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Damsel (2024): la damigella si salva da sola (ma non salva il film)

Mi piace molto scrivere dei vecchi film, uno sport completamente diverso rispetto al trattare titoli appena usciti. Per i titoli passati hai dalla tua il vantaggio di Padre Tempo, un punto di vista privilegiato che mi godo in pieno, perché ho la possibilità di trattare il cinema degli anni ’70, i pazzi anni ’80 e giù fino ai ’90 solo per scegliere tre decadi. Quasi mi rammarico per i poveretti del futuro che dovranno fare lo stesso, prendendo in esame il cinema del nostro tempo.

Tutto questo dando per scontato che titoli da streaming come “Damsel”, sopravvivano alla prova del tempo, perché ora come ora, l’ultima fatica di Juan Carlos Fresnadillo (il suo “28 settimane dopo” del 2007 mi piaceva, poi vabbè non è andata proprio benissimo) sembra la cartina al tornasole di questa epoca algoritmo centrica, in cui in tanti si puliscono la coscienza o si mettono dalla parte della ragione, sfornando film su eroine che fanno le stesse cose dei colleghi maschi, difetti compresi.

No sul serio, davvero abbiamo bisogno di questo? Con tutti i patimenti e le disparità di trattamento patite dalle donne nella nostra società, vedere Milly Bobby Blu, la “Undi” di Stranger Things combattere con una draghessa che non è quella di Shrek in pessima CGI è la risposta? Non penso proprio, anche perché non è nemmeno un tipo di intrattenimento decente.

L’aria convinta di chi sa di essere il nome di punta di Netflix.

Ora, esistono un sacco di persone là fuori la cui idea di esprimere un giudizio su un film consiste in buona sostanza nel più classico: «io lo avrei fatto meglio», parliamoci chiaro, spesso dall’alto di un cazzo (… Patriarcato!), eppure “Damsel” risulta talmente insignificante e dimenticabile, che persino io, che con questa Bara ho un compito diverso, mi sono ritrovato a pensare che quasi chiunque avrebbe potuto fare un lavoro migliore, i primi minuti di “Damsel” non solo ne determinano tutto l’andamento, ma risultano anche imbarazzati.

Della CGI di scarso livello ci porta nel regno di Inophe, con un debito pubblico equivalente a quello di uno strambo Paese a forma di scarpa, anche se la protagonista con il nome da cantante Pop (non a caso italiana) ovvero la principessa Elodie (Millie Vanilly) con la sorella minore ha un rapporto copia/incollato dalle sorelline di “Frozen” (quello della Disney, non l’horror con la funicolare assassina) la soluzione ai problemi economici del regno? Una patriarcale imposizione dall’alto, l’obbligo di sposare il principino del regno di Aurea, che in questa sceneggiatura che procede a colpi di METAFORONI (firmata da Dan Mazeau quello di Fast X) ha un nome che mette in chiaro la ben poca fantasia profusa nello sforzo.

La vendetta di Bottondoro.

La regina di Aurea è Bottondoro, ovvero Robin Wright, il che aprirebbe uno scenario da film-nel-film ma tutto è così urlato e schiavo dell’algoritmo da risultare tedioso, quando la bionda First Lady di Aurea tratta male la cortigiana Angela Bassett in quanto diversamente svedese, l’imbarazzo della caratterizzazione dei buoni e dei cattivi si completa, a supporto il principino da sposare, che sarebbe anche carino e a modino, ma in quanto possessore di cromosoma Y deve essere un inetto per forza… Trentacinque minuti per raccontare tutto questo. Tre. Cinque. E no, non sono andato avanti veloce sulla presenza di Angela Bassett, ho semplicemente troppa stima per l’attrice per sottolineare la sua presenza qui.

Personaggi tosti nei film, un’invenzione contemporanea. Se, lallero!

Trentacinque minuti che avrebbero potuto essere un flashback a supporto della voce fuori campo di Milly Vanilly che apre il film con una frase ad effetto sul fatto che questa no, non è una di quelle storie in cui la principessa deve essere salvata, perché deve farlo da sola.

Questa avrebbe potuto essere la prima scena, un grande inizio, invece arriva dopo trentacinque minuti di tedio e fastidio.

Ora pensate, se dopo quella frase iniziale, avessimo già trovato la Pop Star Principessa Elodie sola, gettata nel burrone che è la tana della draghessa, costretta a combattere per salvarsi dalla belva a cui è stata data in pasto per motivi che dei comodi flashback avrebbero potuto spiegarci, rendendo tutto più interessante e coinvolgente (diminuendo anche il minutaggio) quindi più che parlare di una versione per ragazze di The Descent, concentriamoci su questi problemi, il film di Neil Marshall era già altamente orientato ai personaggi femminili (solo cento mila volte più riuscito), quando non era di moda farlo.

Juan Carlos Fresnadillo si spara in un piede da solo, mostrando il mostro (ah-ah) troppo presto, forte di una CGI scarsa che toglie ogni poesia e fa pensare troppo a quando la HBO non aveva predisposto abbastanza denaro per la post produzione dei suoi di draghi, insomma il 50% del film, ma visto che parliamo di “Damigella Vs. Drago”, parliamo della novella Rocky mancata, l’altro 50% della sinossi, ma prima una faccenda molto importante.

Anche la spada è finta (Mamma mia la monnezza che ho fatto, cit.)

