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Colossal (2017): Metaforilla!

Guarda un po’ chi
si rivede? Nacho! Nacho Vigalondo, era un pezzo che non lo vedevo più in giro
quel matto di uno spagnolo, dal 2014 per la precisione, quando era impegnato a
dirigere un segmento di “V/H/S: Viral”, che prevedeva universi paralleli che
sembravano usciti dalla tavole di “Devilman”, ma forse l’omaggio a Go Nagai l’ho
visto solo io, visto che il film in se era tutto tranne che pesche e crema.

Se devo essere
onesto, io il buon Nacho non lo capisco tanto, nel senso che non riesco bene a
capire che tipo di regista vorrebbe essere da grande, il suo esordio “Timecrimes”
(2007) era micidiale, atmosfere quasi da horror prestate ad un tutto sommato
riuscito intreccio di paradossi temporali che, però, a distanza di dieci anni
dalla sua uscita, resta anche il lavoro migliore di Vigalondo e quando il tuo
film migliore è quello d’esordio, vuol dire che potresti avere un problema
Houston.
Sorvolando sul
suo episodio “A Is for Apocalypse” visto nel primo “The ABCs of Death” (2012),
è stato chiaro fin da “Open Windows” (2014) che il nostro spagnolo barbuto
vorrebbe tanto dirigere gli attori famosi, in quel suo scombinato thrillerino
tutto ambientato sulle finestre di un pc, ha potuto contare su Elijah Wood e
Sasha Grey che cerca disperatamente di passare per un’attrice non
pornografica, ma con risultati comunque pornografici, anche tenendosi tutti i
vestiti addosso.



Nacho fa il macho (o il picio) con Anne.

In questo breve
periodo di silenzio, Nacho Libre non è certo stato fermo, anzi è arrivato ad
annunciare “Farò un film con i mostri giganti giapponesi!”, lo ha fatto,
si chiama “Colossal”, ma non somiglia tanto all’ultimo Godzilla, sembra più uno
di quei film indipendenti americani, quelle commedie pseudo amorose, ecco
sapete che c’è? Malgrado tutto funziona, quindi mi toccherà inventarmi un altro
titolo per il commento, ero già pronto a ad abbinare alla parola “Colossal”
qualche altra parola tipo che so, “Cagata” ad esempio.

Gloria (Anne
Hathaway con frangettona da Bobtail) è una ragazza con la passione per le
festacce nere e l’alcool bevuto in quantità vichinghe, proprio per questo del
tutto inaffidabile, tanto che il suo precisissimo fidanzato Tim (Dan Stevens
che ormai si vede ovunque), le fa
trovare le valige fatte e la intima di smammare.

La reazione di Anne, dopo aver visto i suoi capelli in questo film.
La ragazza, quindi,
torna al paesello, tipica cittadina americana tipo South Park non c’è una mazza
di niente da fare, se non bere fino a stordirsi e poi fare le peggio cazzate da
ubriachi, esattamente quello che Gloria cercherà di non fare per provare a
farsi riprendere dal suo Tim.
Impresa non
semplice, specialmente quando la ragazza incontra il suo vecchio compagno dei
tempi delle elementari Oscar (un grande Jason Sudeikis), che possiede un bar, ma a parte questo è uno sfigato di provincia che passa il tempo
a fare il cazzone con i suoi amici, tra i quali uno interpretato da Tim Blake
Nelson, uno degli ultimi caratteristi veri rimasti ad Hollywood.

Oh tutta vita qui in provincia eh?

Seguendo i
precetti delle commediola indipendente americana, Oscar è particolarmente
gentile con Gloria, troppo gentile, morbosamente gentile e se Nacho non s’inventasse una svolta, tra i due potrebbe scoppiare anche qualcosa di più, ma
qui lo spagnolo fa cambiare direzione al suo film borracho.

Dopo una serata
Hooligan, Gloria si sveglia con il cervello crepato e senza nessuna memoria di
quello che ha fatto la sera prima, ma nessuno se ne cura, perché intanto è
arrivata una notizia clamorosa dall’altra parte del mondo, in Corea del sud, la
città di Seoul è stata attaccata da un mostro gigante, un Kaiju con tutti i
crismi. Possibile che le due cose siano legate? Gloria scopre molto presto che
è davvero così, voi invece se non volete rovinarvi tutto il film, non guardate
il trailer, me lo sono visto per curiosità dopo aver visto l’ultima fatica di
Nacho, vi rovinerà tutta la visione quindi statene alla larga.

