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Close Range (2016): Scott Adkins mi protegge, quando vengono a picchiarmi

Ho una
predilezione per i film spara-spara e mena-mena, mi capita di vederne tanti e
ne commento sempre troppo pochi, ma questo “Close Range” mi ha davvero
esaltato!

“Close Range”
è l’ultima fatica del grande Isaac Florentine, il regista di Undisputed II e III (BOOM!)
, che da qualche tempo può contare nuovamente sulla
presenza di Scott Adkins, uno che al grande pubblico potrebbe non dire molto,
ma se siete appassionati di film d’azione, potreste conoscerlo come uno dei
migliori attori marziali occidentali al momento in circolazione al cinema.
Questo dovrebbe bastarvi a convincervi a recuperare tutta la sua filmografia.
Anzi, se volete approfondire passare a trovare il Zinefilo, gran visir di tutti gli Z-Movie!
Diamo le
coordinate, giusto per non far alzare (eccessivamente) le aspettative: stiamo
parlando di un film uscito in home video a dicembre dello scorso anno, quindi
non aspettatevi un blockbuster, ma se non fosse già un ottimo film d’azione,
ripieno di grandi scene di botte, vi basti sapere che è uno dei migliori Western
moderni (ovvero senza cavalli) che mi è capitato di vedere recentemente. Trama
e cominciamo!



Trama: Io sparo gli altri muoiono. Fine della trama.
Hailey
(Madison Lawlor) è stata rapita dal narcotrafficante messicano Victor García
(Ray Diaz), la madre della ragazza Angela (Caitlin Keats), alza il telefono e
chiama il suo fratellone Colton MacReady (Scott Adkins). Seguono mazzate.
Se non vi
dovesse bastare la trama “Avete rapito mia nipote, contatevi le ossa che ora
ve le mescolo”, sappiate che le cose si fanno ancora più interessanti. Una
volta liberata la ragazza il boss (o per dirla in Spagnolo El Jefe) Garcia
(Tony Perez) decide di farla pagare a MacReady, con l’aiuto dello sceriffo
corrotto Jasper Calloway (Nick Chinlund), blocca Zio, mamma e nipotina nella
loro casa e li raggiunge sul posto con una fraccata di sgherri armati. Seguono
spari, mazzate e altri spari.

Se non
bastasse la trama a farvi venire dei flashback di tutti gli action movie anni
’80 che avete visto nella vostra vita, di certo ci penseranno i barili
esplosivi parcheggiati vicino alle sentinelle, da far saltare per aria a colpi
di revolver… Ed io che pensavo che dopo “Hot Shot 2” non li usassero più!



“Ti rendi conto? I barili esplosivi… Esplosivi capisci!?”.
Per fortuna,
“Close Range” non si limita a questo, ci viene raccontato velocemente il
passato di MacReady, che non è nemmeno il passaggio più interessante del
personaggio, il bello è che il buon Colton è una specie di moderno Samurai (o
pistolero senza nome) che arriva a correggere i torti, un personaggio che
potrebbe funzionare anche come protagonista di una serie di film se mai Isaac
Florentine e Scott Adkins decidessero di portare avanti il discorso.
Ma è proprio
l’ambientazione a fare di “Close Range” un western fuori dal suo tempo, una
storia di confine, con il deserto dell’Arizona a fare da sfondo, non voglio
rivelarvi troppo, ma sappiate che Isaac Florentine non ha resistito nemmeno dal
darci la sua interpretazione del classico duello tra buono e cattivo che
rappresenta la quinta essenza di molti film western, con tanto di musica in
crescendo… Una meraviglia!



“Quando finisce la musica spara…se ti riesce” (Cit.)
La trama è
grezza e i personaggi sono dei ciocchi di legno scolpiti con l’accetta, ma la
cura nelle scene d’azione ripaga tutto quanto. La scena di salvataggio della
nipotina è diretta da Isaac Florentine come uno che ha detto, ok, non ho gli stunt men indonesiani di Gareth Evans e nemmeno i soldi della serie Netflix Daredevil, però una bella scena di lotta in piano sequenza iniziale la voglio
pure io! Il risultato è uno spettacolo tutto da godere.
Quando poi
incomincia l’ideale seconda parte del film, Florentine fa di necessità virtù,
non potendo contare su un grande budget, ambienta tutta la storia in interni,
il risultato è uno strambo home invasion in salsa Western, ma con molti più
calci in bocca e proiettili che volano… Ragazzi che bellezza!


Don’t try this at home (only for professional driver).
Ambientando
tutto in una sola location, il film diventa un gioiellino di gestione degli
spazi (la rissa tra Scott Adkins e uno sgherro, tutta girata in un piccolo
sgabuzzino… Storia vera!), ma anche di ottime coreografie, tutte curate dal
grande Jeremy Marinas che fa anche una parte nel film.
Certo bisogna
digerire cose tipo: proiettili vaganti che colpiscono (guarda caso) il telefono
con cui Angela cerca di chiamare aiuto, ma è davvero un difetto da poco, quando
poi ti trovi di fronte a scene, in stile John Woo, di sparatorie attraverso le
pareti di cartongesso e Scott Adkins che vende cara la pelle uno contro molti.


“Non mi sto arrendendo, alzo le mani perché così è più facile calartele sulla faccia”.

Proprio Adkins
in questo film opta per un look con il pizzetto e i capelli rasati, parla poco,
mena molto ed è costantemente alla ricerca di un’arma carica (da scaricare
addosso a qualcuno) non esagera con l’atletismo spettacolare fine a se stesso,
ma manda a segno un paio di calci di quelli dati bene e in un attimo si
guadagna le simpatie del pubblico, perché Stallone gli abbia dato solamente una particina da poco nei suoi Expendables, io proprio non lo so, p
er ora
aspetto di vederlo in “Boyka: Undisputed”, e già mi frego le mani!
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