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Deadpool (2016): ero Deadpooliano anche prima (Parental advisory explicit content)

Il film su Deadpool, che meraviglia! Ci tengo a
sottolinearlo: sono un appassionato lettore del personaggio dal suo esordio
negli anni ’90, quando venne crea… STUMP!
Oh, oh, oh, senti come suona a vuoto la capoccia di
Cassidy se la si colpisce con un martello abbastanza grosso.

Care bambine e cari bambini, benvenuti! So che in tanti
avrebbero voluto mandare lungo disteso quel coglione di Cassidy, ma poiché
nessuno ha mai avuto abbastanza palle per farlo ho dovuto mettermi in proprio,
quindi questo commento ora lo scrivo IO! Così potrò raccontarvi tutte le cose
che nessuno vuole dirvi sul film di oggi, no sul serio, un altro Nerd che ci
racconta di quando leggeva “Deadpool” nel 1996 non si può sentire, là fuori ora
sono TUTTI saliti sul carro del vincitore, troppo facile così…
Come? Chi sono io? Faccio prima a dimostrarvelo, vediamo…
Se vi dico: “Non pensate all’ippopotamo” voi a cosa pensate? Eccolo lì!
L’animale più letale del mondo proprio nel centro del vostro bel cervellone! Io
sono la vocina che sentite nella vostra testa mentre leggete queste righe,
siete liberi di immaginarmi come volete, un dromedario con il Fetz con una
Camel tra le labbra, oppure un bastardello anarchico con un maschera rossa e
nera, non ponetevi limiti!

“Sei simpatica vocina del cervello, quasi quasi ti compro una cuccia e ti tengo con me…”.
Meglio sbrigarsi prima che il coglionazzo si risvegli, “Deapool”
di Tim Miller, una figata fotonica! Voi direte: “Facile fare un film su un
mercenario chiacchierone con fattore rigenerante, consapevole di essere un
personaggio dei fumetti, in trasferta sul grande schermo”. Beh, non così facile,
perché per essere ironici è fondamentale prendere molto sul serio il proprio
lavoro e incredibilmente poco se stessi. Proprio quello che hanno fatto tutte le
persone coinvolte nella realizzazione di questo film, un’unità di intenti quasi
commovente, incredibile, ma vero, per tutto questo dobbiamo ringraziare quel
manzo di Ryan Reynolds.
Un “All American boy” portatore sano di mascella quadrata
e addominale tanto scolpito da poterci grattare sopra il parmigiano per le
vostre tagliatella al ragù di cinghiale (surreale!). Un’allitterazione
fumettistica nel nome  e una vita di
scelte sbagliate in carriera, l’ultima della quali Self/Less, la più clamorosa? Aver divorziato da Scarlett Johansson
(“Madornale Errore!” Cit.), uno che non si è vergognato nemmeno di infilarsi
nella tutina del super eroe più idiota di tutti i tempi: Lanterna Verde…
Brrrrrr!
Penso che sia chiaro per tutti che i diritti di
sfruttamento sui personaggi Marvel siano divisi: la Fox detiene saldamente la
proprietà sugli X-Men (e purtroppo anche i Fantastici Quattro) e la possibilità di utilizzare la parola “Mutante”
nei loro film, infatti la prima apparizione di D-Pool (chiamato Arma XI / Weapon
XI) era in quel geiser di diarrea a a spruzzo che era il primo film su
Wolverine. Una cagata talmente clamorosa che rendeva un personaggio celebre per
la sua parlantina… Muto! Ma può esserci un’idea più stronza? Come prendere Hulk
e cambiargli colore. Il primo Nerd che mi cita Hulk Rosso finisce sdraiato a
culo in cielo insieme a Cassidy. Parola.

