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Copperhead (1982): e se… George A. Romero avesse creato il Marvel Cinematic Universe?

Non passa giorno senza che io non pensi a George A. Romero, vi ricordo che la “A” sta per amore. Quindi per rendere la ricorrenza del 16 luglio un po’ meno malinconica, quest’anno con l’aiuto di questa Bara Volante facciamo un viaggetto indietro nel tempo al crocicchio tra le realtà, nel punto esatto in cui il Multiverso ha creato una linea temporale in cui Romero è il papà dell’MCU, consideratemi il vostro Osservatore per affrontare un progetto mai realizzato, uno dei tanti purtroppo, del leggendario regista.

Prima che mi accusiate di essermi inventato tutto, le informazioni che troverete esposte in questo post arrivano dal bellissimo saggio Untold Horror (2021), lo stesso da cui ho pescato informazioni per parlarvi del film sull’adolescente vampiro mai realizzato da John Landis. Ultima precisazione, ho datato il film 1982 in base alle testimonianze riportate, ma trattandosi di un’opera che non ha mai visto la luce, prendetela più come un’indicazione temporale per non perdersi nel Multiverso, ora possiamo cominciare.

Zio George, nella docu-serie Untold Horror da cui è stato tratto il libro.

Credo che George “Amore” Romero non abbia certo bisogno di presentazioni, uno dei prediletti di questa Bara protagonista di una lunga rubrica monografica, nei primi anni ’80 il regista di Pittsburgh arrivava da una lunga e proficua collaborazione con il produttore Richard P. Rubistein, insieme i due avevano combinato per MartinZombiKnightriders e Creepshow, alcuni dei film più apprezzati e nel caso dell’ultimo titolo, anche più remunerativi al botteghino, dopo aver portato sul grande schermo (per altro in maniera estremamente creativa) tutto il suo amore per i fumetti, perché non provare a puntare un po’ più in alto? Magari agli uffici della Marvel Comics.

In quel periodo la Casa delle idee era gestita da un ragazzo molto progressista, come lo definisce Romero nel saggio, ottima definizione per descrivere uno come Jim Shooter, a capo della Marvel dal 1978 al 1987, uno che ha sempre saputo dare valore alla creatività degli autori, sotto la sua gestione hanno visto la luce alcuni dei cicli di storie ancora oggi considerati fondamentali, come i Fantastici Quattro di John Byrne o gli X-Men di Chris Claremont (sempre in coppia con Byrne), ma anche il Daredevil di Frank Miller e il Thor di Walt Simonson, insomma il tipo giusto per dare valore al talento di zio George.

Ovviamente se decidi di collaborare con la Marvel, molto probabilmente finirai a raccontare una storia di super eroi, cosa che a Romero andava benissimo anche perché aveva delle idee su una storia di super eroi, ovviamente raccontata con il suo stile, ed è così che nacque Copperhead, un soldato trasformato in un cyborg dopo la morte della moglie e utilizzato dal governo per combattere il terrorismo. Tutto questo fa pizzicare il vostro senso di ragno? Andiamo per gradi, come avrebbe detto Anders Celsius.

Come ve lo devo dire, sarò sempre in missione per conto di George A. Romero.

La prima bozza di titolo era “Copperhead conquers the War Hawks”, efficace ma un po’ troppo da B-Movie per Shooter, quindi tra l’editore capo della Marvel e il papà degli zombie al cinema, comincio un fitto scambio di letture e riscritture, Shooter cercava di rendere un po’ più Marveliane le trovate di Romero che di suo invece, aggiungeva elementi politici alla trama, insomma puro Romero al 100%.

Verrebbe da pensare che in questa coppia di creativi, Shooter, l’uomo dei fumetti fosse quello con le idee tutte matte e Romero, il regista di tanti lungometraggi, quello attento alla struttura della storia e a tutti gli elementi cinematografici, beh col cavolo! Mentre il soggetto evolveva prendendo il titolo di “Mongrel: the legend of Copperhead”, quello con le idee a valanga in realtà era proprio zio George, definito da Shooter come “Un genio, una mitragliatrice di idee” (cit.), tanto che il progetto si espanse in una vera e propria “Copperhead saga”, la cui trama definitiva a grandi linee avrebbe dovuto essere più o meno la seguente.

Il progetto prende forma, con il titolo di “Mongrel: the legend of Copperhead”

La storia avrebbe dovuto ruotare attorno a York, un soldato pluridecorato il cui nome era un omaggio al vero eroe della prima guerra mondiale, Alvin York, convinto che sua moglie sia stata uccisa da un gruppo di terroristi e per questo, pronto ad offrirsi volontario per un particolare progetto del super soldato, pronto a trasformarlo in un cyborg indistruttibile da scatenare contro tutte le attività antigovernative.

Più intelligente di un robot e più potente di un umano, York è l’unico in grado di sopravvivere al processo di trasformazione grazie alle sue motivazioni, che gli permettevano di non impazzire a differenza degli altri candidati, ma come potete intuire la fregatura è dietro l’angolo. Già perché il nostro “Testa di rame” passando attraverso parecchie dosi di dramma personale, avrebbe scoperto che molti dei bastardi si nascondevano tra le fila del suo amato governo americano mentre tra i ribelli, i terroristi chiamato a combattere si trova anche la moglie di York, viva e vegeta, convinta da una bugia del governo americano di essere diventata vedova, insomma il tipo di colpo di scena tipico della Marvel che guarda caso, si sposa alla perfezione con l’amore per la critica sociale (e anti militarista) di Romero.

