
Le storie, a volte, prima fanno dei giri immensi e qualche volta si trasformano in film anche controversi, come quello che oggi sarà protagonista del nuovo capitolo della rubrica… Hurricane Billy!

Jerry Weintraub era cresciuto a New York, una passione per la musica che lo ha portato a diventare un organizzatore di concerti piuttosto quotato, uno che ha lavorato con Sinatra, Elvis e i Led Zeppelin che, però, aveva un sogno: diventare un produttore cinematografico. Con i soldi fatti grazie alla musica, Weintraub mise le mani sui diritti di sfruttamento del romanzo “Cruising” di Gerald Walker, la storia di un poliziotto infiltrato nei bar eleganti dell’Upper East Side frequentati dagli omosessuali, sulle tracce di un assassino. Quando lo propose a William Friedkin il nostro rifiutò. Dopo Festa per il compleanno del caro amico Harold non era interessato ad un altro film su un tema simile, anzi, bisognerebbe dire che non era interessato, per ora, perché l’aria a New York era effervescente in quel periodo, ma non nel senso piacevole del termine.

Sul “Village Voice”, il settimanale della controcultura newyorkese, il giornalista Arthur Bell scrisse alcuni articoli sugli omicidi avvenuti nel Meatpacking Disctric nel Lower West Side, una serie di brutali omicidi avvenuti all’interno della comunità gay, in un periodo in cui nessuno parlava di omosessuali o tanto meno di AIDS, anche se l’argomento cominciava a fare rumore, visto che le morti erano tutto tranne che pacifiche. Gli articoli di Bell trattavano del ritrovamento di diversi corpi fatti a pezzi e gettati nel fiume Hudson all’interno di altrettanti sacchi di plastica, le vittime erano frequentatori abituali di locali dai nomi coloriti tipo il Minceshaft (“Miniera”), Ramrod (“Mazza”) o l’Anvil (“Incudine”), posto dove si praticava il sadomaso e il sesso nelle sue forme più estreme, sempre tra persone adulte e totalmente consenzienti – meglio ribadirlo – però va ricordato che se oggi, anno di grazia 2021, ancora fin troppe persone considerano l’omosessualità come qualcosa di anormale, provate ad immaginare la situazione sul finire degli anni ’70, per di più con i cadaveri che venivano ripescati dall’Hudson.

Il nostro Hurricane Billy in tutto questo che ruolo ha? Beh, lui stava facendo colazione quando sul “New York Daily News” lesse la notizia dell’arresto del responsabile di quegli orribili omicidi, un tale di nome Paul Bateson, immagino che il nostro Billy deve aver sputato latte e cereali dal naso leggendo quel nome, perché il diavolo ci aveva messo un’altra volta la coda.
Se avete visto L’esorcista, allora avrete visto anche Paul Bateson perché nel film interpretava il ruolo dell’assistente di radiologia dell’NYU Medical Center che preparava Linda Blair all’arteriogramma, un’altra tacca al mito di film “maledetto” per Friedkin e mai più di questa volta, storia vera.

Friedkin pretese di fare visita a Bateson rinchiuso a Rikers Island, l’uomo dopo avergli chiesto come stava andando l’esorcista alla domanda del regista, «Paul, hai ucciso tu queste persone?», confuso dichiarò di non ricordare, sicuramente era stato in quei locali e aveva abbordato Addison Verrill una delle vittime, i due avevano consumato (anche sostanze) e poi Bateson lo aveva colpito in testa con una padella prima di ucciderlo a farlo a pezzi. La polizia era risalita fino a lui perché i sacchi utilizzati erano quelli per cadaveri che riportavano in piccola la scritta NYU Medical Center, ma qui la trama si complica, perché Friedkin forte della sua esperienza di lunghi dialoghi con i carcerati, è venuto a sapere da Bateson del suo patteggiamento con la polizia: se l’uomo avesse confessato più di un omicidio avrebbe fatto meno anni di carcere, anche se Bateson è uscito di prigione solo nel 2004 (storia vera).
Omicidi nella comunità gay di New York, il giro torbido dei locali sadomaso, il senso di autore di Friedkin deve aver cominciato a pizzicare, infatti, il regista telefonò a Jerry Weintraub: «Hai ancora i diritti di Cruising?», li aveva e non solo, Friedkin ottenne la proprietà sulla pellicola, indipendentemente da chi l’avrebbe poi un giorno distribuita delle sale, poteva fare il film che desiderava nel modo che preferiva, ora, però, bisognava studiare sul campo, in modo da poter essere il più realistici possibile.

