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Deathstalker: tutta la barbarica saga

Da tempo volevo affrontare tutta la barbarica saga di “Deathstalker”, ora ho una ragione concretissima per farlo, quel genietto di Steven Kostanski ha firmato il remake, che vedrò a strettissimo giro al ToHorror, quindi sì, arriverà anche su queste Bare. Quale occasione migliore per un ripasso!

Il filone degli “Sword & Sorcery” nati negli anni ’80 sulla scia del classico di John Milius Conan il Barbaro si sprecano, sono più dei fiocchi di neve durante una tormenta, uno molto intelligente nel fiutare l’aria e capire al volo l’andazzo è stata quella vecchia volpe di Roger Corman, il Re Mida dei film a basso costo prodotti in serie, era pronto a fare soldi e a dare al pubblico titoli per colmare quella sua voglia di A-vventura! A-zione! A-Tette! (cit.)

Deathstalker (1983)

Il primo capitolo della saga è diretto da James Sbarbellati, che è chiaramente il primo nome che ti inventi quando non vuoi fornire le generalità al controllore sul bus, un film girato interamente in Argentina costato 457 mila fogli verdi con sopra facce di ex presidenti defunti, risultato? Un film… Noiosissimo.

Sul serio, un tentativo piatto e con poca vita, di lanciare un personaggio dal nome altisonante, in odore di eroe epico, un po’ Guerre Stellari (che nel 1983 andava come il pane) un po’ He-Man, per una trametta ricalcata malamente su quella del film di Milius: abbiamo la bionda facente funziona di Valeria di turno e il cattivo che costringe i guerrieri a combattere nell’arena, insomma il Tulsa Doom comprato online su qualche sito cinese.

Vabbè, lo scemo sono io che sotto immagini così mi sforzo ancora di scrivere didascalie che verranno ignorate.

Fanno capolino qualche bella figliola, come la mora vestita (poco) di pelle o la bionda che affronta i nemici, diciamo petto in fuori sì, ma con il mantello, che fa un po’ vedo e non vedo (ma in generale vedo), tra belle figliole da impalmare e altre da salvare, Sbarbellati (ogni volta che lo scrivo devo mettere in pausa la scrittura per ridere, storia vera) cerca di usare queste signorine per distrarci da trovate tipo le rocce di plastica, dipinte con la bomboletta spray nera che dovrebbero rappresentare il rustico fondale, se non altro, il protagonista, impersonato da Rick Hill è un He-Man steroidato quanto basta con tanto di spada ‘de foco nel finale, tutto molto canonico, tutto molto da programma, tutto molto noioso, se non un paio di dettagli.

Il sogno da una vita: lo spin-off su di lui, Porky Pig.

La locandina dipinta è bellissima, come tutte quelle di questa saga aderente alla regola non scritta: se la locandina è bella, il film no. “Deathstalker” in uno strambo Paese a forma di scarpa non è uscito nemmeno per errore, sul serio, non esiste nemmeno una vecchia scalcagnata VHS con il doppiaggio italiano, in compenso ha generato non uno, ma due spin off con locandine altrettanto belle “La regina dei barbari” (1985) di Héctor Oliver e “Barbarian Queen II: The Empress Strikes Back” (1990) di Joe Finley che nel titolo riassume tutti gli intenti. In compenso, quello che solo Roger Corman poteva immaginare è accaduto, “Deathstalker” portò a casa solo dalla distribuzione nelle sale la bellezza di dodici milioni di dollari, questo senza contare l’indotto del mercato home video, una follia che non poteva restare senza seguiti!

La spada de foco!

Deathstalker II – Duello di Titani (1987)

Ve lo dico subito per spazzare il campo da aspettative, di Titani in questo film, nemmeno l’ombra, eppure il risultato, non esisto a definirlo, se non geniale almeno brillante, se non fosse un film del 1987, questo titolo che invece è arrivato anche in Italia lui sì, ha lo spirito guascone di una puntata di “Hercules” o di “Xena”, con la stessa libertà dell’adattamento storico (ma ‘de che!) e punte, se non meta-narrative, quasi da parodia, anzi, da film consapevole del filone di cui fa parte, pronto a sbeffeggiarlo amorevolmente, questo film sta allo “Sword & Sorcery” come Deadpool sta ai super eroi, infatti idealmente guarda più volte in camera per fare l’occhiolino allo spettatore.

Prima di Hercules e Iolaio, avevamo solo Deathstalker.

La dove Sbarb… basta non lo scrivo più! Quello lì, non inventava nulla annoiandosi da solo, il secondo film inventa una sorta di parodia non sense, che ha lo stile dell’uomo che lo ha firmato, quel Jim Wynorski, nato sotto l’ala protettiva di Roger Corman (tanto per cambiare), uno che di roba in carriera ne ha diretta tanta e folle, basta pensare al suo “Supermarket Horror” (1986), un regista capace di firmare orgogliosi B-Movie pieni di tette, belle locandina e trovate quasi da fumetto sceme, ma oneste, senza mai prendere in giro il pubblico.

