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Classe 1984 (1982): suona la campanella, comincia la violenza

In questo disgraziato 2020, la scuola è stato un
argomento molto caldo, quindi con l’inizio del nuovo anno scolastico, questa
Bara dedicherà i post della settimana al tema della scuola e ai suoi giovani
protagonisti. D’altra parte studiare è importante ragazze e ragazzi, non
vorrete certo diventare come me no?

La scuola è un posto molto strano, ci devi andare per
forza tornandoci ogni giorno, a volte può essere piacevole, tante volte invece
potrebbe diventare una sorta di tortura della goccia, in vita mia non ho
trovato forme d’ansia peggiori di quella da interrogazione, si spendevano
rituali pagani pur di non essere chiamati alla lavagna dall’insegnante. Insomma
la scuola è un luogo dove mentre impari gli argomenti delle varie materie,
formi il carattere.

Ci voleva qualcuno con esperienza di film horror come Tom Holland, per scrivere un soggetto a
tema scolastico capace di cavalcare l’ansia di questa esperienza comune
chiamata scuola. Tale soggetto è diventato un film sceneggiato e diretto da Mark L. Lester, per certi versi il
titolo che lo ha messo sulla mappa geografica, visto che dopo questa pellicola
il vecchio Mark, ha superato il rito di passaggio del film tratto da un romanzo
di King (“Fenomeni paranormali incontrollabili” del 1984) e poi è finito dritto
nei libri di storia firmando un capolavoro come Commando.
George Orwell sarebbe orgoglioso di voi.

In varie interviste Lester ha dichiarato che questo “Classe
1984” è il suo film preferito tra quelli che ha diretto, quello per cui si è
speso in parole di elogio, dicendo di aver ripassato “Arancia Meccanica” prima
di mettersi a girarlo. Sarà, ma a guardarlo ricorda più i vecchi “teensploitation”
come “Il seme della violenza” (1955) a cui viene più spesso paragonato.

L’idea di fondo è molto semplice, la minaccia questa
volta non è esterna, ma interna, cari genitori sono letteralmente i vostri
figli i nemici. Per portare in scena questa trovata, “Classe 1984” sposta la
storia vanti nel tempo, quindi è un film ambientato in un futuro remoto, collocato la bellezza di due (due lo ripeto) anni nel futuro, sarà per questo
che nel cast compare anche un paffuto Michael J. Fox? Quando si parla di futuro
lui non può mai mancare.

“Veramente pesante, eh! Doc Cass?”

Pensateci, la mossa è un po’ una paraculata, perché
spostando la vicenda due giri di calendario avanti nel tempo, non sei costretto
a dover spendere una follia per portare in scena usi e costume di una società
futura, però puoi giustificare la crescita esponenziale della violenza nelle
scuole, insomma la classica situazione in cui vincono tutti, e si può
cominciare a raccontare il film senza troppi pensieri, che poi è quello che
interessava maggiormente a Mark L. Lester,
uno che in carriera ha sempre preferito gettarsi anima e corpo sull’azione,
piuttosto che perdere tempo con la costruzione di una situazione iniziale che
tanto per il pubblico, è già molto familiare, lo ha fatto anche con il suo film
di Strambi sbirri.

Perry King, che qualcuno di voi magari ricorderò come
quello baffuto del trio del telefilm “Riptide”, qui interpreta Andrew Norris, un
insegnante di musica giovane ed idealista, con notevole barbetta da Abramo
Lincoln, che guarda caso viene spedito ad insegnare proprio nel liceo
intitolato all’ex presidente. Lo so che non è una vera correlazione tra i due
fatti, ma dovevo comunque dirvi il nome del liceo e commentare quella barba
tagliata in quel modo, non potevo proprio tirarmi indietro!

Potrai essere anche un ottimo professore, ma con quella barba è difficile prenderti sul serio.

La scuola è un postaccio con i metal detector all’ingresso,
insomma è una scuola pubblica americana come tante, anche se poi a ben guardare
i ragazzi difficili sono molti meno di quello che si potrebbe pensare, anzi
appena arrivato in classe il professor Norris fa la conoscenza di un Michael J.
Fox che non conosce la differenza tra una tuba e una tromba (nella mia scuola
ti bullizzavano per molto meno) e di una sorta di Lisa Simpson, mora con i
capelli corti ma con lo stesso sassofono e l’aria da prima della classe.

