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Crudelia (2021): il diavolo veste Dalmata (e le altre diavolerie dell’algoritmo)

Poche altre cose al mondo mi tirano fuori l’acido dalle vene
in stile Xenomorfo, più dei famigerati “Live action” della Disney, ma se siete
corsi al cinema (o su Disney+) per vedere la storia di una cattiva, potete
sopportarmi anche in versione “Crudelio” in fondo ho anche una Dalmata, quindi
sapete che quando di mezzo ci sono le macchie, non mi posso proprio tirare indietro.

Trovo buffo che nessun cinefilo colto, si sia ancora
espresso in merito agli adattamenti con attori della Disney, care amiche e cari
amici con la pipa e gli occhiali, cosa state aspettando prima di insorgere? Che
Martin Scorsese li definisca “Non cinema”? Ma allargando il cerchio anche a
tutte quelle persone che non hanno nei film il loro pensiero fisso, in modo da
farmi odiare proprio da tutti con un solo post, nella totale vacuità della
maggior parte dei titoli contemporanei, queste nuove (si fa per dire…)
interpretazioni dei classici di casa Disney sono proprio i film che incarnano
meglio lo strambo momento storico che stiamo vivendo.

Si perché molte persone in vena di semplificazioni, imputano
le cause di tutti i mali del mondo a questa famigerata “dittatura del
politicamente corretto alla grappa”, perché una risposta semplice ad una
questione più articolata è molto comoda, ma se il vento del cambiamento ci sta
rendendo tutti (si spera), più sensibili alle minoranze, chi i film li produce
davvero ragiona in modo differente. La Disney non sta qui a propagandare
l’uguaglianza di genere e la parità sessuale, la casa di produzione del topo riconosce un solo colore, quello verde della carta su cui vengono stampate
sopra facce di alcuni ex presidenti defunti.

Cosa fai? Ritorni al futuro? (No ci sono già stato, cit.)

La Disney vende un prodotto e sta usando queste nuove
versione con attori (quasi) in carne ed ossa, per limare alcuni dei punti più
controversi dei suoi classici. Vuoi che una famiglia orientale si senta offesa
dai Siamesi di “Lilli e il vagabondo” (1955)? Tranquilli, faremo sparire questo
stereotipo raziale nella nuova versione del 2019, piena di problemi logici
evidenti, ma senza Siamesi. Oppure perché non far sparire quei brutti corvacci
neri razzisti da Dumbo? Tim Burton pensaci tu!

Se per un momento ragionassimo non per polveroni da
sollevare sui social-così al fine di ottenere un mi piace in più, ma ragionando a
mente fredda, sarebbe più facile capire che le grandi aziende che finanziano i
film, non vogliono incappare in rischi, polemiche e denunce. A questo
aggiungiamo un problema (di certo non da poco) che ormai affligge il cinema da
tempo: il pubblico vuole vedere sempre la stessa storia. Ecco perché quel
documentario del National Geographic con bestie canterine intitolato “Il re
leone” (2019), ha avuto così tanto successo al botteghino. Non ho altre spiegazioni se non il rincoglionimento globale.

In tutto questo scenario, che può essere considerato
semplice solo se si va a caccia di “mi piace”, si incastrano alla perfezione le
rivalutazioni dei cattivoni iniziate con quella porcheria di “Maleficent”
(2014), un film di rara stupidità che con trovate più che bislacche, cercava di
dirci che una che si chiama MALEFICA, in fondo era una brava ragazza.

Guida gobba come nel cartone, d’altra parte è bianconera (ah-ah! Giro con un Dalmata, ne sento mille di battute a sfondo Juventino, storia vera)

Al pari dei “macchiazza”, un altro argomento che mi ha
costretto a sorbirmi i 134 minuti (troppi per la storiella che ha da
raccontare) di “Crudelia” è stato proprio questo, perché dobbiamo riabilitare i
cattivi? Uno dei tanti problemi dei film contemporanei è l’assenza di cattivi
di peso che lo siano per davvero, intendo cattivi, non sovrappeso. Ho una predilezione
per i antagonisti cinematografici, azzecca l’avversario e avrai mandato a segno metà del
film, perché tutta questa mania di far passare per bravi ragazzi anche i soggetti
peggiori? Specialmente le grandi icone della malvagità, non avete ancora capito
che raccontare la genesi di un cattivo gli toglie una buona fetta del suo fascino?
Di quanti altri esempi negativi
abbiamo bisogno? Il male non può essere semplicemente beh, malvagio e basta?