Ad introdurre Billy al mondo dei locali sadomaso fu Randy Jurgensen, poliziotto in pensione che aveva fatto da consulente per Il braccio violento della legge ed in passato, si era introdotto in incognito nei locali sadomaso, dopo un mese sosteneva di esserne uscito “con la testa incasinata”, a questo aggiungete il contatto di Jerry Weintraub, un suo amico ed ex detective della omicidi in pensione che ora gestiva una compagnia di noleggio limousine, soprannominato “zio Mort”, che spesso forniva mezzi di trasporto a Matty Iannello detto “Il Cavallo”, per la stazza e, si dice, per la capacità di stendere chiunque con un pugno. Iannello aveva le mani in pasta in parecchi traffici, non tutti proprio leciti, ma soprattutto era il proprietario di un paio di locali sadomaso a New York. L’incontro tra Uragano Billy e il cavallo? In pratica una puntata dei Soprano, la discussione è cominciata al tavolo della colazione di Matty, fette di salame italiano, provolone e marmocchi a gattonare in cucina, per finire a parlare fuori, in cortile, perché secondo Matty in casa gli sbirri avevano messo le cimici e non bisognava mai parlare di “lavoro” tra quelle quattro mura (storia vera), sta di fatto che Friedkin ottenne carta bianca per dei sopralluoghi nei locali e il benestare per girare al Mineshaft ed è qui che la faccenda diventa torbida sul serio.
Niente dopobarba, scarpe da ginnastica o vestiti firmati, mai e dico mai presentarsi qui con una donna e anzi, fai che venire in mutande, perché domani facciamo la serata sospensorio. Queste più o meno le regole, Matty aveva sparso la voce in giro di non tampinare il novellino con l’aria spaesata, a cui era stato affiancato “zio Mort” con una 38 arrotolata in un calzino nel caso le cose si mettessero male, immaginatevi la scena: Billy Friedkin, stivali, mutande canottiera e niente altro addosso, accanto al suo nuovo zio vestito (si fa per dire) nello stesso modo, in un posto che è un tripudio di occhiali a specchio, sospensori e uomini nudi che fanno sesso nei modi più estremi e disparati attorno a loro. E voi che vi siete sentiti in imbarazzo ad una festa, eh?

Al Mineshaft le pareti erano tutte nere, solo intervallate da alcuni buchi noti come Glory holes, non ho intenzione di spiegarvi il funzionamento siete tutti grandi, per i più ingenui diciamo che servivano a fare amicizia. Su alcune imbragature sospese tipo altalene, stavano uomini legati, mentre altri praticavano loro un fist fucking che, per inciso, non è la mossa finale di un film di Kung Fu, ma potrebbe essere letale lo stesso, all’interno di vasche alcuni signori si godevano una “pioggia dorata” per non parlare di sesso anale e orale ovunque, ogni genere di fantasia erotica omosessuale, anche la più estrema, in quei locali era una concreta realtà e tutto questo è finito nel film di Friedkin che aveva una precisa intenzione: raccontare un poliziesco da un punto di vista inedito, ambientato in un posto che il pubblico al cinema, non aveva visto mai, questo è poco, ma sicuro.