A rovinare il liceo alla fine, sono una manciata di
studenti, subito riconoscibili perché conciati come dei Punk di periferia, e
guidati dall’odioso Peter Stegman, qui interpretato da Timothy Van Patten.
Stegman è il classico caso di “bravo ma non si applica”, anzi direi che non si
applica perché non ne ha proprio voglia, per lui la scuola è un campo da gioco
dove spacciare e seminare il terrore, anche se il talento lo avrebbe, basta
dire che in una scena il ragazzo improvvisa magnificamente un pezzo al piano
forte – per altro composto e suonato dallo stesso Van Patten, storia vera -, salvo
poi abbandonare la classe di musica tra gli insulti dedicati a tutto e tutti.

Van Patten per altro, in vita sua ha dimostrato per
davvero di avere parecchio talento, visto che è diventato uno degli
sceneggiatori e registi di punta della HBO. Lo stesso che ha curato
moltissimi episodio di “Boardwalk Empire”, “I Soprano” e “The Wire”, anzi viene
da dire che in certi passaggi di “Classe 1984” si capisce perché Van Patten sia
diventato un bravo sceneggiatore, forse se questo film lo avesse scritto di suo
pugno, sarebbe stato un tantinello meno grossolano.

Voi lo vedete così, ma questo è diventato il ragazzo d’oro della HBO.

Si perché parliamoci chiaro, al film non interessano le
sfumature di grigio, il professore deve essere il buono e Stegman e la sua
banda – tra cui una ragazzina punkettina con i capelli rosa, che si presenta
come “Elizabeth Taylor” – devono essere malvagi fino al midollo, infatti dopo la
prova al piano di Stegman, il giovane professore non ci prova nemmeno a convincere qualcuno di questi ragazzi a seguire le lezioni, ma figurati! Gli
dichiara guerra aperta, per altro con metodi, in cui il più delle volte, riesce
al massimo a fare la figura del tonno.

Mark L. Lester non sa cosa farsene delle sfumature di
grigio, lui vuole dirigere “teensploitation” e ci riesce benissimo, però vorrei
spezzare una lancia a favore del resto degli altri ragazzi del film, non tanto Michael
J. Fox, lui emerge perché nella storia ha comunque un ruolo e poi per noi
spettatori, quella sua faccia da eterno ragazzino è talmente famigliare che
risulta impossibile non riconoscerlo tra la folla. No, i veri eroi del film
sono gli altri ragazzi, a partire dalla Lisa Simpson con il sassofono, il primo
giorno di scuola il professor Norris gli assegna come compito, un pezzo di Čajkovskij
che metterebbe in difficoltà i professionisti della fisarmonica di Vienna, e
poi se ne va a fare la guerra a Stegman per tutto il tempo del film,
lasciandoli di fatto soli a prepararsi per il concerto di fine anno.
Lisa Simpson è la vera eroina di questo film, a ben
guardare lei e la storia di come ha guidato la banda della scuola verso un
trionfo musicale, malgrado professori assenti e compagni uccisi, potrebbe
essere il film che Wes Craven voleva dirigere, se non avesse battuto la
testa
si fosse messo in testa di provare a vincere un Oscar con Meryl Streep.

Adesso non iniziamo a fare battutacce del tipo, lei suona il sassofono e lui la tromba, ok?

No, Mark L. Lester si concentra sull’azione e sulla
violenza, focalizzandosi sul professore e la sua guerra senza quartiere a
Stegman, e per farlo non guarda in faccia nessuno, nemmeno quel minimo di
critica sociale che potrebbe emergere quando veniamo a scoprire che Stegman a
scuola si atteggia da punk, ma in realtà a casa è un orrendo figlio di papà
pieno di soldi, con mammina che lo vizia.

Lester non ha tempo per tutte queste sfumature
secondarie, infatti si getta subito nel vivo dell’azione sulle note di “I Am
the future” di zio Alice Cooper, un postaccio dove se riprendi lo studente sbagliato,
quello ti giura vendetta e il torto minore che può farti, e scriverti con
ortografia discutibile (“Teechers sucks”) con la bomboletta spray sul cofano
della tua macchina, ma solo se sei molto fortunato.

