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Cobra (1986): Qui gli anni ’80 si fermano e comincio io

In America…

Viene commesso
un furto ogni 11 secondi. Un’aggressione ogni 65 secondi. Un reato di sangue
ogni 25 secondi. Un omicidio ogni 24 minuti e 250 violenze carnali al giorno.
Di film come
“Cobra”, invece, non ne fanno più dal 1986 ed oggi siamo qui per celebrarlo!


Oltre al banner di Lucius, qui sotto trovate il resto del Blotour!

Il Zinefilo con un po’ di storia e curiosità del film.

IPMP presenta la locandina dell’epoca

Il Videocommento di Evit di Doppiaggi Italioti

Cobra è il male, il Cumbrugliume è la cura.

Sapete chi era
l’attore preferito dalla Paramount Pictures per il ruolo di Axel Foley,
protagonista del film “Beverly Hills Cop”? Ovviamente, Sylvester Stallone! Il nostro Sly, in quel periodo, era un mammasantissima capace di
infiammare i botteghini del mondo come nessuno, di lì a poco avrebbe mandato a
segno due titoli clamorosi e campioni di incassi come “Rambo 2 – La vendetta” e
“Rocky IV” (1985).

Ma per il
ruolo del poliziotto, Silvestro aveva delle idee tutte sue, non proprio in
linea con quelle della produzione, che avrebbe preferito qualcosa di molto, ma
moooooolto più leggero, quindi non appena Eddie Murphy saltò giù dal carrozzone
del film Ghosbusters (storia vera!),
venne immediatamente assunto e la pellicola modellata a sua immagine e
somiglianza. Potreste aver sentito parlare del film come di uno dei più
clamorosi successi commerciali degli anni ’80.



Per quelli che pensano che il “product placement” sia un invenzione dell’ultimo decennio.

Ma dopo i
muscoli oliati di “Rambo 2” e la spudorata propaganda filo americana di “Rocky
IV”, Sly aveva ancora sul gozzo quel ruolo da poliziotto e proprio perché era
il mammasantissima di cui sopra, chiunque era pronto a produrgli qualunque
cosa, infatti il film che avrebbe dovuto lanciare la terza icona Stalloniana
dopo Rocky e Rambo, ha i soldoni fruscianti della Warner Bros e la geniale
follia dei film di genere della mitica Cannon Films.

Stallone pesca
il romanzo di Paula Gosling intitolato “A Running Duck” (da noi “Facile preda”),
tiene giusto l’idea di base della bella figliola minacciata e del ruvido
poliziotto che la protegge e s’inventa il SUO film, se siete accaniti lettori
della Gosling e volete un adattamento più simile al romanzo, c’è sempre “Facile
preda” (1995) con Cindy Crawford e… Uno dei Baldwin, non mi chiedete quale che
me li confondo!



Nel mirino la Gosling, che fugge dall’adattamento fatto da Sly.

L’idea di
Silvestro è chiara e semplice: inventarsi la sua versione dell’Ispettore
Callaghan, aggiornata agli anni ’80 di Ronald Reagan, oltre alla frase che ho
citato in apertura, i titoli di testa omaggiano Una 44 Magnum per l’Ispettore Callaghan, con l’inquadratura
ravvicinata sulla pistola (con il calcio personalizzato) di Cobra.

Harry
Callaghan è talmente tanto il punto di riferimento del film, che in “Cobra”
compaiono anche due attori proveniente da lì: Reni Santoni interpreta di nuovo
un personaggio di nome Gonzales, in un ruolo fotocopia di quello già
interpretato nel film di Don Siegel,
mentre nei panni del collega burocrate stronzo che mal sopporta i metodi spicci
del Cobra, troviamo Andrew Robinson, il bastardissimo Scorpio! Scelta geniale,
perché in entrambi i film viene voglia di prenderlo a pugni in faccia, cosa che
puntualmente accade.



“Possibile che il compagno di squadra zelante tocchi sempre a me?”.