Attorno al 1982, il progetto era quasi tutto definito, per portarlo alla prossima fase era necessario però farlo passare dalle parole della sceneggiatura ad una porzione più “visiva” della storia, ecco perché vennero coinvolti i disegnatori (che alla Marvel di certo non mancavano) Bob Layton e Jackson “Butch” Guice, per un po’ di storyboard e qualche succosa immagine promozionale, qualche illustrazione che facesse venire l’acquolina in bocca al pubblico, senza rivelare troppo dell’aspetto finale di “Testa di rame”.

Permane il mistero attorno al nostro Testa di rame.

Bob Layton in particolare ancora oggi è ricordato per un lungo ciclo di storie di Iron Man, su testi di David Michelinie e per aver creato il personaggio di War Machine, insomma il massimo esperto Marvel disponibile quando hai bisogno di disegnare un uomo di metallo. Ma alla Casa delle idee hanno fatto le cose in grande, mettiamola così, Romero e Shooter nelle loro sedute di scrittura devono essersi divertiti parecchio, perché la trama è leggermente esplosa.

Battaglie, giganteschi robot assassini, una comprimaria ninja, persino una scena di lotta raccontata da un entusiasta Shooer, in cui Copperhead lancia un cavallo contro uno dei suoi assalitori dopo averlo disarcionato, insomma tutta roba che andrebbe bene per le tasche del Marvel Cinematic Universe del 2022, non di certo per la Casa delle idee degli anni ’80, che il massimo che poteva concedersi era un Capitan America con le orecchie di gomma appese ai lati della maschera, diretto da Albert Pyun.

Rifatevi gli occhi con un po’ di disegni preparatori.

Nel tentativo di far arrivare “Testa di rame” sul grande schermo, i problemi sono stati fondamentalmente due, il primo trovare una casa di produzione disposta ad investire su un film tratto da fumetto, prima della famigerata etichetta di “cinecomics”, genere che già esisteva ma non era certo popolare quanto oggi. Ninja, cavalli da lancio e robot assassini alti dieci metri, sono roba che costa e nessuna casa di produzione era davvero disposta a credere in un nome come quello di Jim Shooter, conoscevano George A. Romero ma anche qui, parliamo di un regista che aveva sempre gestito budget più piccoli, ricordato essenzialmente per i suoi horror, anche perché bisogna dirlo, il nostro George non aveva tirato via la mano, non sulla violenza nella trama e di sicuro nemmeno sulla critica sociale.

“Copperhead” sarebbe stato un film con un sacco di morti ammazzati male, secchiate di sangue e parecchia satira, ed è qui che il progetto è andato a sbattere contro il suo secondo e fondamentale problema: quello di essere semplicemente troppo avanti per il suo tempo.

Alla fine uno storyboard non è tanto diverso da un fumetto no?

«Stavo praticamente cercando di fare RoboCop, chi sapeva che RoboCop era proprio dietro l’angolo?», la dichiarazione di Romero è il vero riassunto di tutta l’operazione, se mai avesse visto la luce (o il buio della sala) “Copperhead” non solo sarebbe stato il primo film ad alto budget legato alla Marvel, ma molto probabilmente avrebbe anticipato molti dei punti chiave che hanno reso Robocop di Paul Verhoeven un enorme successo. Il fatto che Romero fosse già lì, nella zona delle operazioni prima di tutti, dovrebbe dirvi della dimensione del genio.

Ovviamente proprio come il successivo film mai realizzato su Resident Evil, anche “Copperhead” avrebbe fatto sterzare la carriera di Romero verso un’altra direzione, se questo film avesse visto la luce zio Giorgio non avrebbe potuto dirigere Il giorno degli zombi oppure lo avrebbe realizzato diversamente più avanti, insomma ci stiamo muovendo all’interno di uno dei “What if…?” della Marvel, ma vi avevo avvisato che oggi per voi avrei ricoperto il ruolo di Osservatore.

Ninja e robot giganti, ecco cosa succede quando si lascia lavorare Romero!

Quello che invece è davvero accaduto è che proprio con i disegni di Bob Layton e Butch Guice, Shooter firmò un apprezzato ciclo di storie di “X-Factor”, prima che questo nome venne associato ad un programma con gente che canta, quando poi finì per lasciare la Marvel, diventando uno dei co-fondatori della Valiant Comics nel 1989 chi si portò dietro come fidato disegnatore? Proprio Layton (storia vera). Una sinergia creativa iniziata grazie a “Testa di rame” e soprattutto a George A. Romero, che poi alla Marvel come autore di un fumetto tutto suo, ci è arrivato davvero.

La carriera di Romero è stata costellata di enormi difficoltà nel reperire fondi per i suoi progetti, ma anche grazie alla famiglia del grande regista e alla GARF (George A. Romero Foundation), un po’ alla volta gli ideali cassetti della scrivania di Romero si stanno aprendo, quindi pian pianino vedremo spuntare anche altri progetti mai realizzati, confermando le parole di Shooter, il nostro era davvero un genio e una mitragliatrice di idee, questo viaggio nel Multiverso, alle soglie di una realtà dove zio George era il padre putativo dell’MCU è l’ennesima conferma, ma soprattutto spero serva ad allietare la ricorrenza del 16 luglio… Make Mine Marvel George! Per un altro po’ di amore per George “Amore” Romero, vi ricordo la rubrica dedicata.

Sepolto in precedenza sabato 16 luglio 2022

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