the bone… B-B-B-B-Bad!
L’altra idea di Carpenter fu quella di suggerire a Gordon di pensare al corpo di una donna, nei momenti in cui durante la scena, appoggiava le mani sul Christine, l’attore prese la cosa tanto seriamente che arrivò ad associare le specifiche parti dell’automobile, ad altrettante zone anatomiche femminili e recitando di conseguenza. L’apice di tutto questo è nella, diciamolo, meravigliosa scena in cui la Plymouth Fury si ripara da sola, Archie la guarda dicendole: «Fammi vedere» (in originale «Show me»). Il suggerimento di Carpenter era chiaro e preciso: “Davanti a te hai una bella donna che si spoglia, pensa a quello e stai fermo che sennò mi rovini la luce per la scena”.
Best movie scene ever!
Ricordo un’intervista a Giovanni di qualche anno fa, in cui parlando con un giornalista canadese, deviò le solite domande, portando il discorso sul suo amato basket NBA, il discorso era più o meno: «Ok, i Raptors non sono tutta ‘sta squadra, però Toronto è una bella città, ci sono stato anni fa, avete ancora quegli ottimi locali di spogliarelli?» (Storia vera). Quindi, possiamo dire che il Maestro parla per esperienza diretta!
Ma malgrado questa storiella, come dicevo, Carpenter ha sempre avuto un gran rispetto per i personaggi femminili, infatti, è nel secondo atto del film che Christine si guadagna il suo status di icona, proprio nella parte centrale della pellicola, è impossibile per lo spettatore non tifare per lei e la sua vendetta, anche perché il film si trasforma in un “Rape & revenge”. Uno dei colpi di genio è stato quello di far “parlare” Christine utilizzando le canzone rock sparate a palla dalla sua autoradio, quando è sola con Arnie partono pezzi sdolcinati come “We Belong Together” di Robert & Johnny (You’re mine, my baby and you will always be / I swear by everything I own you’ll always, always be mine), ma quando Buddy Repperton e la sua gang di stronzetti, fa irruzione nel garage dove è parcheggiata la rossa, inizia una scena che è l’equivalente di un “Rape & revenge”: la distruzione dell’automobile per mano di Buddy e compagni è il momento dello stupro, tanto che dalla sua autoradio parte un pezzo di Little Richard intitolato “Keep A-Knockin” il cui testo sembra quasi l’urlo disperato di una vittima che cerca di convincere i suoi aggressori ad andarsene e a lasciarla in stare (Keep a knockin’ but you can’t come in / Come back tomorrow night and try it again).

«Non si fa lo stronzo con la macchina degli altri!» (Cit.)
Carpenter non si sofferma sulla distruzione/stupro della sua protagonista, tanto che nei contenuti speciali del DVD, esiste una versione molto più lunga di quella scena, che Giovanni decise di tagliare nel minutaggio, anzi, fosse stato per lui avrebbe direttamente mostrato il ritrovamento della povera Christine demolita, saltando la parte della distruzione, ma si rese conto che a livello narrativo, era necessario mostrare qualcosa, quindi preferì il meno possibile.
La vendetta di Christine è il momento in cui la Plymouth Fury entra di fatto nella storia del cinema horror e nell’immaginario del pubblico, la già citata scena della riparazione e la caccia spietata dell’auto ai suoi aggressori, mettono in chiaro che è la vera protagonista del film e ditemi che non esultate anche voi ogni volta che quel tamarro di Buddy Repperton non finisce in fiamme sotto le gomme di Christine perché non ci credo.

Efficaci metodi anti bullismo.
Come detto, la scena della auto-guarigione è una delle più memorabile del film, Carpenter aveva a disposizione un budget decente (per il tempo), ma non esagerato per un film con effetti speciali (come al solito ha saputo cavare sangue dai centesimi), quella scena venne girata schiacciando con una pressa una delle tante Plymouth Fury presenti sul set, utilizzate come controfigure e mandando il girato al contrario in modo da ottenere l’effetto di una miracolosa riparazione della carrozzeria e dei vetri di Christine, semplice ed efficace come al solito il Maestro.

La scena che fa urlare di terrore tutti i carrozzieri del mondo.
Il terzo atto è quello che differisce maggiormente dal libro di King, che nel suo finale ha voluto uno scontro tra donne tra Christine e l’enorme autocisterna rosa di nome “Petunia”, la classica idea che Zio Stevie è bravissimo a venderti nei suoi romanzi, ma che poi al cinema risulta lievissimamente imbarazzante.
Nella versione di Carpenter molte cose vengono messe in chiaro, come il ruolo di Arnie Cunningham, ormai definitivamente passato al “Lato oscuro”, conciato come un rockabilly degli anni ’50, nella sceneggiatura originale moriva velocemente in una breve scena, ma Carpenter volle sottolineare il concetto, regalando ad Archie l’ultimo momento con la sua amata, quando Keith Gordon si allunga per sfiorare logo sul radiatore di Christine e lei gli “risponde” con il solito pezzo Rock romantico, la loro storia d’amore si conclude con un ideale saluto finale: “Ok baby è finita, ora devo andare”, tutto l’Elvis-Maniaco che c’è in Carpenter viene fuori prepotentemente.