Go ahead, make my day.
La prima apparizione del personaggio al cinema fa così
schifo che non merita nemmeno un tentativo di contestualizzazione in questo
film, giusto un micro riferimento e avanti veloce per la propria strada, ma da
allora Ryan Reynolds non ha mai smesso di desiderare un film su Deadpool come
Stan Lee comanda, era dai tempi di Tom Jane che non si vedeva un attore rompere il cazzo così tanto a tutti pur di
ritornare ad interpretare un personaggio Marvel in un film Rated-R, peccato che
Tommaso si sia ritrovato con un calcio nel culo, quando uscì in sala Punisher: War Zone, vietato ai minori
sì, ma anche un flop clamoroso al botteghino.
Reynolds si è trasformato in un picchio sui maroni tale,
da convincere anche la Fox che forse era meglio investire metà del solito
budget (“solo” 58 milioni di Petrol-Dollarazzi) su un personaggio come D-Pool,
passato da semi sconosciuto, a titolare di due serie regolari e protagonista
in speciali in cui uccide tutti,
incontra mezzo universo Marvel e fa Team-Up con vivi e morti.
Ma il vero segreto del successo di “Deadpool” è la
volontà ferrea di non essere un film con il maledetto PG-13, rinunciando
volutamente a tutta la fetta di pubblico (larghina…) che di solito paga per
vedere film di super eroi, ovvero: i minori di 16 anni.
Ora voi direte: “Deadpool” è divertente perché parla come
uno scaricatore di porto, fa battute sulle “bombe a mano Australiane” di Ugo
Uomogiacomo e può permettersi di infilzare i cattivoni in favore di telecamera”.
Sì, anche per quello, ma è tutto sommato un extra, perché il motivo per cui il
film funziona, è proprio la storia.

Mi spiace bambini, questa spettacolo potrete vederlo solo tra qualche anno.
In questo momento là fuori ci sono gazzilioni di persone
pronte a dirvi di quanto siano SEMPRE state fan di Wade Wilson, ma anche un
sacco di omini e donnine che vi diranno “Sì, fa ridere, ma la storia è una
scemeria”… SBAGLIATO!  Paul Wernick e
Rhett Reese, hanno dimostrato di saper scrivere personaggi con ruoli ben
definiti, che ruotano intorno ad un protagonista cazzuto e ironico, in un film
che spinge sulla meta-cinematografia, quando hanno mandato a segno quella bombetta
di “Zombieland”.
Cosa mi aspettavo da un film su “Deadpool”? Una storia che
fosse un palcoscenico per far esibire il personaggio e i due sceneggiatori
proprio questo hanno messo su, una scusa per lasciare libero un personaggio che
saltella tra i media infrangendo la quarta parete, di fare il bello e il
cattivo tempo. Un film d’azione in cui il cattivo rapisce la ragazza del
protagonista, ma anche un film romantico, perché di fatto “Deadpool” non è
altro che “Un ragazzo incontra un ragazza” nella sua versione più caramellosa e
melensa, proprio come piacerebbe al protagonista del film, uno che per tutto il
tempo non fa altro che osannare i WHAM! e citare costantemente
i film di John Hughes.

La commedia romantica da vedere con la vostra dolce metà…
Lamentarsi di una trama del genere è come dire che non c’è
abbastanza introspezione psicologica nei personaggi di “Pacific Rim” dai su,
fate i bravi…
Inoltre, la trama non è affatto da buttare, guardando il
film secondo me, è impossibile non notare quanto abbia in comune con quello che
anche il cosplayer della bella addormentata, là, CaZZidy, definirebbe qualcosa
tipo “Il più grande film della storia del cinema”, ovvero: Darkman di Sam Raimi.
In alcuni momenti lo ricorda molto, è netto il cambio di
passo tra l’inizio della pellicola, in cui Wade Wilson è uno stronzetto
spavaldo e la parte centrale, quella dell’esperimento, in cui è impossibile
non provare empatia per lui e le sue sofferenze. Inoltre, ci conosciamo da poco,
ma avrete intuito che non sono una vocina del cervello che ama le commedie
romantiche, ma quando Wade riceve la notizia della sua malattia e salva nella
sua testa immagini della sua ragazza, è un momento che potrei definire tenero,
se non avessi un grosso martello sporco di sangue in mano potrei quasi
commuovermi… Naaaaa!
Quando hai una trama semplice, ma solida e senza buchi
come questa, puoi far scatenare il tuo protagonista nel modo che merita, Tim
Miller ci ha messo molti anni per esordire come regista, ma fin dai
(fighissimi!) titoli di testa del film, dimostra di aver capito tutto: i
personaggi vengono presentati non con i nomi degli attori, ma con una sommaria
descrizione del ruolo che ricoprono (“hot chick,” “British villain” and
“comic relief” etc…), perché ogni personaggio ha un ruolo chiaro e devono
arrivare tutti dopo il protagonista, che rappresenta la portata principale del
menù.

