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Cocainorso (2023): Winnie the pusher presenta coca, fratello orso

Sembra incredibile ma per me è abbastanza complicato
scrivere di questo film, o per lo meno è complicato non far trasparire subito l’enorme
delusione di un titolo che, complice la bizzarra distribuzione di uno strambo
Paese a forma di scarpa, abbiamo aspettato per poter vedere più del necessario.

La mia condizione nelle ultime settimane (storia vera)

Per certi versi sembrano tornato i tempi di “Snakes on a
Plane” (2006), con la differenza che questa volta la lezione è stata
assimilata, il film con Samuel L. Jackson ha cercato consensi (e finanziamenti)
in rete prima di esistere per davvero, quando poi è arrivato in sala la gente
si era già stancata di un soggetto scemo che è stato virale per un paio di
settimane, che per i tempi dei social-così equivale ad un’era geologica, anche
se poi a ben guardare è più o meno la durata della carriera di Jeremy Lin nella NBA.

Quei due genietti di Phil Lord e Christopher Miller bisogna dire che sanno davvero fare il loro
lavoro, i papà di Lego Movie e di
quel gioiellino dello Spider-Man animato
non hanno ripetuto l’errore di “Snakes on a Plane”, hanno iniziato a
pubblicizzare il film quando lo avevano già per le mani. Poi in uno strambo Paese a
forma di scarpa ci abbiamo messo del nostro, ma mi piace pensare che sia stato
solo grazie all’intervento provvidenziale di Doppiaggi Italioti se il film non è uscito anche da noi con il
titolo originale (impaginato male nella prima locandina) di “Cocaine Bear”, perdere l’occasione per intitolarlo “Cocainorso” sarebbe stato perdere l’unica
trovata davvero riuscita del film, perché ammettiamolo, un film che si chiama “COCAINORSO”
io lo voglio vedere ieri! Anche se la nostra distribuzione ci ha fatto
attendere due mesi extra, così, tanto per gradire.

Il 19 dicembre del 2022 Doppiaggi Italioti aveva già capito tutto, prima di tutti.

Purtroppo il soggetto scemo alla base della storia e l’adattamento
italiano del titolo restano davvero le uniche carte tra le zampe di questo
orsetto con il naso ad aspirapolvere, Lord e Miller inizialmente volevano
affidare la regia ai Radio Silence, che ammettiamolo, sarebbero stati una
scelta ben migliore visto che sangue ed esagerazione sono la loro cifra stilistica. Ma visto che Matt Bettinelli-Olpin
e Tyler Gillett erano già impegnati con
Scream i due produttori si sono messi alla ricerca di qualcun’altra per la
regia, trovando Elizabeth Banks rimasta a spasso.

Ora, io ci tengo a sottolinearlo, ho sempre apprezzato molto
Elisabetta Banche, una che in carriera ha dovuto mandar giù tutto il
maschilismo dei film di Seth Rogen e che ha fatto davvero tutta la gavetta, ma
come regista non capisco dove voglia andare a parare. Vi ricordate quando, dopo
aver raccolto risate al botteghino con quella robetta di Charlie’s Angels, faceva tutta la femminista sostenendo che ai
maschi non piacciono i film d’azione con le donne? (Che madornale cazzata hai
detto Lizzy!), bene per promuovere “Cocaine Bear” si è trasformata in Masha e
Orso con la disperazione di chi sa che un altro flop al botteghino per lei,
avrebbe voluto dire la fine della sua carriera da regista.

Elisabetta Banche e il suo nuovo animaletto, tutto pur di continuare a dirigere.

Per fortuna Lord e Miller hanno azzeccato i tempi, quindi “Cocaine
Bear” negli Stati Uniti è andato piuttosto bene, al netto di un budget di circa
trenta milioni di fogli verdi con sopra facce di ex presidenti defunti, ne ha
portati a casa poco meno di ottanta aprendo le danze a possibili seguiti, in
cui già si vocifera di squali sniffoni o di coccodrilli sotto metanfetamina, insomma
la conferma di quello che già sapevamo da tempo: il cinema di serie Z ha vinto.

Soggetti che una volta erano saldamente in mano all’Asylum,
oggi vengono prodotti da Hollywood, con fior fiori di soldoni e nomi coinvolti,
tanto che uno dei motivi di interesse di “Cocaine Bear” era vedere per l’ultima
volta sul grande schermo il compianto Ray Liotta, da “Bravoragazzo” a papà
magheggione, spacciatore e implicato con i colombiani.

Ciao Ray, ci mancherai di brutto, ci vediamo nei film!