A questo punto della trama subentrano svariati problemi, come il METAFORONE di solidarietà femminile: Elodie trova sul pietrone i nomi delle sacrificate giù nella tana che prima di lei, hanno tentato di scavarsi la via verso la luce, lasciando le indicazioni per il percorso verso l’uscita di sicurezza più vicina. Quindi sotto le firme di Concettina, Luisella e Carmela, anche la comoda mappa da seguire, ma io dico, se una è riuscita a scappare, torna indietro a segnare le indicazioni con il rischio di essere bruciacchiata dalla draghessa? Algoritmo senza controllo per una trama dove il fatto che esista una draghessa parlante con la raucedine, resta la parte più credibile.

Una delle scene più coinvolgenti di “Damsel”

Millie Bolle Blu di colpo, si trasforma in guerriera, anzi, guerriera MacGyver senza averne le capacità o l’esperienza, solo con una modifica della capigliatura e tanto imbarazzante schermo verde, l’ennesima “Mary Sue” generata dall’algoritmo e se il film ha scatenato più odio su “Infernet” del necessario (tra una settimana sarà già dimenticato) è solo perché oltre ad essere palesemente figlio dell’applicazione di una fredda formula, ha anche intercettato l’odio generale del pubblico per i prodotti Netflix (beh, con roba così, ha senso) e il fatto che la nostra Millie Carlucci Brown non si sia ancora emancipata dal personaggio che l’ha lanciata, incastrata in uno stato di eterna undicenne o poco più, malgrado abbia l’età per ben altro. L’età, non il talento, quando si tratta di mimare urla davanti ad uno schermo verde tutto ok, ma non ha ancora mostrato altro. A questo punto, meglio The Princess sempre su Netflix, almeno lì le botte erano coreografate e l’ispirazione era The Raid, qui l’ispirazione è stata delegata ai parametri dell’algoritmo.

Il finale di “Damsel” è una sorta di liberi tutti, dove i diversi (aprire il libro al capitolo “Drago”) devono essere riabilitati in quella che è una banalissima emancipazione in odore di METAFORONE, quindi ribadisco, è così che si otterrà l’uguaglianza? Così faremo passi avanti, sfornando film dimenticabile per avvalorare una causa è come scoreggiare per il surriscaldamento globale, se poi è una scoreggia di drago, ancora peggio.

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  1. Grazie per il sacrificio, ma vedevo stampato ALGORITMO sulla sceneggiatura di questo film da lontano.
    Spero che Millie sciolga presto il contratto con Netflix, o con il suo agente che non sa trovarle altro che questi ruoli per questi film che finiscono presto nel dimenticatoio. Mi sa che a Max va meglio…

    • Figurati, sono qui per questo. Ormai è Miss Netflix o al massimo Miss urla davanti allo schermo verde, se continua così sarà Undi per sempre, il che non è il massimo. Cheers!

  2. Inoltre per lo meno il film con la King copiava – male – dai migliori (The Raid).
    Questo mi pare dalla recensione neanche quello.

    Il film credo che prima o poi lo guarderò, ma per il momento anche per la dose monnezza c’è di meglio e di venuto prima nella mia lista.

    Per quanto riguatda le improbabili indicazioni, che siano una strizzata d’occhio ai messaggi che si possono lasciare nei vari dark soul?

    • Si ma sempre tra dosi di monnezza tocca barcamenarsi 😉 Cheers

  3. @MadameVerdurin: al contrario di questo film, la tua rappresentazione teatrale sarei curiosissimo di vederla! ^_^

    • Netflix potrebbe produrla, soldi spesi meglio 😉 Cheers

  4. Per fortuna questi titoli sono dedicati agli odiatori da social, per farli stare buoni, e poi scompaiono all’alba: qualche spettatore ricorda “My Princess” (2022) con Joey King che faceva… be’, la stessa cosa? Mi sembrano meteore… anzi, METAFORONI che solcano il cielo in un istante 😛
    Scherzi a parte, almeno “My Princess” aveva una brava stuntwoman che menava, qui non trovo alcun motivo di interesse quindi mi basta la tua recensione: altro tempo risparmiato con la Bara ^_^

    • Esatto, almeno quello, qui nemmeno, quindi non solo sono film usa getta, ma stanno diventando sempre più scarsi! 😉 Cheers

  5. Mamma mia quella spada è orribile!
    Avevo già subodorato il disastro, vedendo il trailer con il principe che butta la principessa giù dal ponte ho immediatamente pensato: “questa è SICURAMENTE la scena più bella del film, il resto saranno pistolotti contro il patriarcato scritti con il Pennello Grande Per Le Pareti Grandi”. Da questa recensione deduco che ci ho azzeccato.

    • Ci hai molto azzeccato, solo che il film è ancora più imbarazzante. Cheers!

  6. Ho appena terminato un copione teatrale in cui il Principe Azzurro diventa un pasticcere, la Principessa un fabbro e il Drago è presidente di un bookclub. Ma è per una recita teatrale della scuola elementare… Della serie, appunto, anche io potevo farlo meglio… Forse i dirigenti Netflix hanno i bambini delle elementari come target?

    • Odio questo principio, ma davvero un film così non puoi che farti pensare che chiunque avrebbe fatto meglio, anche la recita che mi sembra più interessante 😉 Cheers

  7. Su Netflix effettivamente si trova di tutto, sta a noi scegliere il meglio, ovviamente non sempre i prodotti che offre sono all’altezza, io ancora il film non l’ho visto, cercherò di farlo a breve, se non soddisfa le mie aspettative sarò ovviamente severa nel giudicarlo 🙂

    • Tante persone con Netflix hanno perso lo spirito critico, se mai lo hanno avuto 😉 Cheers

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