Home » Recensioni » Assassinio sull’Eiger (1975): coraggio… fatti scalare

Assassinio sull’Eiger (1975): coraggio… fatti scalare

La filmografia di Clint Eastwood è un mistero. Nel senso che molti cinefili (o presunti tali) ignorano completamente tutto quello che il vecchio Clint ha interpretato e diretto prima del 2003 (Mystic River), qualche intrepido futurista si spinge addirittura fino al 1992 (Gli spietati). In pochi si ricordano che Clint ha sfornato davvero tanti film, di ogni tipo, genere e forma, quindi oggi affrontiamo la famigerata parete nord dell’Eiger.
Si perché come mi ha ricordato Lucius, questo film uscì
in Italia il 5 settembre del 1975, ma siccome l’Eiger è insidioso anche io sono
andato un po’ lungo con il giorno dei festeggiamenti, ma comunque eccomi,
perché ho una stima enorme per il vecchio Clint che prosegue da un tempo
infinito e “Assassinio sull’Eiger”, resta uno di quei titoli che ho visto e
rivisto un sacco di volte, anche se ancora oggi è uno dei film più bizzarri mai
diretti da Eastwood, uno che ha sempre tenuto conto dei gusti del pubblico (e
di quello che il pubblico voleva da lui) ma non si è mai negato nemmeno di fare
come gli pareva, nel vero senso della parola, se pensate all’orango Clyde.
“Ti faccio vedere una cosetta che ho imparato da Clyde”
Per certi versi ci va di lusso che “Assassinio sull’Eiger”
sia uno di quei film che ricordano quasi solo gli Eastwoodiani di ferro, perché
oggi, anno di grazia 2020, dove il cinema è molto attento a determinate
tematiche, un film come questo sarebbe legna secca sul fuoco dei critici di
Clint, quelli che di solito lo idolatrano esattamente come tutti gli altri, ma
ogni tanto si ricordano che è Repubblicano.
“Assassinio sull’Eiger” è tratto dal romanzo “Il castigo
dell’Eiger” di Trevanian (pseudonimo di Rod Whitaker) ma a ben guardarlo sembra
essere Clint Eastwood che dopo essere uscito da una proiezione di uno 007 a
caso, abbia strizzato gli occhi alla sua caratteristica maniera dicendo: «Posso
fare di meglio». Tenete a mente che l’agente segreto più famoso del cinema è
stato (e per certi versi ancora è) un modello di mascolinità radicato, uno
sciupafemmine incallito che rappresenta una fantasia maschile piuttosto in voga
presso i portatori di cromosoma Y. Clint si è iscritto al club con questo film,
originariamente proposto da Eastwood al sodale Don Siegel, finì per dirigerselo
da solo, per altro con parecchie difficoltà.
Una normale giornata di lavoro in ufficio per Clint.
L’Eiger è una montagna famigerata presso gli scalatori,
durante le riprese del film uno degli stuntmen (scalatore esperto) è caduto nel
vuoto perdendo la vita, a causa di uno dei chiodi da arrampicata che per via
della corda tesa si è staccato di colpo colpendolo al volto, per altro, pochi
minuti lo stesso Eastwood era passato davanti al mortale chiodo, perché Clint
ha dichiarato che per questo film, non poteva chiedere a nessuno della sua
troupe di fare qualcosa che lui stesso non avrebbe avuto il coraggio di fare
(storia vera).
Insomma “Assassinio sull’Eiger” è un film della vecchia
scuola per contenuti e per realizzazione, basta dire che per la celebre scena
dell’arrampicata sul “Totem Pole”, l’iconico picco roccioso della Monument
Valley, Eastwood ha di fatto anticipato il Tommaso Missile di “Mission: Impossible
II” di robetta, venticinque anni.
Ethan Hunt chi? Mai sentito nominare.
Il film comincia con un omicidio tra le strade di Zurigo
per poi passare ad un’anonima università americana, dove la lezione di storia
dell’arte è tenuta dal più improbabile (ma direi anche inflessibile) dei
professori, Jonathan Hemlock (Clint Eastwood con gli occhiali da Antonello
Venditti) ha le idee chiare, chi non ama l’arte è un mediocre e tra le prime
file dei posti a sedere, solo studentesse giovani, avvenenti e adorati. Vi
ricordate Indy? Le sue studentesse si limitavano a scriversi “I Love You” sulle
palpebre, quella di Clint accavallano le gambe, novelle Sharon Stone in erba. Clint
uno, Indy zero.
Ma Jonathan Hemlock è un uomo tutto d’un pezzo, infatti
alla biondina pronta a tutto per portare a casa un bel voto, rifila una pacca
sul sedere consigliandole di andare a consumarselo sui libri, ma non tutto.
Cosa vi dicevo lassù sul modello di machismo Bondiano? Ecco, pensavo a cosette come questa.
Professor Clint, severo ma giusto.
Ma l’attività scolastica di Hemlock è una copertura, in
realtà lui è un assassino su commissione, con esperienza di alpinismo, sul libro