Solo che a quel punto iniziarono i casini veri: per evitare il famigerato “X-Rated” che avrebbe equiparato il film alla pornografia e gli avrebbe impedito di fare soldi. Friedkin senza troppi giri di parole, ottenne la dritta di pagare un consulente che alla modica cifra di centinaia di dollari al giorno (per diversi giorni), fece magicamente approvare il film con una bella “R”, l’equivalente di un film per tutti, proprio mentre il budget per il film venne stabilito sui sette milioni di fogli verdi con sopra facce di ex presidenti defunti, nel caso fossero riusciti a spendere meno, Friedkin e Weintraub avrebbero potuto spartirsi il tesoretto, ma non un centesimo in più per il film che sarebbe stato distribuito in sala dalla Warner Brothers. Insomma, il nostro Billy aveva avuto quasi totale carta bianca, a questo punto mancava solo un protagonista e anche qui, la risposta arrivò dal passato (cinematografico) del regista di Chicago.
Il candidato ideale per Billy era Richard Gere, bell’uomo, attore che prima di fossilizzarsi con “Pretty Woman” (1990) aveva parecchie sfumature e quel tocco “ambiguo” che serviva, ma arrivò presto la notizia: Al Pacino non aveva mollato l’idea di lavorare un giorno con Billy Friedkin e voleva farlo in “Cruising” a tutti i costi. Ricordate no? I due hanno rischiato di lavorare insieme a “Nato il quattro luglio”, ma quando si chiude una porta di apre un portone (di un locale sadomaso) e con uno dei nomi più grossi di Hollywood a bordo, “Cruising” era un progetto con tutti gli occhi addosso, molti dei quali piuttosto incazzati.

Le proteste cominciarono prima che il film fosse nelle sale, anzi, a dirla tutta, cominciarono quando il film doveva essere ancora girato, la comunità omosessuale prese di mira “Cruising” sostenendo che un film così avrebbe fatto fare numerosi passi indietro alle lotte per i diritti civili dei gay, l’attacco era su tutti i fronti, era facile screditare i film di Friedkin che avevano avuto poco successo al botteghino, quelli non mancavano, ma la rivalutazione in negativo cominciò per tutti i suoi film, in quello che era a tuti gli effetti un tentativo di screditarlo.
Cominciarono a girare copie “pirata” della prima bozza di sceneggiatura, con particolare enfasi sulle scene più controverse che spesso fanno da sfondo alla storia, ma ormai la folla aveva il sangue agli occhi e se Festa per il compleanno del caro amico Harold era stato etichettato dalla comunità gay come un film troppo datato, “Cruising” doveva essere demonizzato a tutti i costi. Le riprese cominciarono con i set presi d’assalto dai manifestanti, impegnati ad insultare attori e operatori e molte volte con il lancio di sassi ed oggetti contro tutti, da Friedkin ad Al Pacino, insomma si girava in una polveriera, ma poi, si girava davvero? Perché ad un certo punto erano tutti pronti, Paul Sorvino dopo Pollice da scasso era tornato a lavorare con Billy nel ruolo del responsabile dell’operazione di infiltramento del protagonista, mentre la bellissima Karen Allen ricopriva il ruolo di Nancy, la fidanzata di Steve Burns il personaggio di Pacino, sì, ok, ma il nostro Steve dove sta?