“Sempre meglio dell’anello di Lanterna Verde no?”.
Ma il motivo per cui chiunque ami il Cinema (d’azione ma
non solo) dovrebbe gettarsi in terra ringraziando il cielo che un film come “Deadpool”
esista, è proprio nel modo in cui Tim Miller, libero dal giogo della censura,
porta in scena non un inutile spreco di sangue, ma un FUNZIONALE spreco di
sangue. La scena di apertura sull’autostrada, quella ormai mitica dei 12
proiettili, da sola prende a calcioni nel culo tutti quei film che prima
assoldano un campione francese di MMA per farlo picchiare con Capitan America
e poi sono costretti a dirigere tutto con telecamera traballante a mano, per
non mostrare troppa violenza e scattare al montaggio ogni volta che un
pugno sta per colpire una faccia. Avete presente di che film sto parlando? Dite
che vi ho dato sufficienti inizi?

Posa plastica da super eroe? Ok fatto, puoi respirare adesso…
Fare un Cinecomics, vietato ai minori, farlo così bene
strizzando i centesimi del budget (nel film, infatti, fioccano le battute sulla
scarsità i denaro…) e incassare 135 milioni di ex presidenti morti, stampati su
fogli verdi, solo nel primo weekend (record precedente? Spider-Man a 114),
vuol dire mandare un messaggio al mondo del Cinema: là fuori ci sono persone
adulte pronte a pagare per vedere film fantastici e d’azione in cui si vede il
sangue e i protagonisti non sono costretti a dire cose come “Accipichietta!”
quando qualcuno gli spara addosso. “Deadpool” è la prova che esiste un pubblico
per questo tipo di film ed è il momento di produrli alla faccia dello
strafottutissimo PG-13, traduzione: SI … PUO’… FARE!!!

“135 Milioni. Uno, tre, cinque cocchi… Provate a fare meglio di così adesso”.
Come dicevo, per sfornare un successo del genere, tutta la
produzione deve remare nella stessa direzione, avevo una fifa blu che la
campagna di marketing del film, sarebbe stata la parte migliore della
pellicola, ma ora che il film è uscito ed è effettivamente una bomba, possiamo
dirlo: la campagna di Marketing di Deadpool è stata una roba geniale!
Prese per il culo ai precedenti film di Ryan Reynolds, il
countdown delle ultime ore, o lo stesso Reynolds in costume da Deadpool che
chiede alla fox di smetterla di cambiare la data di uscita, andando a fare dolcetto o scherzetto con un gruppo di bambini vestiti da X-Men ad Halloween (storia
vera!). Un modo geniale di utilizzare tutti i media, infrangendo le barriere
con il pubblico proprio come D-Pool fa nei suoi fumetti. No sul serio, anche
per questo bisogna voler bene a questo film. Obbligatorio!

