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Corbin Nash (2018): Il Blade dei meno abbienti

A furia di guardare film di ogni genere ed estrazione, si
finisce per sviluppare una certa, resistenza? Sensibilità? Boh, non so fate voi,
diciamo una certa capacità di giudizio, basata su parametri in parte anche
personali, che ti concede varie gradazioni di “Bello” e di “Brutto”.

Un film come “Corbin Nash” mette alla prova le nostre
capacità da sommelier dei B movie, perché di questo si tratta un film di
orgogliosa serie B che in certi momenti ti fa venire voglia di portarti a casa
due o tre bottiglie di questa roba, altre ti viene solo voglia di sputazzarla
tutta dal naso, insomma una cosetta che in certi momenti ti illude di aver
passato del tempo a fermentare in botti di legno pregiato, mentre in altri dà
prova di essere stata distillata in una vasca da bagno di qualche sotto scala
in una stamberga.
Non so come mi sia venuta fuori questa metafora alticcia,
forse mi hanno ispirato i fratelli Jagger, con il loro cognome da amaro alle
erbe, Ben dirige, mentre Dean S. Jagger ricopre il ruolo da protagonista,
insieme, scrivono la trama, 90 minuti sparati qualcuno promettente, qualcuno
fin troppo lento, pensati per essere un primo capitolo, l’esordio di un eroe di
nome Ajeje Brazorf Corbin Nash.
Pronti via, un bel monologo sui peccatori che si aggirano
per questa città e bla bla bla, insomma solita roba, se non che il narratore è Malcolm
McDowell, nei panni di un profeta cieco che parla con frasi prese dai biscotti
della fortuna: il confine tra bene e male è sottile, riso cantonese, nuvole di
drago. D’altra parte ormai la carriera di McDowell è andata un po’ a sud,
quindi in cambio di un pasto caldo, anche di un cinese a portar via, lo potete
convincere a lavorare, ve lo dico così lo sapete.

“Non ti ho già visto da qualche parte?” , “Che fai sfotti”.

La solfa è un po’ sempre la stessa: LORO controllano la
storia, LORO si muovono nell’ombra, LORO sono un film di Paolo Sorrentino, ma
soprattutto LORO sono i vampiri che si aggirano tra le strade della Città
degli Angeli facendo sparire persone per trasformarle in donatori dell’ AVIS,
che siano volontari o no.

Ad indagare sulle sparizioni il detective Corbin Nash (Dean S. Jagger), soggetto caratteristico il nostro Nash, uno che sfoga la
frustrazione per il suo non riuscire a trovare una logica alle 27 persone
scomparse tirando due pugni sul ring contro altri poliziotti. Caratteristico anche
perché tra gli svariati tatuaggi del protagonista, il più vistoso è quello sul
petto con su scritto NASH. Comodo tatuarsi il cognome sul petto, sai per le
volte che te le dimentichi no, se tanto mi dà tanto, sulla schiena ha pure il
codice fiscale.

“Almeno se mi rubano i muscoli, poi è più facile ritrovarli”.

Ma il dettaglio che mi turba di più sono gli occhi di Dean S.
Jagger: piccoli e troppo vicini, non riesco a capire se sono un effetto
speciale o è davvero così… Bah, insomma, andiamo avanti.

Non ha bisogno di mirare, ha già gli occhi in linea con il mirino.

Sono ancora lì che penso che persino ai cani non si fa più
il tatuaggio con il nome per identificarli, che la storia fa un balzo, il
nostro Nash finisce steso in un vicolo, dove viene ritrovato dalla bella
spogliarellista Macy (Fernanda Romero) che lo riconosce perché una volta l’ha
aiutata con un cliente dalla mani troppo lunghe, sai tendi a ricordarti di uno con
gli occhietti tipo capocchie di spillo e con la scritta NASH sul petto, quindi
memore di quella volta che Ophelia si è portata a casa Louis, fa la stessa cosa per curarlo.


Un altro balzo della storia, scopriamo che Corbin Nash è l’eletto figlio di un ex giocatore di Baseball (dettaglio che pare importantissimo anche se mi sembra irrilevante) che ha dedicato la vita a dare la caccia ai vampiri, sfruttando la sua carriera di giocatore come copertura. Ecco, io su questa cosa che uno sportivo professionista americano, uno capace di andare a vincere l’anello dei campioni della World Serie, potrebbe trovare il tempo pure di dare la caccia ai vampiri, vorrei indagare, ma sono troppo distratto dagli occhietti piccoli e troppo vicini di Dean S. Jagger e dal fatto che tutte queste informazioni gli vengono fornite da Rutger Hauer!

“Non ne posso più di vedere cose e fare monologhi, il mio
IBAN lo conoscete, ciaone!”.

No, perché se Malcolm McDowell viene e in cambio di un pasto
caldo almeno qualche frase a casaccio te la recita ancora, Rutger Hauer ha da
contratto una comparsata di tre minuti e poi ciao, una sortita talmente veloce
che non fai in tempo a dire: “Ma che fine ha fatto Rutger?” che lui sta già
girando i prossimi tre film della sua filmografia.