Questa lunga premessa per arrivare al punto, come fai a
riabilitare un personaggio che di nome fa Crudelia De Mon, una che Dodie Smith
prima e il film della Disney subito
dopo, avevano ritratto come una che ambiva a scuoiare dei cuccioli di Dalmata
per farsi una pelliccia? Lo capite benissimo da voi che non ha nessun senso
eppure, in questi strambi tempi moderni in cui viviamo, un film come “Crudelia” è
la cartina al tornasole di come vengono realizzati i film nel 2021, con un
algoritmo e una riunione del reparto vendite.

Prendere Meryl Streep o Glenn Close sarebbe stato troppo spudorato, in compenso Emma Thompson è bravissima.

Se un tempo il film era il prodotto principale, quello su
cui chi investiva faceva i soldi veri, quel prodotto doveva essere il più a
prova di bomba possibile, ma siccome oggi il film serve solo da testa di ponte
per l’invasione di gadget (maculati), Funko Pop e ogni altra diavoleria moderna
con cui si fanno i soldi veri, non serve che sia per forza anche un bel film,
basta che sia in grado di appagare tutti i parametri impostati dall’algoritmo.

Trattandosi di un antefatto di La carica dei 101, possiamo trattare il film come una storia di
origini, quindi inseriamo un 2% di “fattore supereroe”, tema che al pubblico piace
sempre. Questo spiega come mai Cruella nasconda la sua vera identità dietro ad una
parrucca rossa e ad un paio di occhiali, come se avesse chiesto consulenza a
Clark Kent su come mimetizzarsi da Estella.

Quello che succede quanto ti fai consigliare da Clark Kent.

A questo aggiuntiamo un 26% di “Il diavolo veste Prada”
(2006) così da risultare [inserire qui parola a caso in inglese per definire persone vestite bene] tirando dentro il pubblico appassionato di
moda là fuori. Inoltre ehi! Quali film hanno spaccato ultimamente? Cosa è
piaciuto tanto al “popolo di Internet? Joker?
Ecco mettiamoci dentro un 40% di quello, dettaglio che è balzato subito agli
occhi di tutti a partire dai due trailer dei rispettivi film, di fatto identici.

“Ho avuto una brutta giornata” (cit.)

Però aspettate, così potrebbero mangiare la foglia,
cerchiamo di stemperare un po’ le somiglianze tra personaggi, abbiamo una protagonista
femminile no? Quindi invece che Joker diciamo Harley Quinn, un 12% dovrebbe andare bene, anche perché così
avremmo un bel gancio mnemonico nel pubblico, per mettere nel pentolone un 5%
di Suicide Squad e riempire il film
di canzoni che tutti conoscono, la colonna sonora di quel film è piaciuta no?

Normale quindi che se ambienti una storia nella Londra a
cavallo tra gli anni ’60 e ’70, puoi pescare a piene mani da tutto il meglio
della musica Rock e Pop di quei due decenni in cui nessuno sapeva cosa diavolo
fosse un algoritmo e quindi, si utilizzava ancora la creatività per azzeccare
un successo. Per fare i giusti paragoni, ricordatevi che quando John Carpenter
firmò un film su Elvis, dovette farlo senza nemmeno una canzone del Re, perché
il costo dei diritti di sfruttamento dei suoi pezzi era più alto della spesa totale del film
(storia vera). Invece la Disney che cosa fa? L’elicottero con il pene: “Bloody
Well Right” dei Supertramp, “Whisper Whisper” dei Bee Gees,
“She’s A Rainbow” dei Rolling Stones, “These Boots Are Made for
Walkin'” di Nancy Sinatra, “Five to One” dei Doors,
“Feeling Good” di Nina Simone, ma anche “Whole Lotta Love”
nella versione di Ike & Tina Turner, “Stone Cold Crazy” dei Queen
e poi i Clash, “I Wanna Be Your Dog”, “Boys Keep Swinging” di
David Bowie si sente per sei secondi e per dodici, anche l’inizio di “The
Wizard” dei Black Sabbath. Quando hai tutti i soldi del mondo e nessuna paura
di utilizzarli.

Il resto del film come lo completiamo? Mettiamoci un 5% di Guerre Stellari (il non-colpo di scena è
chiarissimo fin dal primo minuto del film), un 5% di V for Vendetta (la scena
tutti mascherati da Cruella da dove credete che arrivi?) e poi completiamo con
quel che resta di La carica dei 101,
tanto in questo film se i cani ci fossero stati o meno, sarebbe stata la stessa
cosa. Infatti i Dalmata sono animati in computer grafica (unico modo possibile
per far fare quello che desideri ad un macchiazza), mentre il cane della
protagonista cambia ad ogni inquadratura, per taglia e colore del pelo, passa
dall’essere un bastardino al cane del Dottor Dolittle a seconda della scena da
girare (storia vera).