paga dei servizi segreti. Se vi sembra una premessa assurda, tranquilli,
anche gli spettatori e buona parte dei critici nel 1975 hanno pensato lo stesso
(storia vera). Ma è chiarissimo che “Assassinio sull’Eiger” ancora oggi è uno
dei film più stilizzati e passatemi il termine, quasi fumettistico di Eastwood. Jonathan Hemlock è la versione seria di Philo Beddoe, anche se conserva tutte le caratteristiche dei personaggi
Eastwoodiani: schiena dritta, testa alta e un senso dell’onore e del dovere
adamantino.
“Clint abbiamo finito la pellicola, torniamo giù a prenderla?”, “Piuttosto faccio tutto il film al primo ciak e poi dico che l’ho imparato da Leone e Siegel!”
I servizi segreti vogliono Hemlock per un’altra missione,
ma l’assassino professionista non ne vuole sapere anche se alla fine si lascerà convincere con un mezzo ricatto: in cambio di un bel mucchio di soldi e
un’assicurazione sulla sua collezione privata di quadri famosi, opere dei più
grandi artisti del mondo che sono apparentemente l’unico interesse dello
scalatore assassino e insegnante.
Vogliamo parlare dei datori di lavoro? Il capo dei
servizi segreti è un albino chiamato il Drago, il suo ufficio è una base
segreta con tanto di infermiera, luci bassissime per via della sua condizione e
uno sgherro odiosissimo di nome Pope. Inutile girarci attorno, siamo in piena
zona James Bond, con l’eroe che ha sempre la battuta pronta e mentre passa il
tempo a lanciare frecciatine ai suoi “colleghi”, riceve l’incarica da un
personaggio che a ben guardarlo, potrebbe tranquillamente essere il capo della Spectre. Una sorta di critica se vogliamo, si perché nel film i servizi
segreti nemici (riferimento nemmeno velato a quelli Sovietici) aleggiano. Quindi questi sarebbero i “buoni”? Un albino losco che non si fa scrupoli di
finanziare un costoso omicidio? Con buoni così, chi ha bisogno di cattivi?
Questo sarebbe il capo dei buoni? Il capo dei cattivi chi sarebbe? Hannibal Lecter?
La missione di Hemlock? Affrontare una scalata sulla
parete nord dell’Eiger, un “grido di pietra” (se mi è concessa una citazione)
che ha già sconfitto Jonathan in passato. L’obbiettivo? Eliminare – oppure
sanzionare per usare il gergo del Drago – uno degli scalatori impegnati
nell’impresa: un tedesco zoppo, un ricco austriaco e un francese con la moglie
mangia uomini, come in una barzelletta ma senza sapere chi di questi tre è
l’agente nemico, come se scalare l’Eiger non fosse già complicato, provate a
farlo con legati in vita una potenziale spia nemica!
Eppure una delle caratteristiche principali di “The Eiger
sanction” è la sua capacità di fare giri immensi, per arrivare a soluzioni
facili: Hemlock accetta la missione, poi cambia idea, si lascia un po’ tentare
dalle grazie della bella Jemima Brown (Vonetta McGee), una sorta di versione
locale della Bond girl di turno, ma più che una lunga scena di chiacchiere e
sesso (per altro sforbiciata nell’edizione Italiana del film… bacchettoni!) la
storia non porta a casa molto. Hemlock si deciderà ad affrontare l’Eiger per
davvero solo dopo 35 minuti di film, quando il Drago gli dirà che la spia
dall’identità segreta, nella scena iniziale a Zurigo, ha ucciso il miglior
amico dell’alpinista professore. Risposta di Hemlock? «Avresti dovuto dirmelo
subito» si almeno avremmo risparmiato 35 minuti di chiacchiere!
“Sei carina ma hai due espressioni: con il cappello con il pon-pon e senza”
Se la prima parte di “The Eiger sanction” è Clint
Eastwood che gioca a fare James Bond, il secondo atto si gioca fatica, sudore e
il mitico George Kennedy, che qui interpreta il ruolo dell’amico, collega e
allenatore di Hemlock, quello che lo rimetterà in condizioni fisiche tali da
poter affrontare e questa svolta scalare l’Eiger per davvero. Di fatto quello
che Mickey era per Rocky in buona
sostanza.
Qualcuno avrebbe rifatto questa scena, ma con Iko-Iko in sottofondo.
L’allenamento di Kennedy prevede bistecchina magra, un
taglio secco alla birra e un’allenatrice personale con nome da uomo, anche se
il doppiaggio Italiano pialla la trovata comica, trasformando il personaggio in
Giorgia, vi assicuro che fa molto più ridere la reazione di Eastwood («Ma è una
ragazza», «Se ne accorge un sacco di gente») quando dietro al nome George
arriva la meravigliosa Brenda Venus, mezza siciliana, mezza nativa americana, tutta bòna come pane e Nutella.
La ragazza parla meno di Grande Capo di Qualcuno volò sul nido del cuculo, ma sfoggia due polmoni notevoli quando si tratta di correre in montagna, infatti Hemlock
