
Panini Comics ha da poco presentato in volume le tre storie che compongono la miniserie “Daredevil – A cold day in hell”, nata dalla penna di Charles Soule e dai pennelli di Steve McNiven, che ha influito molto sulla direzione della storia.
Lo sapete che il Diavolo di Hell’s Kitchen è uno dei miei eroi Marvel del cuore, anzi, nelle prossime settimane tornerà a trovarci sulla Bara (sapevatelo!) quindi mi sono lanciato su questa miniserie che ho apprezzato. Un po’.
McNiven, che come detto oltre che disegnatore è anche l’ideatore del soggetto, sembra giocare su un campo che conosce bene, lui che si è fatto la pelle sulle pagine di “Civil War” e di opere come “Old man Logan”, qui sembra tornare sul luogo del delitto, con lo stesso piglio della storia su Wolverine, ma con una volontà di omaggiare Frank Miller piuttosto netta e chiara.

Siamo nel solito futuro dove i super eroi sono vecchi, decadenti, senza poteri e dove il mondo è andato avanti, una nube permette a “Old man Matt” di riavere i suoi poteri, giusto in tempo per aiutare una bambina speciale che potrebbe salvarci tutti, messa in pericolo dal ritorno di uno dei vecchi avversari di “Doppia D”. Se volete una trama originale e fresca, questo non è il fumetto che state cercando.
In “Daredevil – Un giorno freddo all’inferno”, Charles Soule e Steve McNiven dimostrano come la resa artistica possa diventare protagonista tanto quanto la storia stessa, anche di più considerando che la storia è minimale. McNiven costruisce le tavole come piccoli studi di luce e ombra, un lavoro sugli angoli di inquadratura, ogni vignetta sembra pensata per far respirare i personaggi nello spazio urbano, giocando sul contrasto tra il dinamismo delle pose e la staticità dei fondali.
L’approccio al corpo di Daredevil è attentamente calibrato, non si tratta di supereroi perfetti e statici, il fisico di Matt Murdock è reso con un realismo che trasmette fatica e tensione, che traspare anche dal suo costume, tutto rattoppato, un po’ come il protagonista. Le pose, anche nelle scene d’azione, conservano sempre un margine di imperfezione, come se ogni movimento portasse con sé il peso delle battaglie passate.

Il lavoro di Soule si integra perfettamente con quello di McNiven, i dialoghi e le didascalie non occupano lo spazio visivo in modo invadente, anzi, spesso lasciano che siano le immagini a dettare il ritmo della lettura. Le tavole più silenziose diventano momenti di introspezione, è piuttosto evidente come Soule abbia scritto le scene pensando a ciò che McNiven avrebbe potuto rendere graficamente, creando un equilibrio tra narrativa testuale e visiva.
Cosa funziona di “Daredevil – Un giorno freddo all’inferno”? La sua continuità con “Old man Logan”, ancora una volta McNiven si diverte a “distruggere” personaggi Marvel, come accade per esempio a Frank Castle qui, per raccontarci il ritorno del diavolo di Hell’s Kitchen, problema: se avete molta familiarità con il lavoro di Frank Miller, trovare qualcosa di innovativo qui sarà complicato.
Se il contenuto potrebbe far pensare alla formula Il ritorno del Cavaliere Oscuro applicato a Daredevil (che poi è quello che Kaare Andrews aveva fatto con Spider-Man nella sua “Il regno” di cui è uscito un seguito che però devo ancora leggere), la resa finale mette in chiaro che l’opera che McNiven ha studiato di più è stata “Elektra vive ancora”, diventa chiarissimo nella prima pagina, ambientata in un cimitero innevato.

Da qui in poi il resto è tutto meno a fuoco, ho trovato quasi una soluzione telefonata l’avere un menomato Punitore e guarda caso, un’armatura corazzata nella stessa stanza, soluzioni narrative facilone per un fumetto che poteva essere di più, in termini di introspezione, scavo nei personaggi ma banalmente, anche solo numero di pagine, mentre invece risulta solo una buona miniserie, che mi ha solo ricordato che dovrei sbrigarmi a leggere “Il Regno 2”, visto che Kaare Andrews aveva già avuto l’idea di omaggiare Miller, ma in maniera meno spudorata, per quanto sentita.
In definitiva, “Un giorno freddo all’inferno” conferma la capacità di McNiven e Soule di fondere narrazione e arte visiva, anche se il risultato non innova il mito di Daredevil. La miniserie brilla soprattutto sul piano estetico ma era lecito aspettarsi molto di più di così, in ogni caso, tempismo perfetto quello di Panini Comics, visto che nelle prossime settimane parleremo ancora del Diavolo Rosso su questa Bara, non mancate!


Creato con orrore 💀 da contentI Marketing