Home » Recensioni » Deep Water (2026): Renny Harlin in aereo si porta gli squali (come bagaglio a mano)

Deep Water (2026): Renny Harlin in aereo si porta gli squali (come bagaglio a mano)

Mi capita spesso di pensare che esistano registi destinati a passare il resto della loro carriera inseguendo il film che li ha resi famosi, alcuni ci riescono, altri finiscono per trasformarsi nella copia sbiadita di sé stessi e altri ancora, categoria a cui appartiene con grande orgoglio il nostro Renny Harlin, continuano semplicemente a fare le stesse cose di sempre senza il minimo senso di colpa, come quel tuo amico che da vent’anni ordina la stessa pizza peperoni, cipolle e gorgonzola e ogni volta è ancora convinto di aver preso la decisione migliore della serata, la cosa bella è che molto spesso ha ragione.

Mi basta poco per essere contento, tipo leggere questa scritta in giallo.

Quando si parla di Harlin c’è sempre una certa tendenza a ricordare soltanto i titoli più celebri, le esplosioni più grosse o gli incassi più importanti, ma secondo me il tratto distintivo della sua carriera è sempre stato un altro. Renny Harlin ama mettere le persone in situazioni terribili, non importa che si trovino su una montagna, in un aeroporto, in mezzo al mare o dentro un aereo a diecimila metri di quota. Se sei un personaggio di un film di Harlin puoi stare tranquillo solo finché i titoli di testa non sono finiti, perché subito dopo inizierà inevitabilmente la fase della tua giornata in cui tutto andrà storto, “Deep Water” sembra costruito esattamente attorno a questa filosofia.

Aaron Eckhart interpreta il secondo ufficiale di un volo diretto a Shanghai, Ben Kingsley è il comandante e per qualche minuto il film prova perfino a convincerci che stiamo assistendo ad un normalissimo viaggio aereo su cui andrà tutto bene anche se pilotato da due attori ormai in piena zona B-Movie della loro carriera. Naturalmente è una menzogna grande quanto una portaerei, perché stiamo guardando un film diretto dall’uomo che sopravvissuto alla “gnecca” trilogia su The Strangers, in passato ha fatto esplodere aeroporti, abbattere elicotteri e trasformare montagne innevate in campi di battaglia. Pensare che quel volo sarebbe arrivato tranquillamente a destinazione significherebbe ignorare completamente tutto quello che sappiamo sul suo autore, infatti le cose iniziano ad andare male con una puntualità quasi professionale.

«Cassidy oggi ci fa pilotare la sua Bara Volante», «Se lo facciamo come ci scegliamo i film, prevedo una tragedia»

Quello che mi ha colpito maggiormente del film è che la parte migliore non riguarda nemmeno gli squali, so che sembra una frase strana da scrivere all’interno di una recensione di un film venduto quasi esclusivamente attraverso la presenza degli squali, ma Harlin costruisce tutta la lunga sequenza del disastro aereo con una sicurezza che non gli vedevo addosso da parecchio tempo, perché Harlin una roba così te la può dirigere bene anche dormendo. Invece di lanciarsi immediatamente nello spettacolo, preferisce accumulare tensione, lasciare che i problemi si moltiplichino e osservare i personaggi mentre passano gradualmente dalla rassicurante convinzione di avere tutto sotto controllo alla terrificante consapevolezza che non esiste più alcuna soluzione semplice.

Guardando quella parte mi sono tornati in mente tutti quei vecchi film degli anni Settanta in cui metà del divertimento consisteva nel vedere una situazione gestibile trasformarsi lentamente in un gigantesco disastro. Harlin è sempre stato un regista molto istintivo, spesso brutale nel modo in cui affronta l’azione, ma qui dimostra di ricordarsi ancora perfettamente come si costruisce la suspense senza bisogno di fare esplodere qualcosa ogni trenta secondi.

«Vacanze in montagna! Mai più! Solo montagna!»

Poi, siccome resta comunque Renny Harlin, arriva il momento in cui decide che abbiamo sofferto abbastanza e introduce gli squali, a quel punto “Deep Water” smette di assomigliare ad un disaster movie relativamente serio e si trasforma gradualmente nel tipo di film che probabilmente farebbe venire un esaurimento nervoso a qualunque biologo marino costretto ad analizzarlo professionalmente, ma un film così non si guarda per il realismo, chissenefrega del realismo, si guarda per la caciara ed infatti risulta molto divertente.

I mako che popolano questo oceano non sembrano animali, sembrano dipendenti modello, hanno obiettivi chiari, una motivazione incrollabile e una straordinaria capacità di presentarsi esattamente nel momento peggiore possibile. Ogni volta che qualcuno trova una soluzione, compare una pinna, ogni volta che qualcuno pensa di essere al sicuro, compare una pinna, ogni volta che il film rischia di rallentare per qualche minuto, compare una pinna, a volte sembra che come Michael Jordan, l’abbiano presa sul personale.

They took it personal (quasi-cit.)

La cosa curiosa è che il film funziona proprio perché non perde mai tempo a giustificarsi, negli ultimi anni il cinema di genere ha sviluppato una strana tendenza a vergognarsi di sé stesso, come se ogni film dovesse necessariamente dimostrare di essere più intelligente della premessa da cui parte, “Deep Water” non sembra avere alcun interesse per questo genere di operazioni, sa perfettamente cosa vuole essere e si comporta di conseguenza. Vuole offrire due ore di caos, tensione, incidenti, acqua, squali mako e personaggi che cercano disperatamente di non diventare parte della catena alimentare, no dico, brutto?

Alcuni effetti digitali ogni tanto mostrano la corda e non tutti i personaggi riescono a lasciare il segno in quando clichè (senza pinna), ci sono momenti in cui il destino di certe figure è leggibile con la stessa facilità con cui si legge il menu di una pizzeria e più di una volta ci si ritrova ad individuare il prossimo candidato a diventare pranzo degli squali con un discreto anticipo, ovviamente peperoni, cipolle e gorgonzola

Guardando “Deep Water” ho avuto l’impressione di rivedere un vecchio amico che non incontravo da parecchio tempo. Un po’ più anziano, magari meno in forma rispetto ai giorni migliori, ma ancora perfettamente capace di raccontare la storia giusta nel modo giusto, ovviamente non è quella bomba a mano di “Blu profondo” (1999, ogni tanto ricordatemi di trattarlo prima o poi!) ed è automatico che “Deep Water “ sia stato proposto a quel tamarro di Renny in virtù dei suoi precedenti, in cui la parte importante dell’ultima parola è ovviamente denti. Se pensate che possa fare al caso vostro, abbiamo un altro film di squali in sala, in piena estate, a volte basta poco per essere felici.

5 5 voti
Voto Articolo
Iscriviti
Notificami
guest
23 Commenti
Più votati
Recenti Più Vecchi
Film del Giorno

La fine di Oak Street (2026): anche i dinosauri lo fanno

Forse un giorno andremo al museo a vedere i fossili della filmografia di David Robert Mitchell come oggi andiamo a vedere quelli dei dinosauri. Appena quarantenne, ha firmato un titolo [...]
Vai al Migliore del Giorno
Categorie
Recensioni Film Horror I Classidy Monografie Recensioni di Serie Recensioni di Fumetti Recensioni di Libri
Chi Scrive sulla Bara?
@2025 La Bara Volante

Creato con orrore 💀 da contentI Marketing