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Dead Ringers (2023): più che inseparabili, irreplicabili

Sapete come la penso, sono convinto che non si possa
davvero rifare il cinema di David Cronenberg, persino suo figlio Brandon
deve affrontare i paragoni con papà. L’aggettivo “Cronenberghiano” viene
applicato ad opere che sfoggiano elementi che ricordano le tematiche care al mio
secondo canadese preferito, però l’unico Cronenberghiano per davvero resta il
titolare dell’aggettivo. 
Le tematiche tipiche del cinema del canadese sono
talmente personali, anche nel modo in cui negli anni ha saputo esporle, che le
sue opere al massimo hanno preso la forma di trattati di cinema, testi
universitari da studiare e nel caso, imparare per essere applicati altrove.
Anche se va detto, trovo molto interessante il fatto che le uniche che abbiano
provato a rifare Cronenberg fino ad ora, siano state delle donne.

Le prime e più coraggiose, quelle adorabili pazze delle
sorelle Soska, canadesi cresciute nel culto del loro compaesano, che ci hanno
regalato la loro versione di Rabid, più rumorosa e grondante sangue,
insomma in puro stile Jen e Sylvia Soska. Una versione che per assurdo, mancava
proprio di quel punto di vista femminile che avrebbe dovuto essere la vera
novità con due donne dietro la macchina da presa. Però le sorelle Soska sono
così, mai state da metafore sottili, la loro materia è il sangue, ma l’annuncio
di una serie tv ispirata a Inseparabili, mi costringe ad andare a fondo
della questione, d’altra parte sono Cronenberghiano no? Affondiamo le mani in questa faccenda.

«Maschietto o femminuccia?», «Cronenberghiano» 
“Dead Ringers” avrebbe già dovuto diventare una serie tv
nel 2005, con Cronenberg nel ruolo di produttore esecutivo e la HBO a fare da garante all’operazione, un tentativo da parte del celebre canale a pagamento
americano, di contrastare lo strapotere di “Nip/Tuck”, la serie che ha messo
Ryan Murphy sulla carta geografica, ovviamente è sfumato tutto ma a riprendere
in mano l’idea anni dopo ci ha pensato Amazon, infatti dal 21 aprile del corrente anno,
nel catalogo della piattaforma streaming è disponibile questa miniserie in sei comodi
episodi, curata da Alice Birch, celebre per la sua sceneggiatura del film “Lady
Macbeth” (2016), che dal titolo potrebbe sembrare un altro caso di trama storicamente al maschile virata al
femminile, in realtà è l’adattamento di un romanzo russo, ma proprio di libri bisogna parlare.

Si perché è inutile girarci attorno, Inseparabili di David Cronenberg è tratto dal romanzo omonimo scritto da Bari Wood e Jack
Geasland, ispirato al bizzarro caso dei veri gemelli Marcus, ma ad Alice Birch
tutto questo non interessa minimamente, visto che la sua miniserie non è un
nuovo adattamento del libro, non è un’operazione come il “True Grit” (2010) dei
fratelli Coen, che ignorava il film con il Duca per risalire alla fonte letteraria. Alice Birch le prova tutte per strizzare l’occhio a Cronenberg, non mancano i
camici rosso sangue e in un episodio si fa riferimento a geni coltivati in tratti di pelle sotto
l’ascella, strizzare d’occhio che i fanatici del canadese coglieranno al volo, ma l’unica
novità di questa miniserie è la (doppia) presenza di una incolpevole Rachel
Weisz, perché questo nuovo “Dead Ringers” vive e muore sul fatto che ora Beverly
ed Elliot Mantle siano fatte a forma di Rachele.

Mattina presto e già ci vedo doppio, però vedo due Rachel Weisz, quindi ehi! Altro giro, grazie!
L’idea di declinare “Inseparabili” al femminile ha un suo
fascino e anche una sua logica, la scelta di un’attrice talentuosa come Rachel
Weisz, ad ereditare il doppio ruolo che era di Jeremy Irons poi, rappresenta un’ottima
scelta di casting, anche perché rendere le gemelle Mantle due ginecologhe di
fama mondiale, intenzionate a rivoluzionare il modo in cui le donne partoriranno,
libera il campo da quel sotto testo che ammettiamolo, era molto Cronenberg. Due
ginecologi maschi, che penetravano per professione e ruolo pazienti (anche famose) a volte scambiandosi
di ruolo, una trovata che in mani altrui sarebbe stato materiale per una brutta
barzelletta pruriginosa, ma che il professor Cronenberg ha elevato ad uno dei suoi
titoli più personali e riusciti, anche se non un trionfo al botteghino.

