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Clouds of Sils Maria: La donna che recitò due volte

Olivier
Assayas ci racconta la vita di una stella del cinema di mezza età, condisce il
tutto con suggestive visione delle Alpi svizzere, con contorno di svariati
riferimenti meta cinematografici alla settima arte. Era legittimo aspettarsi
grandi cose, anche se non sono arrivate proprio tutte tutte…

Bisogna dire
che non ha aiutato una pubblicità ingannevole che ha cercato di vendere il film
praticamente come se fosse un bollente porno pieno di scene lesbiche e
piazzando in primo piano il mezzo culo perizomato di Kristen Stewart, fedeli
all’antico adagio per cui tira più di una coppia di buoi… Sapete voi cosa!



Un esempio di pubblicità ingannevole.
Eppure Olivier
Assayas è uno capace di trovare il lirismo anche nella quotidianità, con una
naturalezza che è propria a pochi registi, purtroppo secondo me, il film si
inviluppa un po’ troppo su se stesso, sfiancato dalla ripetitività.
Maria Enders (Juliette
Binoche) una stella del cinema internazionale, deve fare i conti con la morte
del regista di culto che la diresse vent’anni prima nel ruolo che le regalò
la fama. Contemporaneamente, un giovane e ambizioso regista (allergico ai
blockbuster) le propone di recitare in una nuova versione della storia, ma
cambiando personaggio. Invece di interpretare la giovane e conturbante Sigrid
che l’ha resa famosa, ormai adulta Maria dovrebbe interpretare Helena, ovvero
colei che si innamora della ragazza fino a perdere la vita. A tutto questo aggiungete
l’assistente personale di Maria (Kristen Stewart) e la Sigrid 2.0, (Chloe Grace
Moretz impegnata a fare la Lindsay Lohan della situazione) per aumentare la
crisi di mezza età della donna.



Nel mezzo del cammin della carriera, mi ritrovai a Sils Maria…
Assayas opta
per una sceneggiatura molto verbosa, tutta basata sul gioco di riflessi tra la
diva e la giovane assistenze, ma anche tra le donne che si ritrovano ad
interpretare con vent’anni di distanza il ruolo di Sigrid. A tutto questo
aggiungiamo le riflessioni di Maria giunta “nel mezzo del cammin di nostra
vita” e le speculazioni sul cinema, in un eterno scontro tra Blockbuster e
film d’autore.
Difficile non
trovare dei punti di contatto con il protagonista di Birdman, anche se ho
trovato “Clouds of Sils Maria” meno furbetto (per non dire paraculo) nella sua
critica ai Blockbuster. La Binoche come protagonista ha molto in comune
con il personaggio che interpreta: l’attrice francese non ha mai ceduto del
tutto alle sirene di Hollywood (esemplare la sua comparsata di minuti 2, di
numero, nell’ultimo “Godzilla”). 
Le nuvole del
titolo sono il METAFORONE utilizzato da Assayas per mettere in scena il
dubbio che si insinua nelle vite dei personaggi e anche se molto (tanto)
ripetitive, sono l’esempio del lirismo che questo regista è capace di evocare
nei suoi film.



Nella testa di Assayas, i blockbuster somigliano tutti alla pubblicità dell’acqua (mi piaci tu!)

Tra tutti i
rimandi meta-cinematografici-teatrali, la vera struttura ossea del film è il
rapporto tra Maria e la giovane assistente, Kristen Stewart secondo me offre
una prova competente e per fortuna non fa la sua classica mossetta finale,
ovvero: il labbro morsicato, quello che funzionava così bene in “Into the Wild”
e così drammaticamente male in tutti i film della serie “Twilight” (la mia saga
comica preferita… quanto mi manca!). In generale ho trovato il personaggio di Valentine
veramente troppo enigmatico, mi è sembrato un po’ troppo funzionale allo
sviluppo di Maria, ora sarà un caso (o forse no), ma la parte che ho preferito è
stata sicuramente l’ultimo capitolo, quello in cui guarda caso la Stewart
scompare nella nebbia…



“Pronto? uno spin-off su Renesme? no sono un attrice impegnata adesso”
Per concludere
il capitolo dedicato alla ex-Bella, devo dire che comunque ho preferito la sua
performance qui, piuttosto che nel tedioso “Camp X-Ray”: anche lì non si
mordeva il labbro, ma nei panni della guardia carceraria di Guantanamo Bay
proprio non si poteva guardare…
Il film
risulta ambizioso, ma mi sembra che questa volta Assayas non sia riuscito ad
applicare la sua capacità di semplificazione alla storia, il tutto risulta un
po’ troppo ripetitivo e anche il rapporto pseudo-lesbico tanto agognato
(specialmente da chi il film ha dovuto venderlo) mi è sembrato che battesse un
po’ sempre sugli stessi tasti, insomma: bene, ma non benissimo purtroppo.
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