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Con Air (1997): l’aereo più pieno di pazzi del mondo

Ci sono tradizioni che vanno rispettate, ogni inizio anno bisogna festeggiare il compleanno di uno dei prediletti di questa Bara, il Maestro Nicolas Cage! Quindi vi invito a prendere posto, allacciate le cinture per un volo sulla Con-Bara-Air.

Di solito questa Bara è pilotata da un pazzo, quindi non dovreste notare la differenza.

Un giorno ci saranno biografi che dovranno sudare sette camice per tracciare la rotta della carriera di Nicolas Cage, anche ora che il nostro continua a sfornare film uno via l’altro, cercare una direzione in mezzo a tutti i suoi film è un’impresa. Drammi, commedia per i Coen, apparizioni nei film dello zio Coppola, ruoli di culto per Lynch, parti d’azionenoir e anche un premio Oscar per “Via da Las Vegas” (1995) che è quello che bisogna sempre tirare fuori nelle discussioni, per zittire quei poveri di spirito per cui «Nicolas Cage è inespressivo», immane cazzata che davanti alla statuetta di zio Oscar, provoca crisi gravi di bruxismo.

«Inespressivo. Io? Branco di teste di…»

Qualche studioso un giorno potrebbe indicare in “Stress da vampiro” (1989) il punto di svolta della carriera di Nicola Gabbia, per me invece va ricercato in quel bizzarro momento degli anni ’90 in cui dopo aver ritirato il premio Oscar, il Maestro avrebbe potuto fare di tutto e invece ha scelto di provare a diventare un eroe d’azione, dimostrando di essere a tutti gli effetti uno di noi.

Sarà per il fatto che negli anni ’90 i film d’azione esistevano ancora e il vento tirava in quella direzione, ma la tavola era apparecchiata per la trilogia che ha consacrato Nicolas Cage a mio personale mito. Il primo vertice lo abbiamo già trattato, il monumentale The Rock, oggi quindi tocca al secondo, il non meno epico “Con Air”.

Like a fuckin’ (action) hero!

Scott Rosenberg ha iniziato la sua carriera con tutte le intenzioni più serie, nella stessa carriera è partito con “Cosa fare a Denver quando sei morto” (1995) per arrivare a Venom. La svolta è arrivata probabilmente quando è venuto a conoscenza dell’esistenza di Con Air, il sistema di trasporto carcerati via aerea, una prigione con le ali su cui si è anche fatto imbarcare per aggiungere realismo alla sua sceneggiatura, che però poi è stata acquistata da Re Mida Jerry Bruckheimer e quindi ciao ciao realismo, benvenuta gloriosa e tamarra azione!

Dopo i soldoni incassati con The Rock la formula è rimasta più o meno la stessa, con la differenza che Michael Bay alla regia è stato sostituito letteralmente dal primo che passava di lì in quel momento, lo specialista di pubblicità e videoclip Simon West, onestissimo mestierante che ha messo su una carriera dedicata a dirigere i divi d’azione, se tanti e tutti insieme ancora meglio. Anche perché si è fatto le ossa con “Con Air”, un film che a guardarlo e riguardarlo (cosa che potrei fare una volta al mese), tutto sembra tranne il film d’esordio di un regista. Va bene avere la formula Bruckheimer alle spalle, ma tanto di cappello a Simone Ovest, perché non è da tutti mandare a segno un Classido al primo colpo!

“Con Air” non ha un pezzo fuori posto, superato il prologo che serve ad introdurre il John McClane della situazione, diventa un trionfo di azione, personaggi stereotipati e cazzuti in parti uguali, “Frasi maschie” e soprattutto, ritmo, ritmo, ritmo. L’unico difetto? Non li fanno più i film così perché l’industria di Hollywood è radicalmente cambiata, quindi si guarda gasandosi ogni volta, ma con una punta di malinconia per i bei tempi andati.

In foto: un eroe dell’azione, l’altro invece è il Maestro Nick Cage.