Tra un balzo della storia qui e un balzello della storia là, scopriamo che in città si aggirano due loschi vampiri: Vince (Richard Wagner, no, non il compositore) e la sua ehm, fidanzata Queeny, una specie di vampiro travestito, con le sopracciglia disegnate, una roba che la guardi e ti viene voglia di citare Jack Burton quando diceva: “Ma che schifo, no ma cos’è quella roba? No no, non voglio saperlo!”.

Invece dobbiamo saperlo, perché quella roba è Corey Feldman,
Corey I goonies Feldman, Corey anni ’80 Feldman, uno che da allora non
se la passa benissimo, roba che vicino a Feldman, Malcolm McDowell e Rutger
Hauer si guardano e pensano: “Cazzo se siamo ancora gagliardi!”.

Ragazzo ehm… Perduto?

La (o il? Sono in difficoltà) Queeny di Corey Feldman sembra
un incidente stradale della sua filmografia, lo (o la?) guardi ed evidentemente
non puoi non ricordarti di lui già alle prese con i vampiri in “Ragazzi perduti”
(1987), poi, però, ti ricordi anche che stando alle sue affermazioni e alla
triste fine del suo amico e quasi omonimo Corey Haim, forse dai vampiri è stato
preso davvero, da un genere di vampiro fin troppo reale e ben peggiore.
Insomma, Queeny oltre ad essere un incubo per i fanatici del gender, è un
cortocircuito di robe alla Corey Feldman che, però, zitto zitto, si mangia il
film.

Sì, perché la sua (o il suo?) personaggio buca lo schermo, un
tipo di personaggio talmente trucido che solo in un B Movie potresti vedere e
solo un attore alla canna del gas potrebbe avere il fegato di interpretare
credendoci così tanto, avete presento lo Zingaro di Luca Marinelli? Ecco, a confronto di Queeny è nobile di sangue blu!

“Sangue blu? Che schifo ha un saporaccio!”.

Aggredito da Vince e Queeny, Corbin Nash finisce in catene
ed improvvisamente la sua indagine per trovare le 27 persone scomparse si
risolve, sono tutti nei sotterranei di Los Angeles usati come spuntini di
mezzanotte, oppure costretti a combattere tra di loro in match di lotta che poi
è quello che, ovviamente, viene chiesto a Nash di fare. Peccato che Ben Jagger tenga la macchina da presa sempre in movimento, facendo troppi stacchi di montaggio per rendere i combattimenti puliti e ben fatti, insomma bene, ma non benissimo.

“Corbin Nash” ha degli evidenti svarioni, in certi momenti
sembra un “Blade” (1998) con meno mezzi, ma molto potenziale, in altri è
sinistramente somigliante per situazioni e personaggi (il maestro che parla per
profezie, l’eletto, la lotta bene e male, il cattivo disgustoso) a “Spawn”
(1997), inoltre per la una buona parte dei suoi 90 minuti, è tutto dialoghi e
primi piani, primi piani e dialoghi, tanti! Espediente classico quando hai
pochi soldi, ma il ritmo, purtroppo, ne risente parecchio.

Dal “Rocky horror picture show” a “Cape Fear” una tradizione di nocche tatuate.

Però bisogna dire che il film stupisce, perché la
fotografia è curatissima, il lavoro del direttore della fotografia Luke Hanlein
è talmente buono da riuscire ad illuderti di essere di fronte ad una perla
rara, ma più in generale si nota il lavoro di cura nel tentare di lanciare
questo personaggio, basta guardare il logo del film, con il nome Nash allungato
a formare due canini, insomma i fratelli Jagger ci credevano, è chiarissimo che
hanno in testa già il prossimo capitolo, forse anche i prossimi due, delle
avventure di questo poliziotto ammazza vampiri a sua volta vampirizzato.

Sì, perché dopo le amorevoli cure di Macy, Corbin Nash torna
in sella e grazie alla classica scena della vestizione dell’eroe (un classico
dei film d’azione) il nostro uomo con il nome sul petto attacca i vampiri,
moto, giacca di pelle e mazza da baseball in stile Negan, ah ecco! La mazza da baseball! No sul serio, questa storia
dei giocatori di baseball cacciatori di vampiri è da approfondire!

Vediamo quanti Vampiri mando alla casa base con questa.

Insomma, “Corbin Nash” è un B Movie che ogni tanto annoia ed
ogni tanto ti fa venire voglia che sia il primo di una trilogia, un grosso
fumettone caciarone, visto che la serie A non ha più il coraggio di tentare, l’ardore
dei fratelli Jagger fa quasi tenerezza, ecco, poi magari un po’ meno di Corey
Feldman conciato in quel modo, ok? Se si guarda questo film dopo cena si rischia il
blocco della digestione!

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