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Cop Car (2015): Lunga e diritta correva la strada, l’auto veloce correva…

Pussy, boobs damn, God damn, ass, asshole, ass face,
bitch, shit, shithead, fuck.
No, non è un commento al film, ma sono le prime righe di
dialogo di “Macchina Sbrirro” il nuovo film di Jon Watts.

88 minuti secchi, per una storia che si prende il suo
tempo, anche quello di mostrarci i due protagonisti Travis ed Harrison
snocciolare parolacce dopo essere scappati di casa. Il primo è quello più
intraprendente dei due, l’altro invece è più timido e per ammissione dello
stesso Watts, una copia di se stesso da bambino.
Ci sono fin troppi film in giro che buttando nel mucchio
un’idea scopiazzata da qui e un attore preso da quel film là, pensano di
creare una pellicola in stile anni ’80, poi per nostra fortuna c’è Jon Watts:
il suo modo di omaggiare il Cinema degli anni ’80 è più legato ai contenuti che
all’estetica. “Cop Car” è un film che potrebbe essere uscito nel 1977, nel 1984
o nel 1996, l’unico riferimento temporale che ti fa capire che si tratta di un
film contemporaneo, è quando lo Sceriffo Kevin Bacon tira fuori il cellulare.

Venite, Hobbit, venite! Andiamo veloci!
In Clown, primo film di Jon Watts prodotto da Eli Roth,
il regista rendeva omaggio al body Horror del decennio dei pantaloni a vita
alta, qui invece, Watts si rifà al Cinema con protagonisti i ragazzini, che
proprio negli anni ’80 ha sfornato i suoi titoli più celebri.
Nelle lande
infinite del Colorado, sul finire dell’estate, due ragazzini annoiati scappano
di casa armati solo di uno Slim Jim e di parecchie idee non consigliabili, tipo
prendere a bastonate la tana di un serpente, così, tanto per… In risposta alla
loro noia, trovano un’auto della polizia abbandonata, con le chiavi nel quadro
ed ogni tipo di giocattolo sul sedile posteriore: armi, fucili, giubbotti
anti-proiettile e se prendere a bastonate la tana di un serpente vi sembrava
un’idea balorda per rispondere alla noia, rubare l’auto lo è ancora di più, non
solo perché è un reato federale, ma perché è la macchina dello Sceriffo Gavino
Pancetta, un brutto soggetto da fare incazzare…

Gavino con il baffo a manubrio, che fa subito sbirro… Oppure porno attore anni ’70 fate voi.
“Macchina Sbirro” è una specie di “Stand by Me” minimale,
molto più orientato a mostrare sfumature violente, eppure guardandolo è chiaro
come a Jon Watts tutto questo stia a cuore, se già in clown aveva fatto un
ottimo lavoro con i bambini, qui si supera. Ora viene da chiedersi: la Marvel
lo ha voluto per il rilancio di Spider-Man perché ha colto la spiccata
sensibilità del regista? Oppure perché pensa che Watts sia uno che non rompe
tanto i coglioni e che farà il film che loro gli diranno di fare? Non lo so, ma
io dopo Ant-Man e l’addio di Whedon dopo Age of  Ultron, non credo che la Casa
delle idee voglia davvero dei registi capaci.
Resta il fatto che troppo spesso, quando spunta un gagno,
allora il film è rovinato (chi ha detto remake di Poltergeist?), di solito i
bambini sono scritti come degli adulti piccoli, sono molto più pedanti ed
arroganti. Per fortuna quelli di Watts non sono così, sono naturali e
autentici, genuinamente incuranti del pericolo e pure un po’ boccaloni, quando
nel film li vedi, uno con l’anti-proiettile addosso e l’altro pronto a
sparargli, capisci che è solo il gioco (pericoloso) di due bambini annoiati che
non hanno percezione del pericolo, quando vedi Travis guardare dentro la canna
del fucile per capire come mai non spara, viene voglia di alzarsi e togliergli
l’arma di mano… Le cose sono due: o Jon Watts sa fare il suo mestiere, oppure mi
sta venendo l’istinto paterno, in ogni caso il film fa il suo dovere.

“Io so quello che pensi. Ti stai chiedendo se ho sparato sei colpi o solo cinque…”.
La storia è minimale, si prende i suoi tempi
per allungarsi comoda sugli 88 minuti di durata, Watts ci mostra Gavino
Pancetta che con un laccio degli stivali cerca di aprire la portiera di un’auto, per una scena che dura… Quattro minuti? Cinque? Insomma: calma, calma, ritmo
lento e no, non ve lo dico perché lo Sceriffo aveva abbandonato l’auto,
altrimenti vi tolgo tutto il divertimento.
Malgrado il ritmo, “Macchina Sbirro” è un film che si
guarda anche solo per vedere come va a finire e funziona, perché di fatto i
giovani protagonisti affrontano un arco completo di maturazione del tutto
credibile. Inoltre, il gusto per la violenza realistica è quello di uno che fa
le cose senza tirare indietro la mano, la location suggerisce echi Western e
senza fare paragoni troppo arditi, in alcuni momenti ho pensato al nero cinismo
dei Fratelli Coen, non so se hanno visto questo film, ma penso avrebbe potuto
piacergli.

“Perché non ce la giochiamo a birra e salsicce?”.
Ciliegina su questo “Coming of age” con il gusto
per il sangue è proprio Gavino Pancetta, qui sfoggia un ragguardevole
Pornobaffo che contribuisce a dare un tocco retrò a tutta l’operazione, detto
questo la sua prova è maiuscola, il personaggio richiede carisma e grande
presenza, lui le ha entrambe e poi, una cosa che non si dice mai del buon
Gavino, è la sua capacita di essere credibile nella parte del buono (tipo
Tremors) o del cattivo. Pensate alla sua filmografia: ha parti da protagonista
o da nemesi e forse il meglio di se stesso lo dà proprio quando
i suoi personaggi sono chiamati a ricoprire tutta la gamma delle sfumature. Non
sono molti gli attori che hanno questa capacità, Bacon è tra questi, d’altra
parte la pancetta è buona in un sacco di ricette, tranne negli spaghetti
all’Amatriciana perché lì bisogna usare il guanciale… Ma che ‘sto a dire? Ma che
ne so, andate a vedervi “Cop Car”, qui abbiamo finito, non c’è più niente da
vedere, circolare… Circolare!
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