Dopo l’albero colpito del fulmine, il logo della casa di produzione di Jerry Bruckheimer che è sempre motivo di gioia per me, inizia una sorta di video pro-arruolamento, per mettere in chiaro che il corpo dei Ranger è il migliore, il più fedele, il più tosto. Cameron Poe (applausi per Nick!) è uno di loro, torna a casa dalla sua bella moglie Tricia (Monica Potter), che fa la cameriera e viene importunata da un sosia di Stephen Baldwin e altri due stereotipi di patrioti, che nel 1997 sostengono che è per colpa di quelli come Cameron che “abbiamo perso in Vietnam”, anche se negli anni 70 avevano circa dodici anni e nel mezzo ci sono state altre sette o otto guerre (tutte perse) Yankee. Sta di fatto che la moglie vede negli occhi del marito un lampo di violenza (in quelli di Nick Cage? Ma va!) e malgrado le raccomandazioni ci scappa il morto, quanto i tre buzzurri proprio non vogliono capirla che non si scherza con Cameron Poe. Cinque minuti dall’inizio abbiamo già avuto un video di arruolamento e un prologo pieno di stereotipi, che continua gettandosi sulle falle del sistema giudiziario. Il nostro eroe potrebbe invocare la legittima difesa, l’avvocato lo consiglia male, il giudice lo considera un’arma con le gambe, invece di farsi un anno se ne becca otto… titoli di testa!

«Io vado dentro, ma tu vai da Taffo»

Mentre scorrono, assistiamo alla prigionia di Cameron Poe, più passano gli anni più i capelli della sua parrucca si allungano, più scrive lettere alla figlia Casey, nata dopo il suo arresto (senza che mai il film suggerisca un dubbio sulla paternità), il nostro fa trazioni in tutte le direzioni, si tiene lontano dai guai, allena il corpo, affila la mente e se scoppia una rivolta carceraria lui la ignora in favore di libri sugli origami, la via del guerriero secondo Nick Cage. Però con più semisfere di pan di spagna al cioccolato con dentro panna montata, utilizzate per farsi degli amici, come Mykelti Williamson che qui si ostina a farsi chiamare “Bimbo” ma è chiaramente Bubba di “Forrest Gump” (1994), diventato diabetico per colpa di tutti quei gamberi o forse per le “Snowball” di Nicola Gabbia, altro dettaglio su cui la trama possiamo dirlo, sorvola.

Nicola Gabbia, beh, in gabbia.

Siamo attorno all’ottavo o decimo minuto di un film che ne dura 115 in totale e non serve aggiungere altro, il riscaldamento è finito, da qui in poi “Con Air” non si fermerà più fino ai titoli di coda, mandando a segno un enorme crescendo fino alla prima tappa dell’aereo a Carson City, per poi non voltarsi mai più indietro a guardare in faccia nessuno. Anzi, quando sembra tutto finito il film di Simon West decide che ha ancora benzina per un altro inseguimento clamoroso, il tutto, giocandosi un esercito di facce note (e giuste) che lèvati, ma lèvati proprio!

Come Capo O’Brien, che ha speso i soldi della liquidazione da DS9 in una Chevrolet Corvette Sting Ray C2 del 1967.

Messo in chiaro che Cameron non ha mai visto la figlia perché voleva farlo da uomo libero, a bordo dell’aereo della Con Air è quasi uno in gita. Infatti Simon West introduce uno dopo l’altro le facce brutte caricate a bordo, mentre Cameron cosa fa? Manda a segno il primo dei tanti meme usciti da questo film è diventati patrimonio dell’umanità, godendosi il vento della (quasi) libertà tra i capelli.

Quanto ti svegli la mattina e senti nell’aria che sulla Bara Volante è di nuovo il momento di un post su Nick Cage.

Ma Cameron Poe si confermerà presto essere il McClane della situazione, uno che si trova per caso nel mezzo di un piano organizzato dai criminali per prendersi l’aereo e dirottarlo per evadere. Anche se bisogna essere onesti, non è ben chiaro, sembra che l’alternativa sia fidarsi di un re della droga messicano o di un noto maniaco, sta di fatto che Cameron le proverà tutte per mettere i bastoni tra le ruote al piano perfetto del cattivone ultra carismatico di turno.

Porta le chiappe su Marte Con-Air.

Di norma nei film d’azione gli sgherri non sono poi così caratterizzati, un paio forse sì ma non di più, qui Simon West trova il modo di non soffermarsi su nessuno, facendo valere l’associazione tra attore e stereotipo messa su dal direttore del casting. Quindi tra le fila dei ragazzacci abbiamo quello grosso e pericoloso di nome “Billy Manicomio” (Nick Chinlund), il latino stupratore con un cuore per ogni ragazza “disonorata” – stando all’espressione retrò usata da Cage – di nome Johnny 23, con il muso da mastino di Danny Trejo, oppure il militante nero “Cane mastino” fatto a forma di Ving Rhames, che pare uscito dritto da Undisputed e proprio per questo, non serve perdere tempo a caratterizzarlo.

L’unico della cricca che in carcere c’è stato davvero: Danny Trejo.

