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Deadpool 2 (2018): più grosso, più lungo & tutto intero

Il secondo album è sempre il più difficile, nella carriera
di un artista, cantava Caparezza. Discorso che vale anche per i seguiti
cinematografici, specialmente quando il primo capitolo in questione è stato un
mezzo miracolo come Deadpool.

Un protagonista sconosciuto al grande pubblico che, però, a fumetti vende un sacco, scheggia
impazzita in contrasto con gli altri Uomini-Pareggio, ma soprattutto, il VERO
pregio del primo film è essere riuscito a portare a casa tanti, ma
proprio tanti ex presidenti defunti stampati su bigliettoni verdi, con un film pieno di sesso, violenza e parolacce, Deadpool è stata la prova che anche senza
il PG-13, ci possono fare i soldi!
Una formula che l’eterno rivale di D-Pool, Wolverine ha preso subito in prestito
come lo stesso mercenario chiacchierone fa notare nella prima scena di questo
secondo capitolo. Un “numero 2” che rispetta la regola aurea dei seguiti: uguale al primo, ma di più! Anzi, considerato lo stile del film, prendo in
prestito il sottotitolo italiano del film su South Park e vi dico che Deadpool
2 è più grosso, più lungo & tutto intero!

“Cassidy non dire questa cose! Non pensi ai bambini che leggono la Bara Volante!!?”.

Tim Miller regista del primo film ha pensato bene di giocare
sul sicuro, ricalca… come dite? No, scusate cari lettori non parlo con voi,
dicevo alle vocine dentro la mia testa. Vocina del cervello sono nato mono
neuronico non riesco a scrivere, pensare e respirare tutto insieme cosa vuoi?
Questo seguito non è diretto da Tim Miller?! Ah, quindi il ragazzo ha mollato
tutto per andare a dirigere il nuovo Terminator? Beh, considerando che la trama di questo seguito è quanto di più
Cameroniano (o Cameronense? Oh, insomma, alla James Cameron!) si sia visto di
recente, è abbastanza buffa come uscita. Però, alla fine è rimasto tutto sommato
a casa, passato da un canadese (Reynolds) ad un altro (Jimmy Cameron).

Poco male, la regia è passata nelle mani di David Leitch, o
come viene descritto negli spassosi titoli di testa, uno di quelli che ha
ucciso il cane di John Wick e
aggiungo io, fatto sfaceli con Atomica Bionda, insomma, uno che al momento è tra i nomi più caldi per quanto
riguarda il cinema d’azione occidentale, scusate se è poco.

“Cosa avrebbe questa Charlize Theron più di me?” , “Ehm Pool, lascia che te lo spieghi”.

Ecco, affrontiamo subito la questione e togliamoci il
problema: nel cambio il film ci guadagna? Sì e no, perché malgrado il fatto che
le scene d’azione ci siano e siano anche coreografate piuttosto bene (il mezzo
piano sequenza iniziale, pieno di ammazzamenti è un ottimo modo per aprire una
pellicola) alla fine di questo “Deadpool 2” sono i momenti comici quelli che ti
restano più impressi, quindi no, il film non è stato costruito attorno alle
caratteristiche di David Leitch che, però, bontà sua ha confermato la qualità
generale del film, perché se c’è qualcuno attorno cui il film è stato
modellato, beh, quel qualcuno è sicuramente Ryan Reynolds.

La distanza tra Reynolds e il suo personaggio è stata
praticamente azzerata, quando non è dentro la tutina rossa e nera di D-Pool
“Doppia R” è costantemente impegnato a promuovere il suo film, con una
sfacciataggine degna del suo personaggio, non importa se bisogna andare con Thanos
Josh Brolin Brolin da Milly Carlucci a “ballando con le stelle”, oppure cantare “Tomorrow” vestito da Unicorno (STORIA VERA!). Questo nel film si nota un sacco, un po’ perché Ryan
Reynolds applica il “Protocollo Tony Stark”, ovvero l’attore famoso che
interpreta un personaggio totalmente mascherato e nel seguito del film trova
ogni modo possibile per stare senza maschera e mostrare il volto (fateci caso),
ma soprattutto perché Deadpool è il suo personaggio della vita, lo sa benissimo
e lo utilizza anche per sistemare i pasticci della sua filmografia, come accade
nelle (ammettiamolo) geniali scene dopo i titoli di coda che sono una meglio
dell’altra e che verranno trattate con dovizia di dettagli nell’ormai canonico
post a tema Citazioni & easter eggs che Deadpool si merita ogni volta, in
arrivo su questi schermi a breve (dovevo dire Spoiler vocina del cervello? Oh,
chissene, ormai è andata).

“Ragazzino, anche a me piacciono i Chimichanga, ma tu dovresti mangiarne davvero molti meno”.