I trailer possono essere mostri anche più brutti di lui!

Se quello
che avete letto fino ad ora vi ha intrigato, correte a vedervi il film, unica
annotazione: non aspettate di vedere “Pacific Rim”, potreste rimanere
enormemente delusi. Se siete pronti ad un film con altissimi dosi di
metaforone, potreste passare 110 minuti con un film piuttosto originale, nelle
premesse sicuramente.

Da parte mia, non
ho nessuna intenzione di aggiungere una sola riga in più su quello che succede (traduzione: NO SPOILER), una parte del divertimento di “Colossal” sta
proprio nello scoprire se le sbronze di Gloria e il Kaiju coreano hanno davvero
un legame e se sì come.

Se pronunci tre volte di fila Anne Hathaway, vai in iperventilazione per eccesso di vocali.

Il come non è
affatto male, una volta stabilite le regole del suo film, Vigalondo
riesce a non far morire la sua idea, trovando il modo di costringere il
personaggio di Gloria a rispettarle, questo lo fa lavorando sui personaggi e
ottenendo parecchio dagli attori che li interpretano.

Il perché, invece,
va ricercato in almeno un paio di livelli di lettura tutti piuttosto chiari, il
primo che posso dirvi e che immagino avrete già intuito da queste righe, è
proprio l’alcool. I problemi di sbevazzamento possono trasformare chiunque in
un mostro, ma questa è solo la prima interpretazione del film, il secondo
METAFORONE (in maiuscolo perché è grosso grosso) diventa chiaro solo nel
prefinale del film, personalmente l’ho trovato del tutto condivisibile e
soprattutto funziona perché permette a Vigalondo di mettere in scena un finale
esaltante che combina alla perfezione la tradizione dei Kaiju giapponesi, alle
dinamiche da filmettto indipendente dolceamaro americano.



Il premio di miglior attore non protagonista in un film Indie va a…

Anne Hathaway, l’attrice
il cui nome è meglio non pronunciare se avete mangiato aglio e cipolle, qui fa
il suo dovere, altrove l’ho vista recitare decisamente meglio, eppure la trovo
sempre molto brava quando si tratta di cambiare velocemente registro, all’inizio
qui è in linea con le sue facce (e faccette) da commedia, poi scala la marcia e
nel finale da un nuovo passo al suo personaggio, promossa!

Dan Stevens non
fa un cacchio, ha il ruolo che sarebbe quello della
fidanzata “Devi mettere la testa a posto” dei personaggi che di solito sono
interpretati dagli Owen Wilson/Vince Vaughn/qui-vi-pare-a-voi di questo mondo.
Evidentemente, il ragazzo era alla ricerca di un ruolo di tutto riposo dopo le
multiple-fatiche di Legion.

“What the bloody hell is this?”.

Per assurdo,
quello che tiene su tutto il film è Jason Sudeikis, il suo Oscar è il classico
amicone con cui uscire a bere, ma anche un personaggio tragico, quasi
drammatico, un attore di minore talento non sarebbe stato in grado di gestire
così bene gli scarti di tono (e i quarti di luna) di un personaggio di questa
tipologia, Sudeikis e se tutto quello che vediamo sullo schermo (mostri giganti
compresi) sono credibili è quasi tutto merito suo. Capisco perché la serie tv The Last man on earth ha ormai perso
totalmente di interesse da quando lui non fa più parte del cast, il ragazzo è
in rampa di lancio, ormai gioca in serie A.

Jason MVP del film, più grosso anche del mostrone!

Non ho ancora
capito cosa vuole fare davvero Nacho Vigalondo da grande, pare che non possa
rinunciare all’elemento fantastico e il più delle volte sbraga
nel tentare di gestirlo, questo film ha la possibilità di crollare su se stesso
tante volte e clamorosamente non lo fa mai, se vi sentite in vena di uno
stranissimo film indipendente americano, diretto da uno spagnolo e con i mostri
giapponesi, mettetevi comodi, ma cercate di tenervi a distanza dai trailer!

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