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Clone Wars (2003-2005): le guerre stellari secondo Genndy Tartakovsky

No, non avete già letto questo post e non sto cercando di riciclarne uno vecchio, l’articolo davanti cambia tutto, questo non è The Clone Wars, anche noto come “Star Wars – The Clone Wars”, ma è il figlio di un Dio minore, anche se creato da quel genio dell’animazione di nome Genndy Tartakovsky.
Vi avevo promesso che sarei tornano a parlarvi di Tartakovsky, dopo quel gioiello di Primal ci tenevo molto, quindi questa Bara oggi vola indietro nel tempo, fino all’anno 2002.
George Lucas ha appena rimesso mano al canone della sua creatura più famosa, trasformando la guerra dei Quoti nella guerra dei cloni di Episodio II. Per raccontarla quella guerra, pensa ad una serie d’animazione, qualcosa che inverta la rotta dopo gli esperimenti non proprio da capogiro, ovvero “Droids Adventures” e “Ewoks” (1985).
«Hans George, bubi! Sono il tuo salvatore!» (quasi-cit.)
Memore (è il nome mio, folletto sono io) di quando ancora sapeva delegare ai nomi giusti, Lucas affida il compito a Genndy Tartakovsky, fino a quel momento celebre per “Il laboratorio di Dexter” ma soprattutto per quella meraviglia di “Samurai Jack”, il genietto di origine russa accetta ad una condizione, che gli episodi durino dai tre ai cinque minuti. Affare fatto, visto che la prima stagione è composta da dieci episodi da tre minuti l’uno e la seconda da dodici episodi da cinque minuti.
Avete mai visto Obi-Wan citare la scivolata in moto di Akira?
Queste puntate, andate in onda su Cartoon Network, per anni sono state invisibili – a meno di non riuscire a mettere le mani sui DVD – per vostra fortuna, riassunto in due “film” etichettati come volume uno e due, li trovati per intero comodi su Disney+ nella sezione “Legacy” di Star Wars, ve li consiglio caldamente.
Trattandosi di “Wars”, Tartakovsky pensa bene di ispirarsi ad uno dei migliori prodotti a tema del piccolo schermo di quel periodo, missioni singole in stile “Band of brothers”, la serie prodotta da Spielberg nel 2001, volete un post anche su questa? Tanto me la sono rivista da poco (storia vera).
Kit Fitso è uno dei miei preferiti, da quando l’ho visto sorridere in Episodio II (anche se sembra il baby alieno di Men in Black cresciuto)
Il creatore della serie opta per la sua amata animazione 2D, la parte 3D si limita alle porzioni con astronavi e battaglie nello spazio (che non mancano), ma la vera intuizione del buon Genndy, sta nel design dei personaggi. Con il suo tratto non crea caricature degli attori scelti da Lucas, ma li disegna, cogliendo lo spirito dei rispettivi personaggi, in parole povere? Hayden Christensen qui ha tutto il carisma che gli è sempre mancato.
Nell’orgoglio delle due dimensioni.
Malgrado l’ombra lunga di Lucas, fermamente deciso ad avere l’ultima parola su tutto, Tartakovsky fila come una lippa, distribuendo genio, ad esempio sotto la sua supervisione, anche un personaggio scartato come apprendista Sith (in favore del conte Dooku) come la tostissima Asajj Ventress, che in un episodio sbaraglia tutta la concorrenza (aprire il vocabolario alla voce: farli tutti a pezzi a colpi di spada laser) proprio sotto gli occhi di Dooku.
Le fumano le spade laser… la chiamavano Asajj Ventress!
Unico intoppo? Sul finale della prima stagione Lucas non si decideva rispetto all’aspetto definitivo del generale Grievous, quindi ha tenuto in ostaggio gli animatori di Tartakovsky, costringendoli ad improvvisare, ecco perché quando il generale entra in scena, non utilizza le sue molteplici braccia, inoltre ha un aspetto leggermente diverso, ma posso dirlo? Chissenefrega, anche perché la puntata in questione sfoggia tutta la tagliente capacità di narratore del creatore della serie, sempre riducendo i dialoghi al minino e lasciando alla regia il compito di raccontare, alla grande per altro.
Se non ti reggono i nervi, la Forza non può aiutarti.
L’entrata in scena di Grievous è horror, i Jedi stanno vincendo la battaglia, ma il suo arrivo ribalta tutto, riducendoli in una situazione da assedio in cui vengono fatti fuori uno dopo l’altro. Se pensate non si possa vedere cartoni animati sudare e pregare per le loro vite, allora dovreste proprio vedere questa serie.
Paura eh?
“Clone Wars” ha dieci momenti esaltanti, poi volendo ne potremmo trovare altri venti, insomma un gioiellino dove Tartakovsky ha messo dentro molto della sua poetica ma anche la tradizione, infatti C-3PO qui muove gli occhi come faceva in “Droids Adventures” ma troviamo anche un pianeta di nome Nelvaan, strizzata d’occhio allo studio d’animazione canadese Nelvana, che si era occupato delle precedenti serie animate di “Guerre Stellari”, perché disegnare richiede tempo e fatica e il buon Genndy lo sa bene.
Problemi? Per un po’ questa serie è stata tenuta sulla corda, soprattutto quando Dave Filoni è arrivato con la sua The Clone Wars, che ammettiamolo, non sarebbe mai esistita senza il lavoro fondamentale di Tartakovsky, visto che nel passaggio all’animazione 3D, il design estremamente riuscito dei personaggi di quella serie, si rifà quasi completamente a quello geniale disegnato dal buon Genndy.
«Scrivere post, o non scrivere post! Non c’è provare!»
Quando The Clone Wars è cresciuta con il tempo, raggiungendo picchi notevoli, per la guerra dei cloni di Tartakovsky è arrivato l’inevitabile colpo di falce di Lucas: messa fuori dal canone.
Un peccato che non cambia nulla, specialmente ora che potete gustarvela su Disney+, dovreste proprio farlo perché diventa sempre più complicato scrivere di “Star Wars”, visto che ai fan ormai piace tutto ma allo stesso tempo non piace niente, perché tutti hanno la loro idea di “Guerre Stellari” in testa. Per quanto mi riguarda questa serie coglie l’essenza della guerra dei cloni ma anche di molti dei personaggi, tutti raccontati nel modo migliore, usando l’azione.
Come ad esempio Anakin, impegnato in un duello con Asajj Ventress, che dopo una lunga coreografia di combattimento, si conclude con Anakin che metaforicamente, tra le due spade laser che si ritrova per le mani, getta via quella rossa. Per ora.
Ha fatto di più Tartakovsky per Anakin che tutta la Prequel Tragedy.
Posso dirne anche un’altra? In un episodio vedrete soldati cloni combattere, sfruttando la gravita zero per volare in maniera molto, ma molto più credibile di Leila volante, solo con molti anni d’anticipo.
Ma troverete anche un vecchio maestro Jedi, qui è il mio preferito, Yoda e non Luke, ma ai fini del discorso non cambia nulla, visto che da solo, qui lo vediamo sbaragliare un intero esercito utilizzando solo la Forza, questo per dirvi che anche Rian Johnson non ha inventato, ma solo pescato a piene mani da Genndy Tartakovsky.
Il mio preferito è sempre il più figo, in tutte le versioni.
Insomma, ci tenevo a consigliarvi questa serie, spedita sull’orlo estremo della galassia di Guerre Stellari, di cui se vi va, trovate tutto nello speciale della Bara!
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