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Clown (2015): il vero film tratto da un trailer finto (che vedranno in pochi)

Questo film ci insegna una grande lezione: se avete la faccia da culo di mettere online un fake trailer da voi realizzato, millantando un fittizio “Prodotto da Eli Roth” finisce che poi Eli Roth ti contatta davvero e ti produce un film vero, tratto da un trailer finto, storia (vera) di come John Watts ha esordito come regista.

Ma i Wibbly Wobbly di questa pellicola non finiscono qui: per prima cosa, dovete digerire il “Dal Maestro dell’Horror Eli Roth” sulla locandina che, con tutta la simpatia che ho per Roth (tanta, tantissima), mi sembra una leggerissimissima esagerazione, per usare un largo giro di parole.

Questo horror non ha girato in nessun film festival, per ora è uscito in un solo Paese (per farvi capire quale vi dirò solo che le parole chiave per identificarlo sono “Strambo” e “Scarpa”), in poche sale e per essere sicuri che nessuno lo vedesse mai, dopo la messa in onda, hanno dato fuoco ai cinema che l’hanno passato.

Siccome non ha fisiologicamente avuto il tempo di incassare dei soldi, probabilmente non lo vedremo mai nemmeno in home video, quindi è un film che se l’avete visto, l’avete visto, se non l’avete visto… Ve lo racconto io!

“Clown” è un horror per gente che ne ha visti tanti, un film che ha fatto abbastanza bene i compiti, studiando i classici, che per assurdo, sarebbe anche potuto piacere al grande pubblico generalista. Già dobbiamo ringraziare per aver “Visto” il film in sala, ma rispetto a tanti Horror di molto peggiori che occupano le sale per settimane…Boh, non so proprio, le dinamiche che ci sono dietro mi spaventano più che leggere “Dal Maestro dell’Horror Eli Roth”.

Con buona pace di chi soffre di Coulrofobia

Kent è un bravo papà, sta organizzando la festa di compleanno della figlia facendo venir giù un clown, cosa che nella realtà, fa comparire automaticamente il tuo nome nella lista di adulti considerati pericolosi per i bambini. La cosa buffa è che il figlio di Kent, ma soprattutto i suoi amici, ci tengono davvero tanto ad  avere questo clown, tanto da minacciare di lasciare la festa se non si presentasse… Ma poi come se ne vanno? Chi li accompagna? Questi bambini hanno l’autista privato? Vabbè, non formalizziamoci, Kent ha un solo modo per salvare la situazione: pescare un vecchio costume da un baule polveroso, probabilmente rimasto lì dagli anni ‘80. In tutto questo, qualcuno potrebbe vederci qualcosa di meta-cinematografico…

Il costume da Clown resta letteralmente incollato al corpo di Kent, tanto che quando cerca di togliersi il naso rosso, si strappa pezzi del suo vero naso e il suo corpo inizia a mutare in quello di un orrido clown… E questo è solo l’inizio.

Voi direte: “Boh, un tizio che si trasforma in un clown, ho visto almeno un altro horror con la stessa trama risibile”. Sì, vero, però “Clown” pescando dal suo baule polveroso degli anni ‘80, cambia marcia e genere trasformandosi in un “Body Horror”: la classica figura del Clown pulitino che fa la battute, quella resa celebre da Tim Curry in “IT” per capirci, qui viene completamente accantonata, la deformazione fisica non è paragonabile a quella comunque comica di “Klown from outer space” dei Fratelli Chiodo (Filmone!), qui siamo nel Body Horror più puro e trucido e soprattutto, il film recupera l’idea primigenia di Clown assassino ovvero: Pogo.

Le reali origini del male

Piccola parentesi, per farvi vedere che non sono solo un cretino, ma che so anche delle cose (ma resto cretino lo stesso!) e che ho una sinistra tendenza a conoscere le biografie dei Serial Killer… Dormite preoccupati!

John Wayne Gacy, cinematografico fin dal nome che ricorda il Duca, reso tristemente celebre alla cronaca per il suo lavoro, con trucco e costume faceva il clown alle feste, con il nome d’arte di Pogo il clown, autore di 33 omicidi, molti tra adolescenti e bambini, nascondeva parecchi dei cadaveri nella cantina di casa sua. Una volta che volete smettere di dormire, andatevi a leggere qualcosa su questo simpaticone…

Insomma, in “Clown” c’è un clown (ma va? Pensavo un pompiere!) che uccide dei bambini, li uccide male, molto male, il tutto mentre il suo corpo muta, diventando sempre più deforme e schifoso, mosso da una crescente necessità di nutrirsi… Di bambini ovvio.

«Vediamo cosa c’è in frigo da mangiare oggi»

Se avete capito il giochino citazionista, dal baule degli anni ‘80 cosa esce? Bravi! Il classico esperto che grazie ad un (pallosissimo) momento espositivo ci illustra il perché e il per come della maledizione che trasforma le persone in clown e fa nascere in loro il bisogno di nutrirsi di bambini. Vi giuro che sono riusciti a spiegare anche questo improbabile passaggio. L’esperto ha la facciona inquietante di Peter Stormare che fa sempre simpatia, ma ormai fa un po’ troppo spesso lo stesso ruolo…

Sorvolo su tutti i cliché sulla famiglia di lei, sul fatto che i protagonisti capiscano prima le cose con due giri di anticipo, poi però non riescano ad intuire i momenti di vero pericolo, ma anche questo fa tutto parte di un film che comunque non inventa nulla di nuovo anzi non ci prova nemmeno, ma si concentra solo sulla figura del Clown, riuscendo secondo me a renderlo di nuovo terrorizzante.

«Chissà dove si sarà nascosto il mio pranzo?»

John Watts rimescola in modo funzionale, parte dal film bambinesco, gli butta dentro dei momenti splatter da Slasher e condisce il tutto con il senso di disagio che il body horror sa generare. Il clown non è più il solito clown da horror, è più vicino ad un demone, ma molto più originale dei mille mila demoni visti al cinema. Il finale anche lì, non inventa niente di nuovo, quindi è in linea con tutta l’operazione, però Watts riesce ancora a mettere a segno almeno una scena fatta come si deve:

un inseguimento lento (lentissimo) dentro i tubi colorati (quelli che si trovano nei parchi giochi per bambini), tra il figlio di Kent e il Clown/Demone che una volta era Kent, il piccolo s’infila nei tubi, la creatura gli striscia dietro. Una specie di versione con colori acidi di “Alien” con bambini che vengono trascinanti dentro, sgozzati in favore di telecamera, il tutto condito da colori pastello e dal rosso del sangue. Insomma, tutto sporco, cattivo e politicamente scorretto come solo un film che sa di essere “Invisibile” può essere.

In soldoni: una pellicola che non inventa, ma dimostra di essere stata scritta e diretta da uno che il genere lo conosce bene, giocato più sull’empatia verso Kent e il suo corpo in decadimento (come i migliori Body Horror) che sulla figura del clown pauroso. Non è un film rivoluzionario, ma è meglio di quello che mi sarei aspettato viste le premesse e il tema, non mi piace paragonare con “Il meno peggio”, ma considerando gli horror che in sala ci arrivano per davvero, non meritava questo trattamento… Anche solo perché Watts si vede che è uno di noi!

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