Sly porta in
scena un Dirty Harry ultra cesellato e studiato nel minimo dettaglio, Cobra non cammina,
marcia in parata, non sta davanti alla machina da presa, si erge! Persino il
modo in cui Stallone suda è epico, la trama è un pretesto su cui appicciare
personaggi schematici e lasciare che il personaggio di Stallone si mangi tutte
le scene in cui compare, ovvero: TUTTE!



Nessuno ha mai sudato con così tanta enfasi.

Il tenente Marion
“Cobra” Cobretti è impiegato nella sezione della polizia chiamata “Zombie
Squad” (in italiano “Sezione gasati” invenzione geniale del nostro
doppiaggio), quella che si occupa di tutti i pazzi fuori di testa e dei casi
che nessuno vuole seguire. I suoi metodi sono rozzi e brutali ma efficacissimi
e dopo aver liberato gli ostaggi in un supermercato (nella prima scena, ancora
la migliore del film!), vuole a tutti i costi mettersi sulle tracce della “Belva
della notte” (Night slasher in originale), un serial killer che uccide a colpi
di arma da taglio, ma completamente a caso, il suo modus operandi è incomprensibile:
uomini, donne, bianchi, neri tutti sono possibili vittime di questo assassino.

“No no, non ho moneta, e poi il vetro è pulit… GULP!”.

Che poi
assassino non è visto che il Cobra (chi sennò?) capisce subito che gli
assassini sono più d’uno e l’unica ad averli visti è la bella modella Ingrid
Knudsen (Brigitte Nielsen), che Cobretti dovrà proteggere dal branco di pazzi
armati.

“Cobra” è un
film pazzesco, non è affatto impeccabile, ma tutto quello che gli manca lo
compensa in sfacciataggine, Stallone si porta dietro dal successo di “Rambo 2”
il regista George P. Cosmatos, praticamente un prestanome chiamato ad occuparsi
delle questione tecniche, con cui Stallone non ha voglia di perdere tempo perché ha di meglio da fare, tipo selezionare vestiti e occhiali giusti per il suo
personaggio.



Non so perché insistevano tanto a sbattere le lame in quel modo, però che figata!

Sì, perché l’unico
vero punto debole di “Cobra” per assurdo è proprio l’ossessione di Stallone per
il suo stato di divo.

“Voi siete i fotografi. Questo è il mio lato migliore”.

Temendo la
concorrenza di un titolo di successo come “Top Gun”, Stallone sforbicia mezz’ora
buona al film, eliminando alcune delle parti più violente per evitare il visto
censura e guadagnarsi una proiezione in più al giorno grazie alla durata
minore, George P. Cosmatos non fa una piega perché tanto sul set Sly fa il
bello e il cattivo tempo, quindi: zitto e vai a controllare le luci sul set che
qui ho da fare Georgie boy!

Se avete
familiarità con la filmografia di Stallone (regista e sceneggiatore), sapete già che “Cobra”
è un film di Cosmatos sulla carta, ma di Stallone nei fatti, per la parte della
protagonista Sly si porta da casa quella che gli mandava foto osè, scattate sul
set del film su cui stava lavorando, “Red Sonja” da noi più famoso con il
titolo di Yado.



Oggi li chiamerebbero Brigiter oppure Sylvitte.

Proprio quella
Brigittona Nielsen che nel frattempo era diventata sua moglie e lo sarebbe
stata per… Circa un altro paio di ore prima di divorziare. La prova che questo
film è stato diretto da Stallone e non da Cosmatos? La scena musicale a metà
film, il vero marchio di fabbrica dello Stallone regista (“Rocky IV” era TUTTO
una grosso videoclip) sulle note di “Angel of the night” il film liquida velocemente
la parte dell’indagine di Cobra e si gioca anche il set fotografico di Ingrid,
che mostrare le cosce chilometriche di Brigitte Nielsen, non fa mai male.

Brigittenator – Le macchine ribelli.