“Credi di farmi paura? Io ero nella Riptide, quando tu andava ancor all’asilo”

Lo spaccio di droga di Stegman a scuola, porta a morti
drammatiche (il ragazzo strafatto che si lancia dall’asta della bandiera) e chi
parla, viene punito e accoltellato in sala mensa come in una puntata di Oz. Lester prende un argomento già abbastanza
controverso – perché di fatto è una paura che molti genitori hanno – e lo espande
all’inverosimile, giustificato da quei due anni in più sulla data di uscita
ufficiale del film, mentre porta in scena un film incredibilmente violento che ha
saputo riportare in auge il genere “teensploitation”. L’approccio
cinematografico con il coltello tra i denti di Lester non lo ha reso uno dei
più grandi registi della sua generazione, ma di sicuro uno con più titoli di
culto in carriera, di molti altri suoi colleghi.

Lo ricordavo diverso il cast di “Bayside school”

Il buon vecchio Mark firma un film drittissimo e violento
che procede per accumulo di situazioni grondanti sangue, il professor Norris
tante volte fa la figura del puro (se non proprio dello scemo), davanti ad uno
Stegman pronto a spaccarsi la testa da solo contro lo specchio del bagno, pur
di mettergli i bastoni tra le ruote. Non parliamo certo di cinema raffinato,
Lester si ispira a tanto cinema da drive-in e in questo senso le musiche di Lalo
Schifrin sono perfette per far fare allo spettatore un salto indietro nel
tempo, inoltre è anche chiaro che tutti i personaggi che non si chiamino Norris
o Stegman, sono pedine da sacrificare in nome di una scena ad effetto, che sia
sempre più cattiva e violenta della precedente. Basta dire che in svariati
Paesi del mondo, il film è uscito pesantemente sforbiciato, eliminando alcuni
nudi (sempre apprezzabili, ma gratuiti) e i dettagli più efferati di alcune scene in
particolare, solo l’edizione in DVD del 2005 ha permesso a molti di vedere il
film come lo aveva pensato originariamente Lester.

La moglie di Norris subisce la sorte peggiore, vittima di
violenza efferata, enfatizzata da una totale assenza di causa ed effetto, una
scena forte che potremmo definire tranquillamente disturbante, specialmente se
messa a confronto con il “giorno di ordinaria follia” (passatemi la citazione)
di Roddy McDowall, bravissimo ad interpretare il ruolo del professor Corrigan,
che dopo aver perso definitivamente la boccia, comincia ad interrogare i suoi
studenti puntando loro in faccia una pistola, anche se sarò cattivo io, ma credo
che per molti che si guadagnano da divere insegnando ai ragazzi, questa sia la
scena migliore di tutto il film, e a ben pensarci è stata anche un po’ il punto
di partenza del seguito/rifacimento, sempre firmato da Lester arrivato nel
1990, ma di quest’altro film parleremo diffusamente tra qualche giorno.

Il sogno bagnato di molti professori (non fate finta che non sia così, vi conosco mascherine)

“Classe 1984” non funziona per la sua abbozzata critica
sociale e per l’ancora più sgangherato elogio ai professori che resistono, quello
che ti tiene incollato allo schermo è il modo in cui Mark L. Lester riesce ad
alzare progressivamente i toni dello scontro tra Norris e Stegman, portando lo
scontro in una zona sempre più drammatica, le angherie degli studenti creano
una situazione sempre più angosciante che non può che terminare come in un
horror, con Perry King che come qualunque “Final girl” in uno Slasher, nel
finale decide di combattere il fuoco con il fuoco, in un tripudio di seghe
circolari e saldatori, presi in prestito dai vari laboratori della scuola. Io
sono andato all’istituto tecnico, credetemi, quei posti sono un covo di armi
letali.

All’insegnante di musica non je dovete caca er cazzo (quasi-cit.)

Insomma con quella sua aria da violentissimo B-movie, “Classe
1984” è decisamente promosso (tanto per restare in tema) e anche oggi a quasi
quarant’anni dalla sua uscita, malgrado i passaggi più che grossolani riesce
ancora ad intrattenere e a coinvolgere, molto meglio di certe lezioni a cui ho
assistito nella mia vecchia scuola. Per oggi è tutto, domani ci rivediamo qui
per un’altra ora di lezione, puntuali mi raccomando!

When
does a dream become a nightmare?
When do
we do what must be done?
When do
we stand and face the future?
When
there is nowhere left to run?
And
you’ve got to learn
Just how
to survive
You’ve got to learn
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