Il principio poi è sempre lo stesso: azzecca il cattivo e hai fatto il 50% del film. John Malkovich qui è quello con il maggior numero di “Frasi maschie” («Cy…», «… onara» BOOM!) di tutto il film, entra in scena come un trentanovenne che ha passato venticinque anni al gabbio e ne ha ammazzati più lui del cancro, in originale si chiama Cyrus the virus, ma siccome questo è un film dei vecchi tempi, quando anche il doppiaggio ancora si impegnava, in italiano diventa il notevole Cyrus “Vaiolo”, azzeccato almeno quanto la prova di Malkovich.

Essere John Malkovich Cyrus Vaiolo.

Tra le fila dei buoni abbiamo la secondina Rachel Ticotin, il federale arrogante orgoglioso della sua spider interpretato da Colm “Capo O’Brien” Meaney e colui che per certi versi ha vissuto una carriera parallela a quella di Nick Cage. In un altro universo John Cusack è un grande divo, nel nostro è uno considerato generalmente un bravo attore drammatico, finito a recitare in troppi filmacci di serie B che con Cage ha un altro punto di contatto, proprio in “Con Air” sfoggia una della sua prove più riuscite. Lo sbirro fricchettone con i sandali e dal vocabolario forbito Vince Larkin, non solo alimenta l’eterno scontro cinematografico tra poliziotti intelligenti opposti agli ottusi federali, ma ricalca la dinamica tra McClane e Al Powell, se Al Powell non si limitasse a stare alla radio e sparare un colpo nel finale, ma arrivasse anche ad esibirsi in una versione 2.0 dei Chips in motocicletta, nell’ultimo inseguimento a Las Vegas.

Erik Estrada fa scuola e proseliti.

Fino alla tappa obbligata di Carson City, “Con Air” sembra un film ancora in fase di decollo, malgrado si siano succeduti già un milione di eventi, “frasi maschie” e facce note. Cameron Poe potrebbe scendere e lasciar correre, ma una volta Ranger, Ranger per sempre e non potrebbe certo tornare da sua figlia lasciando che una donna venga “disonorata” da Danny Trejo, perché le questioni qui sono due, la prima ribadire che oggi un film come “Con Air” possiamo scordarcelo per varie ragioni, tra cui quella non secondaria di un eroe, maschio e bianco, che mette i bastoni tra le ruote ai cattivi per proteggere una donna latina e aiutare un fratello nero, portandogli la siringa che gli serve per la sua insulina. Motivazioni vecchia scuola come la caratterizzazione che Nicola Gabbia s’inventa per il suo personaggio, con una delle parrucche più vistose mai sfoggiate, senza sfigurare dentro la canotta da eroe d’azione, il nostro parla con un accento del sud che credo esista solo a Cagelandia (abitanti uno, lui. Un mito!) che viene piallato dal doppiaggio, quindi vi consiglio di provare a vederlo almeno una volta in lingua originale per godersi questo eroe fuori dal tempo, che parla una lingua fuori dal mondo.

Come onorare la lunga tradizione della canotta d’azione.

Se la tempesta di sabbia, il trucco del trasponder e le mille e cinquecento facce brutte del film non vi hanno ancora conquistato, circa a metà film “Con Air” decide che è il momento di fare DAVVERO sul serio, quindi se fino a quel punto stava correndo, decide di colpo di aumentare ulteriormente i giri del motore, facendo salire a bordo un altro po’ di carcerati stereotipo (come l’omosessuale, che sembra veramente quello da barzelletta), ma soprattutto il migliore, uno che in un film con un Nick Cage così, un John Malkovich che buca lo schermo e un John Cusack che recita per i posteri, riesce comunque a prendersi il palcoscenico, si sto parlando del Garland Greene di Steve Buscemi.

«La memoria, agente Starling, è quello che ho al posto di una bella vista» (cit.)

Presentato come uno che ha fatto tre stati guidando con la testa di una bambina sul cruscotto, in grado di fare più danni in una stanza dell’esplosione di una mina Claymore, Buscemi entra nell’empireo con la sua versione di Hannibal Lecter, un poersonaggio che non fa moltissimo, ma aumenta ulteriormente il livello di minaccia portando anche momenti comici carichi di umorismo nerissimo. La sua definizione di “demente” è difficile da smentire, così come l’ironia sul cantare il pezzo più famoso dei Lynyrd Skynyrd proprio a bordo di un aereo.

Come mangiarsi ogni scena, solo applausi per Steve Buscemi.