Attore di metodo, Al Pacino chiese di non vedere i locali prima di iniziare a girare, voleva che la sua reazione fosse spontanea come quella del suo personaggio, per entrare meglio nella parte si fece tagliare i capelli da un barbiere in voga presso la comunità gay del West Village, risultato finale? Un taglio a spazzola che faceva sembrare Pacino un ragazzetto rachitico tutto naso (storia vera). Visto che conciato così non avrebbe potuto recitare nemmeno in un video dei Village People, ci vollero sei settimane di attesa e parecchi soldi spesi in barbieri e cure ai capelli per restituire a Sansone la sua forza, tra una sassaiola e una sistemata al ciuffo, “Cruising” venne portato a compimento, il risultato finale? Un film tostissimo, eppure uno dei più riusciti della filmografia di William Friedkin.
“Cruising” non prende prigionieri, comincia con un braccio mozzato ripescato dall’Hudson e continua con due sbirri, impegnati ad arrestare due travestiti, con il solo obiettivo di portarseli in macchina per un po’ di sesso sotto minaccia, il tutto mentre i due poliziotti un minuto prima si stavano lamentando delle rispettive mogli e uno dei due, per altro, ha il volto butterato di Joe Spinell, uno che nello stesso anno terrorizzava le strade della città in Maniac.

Friedkin con questo film ha saputo lavorare sui contrasti, sollevando il velo sul tabù dell’omosessualità nel corpo di polizia, con la precisa intenzione di sottolineare gli abusi e i maltrattamenti subiti dalla comunità gay, ma in un film così forte nei contenuti, forse il pubblico non era pronto a cogliere la provocazione di locali sadomaso, pieni di clienti spesso vestiti in pelle nera e occhiali a specchio, dove si festeggia con serate a tema polizia, in un cortocircuito in cui buoni e cattivi si confondono e probabilmente scopano anche tra di loro. Il tipo di cinema dove i chiari e gli scuri non sono netti, come accadeva negli anni ’70, perché “Cruising” sarà pure uscito nel 1980, influenzando che so, la gag del locale gay di “Scuola di polizia”, ma si porta nelle budella quella denuncia tipica dei film del decennio precedente, seppur anticipando, per certi versi, alcune atmosfere da film horror, anche solo per l’ossessione di un protagonista con le mente in caduta libera, quasi uno slasher, in alcuni momenti.
Un poliziesco in cui le pulsioni dei personaggi sono in contrasto, il desiderio di facciata di Steve Burns (Al Pacino) è quello di guadagnarsi il distintivo di detective, fare carriera e vivere una vita più serena con la fidanzata Nancy (Karen Allen). Quando gli omicidi cominciano, il suo superiore Paul Sorvino lo sceglie perché fisicamente Steve somiglia ad alcune delle vittime e qui il desiderio del protagonista comincia a fare a cazzotti con il suo istinto, represso dentro se stesso.

Karen Allen compare pochissimo in un film che, per ovvie ragioni, è quasi interamente maschile, ma nei tre momenti chiave in cui entra in scena ci aiuta a capire quanto Steve sia sprofondato giù nel gorgo. All’inizio, quando avvisa la ragazza che per lavoro sparirà per qualche mese e non potranno vedersi, Al Pacino fa uno sguardo perso nel vuoto, come di uno che ha tutti i pensieri del mondo per la testa, mentre la sua frase «Ci sono tante cose di me che non sai…» è il primo tarlo anche nella mente di noi spettatori, perché con una scelta brillante Friedkin sfuma per poi passare alla prima visita di Steve ai locali che è talmente forte da farci dimenticare (momentaneamente) le riflessioni del protagonista.
Quando, poi, in cerca di un po’ di ossigeno, dal suo ruolo sotto copertura così opprimente, Steve torna da Nancy per fare l’amore, il nostro riesce a completare l’atto sessuale solo ripensando a cosa succede tra le quattro mura del Mineshaft, infatti, ancora una volta, con brillante utilizzo del montaggio sonoro, Billy sovrappone alla colonna sonora di Jack Nitzsche, i pezzi ossessivi che Steve balla contornato da uomini nel locale. Pensare che qualcuno ha fatto bei soldi con un film all’acqua di rose (e pure un po’ scemi) sul BDSM, eh?