C for Cruella

L’algoritmo rappresentato da una sceneggiatura scritta a
dieci mani e secondo me anche qualche zampa (Dana Fox, Tony McNamara, Aline
Brosh McKenna, Kelly Marcel, Steve Zissis, che i loro nomi vengano ricordati
come collaborazionisti delle macchine, quando l’umanità verrà sostituita da
un’intelligenza artificiale) e da un regista, scelto anche lui per assecondare
le caratteristiche impostate. Proprio ora che Craig Gillespie aveva fatto un
film che mi piace molto come Tonya,
qui è stato chiamato a tenere dritta la macchina da presa (perché parlare di
dirigere in un film così studiato a tavolino, mi sembra esagerato) in una
storia di un’altra ragazza cattiva per cui il pubblico dovrebbe provare
empatia, in un film pieno di musica. Poi ditemi se questo film non è figlio di
un algoritmo e di una riunione dell’ufficio vendite.

Proprio perché il software Disney non prevede margine di
errore (ma nemmeno di creatività), “Crudelia” qualcosa lo manda anche a segno,
anche la scelta del cast è figlia di una macchina che come Tuck Pendleton ha
zero difetti. Emma Thompson è semplicemente perfetta nel ruolo della Miranda
Priestly di Meryl Streep
Baronessa von Hellman e allo stesso modo, anche
l’altra Emma, l’insopportabile Stone, funziona. Già, perché oltre alla
rivalutazione dei cattivi e i macchiazza, questo film mi ha costretto ad
affrontare anche quella che io considero l’equivalente cinematografico delle
mutande troppo strette, la fastidiosissima Emma Pietra. Vi ho già detto che mi
odierete tutti e che sarò il vostro “Crudelio” vero?

La fine che vorranno farmi fare in tanti dopo questo post.

Avete degli attori che vi stanno antipatici a pelle? Quelli
che vi rendono insopportabile l’idea di vedere un loro film con la sola
presenza? Li abbiamo tutti, Emma Stone rientra nella mia lista. Ad inizio
carriera la consideravo anche promettente, poi più la sua popolarità cresceva,
più ho sempre pensato che abbia sbagliato quasi tutti i ruoli, ma ormai ero
circondato da persone che la considerano Uber brava e Uber gnocca, quindi mi godo
la mia minoranza appollaiato sulla mia Bara Volante.

Cercando di argomentare (come da mia filosofia di vita),
avere la faccia da stronzo non è certo un complimento nella vita reale, ma può
esserlo al cinema. Ci sono attori che hanno la faccia da stronzo e per questo
sono perfetti per i ruoli da cattivo, Kurtwood Smith, Michael Ironside ma la
lista sarebbe lunga. Ecco per me Emma Stone ha la faccia da stronza (l’ho
scritto, ora potete odiarmi… BUAHAHAH!) ecco perché la trovo ridicola quando le
chiedono di fare la parte della fidanzatina d’America oppure ancora peggio, nei
ruoli sdolcinati e ballerini.

Se avrà successo, il paradosso “Jack Sparrow” ti aspetta cara Emma.

Emma Stone funziona in Zombieland
oppure in “La favorita” (2018) e ovviamente qui, dove può fare l’acida stronza
che è il ruolo che le riesce meglio, inoltre con trucco pesante perenne, la sua
Cruella (sto per affrontare anche questo punto, vi avviso…) maschera gli occhi
a palla e con i costumi tutti matti, il fatto che quella ragazza dovrebbe
imparare dai Dalmata e mangiare dodici volte al giorno, perché è davvero troppo
magra. Poi trovatelo un altro “Crudelio” in giro che si preoccupa anche del peso
della sua (non) favorita, vi sfido!

“Crudelia” è un film banale nella sua telefonata linearità
di una storia ultra derivativa, che avrebbe giovato di una ventina buona di
minuti in meno e che nei famigerati cinque minuti iniziali – quelli che
determinano tutto l’andamento del film – si giocano un trio di macchiazza
realizzati in computer grafica, che tirando come ossessi al guinzaglio fanno
più danni della grandine, provocando morti, feriti e danni collaterali. La
Wing-woman ed io abbiamo dovuto soffocare le risate perché se non altro i
Dalmata in questo film, sono finalmente stati rappresentati per quello che sono: degli agenti del caos.

I ventidue chili di Emma Stone contro tre macchiazza al guinzaglio, ci sono modi meno dolorosi per suicidarsi.