Difetti? Ad un certo punto sembra quasi che il personaggio di Cameron Poe sparisca in cerca di una siringa per l’insulina, mentre gli altri personaggi si prendono il film come hanno fatto con l’aereo, ma è una faccenda fisiologica e temporanea, oltre che l’unico difetto di questo baluardo dell’azione anni ’90. Perché da metà film in poi, se prima “Con Air” andava a manetta, dopo fa succedere gli eventi senza nemmeno il tempo di pensarci troppo, abbiamo un atterraggio complicato nel deserto, un successivo decollo ancora più complesso, esplosioni, sparatorie, “frasi maschie”, Cyrus che organizza il piano con un plastico come un novello Doc Brown («Quello è un sasso!») e John Cusack che guida un camion con la benna sollevata per evitare un massacro durante l’enorme sparatoria in strada. Ah sì, poi ci sarebbe la Spider appesa all’aereo che centra in pieno la torre di controllo, tutta roba che parafrasando Poe, in qualunque altro film sembrerebbe impossibile.

La normale scena di un canonico film d’esordio per qualunque regista, no?

Ad un certo punto l’abilità di Simon West sale in cattedra, in mano a qualunque altro regista, per numero di eventi, situazioni e personaggi, “Con Air” sarebbe stato un film di tre ore di durata, lui trova una soluzione videoclippara ma perfetta, ovvero tenere il ritmo altissimo grazie al montaggio, portando avanti in parallelo tre sottotrame tutte avvincenti. Nessuna si completa, ma questa alternanza non fa altro che rendere il film ancora più coinvolgente: mentre Poe cerca la siringa tra una sparatoria e un combattimento, Cyrus cerca di far ripartire l’aereo preparandosi per l’arrivo dei federali armati fino ai denti, il tutto quando quella povera bambina è rimasta sola con quel pazzo furioso di Garland Greene. Se queste tre scene fossero state montate per intero e non alternate, non solo avremmo perso quel ritmo, ritmo, ritmo che è la vera forza di “Con Air”, ma l’uscita di scena di Greene con la bambola in mano (cantando: «L’intero mooooooondo ce l’ha lui e l’universo intero») non sarebbe risultata altrettanto efficace.

Poi oh! Vi sfido a trovarmi un altro film dove i messaggi tra personaggi vengono mandati a colpi di cadaveri caduti dal cielo o dove l’ostaggio chiave, quello che scatena le “frasi maschie” più gagliarde è un coniglietto di peluche, no sul serio, questa è la tipologia di film che piace a questa Bara, non a caso volante.

Una scena che dovrebbe essere totalmente sbagliata invece è assolutamente giusta!

Non so dove si possa trovare nemmeno un film che organizza un attrezzaggio (d’azzardo, ah-ah) sulla Strip di Las Vegas, alla faccia dell’Oscar vinto da Nick Cage e che quando pare tutto finito, si ricorda che un bell’inseguimento moto contro camion dei pompieri è un vero toccasana prima del fatidico incontra padre figlia («Lo so, ho i capelli in disordine») del finale, che per altro trova ancora il tempo di giocarsi quella che oggi sarebbe una scena dopo i titoli di coda (Buscemi al tavolo da gioco) e quelli che io amo chiamare, i titoli di coda alla Predator, con la carrellata su tutti i personaggi del film sulla note di un pezzo allegrotto.

Affrontate la vista con QUESTA faccia tosta.

Non potevo proprio esimermi dal fare gli auguri al Maestro Nicolas Cage anche quest’anno e dal portare il secondo capitolo della sua trilogia d’azione su questa Bara. Per continuare la festa, passate a trovare SamSimon e ricordate: rimetti il coniglietto nella scatola!

Torna a trovarci presto sulla Bara Nick… Bro-fist!

Sepolto in precedenza lunedì 9 gennaio 2023

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  1. Non c’è fretta! Tra l’altro sta storia mi fa preoccupare un po’ perché io non ho un backup, se succedesse un patatrac non saprei come recuperare tutto… Un giorno mi dovresti spiegare come stai facendo! :–)

    • Scrivi, tanto hai la mia email, così ti rispondo e potrai verificare, ma su WordPress sei più al “sicuro”. Cheers!

  2. Ma infatti stavo pensando: ho un deja vu, e il compleanno di Cage a aprile non me lo ricordavo… Bene che continui l’opera di recupero della Bara! :–)
    Quanti post ti mancano da ripubblicare?

    • Ne ho un’idea di massima, ma mi consola che quelli recuperati e già presenti sono moooolti di più di quelli da recuperare. Per fortuna la Bara è un’operazione pensata sulla lunga distanza 😉 Cheers

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