La scena finale è sorprendente: il modo con cui Friedkin lascia intuire comunicando solo per immagini è notevole, Steve si sta facendo la barba, il caso è stato in qualche modo risolto e Nancy innocentemente, nell’altra stanza, indossa i suoi vestiti da gay club. Il film termina, ma mentre scorrono i titoli di coda anche noi spettatori come Steve, siamo ancora nel gorgo della storia: quale sarà la sua reazione quando uscito dal bagno la vedrà vestita così? Il sospetto serpeggia, in un altro gran finale sospeso, abilmente Friedkin ha saputo portare realismo all’interno di un poliziesco, con quello stile che lo ha sempre contraddistinto fin dai suoi primi documentari, ma allo stesso tempo ci fa capire che bianco e nero non possono essere distinti e separati, non nel cinema davvero di qualità, quello che non ha paura di sconvolgere il pubblico per farlo pensare e in cui anche il protagonista, potrebbe essere l’assassino.

Una scelta cinematografica azzeccatissima, perché rende “Cruising” oltre che un film estremo nei contenuti (la più alta percentuale di culi pelosi per centimetro di pellicola mai vista al cinema), ma anche un film torbido che ti s’incolla addosso come l’esperienza attraverso cui è passato Steve Burns, perso in un mondo sotto la superficie del nostro che la società volutamente ignora. Questo sospetto strisciante è stato sottolineato da Friedkin durante il montaggio del film come l’ha presa Al Pacino? Malissimo.
L’attore che durante le riprese chiedeva di fare più ciak possibili per lasciarsi andare all’improvvisazione, di fatto “bruciando” le buone prestazioni degli altri suoi colleghi che, invece, avevano studiato il copione, dopo aver visto il montaggio finale, l’attore ha chiesto di modificare quasi tutto il film, la sua tesi? Se tu Billy me lo avessi detto, avrei interpretato il mio personaggio come un potenziale assassino, ma Friedkin è stato fedele alla massima cinematografica per cui il set può essere un infermo (e quello di “Cruising” lo è stato davvero), ma è in sala di montaggio che la storia prende davvero forma. Dopo essersi sentito tradito dal suo regista e deluso dalla sua prestazione, Pacino si è rifiutato di prendere parte al tour promozionale del film, ma più in generale, di rispondere a domande su “Cruising” (storia vera). Un peccato perché in alcuni momenti il Pacino migliore emerge, come nella scena in cui Steve sfidato da Gregory (James Remar) che lo vede come un rivale, tira fuori la rabbia che accumula dentro da mesi, uno dei passaggi più intensi per il protagonista.

L’assenza di Pacino e il suo silenzio non ha fatto altro che dar forza alle polemiche feroci attorno al film che, infatti, venne etichettato come uno sguardo bigotto sull’omosessualità e secondo Billy non ha aiutato nemmeno la nuova politica di Reagan (il presidente, non la ragazzina posseduta da Pazuzu) che voleva l’ottimismo a tutti i costi, rappresentato meglio da film come Raiders, tanto per citarne solo uno dove recita Karen Allen.
Per William Friedkin è un’altra sconfitta, come per Il salario della paura un altro film molto sentito che non viene apprezzato dal pubblico incassando pochissimo, eppure una riflessione interessante che conferma il nostro Billy come il regista dei personaggi controversi, quelli che si muovono tra luci ed ombre, tra il bene e il male. Nel corso degli anni “Cruising” è stato oggetto di una minima rivalutazione anche da parte della comunità omosessuale, da parte mia non esito a definirlo come una delle ultime volte in cui il drago del cinema americano degli anni ’70 ha mosso la coda, facendo spazio a quello degli anni ’80. Inutile aggiungere che oggi un film così non potrebbe esistere, eppure proprio per questo bisognerebbe rivederlo, perché il cinema non deve educare o dare risposte etiche, al massimo deve sollevare dubbi, ditemi che Hurricane Billy non lo ha fatto quasi sempre con i suoi film. Il prossimo arriverà su questa Bara tra sette giorni, non mancate!
Sepolto in precedenza venerdì 29 ottobre 2021


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