I pareri più popolari su “Cocainorso” sono a fuoco ma fateci
caso, sempre gli stessi, le penne stipendiate parlano di un film che mantiene
quello che promette e che non si prende sul serio, ma ci mancherebbe aggiungo
io! Quando il tuo soggetto di partenza è la storia di un orso strafatto di coca
che ammazza la gente, ci mancherebbe trasformare la storia in altro o peggio, in
un serio dramma, anche se qualche “cinefilo influencer” (non farò i nomi) si è
prodigato a vendere “Cocainorso” come un vero film e non uno Sharknado qualunque, sbagliando
clamorosamente, perché almeno Anthony C. Ferrante spendeva quattro spicci per
strizzare fuori dal suo soggetto scemo ogni possibile trovata comica, “Cocainorso”
non riesce a fare nemmeno quello.

Il nostro “Coca, fratello orso” è basato su una storia vera avvenuta a metà degli anni ’80, pare che un orso nero americano abbia mangiato 40Kg di cocaina purissima gettata da un
aereo di qualche narcotrafficante colombiano in fuga, per morire tra atroci
sofferenze poco dopo. Ovviamente questo ha generato una leggenda urbana e un
culto intorno all’orso soprannominato Pablo Eskobear su cui è basato il film
che inizia proprio così, sulle note di “Jane” dei Jefferson Starship e con una
bella frase (fonte Wikipedia, malgrado il film sia ambientato nel 1985) per
ricordarci che gli orsi non attaccano, tanto per evitare possibili polemiche
con gli ambientalisti anche se ve lo dico, se la fonte migliore che riesci a
citare è la celebre enciclopedia in rete, questo già vi dice di quanto sia
accurato il film, inoltre nel frattempo, in uno strambo Paese a forma di scarpa, la questione orsi è diventata tristemente reale, quindi la popolarità di questo film continua ad auto promuoversi in rete, anche nei modi più tragici.

Il vero orso Pablo, perché gli americani rendono sempre omaggio alla loro (breve) storia. Per quanto bizzarra.

Per tutta la prima parte “Cocaine Bear” non fa che
presentare personaggi e mettere in mostra il suo orso in CGI ben fatta ma del
tutto irrealistica, nemmeno per un momento si corre il rischio di scambiare il
nostro Winnie the pusher per un vero ungulato, quindi è impossibile considerarlo
davvero una minaccia. Certo, poi la storia si prodiga a mostrarci l’animale
fuori come un pinolo, mentre prende a testate alberi, smascella, fiuta l’aria
in cerca di coca come uno Yuppie di Wall Street degli anni ’80, oppure mentre
aggredisce l’escursionista Kristofer Hivju, il rosso barbuto di Giocotrono.

«Ma quell’orso sta sniffando? Una volta rubavano solo i cestini», «Forse li rubavano per comprarsi la droga»

Archiviato immediatamente l’orso come possibile minaccia, il
film inizia la sua girandola di personaggi, abbiamo la mamma single in tuta rosa
Keri Russell, abbiamo lo sgherro O’Shea Jackson Jr. impegnato a recuperare i
panetti di droga scomparsi e il suo compare Alden Ehrenreich, depresso per un
lutto e figlio dello spaccino con occhiali a goccia Ray Liotta. In un tentativo
di trama “tarantiniana” questi personaggi senza apparenti legami, si
ritroveranno tutti alle prese con il fattone peloso di tre quintali, anche se è
tutto veramente abbozzato e raccontato a tirar via, un esempio?

«Sono famoso per una sola battuta, ma nessuno vuole farmela pronunciare!»

Una storia così ha bisogno di un poliziotto, qui lo interpreta
il mitico Isiah Whitlock Jr. che è famosissimo per la sua celebre
«Shiiiiiiiiit!», bene, Elizabeth Banks qui trova il modo di NON fargliela
pronunciare anche se il suo personaggio avrebbe trecento occasioni per farlo.
Il massimo della gag del personaggio è la sua fissa per la sua cagnetta
Rosette, una trovata che in teoria dovrebbe far ridere, ma che personalmente ho
trovato sensata solo quando ad un certo punto è Alden Ehrenreich a prendere in
braccio questa cagnetta. Si vede che il suo destino è quello di recitare
insieme ad un facente funzione di Chewbacca.

«Aveva dei denti così! Peggio di Chewbe!»

Per dirvi che mi sono divertito, dovrei mentirvi e non è mia
abitudine, mi avessero attaccato gli elettrodi al petto, il mio elettrocardiogramma
della risata sarebbe stato piatto per tutti i 95 minuti di durata, per fortuna
pochi. Quello che di fatto poteva essere un riuscito sketch del Saturday
Night Live, viene stiracchiato fino alla durata canonica per un film o meglio, un episodio di
un cartone animato di Adult Swim, visto che l’orso è talmente poco credibile, che
se fosse stato animato in 2D sarebbe stata la stessa cosa, se non addirittura
più credibile come cartone animato, visto che Elizabeth Banks è un pesce fuori d’acqua.