La trama è minimale, ruota intorno ad un
ragazzino Neozelandese paffutello (Julian Dennison azzeccatisimo!) che in un
prossimo futuro diventerà il super criminale Firefist, ma per dirla come
D-Pool: questo è il vostro classico film per famiglie che, come tutti i film
per famiglie che si rispettino (tipo Bambi e Il Re Leone), inizia con un
omicidio, per poi finire a parlare di famiglia allargata, nel senso più Torettiano del termine.

Il tutto portando in scena quello il personaggio che
sta a Deadpool come il cacio sta sui maccheroni, come la pizza sta ai fichi,
ovvero Cable! Forza, parliamo subito di Cable perché non sto più nella pelle!

Mai un uomo con un orsacchiotto è stato così cazzuto (Spero almeno che si chiami Piccettino)

Per una buona metà di pellicola “Deadpool 2” non si sforza
nemmeno di sbattersi a dare una caratterizzazione al personaggio, anche perché
cavolo, un personaggio dal passato fumettistico intricato come quello di Cable,
avrebbe bisogno di un film solista tutto suo (la vocina del cervello mi ricorda
di dirvi che ne parleremo nel post delle citazioni, parola di scout
vocina). Di Cable sappiamo solo che viene dal futuro, che è un super soldato
mezzo cyborg, che maneggia fucili più grossi di lui (la battuta sulla
“bassezza” di Josh Brolin, rispetto alla sua controparte cartacea mi ha
ucciso!) e che è tornato indietro nel tempo per uccidere qualcuno, se non fosse
che D-Pool lo chiama John Connor, sembrerebbe proprio un Terminator!


“Guanto dell’Infinito? Meglio i proiettili infiniti”.

Il Cable cinematografico è stato semplificato, ma rispettato
nell’essenza (l’orsacchiotto della figlia Hope avrà fatto sobbalzare più di un
cuore negli X-Lettori, ne sono certo), il bello è il modo in cui viene
utilizzato in una storia palesemente comica, era ora che qualcuno prendesse per
il culo la moda dei costumi anni ’90 degli Uomini-Pareggio che erano tutti un
tripudio di tasche, taschini e borselli marsupi!

Josh Brolin in questo senso è perfetto, ha il fisico per un
ruolo d’azione, la faccia giusta per il personaggio mossa da un dramma
personale e i tempi giusti per diventare il personaggio o in alternativa
rispondere per le rime, alle battutacce di Deadpool, con il risultato finale
che in alcuni momenti, il suo Cable ruba addirittura la scena (il burro cacao,
vi dico solo questo) ed insieme funzionano per contrapposizione, non dico
proprio Martin Riggs e Roger Murtaugh
in tuta di Spandex, però la cosa che si avvicina di più, scusate se è poco.
Inoltre, incredibile come Brolin, un attore che fino ad ora sia riuscito a
tenersi alla larga dalla super calzamaglie, nel giro di cosa? Tre settimane? Un
mese? Ha spaccato in due l’universo (LETTERALMENTE) con il suo Thanos ed ora si è divorato un film in
cui il protagonista, tende ad essere piuttosto vistoso ecco, tanto di cappello
a Brolin!

“Andiamo a prenderci anche questo film, forza”.

Poi bisogna dire, però, che la trama, sembra quasi un’ode al
nonsense, o per lo meno, se cercate la logica cartesiana, beh girare proprio
al largo! Le dinamiche del viaggio nel tempo di Cable sono un canovaccio su
cui appoggia la trama e giocando con l’elemento metacinematografico, è lo
stesso Deadpool a ripetere più e più volte nel corso del film che la
sceneggiatura è deboluccia, più che un’ammissione di colpa, una dichiarazione
di intenti, perché incredibilmente il personaggio di Deadpool, pur essendo nato
tra le pagine dei fumetti, sembra fatto dal sarto per il cinema, anzi, vi dirò
di più, forse Deadpool è il personaggio perfetto per rappresentare il cinema di
questi strambi anni ’10 e qualcosa post 2000.

“Io sarei uno che parla troppo? Ed il mio amico T.J. qui allora?”.

Sì, perché ogni volta che apre bocca fa una citazione alla
cultura pop («Chi sei tu?», «Sono Batman!»), che con le sue continue battute
sugli Avengers (la “Vedova nera nera”,
oppure “Ehi, ragazzone. Il sole sta calando) ha contribuito da solo ad
avvicinare Marvel Studios e Fox, quasi quanto l’acquisizione da parte della
Disney, non voglio usare l’espressione post-moderno, perché la vocina del
cervello mi dice essere una roba da fighetti, tipo la Dubstep, però la storia
del fumetto insegna che ogni volta che il genere super eroistico è stato al suo
apice, è sempre arrivato un eroe diverso e più spavaldo degli altri, pronto a
prendere per il culo le super calzamaglie, prima è stato Marshal Law, poi è
stato Rat-Man ed ora che la tutina
domina il cinema, è arrivato Deadpool a prenderli tutti per i fondelli!

“Guardami mamma, sono un Uomo-Pareggio!” , “Stagista!”.