Batman Vs Superman? Tzè! Tanto Deadpool vince a mani basse…
Il lato oscuro della pubblicità sta poi in quella parola
con tre “S” di cui troppe persone parlano, praticando poco: è il momento di
parlare di Deadpool e della questione sesso.
Se non avessi steso quel nerdazzo di Cassidy, lui sarebbe
pronto a raccontarvi (state certi che lo farebbe!) il comportamento sessuale di
Deadpool nei fumetti, lui scriverebbe una roba lunghissima facendovi due palle
monumentali, vi basti sapere questo: D-Pool è come un ubriaco molesto pronto a
farsi anche i termosifoni se ben disposti nei suoi confronti.
Tutta questa menata della “Pansessualità” (parola che ho
sentito solo riferita al Capitan Jack di Doctor Who… Oddio! Inizio a parlare come Cassidy!!) è servita solo a far scrivere
qualche articolo idiota sui giornali, con le solite noiose polemiche che la
parola con tre “S” si porta sempre dietro. Il film è basato su una storia d’amore
eterosessuale, ok Wade fa costanti battute su balle e cazzi, ma è chiaro che sia
innamorato perso della sua Vanessa, sì, ok, ad un certo punto utilizza uno
strap-on, ma in una spassosa scena di sesso con Morena Baccarin e tutte le
festività del calendario, una cosa che è fatta chiaramente per far ridere…
Quindi, lasciate perdere le inutili polemiche, piuttosto godetevi il modo
spassoso con cui Deadpool smantella i clichè del macho d’azione, dimostrazione
che nella vita non conta se sei eterosessuale, omosessuale, bisessuale,
fumettosessuale, l’unica cosa che conta è che quando sei nei casini, meglio
sfoggiare una gran faccia da schiaffi… E magari due Katane affilate!

Sono felice che Morena Baccarin abbia finalmente trovato
un ruolo in un film Marvel, lei che avrebbe potuto essere una perfetta Maria
Hill in Avengers, qui si dimostra
ancora perfetta nella parte della dolce metà attraente (come fa in Homeland, ma molto meno spaccacoglioni…),
è talmente ironica, sexy  e sul pezzo da
riuscire a farti dimenticare che il suo personaggio è la classica damigella in
pericolo. Menzione speciale per Gina Carano che riesce a prendere
a calci anche gli X-Men e trovare il tempo di essere sexy, tra un
cazzotto e un calcio volante… Storia vera.

“A chi hai detto sexy? Ti mixed martial mischio le ossa se ci riprovi”.
Ho semplicemente adorato Colosso, non solo per la buona
resa in computer grafica, ma per il fatto che gli autori siano riusciti a
rispettare l’anima del personaggio, grande, grosso e un po’ frescone , proprio
il personaggio giusto da opporre a Deadpool!

L’ultimo “bravò!”, però, è tutto per quel frescone di Ryan
Reynolds, uno che ci ha creduto tantissimo, se Iron Man, ormai per tutto il
mondo, ha la faccia da schiaffi di Robert Downey Jr e Wolverine i basettoni di
Ugo Uomogiacomo, allora possiamo tranquillamente dire che anche Ryan Reynolds era nato per
essere Deadpool, per quanto mi riguarda, si è fatto perdonare quella cagata
fotonica di “Lanterna verde”!

Porco cacchio! Il dormiente si sta svegliando! Ok, gente è
stato un piacere, ci risentiamo la prossima volta che leggerete i trafiletti
sotto le foto di Playboy, o magari qualcosa di altamente difficile da capire,
tipo la ricetta del vostro Dottore, solo una raccomandazione: non parlate delle
citazioni presenti in questo film, altrimenti quel coglionazzo appena si
sveglia come minimo vi fa su un post dedicato… Sapete che è in grado di farlo!

“No! Tutto ma il post con le citazioni no!”.
Tempo di sparire, la vocina nel vostro cervello vi
saluta, se vi chiedono, voi non avete… Visto… Nuuuuuuulla! SKADOOSH!
Ohhh, la mi testa… Ma che diavolo? Qualcuno ha preso la
targa del treno che mi ha colpito? Hey, aspetta… Chi ha pubblicato un post su “Deadpool”
con il mio nome!? Oh, cacchio! Vabbè poco male, vuol dire che farò solo un post
con le citazioni del film…
Avete sentito anche voi, come un specie di vocina in lontananza
che grida disperata? Bah, sarà stata la botta alla testa.
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