La mia reazione davanti a molte scelte di montaggio di questo film.

Non è chiaro perché nei primi minuti del film l’orso attacchi
restando fuori scena, come una brutta copia di Bruce, in altri momenti invece, il montaggio è talmente brutale che
appena una scena sta per diventare interessante, Lizzy Banks stacca per
mostrarci altri personaggi in cerca di coca spezzando completamente il ritmo. Per tacere dei momenti in cui sarebbe logico per l’orso attaccare, invece in modo del tutto non sensato, resta fermo a farsi colpire o peggio, fa cose idiote che non
fanno assolutamente ridere, tipo addormentarsi sopra Alden Ehrenreich o ballare? Ma dovrebbe far ridere ‘sta roba? Bah! Forse Elisabetta Banche ha
passato troppo tempo con Seth Rogen, perché l’umorismo è anche peggio di quello
delle commedie a base di THC di Seth Rogen, pensare che una volta i “Cocaine
movie” (cit.) avevano beh, tutto un altro tiro.

Sembra talco ma non è, serve a darti l’allegria (cit.)

Ora, badate bene, io sono anche contento che non si siano
presi sul serio, con un soggetto così sarebbe stato grottesco, anche se nel
finale entra in azione il “Tarallucciatore” (ovvero la capacità di far finire
una storia a tarallucci e vino), quindi pericolosamente vicino al prendersi sul serio, insomma il degno brutto finale di questo film di rara inutilità. Però voglio
dire, tu puoi avere un soggetto pazzo e sfruttarlo in modo spiritoso, però “Cocaine
Bear” è un film pavido, che non sa nemmeno cosa vuole essere, se davvero fosse
stato affidato a Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett, per lo meno le scene
sanguinolente avrebbero avuto un senso, i momenti di tensione sarebbero stati
tali, qui Elizabeth Banks ha avuto la botta di culo di ritrovarsi per le mani
un soggetto che con i tempi giusti, aveva dettato abbastanza ilarità in rete da
tradursi in biglietti staccati nelle sale, ma anche di poter contare sul visto
censura, molto permissimo delle commedie.

«Ucci ucci, sento odor di Keri Russellucci!»

Quindi si, la scena migliore (ma ci vuole davvero poco) di “Cocainorso”
sfrutta l’ironia di fondo di avere un pezzo famoso dei Depeche Mode in sottofondo, per una fuga in ambulanza che è un
trionfo di CGI medio/scarsa, dove tutto è posticcio, anche il sangue che non
manca per fortuna, ma il risultato è una scena caciarona in grado di colpire
solo chi non è abituato a vedere emoglobina nei film, quindi anche da questo
punto di vista “Cocainorso” è una delusione.

Hollywood 2023: un riassunto della situazione attuale.

Ribadisco, nessuno più di me ama un soggetto scemo e folle
portato alle estreme conseguenze, ma un B-Movie con i soldi come questo lo
trovo irritante è basta, perché mette in chiaro che Hollywood stia raschiando
il fondo del barile, sfornando “film istantanei” per correre dietro ai
Social-Così come un’Asylum qualunque. Poi sul serio, l’unica battuta decente di
“Cocainorso” è quella sugli orsi polari e non è che sia questo capolavoro di
ignorante tamarraggine in grado di diventare virale, per lo meno dal 2006
ancora tutti ci ricordiamo di «Enough is enough! I have had it with these motherfucking snakes on this motherfucking plane!», il nostro Winnie the pusher invece è protagonista di un film talmente
fiacco da non essere riuscito nemmeno a sfornare qualcosa di equivalente, non
che gli mancassero gli spunti.

«Porta i miei saluti a Sam Jackson!»

Insomma, Hollywood che sforna B-Movie con i soldi è come il
figlio di papà che si atteggiava a Punk e si faceva accompagnare ai concerti
nei centri sociali in Maserati, quindi prepariamoci ad un’invasione di animali sotto
effetto di sostanze, ma per allora non farò più l’errore che ho fatto con “Cocainorso”
ovvero andare nel solito cinema al solito spettacolo. L’unico modo per guardare
un film così è a casa con gli amici, sbevazzando in una stanza piena di fumo,
oppure, fare il pieno di orsetti gommosi intinti nella Vodka, forse così
potrebbe risultare un film in grado di strappare almeno uno risata.

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