“Deathstalker II” si sceglie come protagonista il meno palestrato ma più spigliato John Terlesky per ricoprire i panni dello stesso personaggio, lo vediamo entrare in scena a salvare la bòna leopardata che in realtà è una specie di veggente con poteri a corrente alternata, ma anche la versione buona (e bòna) della principessa che il cattivo di turno, un mago spadaccino, ha “clonato” con una magia e piazzato sul trono del regno, insomma, un gran modo per risparmiare sul cast, una bionda, due personaggi.

Attrici bellissime e poco vestite e cattivi macchietta, questa saga ci sguazza!

Il nostro eroe salva la ragazza, si presenta e mentre cavalcano verso la libertà quella le chiede: «Deathstalker è il nome o il cognome?», siamo nei primi cinque minuti di film, voi sapete che sono quelli che ne determinano tutto l’andamento, anche per questo seguito, che continua con risse nelle locande, con un enorme sgherro dalla faccia di porco (che mangia un cosciotto di maiale, cannibalismo!) e con il braccio destro del mago spadaccino cattivone, che è una mora di nome Sultana, come una battutaccia uscita da “South Park”, solo molti anni prima.

John Terlesky si ritaglia l’apparizione nei panni di un soldato morente, mentre il film prosegue con una colonna sonora arrangiata alla buona ma trionfale quel tanto che basta da esaltare, con una lunga scena di lotta tra il protagonista e la campionessa delle amazzoni locali, la vera lottatrice Queen Kong e senza farsi mancare nulla, nemmeno il rullo degli errori sul set sui titoli di coda, che arrivano dopo l’ultima scena, in cui al nostro smargiasso eroe, quando viene pronosticato che un giorno, tra molti anni, degli autori faranno rivivere le sue gesta, lui si augura che per lo meno, scelgano un bel ragazzo a fare la sua parte. Sì, lo so, vi ho appena venduto il film che non conoscevate e che ora siete pronti a idolatrare.

Poi dicono che i seguiti non sono migliori dell’originale eh?

Tra citazione al produttore e al suo Il pozzo e il pendolo, e le grazie della bella Monique Gabrielle, per il film più scemo e spassoso della saga. Sotto con il prossimo!

Deathstalker III – The warriors from hell (1988)

Il titolo va detto, è cazzuto, per il film invece, utilizzerei altri aggettivi analoghi ma meno positivi, Alfonso Corona subentra alla regia, con lui cambia anche il “Deathstalker” di turno, questa volta impersonato da John Allen Nelson e anche la musica, meno efficace, meno esaltante e piena di tamburelli a casaccio.

Il film riassunto in una scena.

Il film poi ha sempre una locandina bellissima, ma risulta ancora più generico a livello di trama, una gemma da recuperare, un villaggio in pericolo, ha i difetti del primo capitolo, una banalità diffusa e prova a scimmiottare i pregi del secondo, ma risulta uno di quelle persone convinte di far ridere, che insistono nel raccontarti sempre le stesse quattro barzellette stante. Calano drasticamente anche il numero e la bellezza delle figliole poche e tanto vestite, insomma, sarebbe il fanalino di coda della saga se non fosse per…

Deathstalker IV: Match of Titans (1990)

Anche qui, ve lo dico subito, Titani non se ne vedono, saranno timidi ‘sti titani? Howard R. Cohen, sceneggiatore del film precedente, viene scelto da Corman per dirigere il grande ritorno del bisteccone Rick Hill nei panni di “Deathstalker”, ritorno alle origini? Come quei gruppi rock che dopo l’album di sperimentazione – odiato dai fan subito e rivalutato, forse, anni dopo – sforna subito una fotocopia del loro disco degli esordi per dire al pubblico che non è cambiato niente? Peggio, molto peggio!

La spada de foco! (di nuovo)

In realtà “Deathstalker IV” è il Le colline hanno gli occhi II del genere “Sword & Sorcery”, quattro scene di battibecchi in interni, due sequenze semi comiche piattissime e il resto, spezzoni presi dal primo capitolo, montati nella trama a forza, una noiosissima replica, solo molto peggiore.

Insomma, “Deathstalker” resterà eternamente una saga per veri predatori della VHS perduta, in qualche caso, nemmeno quella visto che è composta da titoli invisibili ai radar, il fatto che quel pazzarello di Steven Kostanski l’abbia scelta per farci su un rilancio alla sua maniera, dice molto dei suoi gusti e francamente, non vedo l’ora di farvi sapere del risultato finale, a stretto giro su queste Bare!

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