dovrà inseguirla lungo ripidi pendii per chilometri mattina e sera. Anche
qui, vi consiglio di vedere il film in lingua originale, per non perdervi la
battuta tagliata via dal doppiaggio, in cui un affaticato Hemlock ringhia:
«Screw Marlon Brando» in riferimento alle origini squaw della donna e a chi
Brando mandava a ritirare i suoi premi Oscar.
Qui vi faccio vedere la parte alta di Brenda Venus…
Anche se a proposito di ehm… polmoni, George sa come
utilizzare i suoi per motivare Hemlock a scalare una parete, infatti la ragazza
si toglie la camicetta mostrando le notevoli grazie. Ho visto persone
trasformarsi in arrampicatori degni dell’Uomo Ragno per molto meno di così,
credetemi.
Il secondo atto di “The Eiger sanction” diventa quasi un
film sportivo con Clint Eastwood impegnato in un “Training Montage” sulle note
della bellissima colonna sonora composta da John Williams, uno dei suoi lavori
meno citati ma non per questo meno affascinanti, anzi nel caso foste
interessati a scoprire una colonna sonora davvero bella e dimenticata del
grande Williams, sapete cosa fare.
… qui invece trovate il resto (guarda come corre il Clint!)
Il film poi resta radicato nella mentalità da “macho”
tipica degli anni ’70, basta dire che uno dei personaggi più viscidi del film,
il maligno Miles (Jack Cassidy) è rappresentato come l’omosessuale da
barzelletta che potrebbe descrivere il vostro collega di lavoro afflitto da
qualunquismo congenito. Basta dire che va in giro con un muscoloso energumeno
come ehm, “guardia del corpo” (immaginatemi pure mentre faccio le virgolette muovendo le dita nell’aria) e con un pestifero cagnetto che nel
doppiaggio italiano si chiama Finocchio. Devo aggiungere altro? Vi avevo
largamente pronosticato che questo film nel 2020 verrebbe (giustamente) fatto a pezzi. A Miles tocca di finire abbandonato nel deserto, un po’ come accadeva al vecchio Tuco, ma con molto più
disprezzo da parte dell’inflessibile protagonista.
Davanti a tutto questo, ogni altro commento è superfluo.
Quando finalmente i protagonisti ci arrivano davvero su
questo tanto agognato Eiger, le scene di arrampicata valgono da sole la
visione, per una “moglie mangia uomini” ovviamente maltrattata dal moralizzatore
Hemlock, ci sono intere sequenze tiratissime di scalata che non hanno perso un
grammo della loro potenza nel tempo, anche se per arrivare sulla famigerata montagna, il
film impiega un’ora e venti passata ad urtare la sensibilità di quasi tutte le
categorie e minoranze possibili e immaginabili. Sono gli anni ’70 bellezza e tu non ci
puoi fare niente (quasi-cit.)
La soluzione del giallo non ve la rivelo, ma come
potreste aver intuito un film così lavora di accetta più che di fioretto, infatti
Hemlock porterà a termine la sua “sanzione” in modo lapidario e con una
sorpresa finale, ma una certezza resta: molti dei film da regista di Eastwood
terminano con un’inquadratura ad allontanarsi, mentre partono i titoli di coda,
accadeva per quasi tutti i film dell’Ispettore Callaghan, accade anche qui. Marchio di fabbrica dei primi
film da regista del vecchio Clint.
“La prossima volta, vacanze al mare. Non voglio sentire ragioni”
“Assassinio sull’Eiger” è un film figlio del suo tempo,
gli anni passati si notano più nel contenuto e nella gestione dei personaggi,
che sulla qualità della pellicola che resta spezzettata ma capace di
ipnotizzare più o meno come le grazie della bella Brenda Venus. Quando poi
puntualmente, qualche cinefilo tornerà a storcere il naso per una delle ultime
uscite di Clint Eastwood, la divinità che tutti gli appassionati della settima
arte devono venerare (ma solo per i suoi film dal 2003 in poi), ricordatevi del
regale sdegno di Hemlock e del suo maschio arrampicarsi lungo scalate
impossibili, Clint è uno che arriva dalla vecchia scuola e questo film è
proprio questo, un thriller d’azione che gronda testosterone. Sono ben felice
di essere cresciuto con titoli così quindi… auguri montagna maledetta!
5 1 voto
Voto Articolo
Iscriviti
Notificami
guest
2 Commenti
Più votati
Recenti Più Vecchi
Film del Giorno

Hardgore (2026): dal porno all’horror senza passare dal via

Un libro che si intitola “Hardgore” io lo leggerei solo sulla base del suo titolo, anche se a scriverlo non fossero stati quei due adorabili matti di Marco Crescizz e [...]
Vai al Migliore del Giorno
Categorie
Recensioni Film Horror I Classidy Monografie Recensioni di Serie Recensioni di Fumetti Recensioni di Libri
Chi Scrive sulla Bara?
@2025 La Bara Volante

Creato con orrore 💀 da contentI Marketing