«Tesoro, adesso fai proprio schifo!» (Cit.)
Christine con il suo cofano devastato, sembra un mostro con le fauci dentate in cerca di vendetta, la targa della macchina “CQB 241” riassume tutto, l’acronimo sta per “Close Quarters Battle”, ovvero il combattimento a distanza ravvicinata, che è proprio quello che devono affrontare i protagonisti, i due personaggi che hanno sempre sospettato dell’auto (gli scettici sparsi ovunque nel cinema di Carpenter) la sconfiggono utilizzando il Bulldozer, che sale in groppa alla Plymouth Fury distruggendola. Carpenter nei contenuti speciali del DVD descrive la scena come una monta, parlando chiaramente di Bulldozer che sodomizza la povera Christine (Storia vera!), mentre dalla radio parte fortissimo l’ultimo grido di morte del mostro Rock ‘n roll is here to stay / It will never die.

Abbiamo bisogno di un bulldozer più grande!
Carpenter ritrova il produttore Richard Kobritz (il fidato Larry Franco è solo Co-produttore del film) dopo la loro collaborazione in Pericolo in agguato, si potrebbe pensare che con l’insuccesso di un progetto molto sentito come La Cosa Carpenter fosse scuro e corrucciato, magari pure un po’ incazzato, trovandosi
retrocesso ad un film su commissione, ma a detta di tutti quelli presenti sul set, Giovanni ha mantenuto un clima rilassato e divertente per tutta la durata delle riprese, tanto da fare scherzi a tutti, ma senza perdere il solito piglio risoluto da generale.
Il problema è che chi di scherzo colpisce, di scherzo perisce, girando la scena del bulldozer, Alexandra Paul fece intrufolare sul set la sua sorella gemella Caroline. Carpenter inizialmente non notò nulla di strano, poi dando indicazioni all’attrice inizio a guardala in modo strano, le sue testuali parole sono state: «Quella donna non aveva la stessa luce negli occhi, era come se fosse stata sostituita, come in un film di fantascienza degli anni ’50». Facile indovinare a quale film stesse pensando Giovanni!
Lo scherzo terminò quando Alexandra cicciò fuori da dietro le spalle del Maestro dicendogli: «Mi hai già licenziata John?”, il fatto che Carpenter non abbia cercato di bruciarla con il lanciafiamme dimostra quanto il set fosse rilassato.
Tra le vecchie conoscenze, Giovanni si è portato con se il mitico Harry Dean Stanton, ribadisco: ho una venerazione per quell’uomo, in qualunque film dello stesso genere, il poliziotto che indaga sui protagonisti, si guadagna subito l’odio del pubblico, Harry Dean Stanton, invece, sfoggia una faccia da schiaffi quando provoca Arnie, che viene quasi voglia di vedere il ragazzo cedere ed essere portato via in manette dal grande Stanton.

«Cosa ci vuoi fare ragazzo, è dura essere un mito, ma io posso permettermelo»
Nel film sono state utilizzate svariate Plymouth Fury, però del 1957, perché il modello del 1958 è rarissimo, in quanto prodotto in pochi esemplari, inoltre, la versione del film è due porte, anche se nel romanzo originale Stephen King la descrive chiaramente come una Plymouth Fury del ‘58 quattro porte, peccato che la Fury del ’58 non sia mai stata prodotta con quattro porte… Lo Zio Stevie è esperto di automobili grossomodo quanto il sottoscritto, è già tanto che non mi sieda dietro quando devo guidare.
Non si può non parlare di musiche quando si parla del cinema di John Carpenter, il tema composto dal Maestro insieme ad Alan Howarth funziona alla grande, ma è l’utilizzo che ne viene fatto a renderlo ancora più efficace: per la prima mezz’ora non si sente l’ombra di musica, le prime sinistre note Carpenteriane si avvertono quando Christine entra in scena e ogni volta che la macchina si fa più potente, la traccia musicale torna, fino a risultare tonante durante l’auto-riparazione e le scene di vendetta.
A proposito di musica: lo sceneggiatore Bill Phillips e il cantante George Thorogood fanno un breve cameo nel film, sono i due addetti alla discarica che riducono Christine ad un cubo di lamiere, non li avete visti? Ci credo, perché per loro stessa ammissione, entrambi erano così imbarazzanti come attori, che la scena è stata tagliata. Meglio se ti limiti a suonare George!

«Radio CQB 241 AM, solo grandi classici del Rock!»
La scena finale è molto divertente ed in linea con i finali Carpenteriani, il film al netto di un budget di otto milioni di ex presidenti spirati, ne portò a casa una ventina nei soli Stati Uniti, la cosa curiosa è che a differenza di tante icone horror, Christine non ha mai avuto un seguito, nemmeno per il mercato dell’home video, anche se le premesse c’erano tutte, questa è forse la ragione per cui abbiamo sempre dato un po’ per scontata la rossa, una che, con buona pace delle associazioni dei genitori, in quella famosa pubblicità di cui parlavo, non sfigurava per nulla.
Del resto, essere inseguiti da Jason, Freddy o Michael Myers è qualcosa che non consiglio a nessuno, ma nemmeno dover scappare da una ruggente Plymouth Fury che copre le tue urla con il rombo del motore e il Rock ‘N Roll del suo autoradio.
She could tell
right away
That I was bad to
the bone
Bad to the bone
Questo commento è gentilmente ospitato sulle pagine de Il Seme Della Follia – FanPage italiana dedicata a John Carpenter, abbassate il finestrino, alzate il volume della radio e passate a far loro un saluto. Invece il poster d’epoca del film lo trovate su IPMP!
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