Certo, bisogna pure dire che in alcuni momenti il concetto di
“Uguale al primo film, ma di più!” (la famigerata regola aurea dei seguiti)
viene rispettato manuale alla mano, ci sono intere gag del primo film che
vengono riprese identiche a loro stesse e portate ad undici come l’amplificatore
degli Spinal tap, ad esempio gli arti di D-Pool che ricrescono piccolini e con
effetti comici, oppure la trovata che nella scuola degli X-Men ci sono sempre
solo Colosso e Testata mutante nome più lungo del mondo (Brianna Hildebrand),
anche se qui, in effetti, qualche altro Uomo-Pareggio (che si nasconde) s’intravede, purtroppo non quello con le ali da piccione direttamente dal terzo (bellissimo eh?) X-Men.

Dare all’espressione “Avere chiappe d’acciaio” tutta un’altra dimensione.

Quello che funziona in “Deadpool 2” non è certo
l’originalità o la solidità della trama, a ben guardarlo questo film sembra non
solo un fumetto di Deadpool per facce note che lo popolano e soprattutto, per
violenza e trovate sceme che lo caratterizzano, rispetto al primo
film mi è sembrata una pellicola con meno ansia da prestazione. Il primo film
usava parolacce a getto continuo, come un bambino a cui qualche adulto ha detto
«Non si dicono quelle parole lì» e con la volontà di mostrarsi come
vistosamente diverso rispetto agli altri film dello stesso genere. Qui, invece,
le battute sui cazzi si sprecano, così come le imprecazioni, ma solo per
ottenere il massimo effetto comico e non per il puro gusto di mostrarsi
alternativi a tutti i costi, il tutto mai a discapito del ritmo.

Sì, perché, se ti soffermi troppo a ridere di una battutaccia,
rischi di perdertene almeno un’altra e quando verso metà la (stringata) storia
ristagna, David Leitch ci piazza un paio di movimentate scene d’azione con il
risultato finale che per tutta la durata del film ci si diverte, ci si diverte
un casino, specialmente quando entra in scena il gruppo non sessista dal nome
generico ovvero: X-Force!

Potevano chiamarsi anche X-Factor, D-Pool dice comunque meno parolacce di Mara Maionchi.

Ora, non vi voglio rovinare la scena che mi ha provocato un
attacco di risate isteriche che non riuscivo più a domare (storia vera), ma
l’entrata in scena della cazzutissima X-Force, sulle note tonanti di Thunderstruck
degli AC/DC (altro giro, altro “Protocollo Tony Stark” attivato) per me riassume tutto il film. Un misto di trovate idiote in stile
Griffin e di umorismo nero alla South Park che personalmente trovo molto nelle
mie corde e senza paura di essere smentito, posso dire fieramente che X-Force
sul grande schermo ha comunque fatto una figura migliore della Suicidio Squadra, anche, per altro,
rendendo più onore al loro nome! (Beccati questa Distinta Concorrenza).

Il blog è mio e metto tutte le foto di Morena Baccarin che voglio va bene!?

Altre cose da dire? Beh, parecchie, perché “Deadpool 2” è il
classico film che quando hai finito di vedere, vorresti raccontare a tutti
scena per scena, motivo per cui vi invito tutti a vederlo perché Morena
Baccarin è bellissima, perché sono riusciti a trovare il modo di rendermi sopportabili
il mio odiato Phil Collins, ma anche la maledetta Céline Dion (che al pari del
marsupio di Cable, era ora che qualcuno vendicasse gli anni ’90 prendendo per il culo pure lei!) nei titoli di testa del film
in puro stile 007.

Menzione speciale per Domino, il personaggio di Zazie (nel
metrò) Beetz è la ragazza copertina di come ci si sente alla fine di “Deadpool 2”,
ovvero pronti per vedere il prossimo “Deadpool 3”, il film sulla X-Force già in
cantiere (in cui ci sarà sicuramente Cable, visto che Brolin ha firmato per
altri quattro film, oh yeah!) e molto più Domino, si può avere uno spin-off su
Domino tipo… ieri? Usiamo la macchina del tempo di Cable nessuno problema!

Domino, più che un gioco da tavolo, la coniugazione del verbo.

La cosa incredibile di tutto questo è che il futuro, a
differenza di quello da cui viene Cable, pare roseo perché con qualche
aggiustatina agli effetti speciali e una trama più adatta alle corde di David
Leitch (traduzione: voglio D-Pool al centro di un lungo piano sequenza spacca
culi, lo pretendo!) il terzo capitolo potrebbe alzare ancora di più la posta in
gioco, insomma il sole splende su questa saga, potete scommetterci il vostro
dollaro migliore che domani ci sarà il sol… ehm, no, questo è il testo di
“Tomorrow” lo dico sempre alla vocina del cervello che non riesco a scrivere,
respirare e citare canzoni dei musical tutto insieme!

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