Quindi scegliere proprio “Inseparabil” e non che so, La Mosca, denota una certa volontà da parte di Alice Birch di dire qualcosa usando questi personaggi, ecco, cosa esattamente? Visto che la novità sostanziale è che
ora non è più Beverly il gemello imbarazzato dal suo nome femminile ma Elliot
che si ritrova con un nome da uomo, anche se la caratterizzazione iniziale dei
personaggi è la stessa, solo molto più manichea. L’incolpevole Rachel Weisz interpreta
la gemella più remissiva legandosi i capelli e l’altra sciogliendoseli e
dicendo un sacco di parolacce, fin troppo brava per una caratterizzazione che
già sulla base della trama scritta da Alice Birch, risulta molto meno
sfaccettata rispetto al modello di riferimento, ovvero il film del 1988.

Esperimenti in corso per cercare di replicare il film originale (senza successo)
Affrontiamo l’elefante (gemello) al centro della stanza?
Nel 1988 le dinamiche tra gemello dominante e gemello più passivo, sconvolte
dall’entrata in scena di un’attrice famosa, che con la sua sensualità finirà
per separare gli inseparabili, erano qualcosa di banalmente, anche molto
originale. Nel 2023, il fatto che le gemelle Mantle siano una voracemente
bisessuale e l’altra più timidamente omosessuale, spoglia tutta questa
operazione di varie letture di secondo e terzo livello, piallando tutto,
riducendo questa serie ad una versione con protagoniste femminili di pensate un
po’? Proprio “Nip/Tuck”, in teoria la concorrenza.

Seguendo i canoni delle serie contemporanee, quelli per cui il programma non viene nemmeno messo in produzione se dovessero mancare, chi era uomo
diventa donna e chi era bianco, diventa nero, come la nuova attrice tentatrice Genevieve
Cotard, qui interpretata da Britne Oldford, anche lei incolpevole di avere per
le mani un personaggio dieci o venti volte meno sensuale di
quello che nel 1988 era interpretato da Geneviève Bujold.

Considerate persa anche l’ossessiva simmetria tra attrice e personaggio, legata entrambe dal nome Geneviève.
“Dead Ringers” è Cronenberghiana sono nell’aspetto, nel
modo di arredare gli interni, dove recita il cast, non del corpo dei protagonisti. Una miniserie con l’ansia da prestazione, che nella prima parte ci dà dentro
con scene in primo e primissimo piano di parti vaginali o di altri eseguiti con
il cesareo, tutto pur di lanciare in faccia allo spettatore quella “carne” di
cui Cronenberg è sempre stato cantore e che qui è una posa o poco altro.

Sei episodi da quasi un’ora ciascuno, invece di concedere
più spazio per approfondire, sembrano solo tanto (troppo) tempo da riempire, ecco
quindi spuntare i genitori delle gemelle, personaggi riempitivo o fermaposto,
anzi, a proposito di fermaposto, l’intero secondo episodio, la cena con i potenziali
finanziatori della clinica delle due gemelle, si riduce a gente che parla
attorno ad un tavolo e il 50% di Rachel Weisz che risponde a tutti usando
parolacce, perché il pubblico abbia chiaro in testa che lei è l’altra sorella,
quella espansiva.

«Perdonate mia sorella è pazzarella, io invece no, di me potete fidarvi. Avete da accendere?»
Assistere alle peripezie sessuali delle gemelle, si
riduce ad un esercizio per guardoni, se siete interessati a sei episodi di
(doppia) Rachel Weisz che si esibisce in tali specialità, il più delle volte vestitissima. Ma persino l’omosessualità
delle due protagoniste è talmente un complemento d’arredo alla moda, da non
aggiungere poi davvero molto ad una storia che ribaltata e raccontata da una
prospettiva femminile, poteva essere molto ma molto interessante, invece si
riduce ad una brutta copia di “Nip/Tuck”, con più partorienti ma nessuno che
questo tema, di cui gli uomini possono giusto parlare (anche se dovrebbero spesso
stare zitti), sia davvero in grado di portarlo nel 2023, sviscerarlo, cavarci
fuori qualcosa che non sia più che atteggiarsi a David Cronenberg. Una gran mancanza di contenuti e se mi è concesso un parere soggettivo non richiesto, anche parecchia noia e
lungaggini.
Rachele interpreta gli sbadigli del pubblico.
Insomma ancora una volta sono le donne ad avere le palle
di provare a giocare nello stesso campo da gioco di David Cronenberg, ma almeno
le sorelle Soska ci avevano messo la loro personalità, sbracando come i loro
caratteri esplosivi spesso impongono, ma almeno provandoci, qui invece Alice
Birch sembra accontentarsi del fatto di aver trovato una come Rachel Weisz,
capace di non far rimpiangere la prova di Geremia Ferroso, ma azzoppata dalla
non trama e dalla non caratterizzazione poi così approfondita delle sue gemelle
Mantle.

Insomma ancora una volta il problema è sempre lo stesso,
non si può davvero rifare Cronenberg, si potrebbe almeno provare a dimostrare
di aver assimilato la lezione dei suoi film, ma non è questo il caso. Per un po’
di David Cronenberg con tutti i suoi temi ben più profondi, vi ricordo lo
speciale della Bara Volante!

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