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D.A.R.Y.L. (1985): una macchina diventa umana quando la diversità non è più avvertibile

L’estate del 1985 è stata quella in cui ogni major pagante voleva il suo ragazzino alle prese con roba fantascientifica, lo stiamo vedendo anche qui sulla Bara ripercorrendo i compleanni, l’onda lunga del successo di E.T. – L’extraterreste ha portato alla nascita di un piccolo film, un po’ dimenticato come “D.A.R.Y.L.”

Un tempo patrimonio dei palinsesti televisivi, “D.A.R.Y.L.” è scomparso e anche il suo vecchio DVD resta un oggetto introvabile, eppure credo che sia un film che se pur non esente da difetti, abbia ancora tutto per scaldare il cuore del pubblico, specialmente ora che l’ossessione per gli anni ’80 non sembra minimamente scalfita dal tentativo di rimpiazzarli con la malinconia per gli anni ’90.

Il classico inizio del vostro normale film per ragazzi degli anni ’80.

Il copione del film, scritto da David Ambrose, Allan Scott e Jeffrey Ellis è stato messo nelle mani del solido Simon Wincer, un regista a cui vorrò eternamente bene per gli altri suoi due capitoli della “Trilogia Wincer” che si completa ovviamente con “D.A.R.Y.L.” anche se a livello tematico, ha davvero poco da spartire con Carabina Quigley e Harley Davidson & Marlboro Man.

Va detto che “D.A.R.Y.L.” che può essere rivisto anche oggi, perché non offre grandi anticipazioni sul suo contenuto, nella prima scena Wincer fa le prove dei suoi film più muscolari aprendo con un inseguimento tra auto ed elicottero che potrebbe distrarre un attimo, per poi passare al protagonista, ritrovato a vagare senza memoria a breve termine del suo passato e affidato ai Richardson, lei, Joyce (Mary Beth Hurt) offre lezioni di piano ai ragazzi, lui, Andy (quel mito di Michael McKean) in fissa per battere l’odiato rivale, anche lui coach di una rivale squadra di baseball di ragazzini.

«Caro cerca di non impostarlo su undici, è un bambino non un amplificatore»

Daryl, che si presenta senza acronimo, si ricorda come respirare o leggere, solo non sa nulla del suo passato e a ben guardarlo è il bambino perfetto, per due ragioni, la prima molto semplice, ha un comportamento impeccabile da piccolo Lord, tanto che l’amica di famiglia, Elaine Fox (Colleen Camp secondo film in coppia con McKean nel 1985) dichiara apertamente che farebbe volentieri a cambio con quella peste del suo, “Sisma” Fox (Danny Corkill) che diventa l’amico del cuore di Daryl anche se non ho mai capito se Turle sia il suo nome proprio, oppure il soprannome che stando al doppiaggio italiano, si è trasformato nel ben più movimentato “Sisma”.

«E se qualcuno si mette a fare il duro con te, tu di’: attàccati. E se vuoi fare un po’ il fanatico gli fai: hasta la vista, baby»

L’altro motivo per cui Daryl è il bambino perfetto? Perché ad interpretarlo è IL bambino degli anni ’80, “D.A.R.Y.L.” è il secondo capitolo della “Trilogia Barret Oliver”, il primo ovviamente, La storia infinita, dove era protagonista, il terzo? Se non muoio prima è nella mia lista dei compleanni di quest’anno. Perfetto perché fermo lì, in un eterno 1985 alla Marty McFly senza crescere mai, almeno non sul grande schermo, se ha fatto altro io non l’ho visto e se l’ho visto, non l’ho riconosciuto perché tanto è l’eterno bambino, e fine delle discussioni.

Tutta la parte iniziale è la classica storiella del ragazzino fuori dal mondo ma geniale, che vince ai videogiochi ma in una gag ricorrente, non so cosa sia una zoccola (che a Napoli è un topo di grosse dimensioni, no perché altrimenti poi mi dicono che scrivo le parolacce), il sospetto che Daryl sia speciale arriva nella scena nel Bancomat, in cui il nostro, moltiplica i soldi di papà, insomma il super potere che vorrei.

«Soldi facili!» (cit.)

Una grossa fetta di film è occupata dalla partita di Baseball in cui Sisma insegna al nostro ad essere un po’ più umano e meno, imbranato (cit.), anche se il momento E.T. la separazione con la nuova famiglia, arriva verso metà film, quando una sospettissima coppia di dottori si presenta come i veri genitori, ed è qui che “D.A.R.Y.L.” mena il suo colpo più duro.

In un tripudio di momenti anticipatori (così come il videogame tornerà utile per guidare l’auto più avanti) Daryl viene portato via in aereo con spiegone da parte degli ignari piloti, perché questo film è così, un continuo specchietto per le allodole, fin dalla locandina.

Guardatela, sembra promettere di un ragazzino che pilota un jet supersonico, in realtà quella scena ci sarà, ma rappresenta circa l’1% della trama, perché dentro questo acronimo ci potrebbe essere di tutto, e quando il film sembra prendere la direzione dell’altro film con acronimo nel titolo, scopriamo che il ragazzino ha un computer al posto del cervello.

Il classico momento “BASTARDI!” perché è quello che da spettatore urli contro lo schermo.

In originale, “Data Analyzing Robot Youth Lifeform”, in italiano adattato come “Dati Adolescente Robotico Ittrio Laserizzato”, senza che nessuno lo chiami con l’unico nome che sarebbe davvero giusto per lui, Daryl è un Cyborg con un super cervellone e quando impara ad essere più umano degli umani, nella frase simbolo del film che ho voluto citare nel titolo, capiamo che la direttiva di scuderia, realizzare un film con ragazzini e roba di fantascienza si manifesta alla perfezione.

“D.A.R.Y.L.” è un film tenerino e di buoni sentimenti, con i militari cattivi che sparano ai dottori illuminati che vogliono salvare il ragazzino, un film che non fa sconti perché ehi, 1985! Non ci facevamo troppi problemi a mostrare i buchi sanguinanti delle pallottole o a tenere il pubblico in sospeso con un rischio di affogamento.

Forse il difetto consiste in quel finale, un po’ frettoloso, dovuto principalmente ad un set da concludere e una pellicola da consegnare in tempo (storia vera), ma vale il momento Ohana, che vince sul fatto che probabilmente dopodomani, i Richardson si troverebbero l’esercito alla porta anzi, l’aeronautica, visto che un po’ sudata, ma la scena quando arriva merita, visto che Daryl pilota uno dei “ferri” più fighi della storia.

Il vero difetto del film, hai questa meraviglia e la utilizzi pochissimo.

Il Lockheed SR-71, più noto come “Blackbird”, potrei lanciarmi in odi sperticate su quel gioiello, ma sarebbe una replica di quanto già scritto per un altro titolo, perché il Blackbird era talmente figo, che tre anni prima di questo film, a pilotarlo era stato Clint Eastwood, scusate se è poco.

Insomma, a quarant’anni dalla sua uscita “D.A.R.Y.L.” è ancora un ottimo esempio di film per ragazzi, perfetto per questo periodo estivo che se li chiama proprio i film così, non a caso l’estate del 1985 ne ha sfornati tanti, magari qualcun altro riuscirò a farlo sbarcare su questa Bara.

Il pilota della Bara di oggi.
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