Purtroppo, le
vittime collaterali della mania di controllo di Stallone sono parecchie: i
tagli imposti al film si portano via svariati passaggi logici della trama,
lasciando buchi sparsi qua e là. Andiamo, è assurdo che il super agente “Cobra”
Cobretti, non si renda conto che la poliziotta donna (LOSCHISSIMA!) non sia la
spia mandata a pedinare la bella Ingrid. Infatti, quando il suo doppio gioco si
fa palese, si vede il Cobra dire una cosa tipo “Era chiaro!” (se non ricordo
male). Sì, ma allora se era chiaro perché non hai fatto nulla?

“Cosa avrei dovuto fare? Emanare un ordine d’arresto per il sosia di Tornio Cartonio?”.

Tra le vittime
non possiamo non considerare anche tutti gli altri personaggi che ruotano
intorno al Cobra: il suo socio Gonzales la spalla comica, Brigittona Nielsen la
bella di turno da salvare e il gruppo di assassini, che risultano uno più
macchiettistico dell’altro, forse l’unico che si salva è Brian Thompson, già
visto l’anno prima in Terminator (era
uno dei Punk a cui il T-800 rubava i vestiti. E la vita), in Era più recente,
forse lo ricorderete come uno degli indistruttibili alieni della serie Tv “X-Files”,
quelli che potevano essere uccisi solo se colpiti alla base del collo.



L’uomo che è stato maltrattato da Stallone, da Schwarzenegger e da Van Damme, nella stessa carriera.

Brian Thompson
ha il “fisico di ruolo” e la faccia brutta abbastanza per essere lo sparring
partner ideale per Stallone nel finale, ma il resto dei cattivi, più che altro,
serve a far aumentare la conta dei morti del film (52, di cui 48 uccisi dal
Tenente Cobretti), il loro generico piano di uccidere i deboli, portare il
nuovo ordine mondiale, le scie chimiche e si stava meglio quando si stava
peggio, è talmente esagerato da stemperare molte delle affermazioni politiche
del film. Sì, perché tra invettive contro giudizi e nessuna fiducia nel sistema,
sembra proprio un film scritto da uno che poteva avere la foto di Ronald Reagan
sulla scrivania. Pensare che John Milius è stato condotto alla cinta daziaria
di Hollywood per molto meno di così!

“John Milius chi è?” , “Nessuno, il solito democratico liberale”.

Ma con il
passare dei minuti “Cobra” perde ogni possibilità di essere realistico e,
quindi, i messaggi politici o meno che siano si annacquano, anche se i cattivi
sono cattivissimi e il buono inflessibile, non si corre mai il rischio di poter
quasi accettare come reale tutto quello che vediamo, perché l’estetica
patinatissima anni ’80 del film prende il sopravvento e sembra di guardare un
cartone animato girato alla grande, al limite dell’autoparodia.

Nel 1986 i
gusti del pubblico stavano cambiando, “Arma letale” il vero spartiacque che ha
dato il via al filone dei polizieschi adrenalinici, ma carichi di ironia,
sarebbe uscito soltanto l’anno successivo, ad esempio, la serie tv “troppo
forte!” (per chi se la ricorda) ironizzava già in modo brillante sui vari Callaghan
e Hunter.
Stallone non
ha mai saputo (a differenza di Schwarzenegger) lasciare spazio all’ironia e
“Cobra” con quel suo prendersi incredibilmente sul serio, stempera i messaggi
politici, diventa ultra patinato e anche dopo trent’anni, sembra di guardare
una puntata di “Johnny Bravo” ambientata nel 1986, piena di morti, inseguimenti
(quello a metà film con Ford Mercury è pazzesco!) e “Frasi maschie” come se
piovesse! Questo film ha talmente tante frasi ad effetto, che potrebbe donarle
ai film meno fortunati che non ne hanno!

Più zompi che con il Turbo Boost di “Supercar”.

C’era una cosa
che volevo dire da un po’ e non trovavo mai l’occasione per farlo, questa mi
sembra l’occasione giusta: troppo spesso si parla di attori mono espressivi o
inespressivi, cosa che tante volte viene fuori parlando di Stallone, questa
cosa inizia a starmi abbastanza sulle palle, sembra che il talento di un attore
si possa misurare solo sul numero di facce e faccette che sa fare, forse è
per questa ragione che piace tanto Johnny Depp.