L’algoritmo deve aver tenuto conto del fatto che se questo
film ha come protagonista la cattiva di La carica dei 101, i macchiazza dovevano essere rappresentanti in un’eccezione
negativa, la legge della compensazione rispetto al ritratto fedele ma
inevitabilmente edulcorato del 1956. Questo spiega perché nell’inutile scena
dopo i titoli di coda, Cruella “crea” i suoi futuri avversari (come Joker con Batman, per tener fede
all’algoritmo) infatti qui i Dalmata sembrano dei lupi mannari in (brutta) CGI,
che nel tempo libero divorano divani e fanno cacca (presumo anche quella in
CGI) dopo aver ingoiato preziosi monili, insomma se per decenni il film
d’animazione è stato responsabile di canili pieni di pois, questo film per lo
meno ha saputo mettere una pezza a questa caratteristica Disneiana. Ricordate
la proliferazione di pesci pagliaccio dopo “Alla ricerca di Nemo” (2003),
sempre colpa loro!

“Crudelia” è un filmetto pensato a tavolino per avere tutto
per piacere al pubblico e per non urtare nessuno, l’ennesima dimostrazione che
raccontare le origini dei cattivi al cinema non solo è dannoso, ma totalmente
inutile a meno che l’obbiettivo non sia quello di sminuirli. Poiché non può
esserci Crudelia senza la famigerata pelliccia di Dalmata (che non aveva
nemmeno nel film del 1956 per essere precisi), le asperità del personaggio da
limare richiedono il loro tributo di sangue proprio in questo elemento iconico. In questo film, la protagonista sfoggia un cappotto di Dalmata vero sì ma anche
no, alimentando la leggenda urbana sulle sue vere origini. Una trovata che me
le ha fatte rotolare sotto il divano, perché è un po’ come se avessero fatto un
film sulle origini di Hannibal Lecter
(lo hanno fatto nel 2007, infatti faceva pietà) in cui il celebre cannibale avesse detto qualcosa del tipo: «Beh quella storia delle mie cene a base di carne
umana, erano più una diceria popolare, in realtà io sono prevalentemente
Vegano».

“Tranquilli! Vi dico che erano Dalmata fatti di seitan” (quasi-cit.)

Inutile cercare di raccontare i cattivi in questo modo,
“Maleficent” (2014) era già stato un fallimento e “Crudelia” da questo punto di
vista non è tanto diverso, il prossimo passo quale sarà? Un film sulla strega
di “La bella addormentata nel bosco” (1959) impegnata a cercare di salvare la
protagonista dalle grinfie del Principe Azzurro stupratore, maniaco dei baci
rubati nel sonno?

Mi diventa anche difficile valutare un’operazione così
studiata a tavolino, per giustificare il merchandising di prossima uscita, se
idolatrate Emma Stone continuerete a farlo, se trovate interessanti questo tipo
di operazioni senza il minimo di creatività, ma fatte con tanti soldi e molte
riunioni del reparto vendite, allora uscirete dal cinema (o dalla visione su
Disney+) felicissimi. Ma per quello che mi riguarda questo attrezzo “non è
cinema” (ciao Martin!) ma la fase uno del piano “Crudelia” per vendere, borse,
vestiti, Funk Pop e un altro milione di cazzapicchioli inutili targati Disney. Infatti nel paradosso estremo rappresentato da questa operazione, mi stupisce
che qui da noi, in uno strambo Paese a forma di scarpa, il film si intitoli
proprio “Crudelia”.

Se tutti i gadget usciranno inevitabilmente con il titolo
originale “Cruella” sulla scatola (perché scordatevi che la Disney spenda soldi
per “localizzare” il prodotto, hanno pure annunciato che chiuderanno i Disney
Store qui da noi, figuratevi), che senso ha che il nostro doppiaggio abbia deciso di mantenere il nome Cruella de Vil in un film che da noi
esce con il titolo di “Crudelia”? Era difficile inventarsi un gioco di parole
scemo come Cruella ed Estella utilizzando il nome italiano del personaggio?

Ok, basta che ti decidi che ormai il post è finito.

Che senso ha questo giochetto? Sarebbe come far uscire un
film sul celebre aracnide della Marvel intitolandolo in Italia “L’uomo
Ragno”, solo per sentire durante il film il personaggio auto definirsi
Spider-Man. Meraviglie del miglior doppiaggio del mondo!

Quindi la domanda che mi sorge dal cuore è molto semplice:
eravamo stronzi noi che per anni abbiamo canticchiato “Crudelia DeMon, Crudelia
De Mon, farebbe paura persino a un leon” e adesso dobbiamo adattarci? Secondo
voi ai bambini che mi avvicineranno per chiedere se possono accarezzare la mia
Dalmata mentre sono fuori a farmi trascinare al guinzaglio da lei cosa dovrò
rispondere? «Sono Cruello, hear me roar!» ma per chi mi avete scambiato? Katy
Perry? Grazie Disney, grazie davvero!

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