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Deathgasm (2015): l’inno nero ad un’adolescenza di METALLO!

Un titolo che quest’anno spegne le sue prime dieci candeline, ma anche uno di quei film che è riuscito a sopravvivere alla prova del tempo e alla memoria collettiva, rispetto a tante altre commedie Horror meno fortunate, ho un’altra occasione per scrivere di “Deathgasm”.

Ritorno sul luogo del delitto perché purtroppo, quello di questo gioiellino è uno dei pochi post sfuggiti alla mia rete di salvataggio, andato definitivamente perso nel trasloco della Bara da una piattaforma all’altra, poco male, il film di Jason Howden è uno di quelli che mi sono visto più volte dalla sua uscita, a differenza di tanti suoi colleghi ha trovato una distribuzione – e insieme ad essa il suo pubblico – quindi, non solo risulta facile da reperire, ma è sempre uno spasso rivederlo.

Come immaginavamo di essere da ragazzini metallari…

Quando si tratta di film sull’Heavy Metal, si rischia sempre di scadere un po’ nel cliché, “Deathgasm” invece mi ha conquistato fin da subito perché tra ragazzini metallari ed entità strapotenti evocate dalla musica, nella pancia questo film dalla Nuova Zelanda ha portato con sé tanto amore per un culto come Morte a 33 giri, in certi momenti mettendo a undici l’amplificatore della sua anima (nera) alla Sam Raimi o Peter Jackson.

La storia segue l’adolescente Brodie (Milo Cawthorne, tutto gomiti e capelli lunghi), dopo la morte del padre e il ricovero della madre in un ospedale psichiatrico, si trasferisce a casa di suo zio Albert, ultra-timorato di Dio che vede di cattivo occhio (e orecchio) la musica che il nipote invece ama, anzi, la sua unica ragione di vita.

… Come probabilmente eravamo.

A scuola Brodie viene bullizzato, per altro dal cugino fighetto e non può nemmeno permettersi di guardare la bella Medina (Kimberley Crossman), prototipo della ragazzina molto popolare a scuola, insomma quella posizionata sul lato opposto dello spettro musicale dei colori rispetto al Metallo dove vive Brodie.

Eppure Brodie una sorta di anima nera gemella nella cittadina di Greypoint la trova lo stesso, si tratta di Zakk (James Blake) l’altro metallaro della città, incrociato ovviamente al negozio di dischi, diventa l’unico che per ascolti, zazzera e vestiti può davvero capire Brodie. Insieme ad un paio di amici sfigatoni, fondano un gruppo, dall’esilarante selezione del nome spunta Deathgasm, ora la musica può iniziare!

Quando una leggenda locale porta al centro della trama l’inno nero, uno spartito di musica dello DIMONIO che se suonato trasforma tutti in ricettacoli del male, o in parole povere, in creature proto-Evil Dead, i nostri Deathgasm non posso che trovarlo e suonarlo, questo manda in scena un film che non ha un solo momento morto, un ritmo degno dei pezzi Metal che cambia di tempo alla grande, riuscendo a gestire meravigliosamente entrambi i registi, quello più tenero, quasi intimista e quello grottesco della commedia Horror che usa ogni cosa come arma, anche i falli di gomma.

Non credo siano nati per questo utilizzo, ma finché funzionano.

Perché trovo che “Deathgasm” sia speciale, perché il massacro, le doppie motoseghe, il sangue a secchiate è tradizione neozelandese del miglior tipo, una lezione applicata bene, ma dove il film di Jason Howden spacca è proprio nella celebrazione del Metal come ragione di vita, come armatura (ovviamente di METALLO) per proteggersi dal mondo.

Quello che nessun metallaro vi dirà mai a cuor leggero dei suoi anni passati tra capelli lunghi e magliette che facevano fare il segno della croce alle signore per strada, è quel senso di totale solitudine tipica di chi stramboide ci è nato. Per alcuni essere metallaro è una posa, un modo per essere diversamente tamarro, un modo per dire… Guardatemi! Per altri invece capelli lunghi e magliette da duri sono uno scudo contro il mondo, Metal e Horror (da sempre mano nella mano) per tanti – sicuramente per il sottoscritto – lo sono stati e lo sono ancora, specialmente il cinema Horror come ormai dovreste ben sapere.

METALAMICI!

Per quello l’incontro tra Brodie e Zakk colpisce, perché da appassionati di Horror e Metal per anni ci siamo annusati, riconosciuti e capiti solo per le magliette che indossavamo, come i cagnolini fanno, vabbè, fatemi uscire da questa metafora in cui mi sono infilato.

Ancora di più funziona la tenerissima storia con Medina, in quei silenzi imbarazzanti ci sono beh, noi da adolescenti, con quella buffa idea di fare come Rocky con Adriana, affasciando chi ci piaceva raccontandoci quello che ci piaceva, anche se un disco dalla copertina impresentabile. Poi parliamoci chiaro, il sogno di gloria manowariano di Medina, la prima volta che ascolta il METALLO è lo stesso che abbiamo cavalcato noi, personalmente mi ci sono riconosciuto moltissimo.

C’è dell’adolescenza in questa immagine, nemmeno poca.

Per certi versi potremmo quasi dire che questa banda di disadattati, si ritrova a combattere per l’anima della stessa società che non li ha mai cagati, lo fa con un delirio di sangue, budella e ammazzamenti brillante, tra dialoghi, soluzioni visive e morti che non vogliono restare tali, “Deathgasm”, con tanto di vinili che evocano il male (anche qui torna Morte a 33 giri) ha anche un finale con scena dopo i titoli di coda aperto per un seguito, che attendo ormai da dieci anni e che finalmente è qui.

Qui invece ci sono delle motoseghe, brutto?

Quindi era proprio questo il momento di rimettere mano alla chitarra per festeggiare il compleanno di “Deathgasm”, visto che nel programma di Sitges di quest’anno hanno finalmente messo in lista il numero due, il modo migliore possibile per far festa!

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