Clint Eastwood
ha due espressioni (con il cappello o senza), Peter Weller penso ne abbia la
metà, ma non sono due attori che calamitano l’attenzione? Penso che più del
numero di facce, sia fondamentale la capacità di bucare lo schermo, cosa che a
Stallone di certo non manca, se poi Sly è inespressivo, che parola usereste per
descrivere Steven Seagal? Vero, il nostro Silvestro non ha tanti personaggi e
questo lo rende un attore limitato ad una certa tipologia di film, ma se
lasciamo da parte le cazzate tipo “Fermati o mamma spara” (non mi ci fate
pensare), quando recita nei film da lui scritti e diretti, ha una concentrazione
unica, è uno scrittore che interpreta i suoi personaggi.



“Non sono inespressivo. E’ che mi scrivono così”.

Conosce
talmente tanto bene i suoi personaggi, da poterli caratterizzare nel dettaglio,
il più delle volte utilizzando il linguaggio del corpo, Marion Cobretti è
studiato nel minimo dettaglio, fin dal nome da donna che omaggia John Marion
Wayne, potreste averne sentito parlare come di uno dei più duri della storia
del cinema.

La posa da
tamarro, i Ray-Ban a specchio, la Ford Mercury nera opaca (auto che arrivava
dalla collezione privata di Sly, storia vera!), il fiammifero in bocca i guanti
di pelle, ma anche l’ossessione per il cibo sano e la capacità di passare da
duro silenzioso dallo sguardo tormento, ad aprire bocca e fare una battuta
micidiale che lo fa sembrare un sociopatico particolarmente ironico.
Ho rivisto Rocky da poco, sempre con grande gioia,
mi ha colpito la cura dei dettagli con cui Stallone ha costruito il suo
personaggio, ad esempio, lo Stallone italiano in casa sua non ha appendiabiti,
ma coltelli piatati nelle pareti a cui appende i pochi vestiti che possiede,
quella stessa cura nella costruzione del personaggio la ritroviamo qui, altrimenti
non riesco a spiegarmi perché Cobretti debba tagliare la pizza con le forbici!



Se tanto mi dà tanto, come minimo al tappo della birra gli spara.

La scena di
apertura alla fine è un classico visto in duecentomila film d’azione, ovvero: il
buono che sventa una rapina in un supermarket. Solo che “Cobra” porta tutto ad
un altro livello: c’è il cattivo folle, la costruzione dell’attesa per l’arrivo
dell’eroe (“Chiamate il Cobra”), la sua entrata ad effetto, con un paio di
battute micidiali (“Vuoi parlare… e parliamo, io vado pazzo per la
conversazione”), ma, soprattutto, la leggendaria “Tu sei il male, io sono la cura”
che lancia il Tenente Cobretti nell’empireo della frasi maschie del cinema!

“Avrei preferito un metodo omeopatico, sono allergico al piombo”.

Nelle sale
cinematografiche del 1986, “Cobra” incassa bene, ma non benissimo, resta fuori
dalla Top Ten dei film più visti dell’anno di poco, cosa che per il divo
Stallone è quasi una disfatta, ma si guadagna il suo mito in VHS sul mercato
dell’home video, è un film che fotografa alla perfezione il suo tempo, l’immaginario
macho (e tamarro) degli anni ’80 in “Cobra” trova forse il suo apice assoluto, ogni
volta che me lo vado a rivedere noto sempre meno i difetti (comunque parecchi), mi godo l’atmosfera
da cartone animato ultra violento e lo trovo sempre più mitico.

Oggi un film
di cartellone deve avere quintali di effetti speciali, dev’essere il
dodicesimo capitolo di una saga con quattordici personaggi, tratta dal prequel
a fumetti di un romanzo famoso, trent’anni fa bastava Stallone con i Ray-Ban e
Marion “Cobra” Cobretti aveva già detto la sua anche su questo!
“NOI SIAMO IL
FUTURO!!”
“No! Sei già
il passato”
Auguri Cobra! Ti regalerò una bumble head.


No? Non ti piace? Vabbè allora ti prenderò delle forbici per la pizza.
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